maxresdefault (1)

Ultras Fighters sez.Cracovia – Siena vs Arezzo

Prologo –  Ho appena finito di pranzare nel mercato centrale. Le mani, senza guanti, sono congelate.  Sono pieno, qui la cucina è saporita ma veramente troppo pesante. Mi alzo dal tavolo di legno in cui ho trovato posto e, mentre sto gettando il mio patto nel cestino, noto che un barbone sta mangiando gli avanzi gettati dalla gente. Sto per aprire la mia bottiglietta dell’acqua appena comprata, ma poi mi giro e la regalo a quell’uomo. Non saprei dire se lo fatto per vero spirito di compasssione o per sentirmi meno ipocrita. Cammino verso il Museo Nazionale dove si trova la famosissima “Dama con l’Ermellino” di Leonardo da Vinci. Nel frattempo, ricordo a me stesso che tra poche ore ci sarà il derby Siena – Arezzo.

Dama con l'Ermellino - Leonardo Da Vinci

 

 

 

 

 

 

 

Cap.1 – Stamattina mi sono svegliato, ho guardati fuori dalla finestra e ho pensato; ” Freddo e nuvole la faccia malinconica della Polonia”. Oggi niente sole, meno male. Finalmente un bel cielo nuvoloso che minaccia pioggia e un sano vento gelido che ti entra nelle ossa.
Esco di casa, mi infilo le cuffie di ordinanza (Going Up The Country – Canned Heat; Lucidity – Tame Impala; New York Groove – Ace Frehley; Are You Gonna Be My Girl – Jet; Solo Dancing – Indiana) e mi dirigo verso il mercatino delle pulci .
Il mercato si divide in banchi che hanno un proprio spazio coperto e quelli che si accontentano di un telo messo per terra. Inizio a girare tra di loro, quelli più poveri spesso  vendono roba rubata o trovata nei cassonetti. Si trova di tutto: spille dell’era comunista, vecchie macchine fotografiche, per lo più non funzionanti, quadri, posate e bicchieri di ogni tipo, scarpe, vestiti e chi più ne ha più ne metta. Anche i volti della gente sembrano perfetti come soggetti per le foto di McCury. Avanzo a stento tra i vari ambulanti. Quelli che hanno un banco fisso vendono anche roba di maggior qualità. Mi fermo alle bancarelle dei libri, peccato che siano tutti in polacco e poi, ovviamente, mi fermo per vedere se ci sono dischi di musica interessante.

il mercato delle pulci di Hala Targowa
il mercato delle pulci di Hala Targowa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Verso mezzogiorno il mio stomaco comincia a borbottare. E’ arrivato il momento di ingurgitare qualcosa di commestibile.
Dopo aver preso un boccone di carne alla brace mi avvio verso il museo nazionale per la Dama. La Signora è situato in una sala tutta per lei e si paga un biglietto a parte per vederla. Il quadro è di dimensioni ridotte, starebbe bene in casa, magari in salotto. L’inserviente addetto al controllo ha uno sguardo burbero, come se il semplice guardare l’opera possa costituire un reato, e rimane nella penombra. Dopo il Leonardo faccio un giretto nell’armeria che raccoglie armatura, spade e armi da fuoco a partire dal xv sec. L’unica cosa che riesco a pensare, mentre vedo tutte queste armi, è quanto impegno abbiano profuso gli uomini, nell’escogitare sempre nuovi modi per ammazzare gli altri.

La piazza del mercato vista dalla chiesa di Santa Maria
La piazza del mercato vista dalla chiesa di Santa Maria

Cap. 2 – Esco dal museo che è già buio. Devo trovare un posto dove rifocillarmi e riscaldarmi. Entro in un bar, che ha anche un soppalco, ordino una cioccolata calda e salgo le scale. Appena arrivato in cima mi accorgo che il soffitto è particolarmente basso e anche io, che sono diversamente alto, rischio un paio di volte di battere una capata. Mi siedo e riesco a farmi durare la cioccolata circa 45′, mentre, come un gatto, guardo la città, dal mio posto sopraelevato. Ormai sono le 19.00. Ritorno verso la piazza del mercato e mi faccio un giro tra i mercatini di natale. Birra e salsicce dominano incontrastate, sul lato nord della piazza c’è un presepe in scala 1:1. Si sono fatte le 19.45 è ora di cena. Ho deciso. Stasera si mangia italiano, per due motivi:
1)perché se continuo a mangiare polacco il colesterolo mi arriva a 3000.
2) mi manca la cucina di casa e sopratutto quella di Siena.

La torre del comune
La torre del comune

Arrivano le 20:00, sono ancora a tavola ed inizio ad agitarmi. A Siena a quest’ora sarei già arrivato allo stadio, mentre ora sono seduto al ristorante. Per un attimo mi metto a pensare: “stasera deve essere freddo anche al Rastrello, il Fedelissimo sarà andato a ruba. Vedo i giocatori che si riscaldano. Marotta è di nuovo in campo dopo la labirintite, Vergassola e Mignani confabulano tra di loro. Le tribune piano piano si stanno riempendo, c’è aria di derby. Iniziano i primi sfotto contro gli aretini, l’offesa più tranquilla è rospi, manca poco al fischio d’inizio. Ecco uscire i 22 dal sottopassaggio: fischi e applausi si mescolano. Subito parte la Marcia del Palio e uno striscione copre tutta la curva Robur”.
Arriva il primo, piatto di pirogi, una sorta di ravioloni ma dalla pasta più spessa, ripieni di carni o formaggi, a seconda della variante. Nel frattempo, affondo della Robur: cross di Guberti, tiro di Marotta che viene deviato, angolo per i bianconeri. Il primo pirogo mi sta quasi per strozzare. Mi ricompongo e riprendo a mangiare, come se nulla fosse. Tra un boccone e l’altro scopro che la birra costa meno dell’acqua (meno male a Siena non è così, altrimenti la speranza di vita scendere a meno di 60 anni ma le vendite di alcolici avrebbero un incremento del 200%). Arriva il secondo, anatra all’arancia, niente male buona. Ho sete, ordino un’altra birra. Fine primo tempo con l’ultima occasione per Moscardelli che non centra il bersaglio, anche io mi riposo e per 15 minuti posso rilassarmi un’attimo.
Il secondo tempo mi trova alle prese con un dolce a base di crema e marmellata di rose. Ci pensa ancora Moscardelli a farmi rizzare sulla sedia, per fortuna anche stavolta calcia a lato. Per riprendermi dallo spavento bevo un bicchierino di Vodka, la paura passa in fretta. Pago il conto e mi dileguo. Sono in cerca di un covo dove sedermi e cercare di carpire il resto della gara. Trovo il primo bar in cui fanno musica dal vivo e mi ci ficco dentro. Dovremo essere al 70′ della ripresa da quando non ho controllato il telefono. Mi siedo, con un’altra birra in mano, e faccio per prendere il telefono in tasca mano non lo trovo. Il primo pensiero che mi passa in mente è: “Nooo, non posso sentire la partita”(seguono da volgarità che però risparmio al lettore). Per un’attimo mi blocco, poi inizio a frugarmi convulsamente in ogni tasca del giacchetto. Finalmente lo trovo, era nella tasca interna, pericolo scampato. Lo accendo e vedo che ci sono 4 messaggi, di nuovo rientro nella modalità panico. Non so se aprire i messaggi e contorcermi nel dubbio o, scoprire che il risultato della partita è cambiato. Mi faccio coraggio e apro i messaggi. È andata bene, solo giostra di cambi per entrambe le squadre. Sono più tranquillo ora posso prendere a sorseggiare la birra. Passano circa 10 minuti e arriva una notifica. Guardo e leggo: Siena in vantaggio, goal di Marotta. 1 a 0. Quello che vorrei fare è alzarmi andare fuori dal locale e urlare a squarcia gola, quello che in realtà faccio è battere in pugni sul tavolo in paio di volte, con la cameriera che mi guarda tra lo stranito e il preoccupato. In sottofondo intanto ci sono i Kings of Leon con Sex on Fire.

Tiro di Marotta e la curva esplode. Siena 1 Arezzo 0 Fonte: Nicola Natili
Tiro di Marotta e la curva esplode. Siena 1 Arezzo 0
Fonte: Nicola Natili

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora bisogna resistere, scavare trincee davanti a Pane e aspettare l’assalto garibaldino dei rospi amaranto. Preso da un misto di concentrazione e paura, mi avvinghio al tavolo, mentre non riesco neanche a toccare un goccio di birra. In qualche modo riesco ad arrivare al recupero, 4′ minuti, ancora lucido. A questo punto è l’intero stadio che spinge gli undici in maglia bianconera verso la vittoria. Dopo 94 minuti la Robur riesce a vincere il derby. Io, esausto, finisco con un ultimo sorso liberatorio la mia birra. Esco, e mentre mi dirigo a casa soddisfatto e con la pancia piena, mi ripeto come un mantra : “non succede, ma se succede….”

Abbraccio tra Mignani e Vergassola, entrambi uomini della Robur al 100%. Fonte: Nicola Natili
Abbraccio tra Mignani e Vergassola, entrambi uomini della Robur al 100%.
Fonte: Nicola Natili

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Epilogo – Cecilia Gallerani, la donna ritratta da Leonardo nel quadro “La Dama Con L’Ermellino”, era di origini senesi. Suo babbo Fazio Gallerani, dovette fuggire a Milano, agli inizio del quattrocento, quando il nonno di Cecilia, Sigerio Gallerani, giurista di parte ghibelliana, si vide costretto a rifugiarsi nella capitale viscontea a causa della vittoria della parte guelfa nella nostra città. Qui i Gallerani riuscirono ad entrare nella cerchia vicino al sovrano e a crearsi un tenore di vita elevato.

Chissà cosa avrebbe pensato Cecilia Gallerani, nel vedere la Robur sconfiggere l’Arezzo? Secondo me avrebbe accenntato un sorriso come la sua amica più famosa, la Gioconda.

Cracovia, Rynek Glowny
Cracovia, Rynek Glowny

Per rivedere la gara: https://elevensports.it/play?titolo=Robur-Siena—Arezzo-1-0%2C-16%5EGiornata-Girone-A&id=28406&ct=9&cat=106

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
maxresdefault

Ultras Fighters sez.Cracovia – Siena vs Livorno

E’ passato moltissimo tempo dall’ultima volte che ho scritto su P&C. Dopo la cavalca fatta in serie D, dentro di me ero convinti che la Robur, come squadra e come società, sarebbe potuta rinascere, che non si sarebbero ripetuti gli errori commessi nel passato, ed invece, nel giro di due stagioni, una più deludente dell’altra, si è stati in grado di gettare al vento l’entusiasmo rinato nei confronti della squadra. Dal punto di vista societario la perenne insicurezza sul domani ha reso la situazione sempre più insostenibile e il numero di persone presenti allo stadio si è assottigliato sempre più.

Per quanto mi riuarda, riprendere a scrivere è stato più semplice del previsto, ovviamente, il fatto che la Robur abbia iniziato il campionato in quarta è stata un’ottima spinta. Riuscire a ritornare a parlare di calcio giocato, dopo tutto quello che abbiamo visto e passato negli ultimi anni, mi mancava proprio.

Ho intitolato questa rubrica Ultras Fighters sez. Cracovia per due motivi:

Il primo è perché ora sto scrivendo da Cracovia, dove sto svolgendo uno stage, quindi fino ad anno nuovo mi toccherà seguire la Robur via etere, e non come al solito dai gradoni del Rastrello.

Secondo, perché mi e rimasto in mente, quando ero più piccolo, un due aste con su scritto “Ultras Fighters Sez.Piacenza”. Incuriosito scoprii che l’uomo che portava lo striscione viveva a Piacenza e ogni domenica scendeva fino a Siena per vedere la Robur. Che eroe!

Ora vorrei fare una premessa, e dire che, la mia paura più grande è quella che un mio ritorno possa, porre fine al delicato equilibrio di cui gode la squadra in questo momento. Lo so, è stupido pensare a queste cose e, nonostante mi ripeta che sono tutte cavolata, non possono fare a meno di pensarci.

Insomma la sensazione è quella di perdermi qualcosa che non si ripeterà, come se iniziassi a leggere un libro o guardare una serie tv,  da metà, e, per quanto siano belli, non li potrei apprezzare come se li avessi letti o visti fin dall’inizio.

So già che mi mancheranno i cori, i tamburi, i momenti di stanca e quelli in cui tutto lo stadio esplode di gioia, le facce conosciute e quelle non, lo speaker, le risate e le incazzature, le offese agli arbitri, il saluto della squadra sotto la curva a fine partita(quest’anno più spesso di altre volte), l’odore di sigaro, il fedelissimo utilizzato per ripararsi il sedere….

wbs2ev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Siena vs Livorno 1 a 2

944e950b8b47071adc17ae552f3568b3-11145-d41d8cd98f00b204e9800998ecf8427e

 

 

 

 

 

 

 

Ore 18:35. Appena arrivato alla stazione di Cracovia, dopo una tre giorni a Varsavia. Stanco, salgo le scale mobili che portano al centro commerciale posto al di sopra della stazione ferroviaria, mancano ancora due ore al Derby con il Livorno. A casa non c’è niente di commestibile, sono costretto contro la mia volontà a fare la spesa. Per perdere ancora più tempo impiego giro per gli scaffali senza meta. E’ passata un’ora, posso avviarmi alla cassa per pagare, le iscrizioni in polacco, per me, hanno lo stesso senso dei geroglifici egizi. Spendo la misera cifra di 160 PLZ ovvero 40€.

Mi guardo intorno, manca ancora un’ora al match, devo trovare un altro diversivo; per fortuna il mio stomaco mi viene in soccorso, è il momento giusto per prendere un’aperitivo. Trovo il primo bar e mi fermo: prosecco e patatine d’ordinanza, alla televisione danno Wisla Cracovia – Poznan. Alterno la visione della partita con un sorso di prosecco, le patatine mi evitano di finire il bicchiere troppo velocemente. Strano in Polonia non usa fare l’aperitivo, anche qui sono dei bei bevitori, ma di solito a fare l’happy hour sono turisti, a quanto ho potuto vedere. Sono immerso in questi pensieri quando c’è un rigore per il Wisla, decido di pagare e alzarmi, mi si è aperto lo stomaco, sono pronto per fare cena. Per un secondo penso di mangiare a casa, poi però non ho proprio le forze per preparami qualcosa. Vedo il primo PizzaHat che trovo e mi ci infilo dentro, ordino una Margherita e una coca, mancano solo 30′ all’inizio della partita. Provo ad accedere la radio sul telefono ed a sintonizzarmi sulla partita, niente, danno ancora canzonette. Provo ad immaginare cosa può succedere se il Siena segna: urlo di gioia seguito da epiteto nei confronti dei livornesi, tutto questo dentro il locale, e la figura di merda è già servita. Nel frattempo arriva la pizza, assaggio il primo pezzo e mi accorgo immediatamente che questa roba, di pizza non ha neanche il nome, io però ho fame e con sforzo sovrumano ne magio altri due pezzi.

Ore 20:30. Riaccendo la radio, non vedo l’ora di gustarmi la partita. Purtroppo con mio grande giramento di scatole (e sono stato un signore!) la radio continua a mandare la musica. Provo a cambiare stazione, ma il sospetto che non vedrò la partita, si insinua dentro di me.

Tentativo di Guberti di provare a saltare il suo diretto avversario. Fonte: Nicola Natili
Tentativo di Guberti di provare a saltare il suo diretto avversario.
Fonte: Nicola Natili

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ore 20:35. Ufficiale, stasera niente partita. Preso dalla rabbia trangugio un altro pezzo di questa pizza, che è ormai diventata fredda. Scatta il piano B. Invio messaggi a tutti i miei conoscenti, presenti allo stadio, obbligandoli a farmi una cronaca minuto per minuto della partita. All’appello rispondono mio padre, sempre presente sui gradini del rastrello, il mio amico, con cui vado allo stadio da quando ho 12 anni e il gruppo della mia squadretta di calcio.Spero in questo modo di avere una visione esaustiva dell’incontro. Pago questa pizza ignobile e mi dirigo verso casa, cellulare alla mano.

Ore 20:40. Iniziano ad arrivare i primi messaggi. Stadio pieno, Curva Robur a bollore, i tifosi ospiti sono più di mille. Ed è subito: “Il sogno di un senese è alzarsi a mezzogiorno, guardare verso il mare e non vedere più Livorno!!!”.

Ore 20:42. Vengo informato che Marotta non è in campo. Che sfiga!

Ore 20:50. Tiro pericoloso della Robur, finisce al lato. Mi sto dirigendo a casa e mi viene in mente la scena in cui il ragionier Ugo Fantozzi(matricola 1001/bis), ferma la macchina, spacca una finestra, e chiede: “Chi ha fatto palo?”. La tentazione di farlo in questo momento è molto forte. Accellero il passo, sorpasso con un balzo i giardini che circondano la città vecchia e arrivo a casa trafelato.

Ore 21:18. Disteso sul divano ascolto la musica fino alla fine del primo tempo (Per chi fosse interessato: Palm Tree – Lowell; Stevie – Kasabian; Sabotage – Beastie Boys; Huligani Dangereux – CCCP; New Killer Star – David Bowie). Arriva un altro messaggio: “Partita equilibrata – stop – buon Siena – stop – occasioni da gol pressoché nulle da entrambe le parti – stop”.

Ore 21:35. Inizio secondo tempo. Vantaggio del Livorno con quella vecchia volpe di Vantaggiato, 1 a 0. Angolo di Ciccio Valiani e il bomber amaranto insacca. La voglia di spengere il telefono è forte, ma so che almeno il pareggio è alla portata degli uomini di Mignani e rimango sintonizzato. Fosse successo l’anno scorso avrei impiegato il mio tempo nel fare altro, tanto col cavolo che si rimontava lo svantaggio.

Ore 21:42. Chiedo informazioni su come stanno giocando i ragazzi, non ricevo risposta. L’Ansia sale a livelli di guardia.

Esempio di giocatore livornese atterrato dai giocatori bianconeri. Mignani e già pronto a tirare una bella manata al mal capitato avversario. Fonte: Nicola Natili
Esempio di giocatore livornese atterrato dai bianconeri. Mignani e già pronto a tirare una bella manata al mal capitato avversario.
Fonte: Nicola Natili

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ore 22: 12. Pareggio del Siena con Sbraga. Salto per aria, tanto nessuno mi può vedere, nel ricadere rischio di spaccare del tutto il divano. Forza ora, andiamo a farglielo un altro. Suppongo al Rastrello sia partito il grido: “Sienaaa, Sienaaa, Sienaaa!!!” sbattuto sul divano anche io provo a fare la mia parte.

Ore 22:20. Labronici di nuovo in vantaggio, ancora con il loro numero 10 Vantaggiato, che punisce per la seconda volta il Siena. Manca un minuto alla fine. Addio, è andata, non ci sono più speranza, tra un’imprecazione e l’altra inizio a metabolizzare la sconfitta.

Ore 22:22. Finale: Livorno batte Siena 2 a 1. Seconda sconfitta in casa per la Robur e amaranto che salgono a 5 punti in più dei bianconeri. Al momento sono la squadra da battere.

Anche stavolta ho patito ad ascoltare la partita. Una domanda importante, in questa notte post-derby mi rimane, perché nessuna radio di Siena trasmette la partita? Ci sono forse problemi sui diritti delle gare?

Per rivedere la partita – https://elevensports.it/play?titolo=Robur-Siena—Livorno-1-2%2C-12%5EGiornata-Girone-A&id=27823&ct=9&cat=10

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
222412_522154491171044_174013344_n

E ora tirate giù gli stendardi

A chiunque chiederete vi risponderà che era caldo. È la prima cosa che viene in mente ripensando a quella serata. Il PalaTiziano. La tensione. L’umido. Calvani che esplode. Luca Banchi in lacrime in conferenza stampa.

Ecco, tutto questo non è mai successo. Un’allucinazione collettiva la potremo chiamare, a volte il caldo lo fa. Non è mai successo perché così ha deciso la procura federale, come non c’è mai stato l’abbraccio tra Stonerook e Pianigiani a bordo campo dopo l’ultimo scudetto vinto assieme. Anche quel giorno doveva essere caldo, un’altra allucinazione.

Stato morboso in cui ciò che è pura immaginazione viene percepito come realtà”, questa è la definizione che di solito viene data al termine allucinazione. E in effetti c’era molto di immaginifico nella storia della piccola provincia alla conquista dell’Italia e dell’Europa, l’esempio societario senza macchia e senza paura tutto costruito sulla serietà professionale. C’era anche altro dietro. Lo sappiamo adesso. Una parte di noi l’ha sempre saputo. Fa comunque rabbia, perché non si può andare dalle persone a reclamare indietro emozioni che hanno vissuto sulla propria pelle, lasciandogli solo l’amarezza di un sentimento inquinato.

Non è mai successo
Non è mai successo

Forse è tutto meritato, forse un po’ ce la siamo cercata. Ce la siamo cercata quando abbiamo sistematicamente chiuso gli occhi davanti a un sistema che stava soffocando la nostra città. Ce la siamo cercata quando per guardare al nostro piccolo orticello felice non abbiamo visto la tempesta che avevamo alle spalle. Ce la siamo cercata quando abbiamo rinunciato anche a quell’ultimo briciolo di orgoglio che ci rimaneva, lasciando che la nostra città fosse sistematicamente sciacallata da media, mezzi di informazione e affini, tutti a caccia della perfetta metafora sul mondo ideale che cadeva a pezzi. Perché sorprendersi se nessuno riesce a difendere in un tribunale la Mens Sana quando nessuno è stato in grado di difendere Siena negli ultimi cinque anni? Dov’è la novità?

Siamo tutti campioni nello scaricarci di dosso le colpe. “Non sapevo…”, “Eh ma se avessero rubato meno…”, “Si però quanto ho goduto in quegli anni…”. Sono gli stessi schemi mentali che hanno permesso a certa gente di cavalcare per anni, decenni, un’onda fatta di potere, soldi, politica. La mentalità del “mi giro dall’altra parte finché mi lasciate contento, poi fate voi” ha fatto più danni della grandine nel passato remoto, nel passato recente e di questo passo continuerà a farlo ancora a lungo. È lo stesso motivo per cui la Mens Sana ha rischiato il fallimento una seconda volta e comunque pare non esserci bastata. Non passerà mai, almeno fino a quando non avremo il coraggio di ribaltarla questa città; scuoterla dalle fondamenta fino a buttare fuori tutto quello che continua a incancrenirla, a cominciare da una politica che tuttora vuole entrare in ogni singolo centro di potere, per poter mettere bocca. Credevamo di dover toccare il fondo per risalire, e ci ritroviamo a scavare.

img_6025
Non è mai successo

Mi dite che volete revocarli quei due scudetti, io vi dico che sono disposto a barattarli. Sono disposto a barattarli per un minimo d’integrità morale, per vedere com’è fatta, almeno una volta. Li cedo volentieri in cambio di un po’ di sana, vera, autentica autocritica di questa città. Non di quella che si nasconde dietro alle colpe degli altri, ma quell’autocritica che vuole guardarsi allo specchio fino a quando vedi cose che non ti piacciono e trovi la forza di affrontarle. Li cedo volentieri per un movimento del basket autenticamente più sano, in cui certi personaggi che per anni hanno fatto finita di non vedere nulla di ciò che era palese spariscano una volta per tutte. In cui per la prima volta dopo tanti anni vinca il più forte, non il più furbo.

Se in cambio mi date tutto questo io lo accetto, tirateli giù quegli stendardi.

Altrimenti no, è solo ipocrisia. E io altra ipocrisia non la reggo più.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
527502_350997104953451_745828682_n

Cyborg

Vorrei poter rubare il suo approccio al basket. Che sia una partita, un allenamento, un semplice shootaround, Rimas viene giù sempre per dare il 100%, con un atteggiamento semplicemente meraviglioso. Se avessi questo approccio sarei due volte il giocatore che sono ora”.

Joseph Forte, 2007

Vi siete mai fermati a chiedervi come mai seguite uno sport?

Se ci pensate bene chi ve lo fa fare? Spesso si tratta di spendere soldi, investire tempo ed energie, sviluppare malumori, frustrazioni, rabbia, tristezza, disperazione. Guardiamoci in faccia, quasi sempre c’è più da perderci che da guadagnarci, e lo sappiamo benissimo.

Allora perché lo facciamo?

Non posso parlare a nome di tutti, posso parlare solo per me. Io lo faccio per le storie. Sono convinto che spesso e volentieri lo sport ci regali storie meravigliose, in grado di emozionare come poche altre cose. Credo sia per come le gesta sportive riescano a ricalcare la vita, le sue difficoltà, le sue gioie e i suoi dolori.

Da questo punto di vista la carriera di Kaukenas è stata una perla rara. Una di quelle esperienze da conservare e tramandare, come insegnamento di cosa può fare un uomo, se accompagnato dalla giusta motivazione.

Forse voglio giocare anche di più, perché ho fame, mi godo entrare in campo, allenarmi, restare dopo l’allenamento, fare extra tiri, fare tutto con la squadra… scherzare… tutto. Mi mancava tanto… Non so quanto questo mi dia soddisfazione, ma giocare mi brucia dentro”.

 524337_335604093159419_780418930_n

Eppure a vederlo non si direbbe. Kaukenas non ha mai avuto il classico aspetto della persona destinata a lasciare un segno nel prossimo. Con quell’aria rigida, austera, quell’acconciatura che nel corso di più di un decennio è sempre rimasta uguale, senza mai nemmeno una volta un capello fuori posto, come se fossero tutti un’estensione metallica del corpo. In realtà Rimas è sempre stato molto differente da come appariva. Faceva parte di quella classe lituana che non aveva quasi nulla a che vedere con quella che l’aveva preceduta. Invece di essere un freddo calcolatore, come gli stereotipi avrebbero voluto, lui in campo si agitava, urlava, si esaltava e disperava. Un po’ come Jasikevicius, suo compagno in Nazionale, stesso incubo per chi gli passava vicino. Viveva la partita, la pallacanestro in generale, come una guerra personale. Contro tutti. Contro gli avversari, contro gli arbitri, contro gli stessi compagni di squadra quando non rispettavano le sue aspettative.

F U O C O   D E N T R O
“Mi brucia dentro”

Ammettiamolo: Rimas in campo era un rompicoglioni.

E allora come mai ci siamo tutti così affezionati a lui? Non è per i punti (sempre tanti comunque, in ogni stagione), né per le vittorie raggiunte insieme.

È perché è caduto.

Ossessione

1656012_622648361121656_491083452_n

Spero veramente che i nostri figli imparino ad apprezzare le cose, apprezzare i valori della famiglia, ed anche le cose materiali. Che crescano nel rispetto della loro famiglia, che capiscano che questa è la cosa più importante e che un giorno magari, guardando indietro, possano dire grazie ai genitori per aver imparato come apprezzare i veri valori della vita”.

Come tanti della sua generazione Kaukenas ha sempre saputo dare la giusta importanza a ciò che aveva raggiunto nella vita. Succede quando da piccolo sei costretto a fare due ore e mezzo nella neve per andare ad allenarti a Vilnius, coi militari asserragliati nella capitale. “Il basket era l’unico modo per sentirsi vivi”.

Sono innumerevoli i giocatori per cui il basket ha rappresentato un’ancora di salvezza, ma per pochissimi ha assunto i contorni di un’esperienza così totalizzante come per Rimas. “Ho iniziato a giocare quando avevo 6-7 anni, mio fratello aveva iniziato prima. Non so per quanti anni ho provato a vincere contro di lui in uno contro uno, ci sono riuscito solo a dodici anni. Nel frattempo però andavo agli allenamenti come se fossero la cosa più bella per me. È sempre stato così. La cosa più bella nella vita, non guardavo la televisione, non andavo in giro, il basket era tutto”.

Si vive e si muore sul campo da basket. Tutto per una vittoria in più e una sconfitta in meno. È così che si spiega come un 39enne che in carriera ha vinto quasi tutto si ritrovi in lacrime per una finale persa a gara 7. Come abbia trovato per così tanto tempo le motivazioni per andare avanti, nonostante un fisico che aveva chiesto dazio più e più volte.

Un professionista incredibile che si è votato alla causa e che dalla causa ha ricevuto innumerevoli soddisfazioni, questo era Kaukenas. Ma era anche altro, lo è diventato senza volerlo.

Perchè quando è caduto per la prima volta siamo entrati tutti in empatia con quel giocatore che sembrava una macchina inarrestabile, quasi un generatore automatico di punti. Rimas cadde e in quella caduta c’era così tanto delle vite di tutti. La disperazione, le lacrime, la paura. Ma anche la determinazione, la consapevolezza che con la giusta forza di volontà tutto è possibile. E quando contro ogni pronostico lo rivedemmo di nuovo in campo non fu la sua impresa, fu l’impresa di tutti.

La pulizia tecnica. La perfezione. La bellezza. Chiamatela come volete...
La pulizia tecnica. La perfezione. La bellezza. Chiamatela come volete…

Poi, quando tutto sembrava perfetto, cadde di nuovo. E questa volta fece ancora più male, ancora più paura. Perché la vita è così, ti spinge a terra e ti tiene lì se glielo permetti.

Fu molto più difficile, c’erano dettagli che solo i dottori possono spiegare… E poi mio padre non stava bene… andavo in Lituania a vederlo… E alla fine… Non parliamo di questo… Ma non era facile. Soprattutto quando devi essere sempre forte, non puoi mostrare alla tua famiglia… a tua madre… di essere debole. Devi essere forte, dimostrare che è tutto ok…

Ancora una volta eravamo lì a soffrire con lui, che si auto esiliava alla porta degli spogliatoi durante le partite, come se non riuscisse nemmeno a sopportare la vicinanza al campo se non poteva esserne il protagonista.

Resto lì perché per il mio ginocchio è più sicuro e poi alla fine quando quattro anni fa ho iniziato a fare così la squadra vinceva e allora non voglio cambiare approccio. Sto dietro al vetro, la squadra vince… Va bene così”.

Siamo stati testimoni di due imprese incredibili, due imprese che ci hanno lasciato un segno addosso. Lo so bene che anche voi ogni volta che Rimas subiva un contatto e finiva a terra sentivate una morsa allo stomaco. So anche che quando ha annunciato il suo ritiro, pochi giorni fa, avete provato quella tristezza che accompagna l’addio di un amico, la fine di un’era.

Golden State non ha inventato nulla
Golden State non ha inventato nulla

Proprio perché sembrava così invulnerabile e perfetto le sue cadute lo hanno reso qualcosa di più di un ‘semplice’ campione. Lo hanno reso parte delle nostre vite.

Per questo, e molto altro, grazie Rimas.

Alla prossima.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
italia-catenaccio

Catenaccio mon amour

Alcune sere fa mi è capitato di guardare il Film “Pelè”, dedicato al celebre asso brasiliano. Nel film si racconta come, dopo la sconfitta ai mondiali del 1950, il Brasile, decida di abbandonare il proprio stile di gioco passando ad imitare quello europeo. La squadra però non raggiunge gli obbiettivi sperati e nessuno crede che possa mai vincere qualcosa. L’arrivo di Pelè coinciderà con il ritorno alle origini, allo stile tutto brasiliano della ginga (derivante dai balli degli schiavi africani, come la capoeira). In questo modo i brasiliani ritroveranno se stessi e dimostreranno a tutto il mondo la propria forza.

Ripensando a questa cosa mi sono chiesto se anche l’Italia non avesse un proprio stile che andasse al di là degli schemi tattici e delle varie generazioni di calciatori. La risposta è stata si, e quello stile si chiama “controgioco”, ma è meglio conosciuto come “gioco all’Italiana”.

keep-calm-and-catenaccio-e-contropiede

Cenni storici

Nonostante il nome italiano questo modulo è stato inventato nel 1932 dal tecnico austriaco del Servette Karl Rappan, che alle prese con una squadra dal valore tecnico tutto sommato modesto, decise di provare un sistema che evitasse debacle clamorose e compensasse le lacune tecniche dei giocatori. Allora il modulo più in voga era il “sistema” che prevedeva in difesa tre giocatori (due terzini ed un difensore centrale, detto stopper), generalmente impiegati in una marcatura uomo contro uomo. Alle prese col tentativo di rafforzare la difesa Rappan ebbe l’idea di togliere un mediano da centrocampo per affiancarlo alla linea dei difensori, rendendolo libero da qualsiasi compito di marcatura fissa. Il libero era infatti destinato ad eventuali raddoppi di marcatura, a recuperare i palloni eventualmente sfuggiti ai compagni di reparto e più in generale a fare da ultimo uomo tra la palla e la propria porta. Con questo spostamento prendeva corpo il modulo Verrou (in francese “catenaccio) che prevedeva in difesa l’impiego di quattro giocatori bloccati: il libero, i due terzini e lo stopper. A centrocampo il centromediano metodista rimaneva il fulcro del gioco e veniva coadiuvato dalle due mezzali che retrocedevano di 20/30 metri, mentre in attacco restavano i tre attaccanti: il centravanti e le due ali.

vianema-559x314

Il nuovo modulo alla fine risultò di più facile applicazione rispetto al sistema e garantiva sicuramente maggiore copertura grazie alla difesa bloccata; la maggiore sicurezza andava però a scapito delle possibilità di costruzione del gioco, sicuramente diminuita a causa dell’inferiorità numerica a centrocampo e delle difficoltà del metodista che spesso si trovava di fronte due centrocampisti avversari. Ai mondiali del 1938 Rappan si trovò alla guida della nazionale elvetica. Con questa variazione del “sistema”, la modesta nazionale Svizzera ben figurò nel torneo eliminando la Germania al primo turno e arrivando fino ai quarti di finale, nei quali cedette all’Ungheria, futura finalista insieme all’Italia.

A fine anni ’40 fu Gipo Viani, allenatore della Salernitana, il primo a portare alla ribalta nel nostro il catenaccio, spinto come Rappan dalla necessita di ovviare alle mancanze tecniche degli uomini a sua disposizione. Ma a portare nell’elite del calcio e a dare al catenaccio la sua consacrazione fu l’allenatore dell’Inter Alfredo Foni, che vinse tra lo sdegno della critica, due scudetti nei primi anni ’50.

Nel decennio successivo il catenaccio era ormai diventato uno dei moduli più in voga in Italia e diverrà anche il sistema di gioco preferito da due grandi allenatori che domineranno le scene del calcio italiano ed europeo negli anni ’60: Nereo Rocco ed Helenio Herrera.

Nereo Rocco fu tra i primi insieme a Viani ad applicare il catenaccio in Italia fin dalla sua prima stagione come tecnico della Triestina. A Rocco si deve tra l’altro anche l’invenzione del libero “all’Italiana”, dove uno dei 4 difensori restava stabilmente dietro agli altri tre ed era libero appunto da marcature; Con questo accorgimento tattico ci sarà la definitiva consacrazione a livello europeo del catenaccio all’italiana. In realtà il Milan di Rocco era una squadra che manteneva comunque a livello offensivo una buona qualità di gioco complice anche la presenza in squadra di alcuni eccellenti giocatori, su tutti Rivera, anche se la disposizione tattica, una sorta di 1-3-3-3, era comunque improntata ad un rigido difensivismo.

Herrera invece adotta un meccanismo di gioco veramente cinico, senza concedere nulla allo spettacolo e cercando solo la vittoria. La versione herreriana del catenaccio prevedeva un mediano in marcatura a uomo (Tagnin o Bedin)in aggiunta ai tre difensori, col libero (Picchi) alle loro spalle. Una volta riconquistata la palla Suarez, il regista, lanciava immediatamente per i centrocampisti avanzati e per gli attaccanti, scavalcando il centrocampo avversario e prendendo il contropiede le difese.

Il risultato fu che a livello europeo Milan ed Inter dominarono gli anni ’60, con la conquista di scudetto, 4 Coppe dei Campioni e vari altri trofei internazionali. Ma a fine anni ’60, con la consacrazione del “calcio totale” olandese e del risveglio delle squadre inglesi, il modello italiano venne definitivamente superato.

20120608173459!Helenio_Herrera_e_Nereo_Rocco_1967-68

L’Italia e il Catenaccio

Per Pasolini: “Quello italiano è un calcio in prosa, basato sulla sintassi, ossia sul gioco collettivo e organizzato, il suo unico momento poetico è il contropiede”. Se il calcio rispecchia l’indole dei vari popoli, allora quello italiano è uno stile asciutto basato sul sudore e sul sacrificio.

L’essenza prima del catenaccio è il controgioco, da sempre il segreto impalpabile della scuola italiana. Il controgioco consiste nella capacità di sfruttare, quando l’andamento del gioco lo consente, gli spazi regalati dalla squadra avversaria, sbilanciata in avanti dall’offerta di gioco impiattata dallo schieramento difensivo azzurro. Controgioco vuol dire grande forza d’animo nell’aspettare l’urto nemico serrando le fila, robustezza atletica nel sopportare folate avversarie continue, capacità innata nel sapersi adagiare sulle situazioni di gioco impostate dagli altri, organizzazione precisa e tempestiva nell’allungare la squadra , tecnica eccellente nel padroneggiare il controllo di palla per procurarsi gli spazi, intelligenza sopraffina nel saper accelerare e rallentare i ritmi di gioco, grande elasticità e velocità nell’esecuzione dei movimenti e nelle scelte individuali. In questo modo si attacca di meno delle altre squadre , ma in modo più efficace e con più uomini. Il massimo del controgioco italiano è stato il catenaccio. Il catenaccio è chiudere la porta alle voglie altrui imponendo le proprie,ostruire gli spazi del campo per aprirne di nuovi, cedere terreno per occupare porzioni di campo strategicamente decisive, avere sempre a disposizione un serbatoio di energie sempre accessibile in qualsiasi momento.

Oltre al catenaccio mentale, il nostro calcio ha una caratteristica propria che non lo accomuna a nessun’altra espressione di gioco europeo o mondiale. L’atto di nascita dell’identità calcistica italiana lo si deve localizzare nelle province contadine del Nord-Ovest , la cui matrice di fondo era fatta di sacrificio ed esuberanza , semplicità e spirito combattivo, fatica agonistica e scaltrezza.

Altro elemento importante per il calcio italiano è il senso di squadra, del collettivo. Nelle squadre italiane i bisogni del gruppo hanno la priorità sulle esigenze dei singoli. In tutte le vittorie della nazionale italiana non emerge mai un solo calciatore su tutti e non vi sarà mai una nazionale che punta sulla trovata del singolo per uscire da situazioni complicate.

italia-brasile-82-1

Infine bisogna aggiungere che se nelle isole britanniche conta a volte più il combattere, in Spagna l’estetica, in Sud America lo spettacolo, nei paesi dell’est la purezza dei movimenti, in Italia da sempre è solo contato vincere ad ogni costo.

Speranze europee

Con la partita Belgio-Italia, si è risvegliato di nuovo lo stile mai sopito del calcio all’italiana, del catenaccio e del contropiede mortifero, della freddezza e del cinismo. Il Belgio, pavone, non ha capito che con quel suo modo do giocare si stava letteralmente buttando tra le braccia degli italiani, ai quali non è parso vero di infierire sull’ingenua nazionale di Wilmots.

Abbiamo rivisto per 90′, la nazionale del 2006, ma anche quelle del 1982 e del 1970. Un sottile filo rosso legava tutte queste squadre, la capacità di adattarsi alle situazioni, da considerarsi come prima vera essenza del catenaccio mentale e capace di marchiare nel tempo le nostre nazionali.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
Calcio-Euro-France-2016

GUIDA A EURO 2016

Venerdì 10 giugno 2016 allo Stade de France, Francia-Romania inaugurerà la 15ª edizione del campionato europeo di calcio. La fase finale viene ospitata dalla Francia dal 10 giugno al 10 luglio 2016. In precedenza, la stessa nazione aveva ospitato le edizioni del 1960 e del 1984.

La principale novità nel formato riguarda l’allargamento del numero di partecipanti da 16 a 24 squadre, riprendendo la formula che caratterizzò i campionanti mondiali dal 1986 al 1994.

adidas_euro_2016_omb_2060945_238301GLI STADI

Euro-2016-mappa-stadi-Francia

Stade_Lumière
Parc Olympique Lyonnais, Lione Capacità: 59.286 spettatori
Parc_des_Princes_-_PSG_vs_Nice
Parc des Princes, Paris Capacità: 47.000 spettatori
Stade_Geoffroy-Guichard_-_Saint-Etienne_(10-11-2013)
Stade Geoffroy Guichard, Saint-Etienne Capacità: 41.965 spettatori
IMAG2704
Stade Velodrome, Marsiglia Capacità: 67.500 spettatori
800px-Ticket_Stade.Toulousain-Biarritz_olympique_07092008
Stadium Municipal, Tolosa Capacità: 33.300 spettatori
800px-Grand_Stade_Lille_Métropole_LOSC_first_match
Stade Pierre-Mauroy, Lille Capacità: 50.186 spetatori
800px-Stade_Felix-Bollaert
Stade Felix Bollaert, Lens Capacità: 38.223 spettatori
800px-Finale_Coupe_de_France_2010-2011_(Lille_LOSC_vs_Paris_SG_PSG)
Stade de France, Saint-Denis Capacità: 83.338 spettatori
800px-Allianzcoupdenvoi
Allianz Riviera Capacità: 35.624 spettatori

 

2249568_w2
Stade Matmut Atlantique, Bourdeaux Capacità: 42.052 spettatori

 

Gruppo

1ª fascia

2ª fascia

3ª fascia

4ª fascia

A

Francia

Svizzera

Romania

Albania

B

Inghilterra

Russia

Slovacchia

Galles

C

Germania

Ucraina

Polonia

Irlanda del Nord

D

Spagna

Croazia

Rep. Ceca

Turchia

E

Belgio

Italia

Svezia

Irlanda

F

Portogallo

Austria

Ungheria

Islanda

adidas_euro_2016_omb_2060945_238301LE SQUADRE GIRONE PER GIRONE

GIRONE A (Francia, Svizzera, Albania, Romania)


Logo_FFF.svg

FRANCIA

Portieri: Costil (Rennes), Lloris (Tottenham), Mandanda (Marsiglia).
Difensori: Digne (Roma), Evra (Juventus), Jallet (Lione), Koscielny (Arsenal), Mangala (Manchester City), Umtiti (Lione), Sagna (Manchester City), Rami (Siviglia)
Centrocampisti: Cabaye (Crystal Palace), Schneiderlin (Manchester United), Kanté (Leicester), Matuidi (Psg), Pogba (Juventus), Moussa Sissoko (Newcastle).
Attaccanti: Coman (Bayern), Gignac (Tigres), Giroud (Arsenal), Griezmann (Atletico Madrid), Martial (Manchester United), Payet (West Ham).

I galletti, come nel 1984, anche allora paese ospitante, sono tra i favoriti. La squadra ha perso alcuni dei suoi giocatori più rappresentativi come Ribery e Benzema e sembra mancare a prima vista di una leadership in campo. In realtà questo è il momento giusto perché tutti, in primis i più giovani, si prendano le proprie responsabilità. Pogba, fresco vincitore con la Juve del 5° scudetto, ora ha una squadra tutta per sé, senza altre prime donne e con un Griezmann in stato di grazia, come suo braccio armato. Il resto ce lo dovranno mettere l’esperienza di Lloris ( vice-campione in premier con il suo Tottenham) Evra, Sagna e la grinta dei vari Koscielny, Ramì, Matuidi Sissoko e Kanté. I bleau tenteranno di ripetere l’impresa del 1984 e del 1998 e chi meglio di Deschamps (in campo come capitano il 12/7/1998, allo Stade de France, contro il Brasile), può guidarli in questo cammino?

SVIZZERASFV_logo

Portieri: Yann Sommer (Borussia Moenchengladbach), Roman Buerki (Borussia Dortmund), Marwin Hitz (Augsburg)

Difensori: Stephan Lichtsteiner (Juventus), Nico Elvedi (Borussia Moenchengladbach), Michael Lang (Basilea), Johan Djourou (Amburgo), Steve von Bergen (Young Boys), Fabian Schaer (Hoffenheim), Jean-Francois Moubandje (Tolosa), Ricardo Rodriguez (Wolfsburg)
Centrocampisti: Valon Behrami (Watford), Blerim Dzemaili (Genoa), Gelson Fernandes (Rennes), Fabian Frei (Mainz), Granit Xhaka (Arsenal), Xherdan Shaqiri (Stoke), Denis Zakaria (Young Boys)
Attaccanti: Breel Embolo (Basilea), Haris Seferovic (Eintracht Francoforte), Admir Mehmedi (Bayer Leverkusen), Eren Derdiyok (Kasimpasa), Shani Tarashaj (Grasshopper).

La Svizera guidata da Petkovic (ex-Lazio), si presenta ad Euro2016 come un mix di gioventù ed esperienza. Rimasti a casa Senderos (ex-Milan), Inler (ex-Napoli e Udinese) e Widmer (Udinese), la squadra ha dato ampio spazio ai giovani con Elvedi (’96)Xhaka (’92), Zakaria(96), Tarashaj (’95) ed Embolo (97). Quest’ultimo dopo la conquista dello scudetto con il Basilea, sembra pronto anche per il palcoscenico internazionale. Ben nutrita è la pattuglia di calciatori che giocano o hanno giocato in Italia, tra questi: Lichtsteiner, von Bergen (ex-Cesena e Palermo), Behrami (ex-Lazio e Napoli), Dzemaili (ex-Parma, Napoli, Torino), Fernandes (ex-Chievo e Udinese) e Shaqiri (ex-Inter).

Federata_Shqiptare_e_Futbollit.svgALBANIA

Portieri: Etrit Berisha (Lazio), Alban Hoxha (FK Partizani), Orges Shehi (KF Skenderbeu)

Difensori: Arlind Ajeti (Frosinone), Naser Aliji (FC Bâle), Berat Djimsiti (Atalanta), Mergim Mavraj (FC Colonia)), Amir Rrahmani (Split), Lorik Cana (FC Nantes), Elseid Hysaj (Napoli), Ansi Agolli (Qarabag), Frédéric Veseli (FC Lugano)
Centrocampisti: Ledian Memushaj (Pescara), Ergys Kace (PAOK), Andi Lila (Janina), Migjen Basha (Como), Odise Roshi (Rijek), Burim Kukeli (FC Zurigo), Ermir Lenjani (FC Nantes), Herolind Shala (FC Slovan Liberec), Taulant Xhaka (FC Bâle), Amir Abrashi (Fribourg)
Attaccanti: Bekim Balaj (Rijeka), Sokol Cikalleshi (Basaksehir), Armando Sadiku (FC Vaduz), Milot Rashica (Vitesse Arnhem), Shkelzen Gashi (Colorado Rapids).

Dopo aver disputato un buon girone di qualificazione le Aquile, guidate da Gianni DeBiasi, per la prima, storica volta approdano ad un Europeo. Gli uomini più importanti sono nel pacchetto arretrato con Berisha della Lazio tra i pali, Cana, il capitano, (ex-Lazio) e Hysay del Napoli. L’Albania inserita nel girone A, non sembra avere una missione impossibile tendo conto che, escludendo la Francia, le altre squadre non sembrano essere superiori agli uomini di DeBiasi. Curiosità: Taulant Xhaka è il fratello maggiore di Grant Xhaka che gioca per la Svizzera. Chissà cosa accadrà il giorno del debutto, l’11 giugno, quando si disputerà Albania vs Svizzera.

Logo_FRFROMANIA

Portieri: Ciprian Tătărușanu (Fiorentina), Costel Pantilimon (Watford), Silviu Lung (Astra)

Difensori: Cristian Săpunaru (Pandurii Tg. Jiu), Alexandru Mățel (Dinamo Zagreb), Vlad Chiricheș (Napoli), Valerică Găman (Astra Giurgiu), Dragoș Grigore (Al Sailiya), Cosmin Moți (Ludogorets), Răzvan Raț (Rayo Vallecano), Steliano Filip (Dinamo)
Centrocampisti: Mihai Pintilii (FC Steaua Bucureșt,), Ovidiu Hoban (Hapoel Be’er Sheva), Andrei Prepeliță (Ludogorets), Adrian Popa (FC Steaua București), Gabriel Torje (Osmanlispor), Alexandru Chipciu (FC Steaua Bucureșt), Nicolae Stanciu (FC Steaua Bucureșt), Lucian Sănmărtean (Al Ittihad)
Attaccanti: Claudiu Keșeru (Ludogorets), Bogdan Stancu (Genclerbirligi), Florin Andone (Cordoba), Denis Alibec (Astra).

Pensando alla Romania la mente corre subito ad Hagi, Petrescu, Popescu e Raducioiu ed ai mondiali di USA ’94. Oggi gli uomini di punta si chiamano invece Tatarusanu e Chiriches. Molto ci si aspetta poi dagli uomini più in forma del momento: Stanciu centrocampista da 14 reti nell’ultima stagione con la Steaua e Andone capocannoniere della seconda divisione spagnola con il Cordoba. Le rivali sono agguerrite e la missione non sembra delle più facili ma i ragazzi di Iordanescu ce la metteranno tutta per far sognare i propri tifosi.

GIRONE B (Inghilterra, Galles, Slovacchia, Russia)

232px-England_crest_2009.svg (1)INGHILTERRA

Portieri: Joe Hart (Manchester City), Fraser Forster (Southampton), Tom Heaton (Burnley).

Difensori: Gary Cahill (Chelsea), Chris Smalling (Manchester United), John Stones (Everton), Kyle Walker (Tottenham Hotspur), Ryan Bertrand (Southampton), Danny Rose (Tottenham Hotspur), Nathaniel Clyne (Liverpool).
Centrocampisti: Dele Alli (Tottenham Hotspur), Ross Barkley (Everton), Eric Dier (Tottenham Hotspur), Jordan Henderson (Liverpool), Adam Lallana (Liverpool), James Milner (Liverpool), Raheem Sterling (Manchester City), Jack Wilshere (Arsenal).
Attaccanti: Wayne Rooney (Manchester United), Harry Kane (Tottenham Hotspur), Jamie Vardy (Leicester City), Daniel Sturridge (Liverpool), Marcus Rashford (Manchester United).

Anche stavolta, come sempre del resto, gli inglesi sono inseriti tra i favoriti. La spina dorsale ella squadra è formata dal Hart-Cahill-Milner-Rooney. A questi si sono aggiunti il gruppo degli Spurs (Walker, Rose, Alli, Dier, Kane) che molto bene ha fatto in campionato e quello del Liverpool (Clyne, Lallana, Hannderson, Milner, Sturridge) sconfitto in finale di Europa League dal Siviglia. Discorso a parte deve essere fatto per l’attacco. La squadra dei Tre Leoni, ha un potenziale offensivo tra i primi tre del torneo, almeno sulla carta, sia dal punto di vista tecnico che di varietà di gioco. Oltre all’eterno Rooney, 52 reti in 110 presenze, ci sono Kane e Vardy, classici bomber in grado di reggere da soli tutto il peso dell’attacco. Altre frecce, nel vero senso della parola, a disposizione di Hodgson sono Sterling e Sturridge, in grado di spaccare le difese avversarie come pochi. Sarà forse la volta buona per gli inglesi di ricordarci e ricordarsi perché sono chiamati i maestri del calcio?

Federcalcio_russa2RUSSIA

Portieri: Igor Akinfeev (CSKA Moskva), Yuri Lodygin (Zenit), Guilherme (Lokomotiv Moskva)

Difensori: Aleksei Berezutski (CSKA Moskva), Vasili Berezutski (CSKA Moskva), Sergei Ignashevich (CSKA Moskva), Dmitri Kombarov (Spartak Moskva), Roman Neustädter (Schalke), Georgi Schennikov (CSKA Moskva), Roman Shishkin (Lokomotiv Moskva), Igor Smolnikov (Zenit).
Centrocampisti: Igor Denisov (Zenit), Alan Dzagoev (CSKA Moskva), Aleksandr Golovin (CSKA Moskva), Denis Glushakov (Spartak Moskva), Oleg Ivanov (Terek Grozny), Pavel Mamaev (Krasnodar), Aleksandr Samedov (Lokomotiv Moskva), Oleg Shatov (Zenit), Roman Shirokov (CSKA Moskva).
Attaccanti: Artem Dzyuba (Zenit), Aleksandr Kokorin (Zenit), Fedor Smolov (Krasnodar).

Mister Slutsky ha privilegiato l’esperienza, confermando il blocco che ha conquistato la qualificazione (un solo depennamento, quello di Kerzhakov) e già da diversi anni si presenta stabilmente ai nastri di partenza di Europei e Mondiali. In difesa il trio del CSKA Akinfeev e i gemelli Berezutski insieme a Ignashevich, a centrocampo l’esperienza del capitano Shirokov affiancato da Denisov e Dzagoev e in attacco il tandem dello Zenit Dzyuba-Kokorin, per poter sperare in qualcosa di più del superamento del primo turno.

Coat_of_arms_of_Slovakia.svgSLOVACCHIA

Portieri: Matus Kozacik (Viktoria Plzen), Jan Mucha (Slovan Bratislava), Jan Novota (Rapid Vienna)
Difensori: Peter Pekarik (Hertha Berlin), Milan Skriniar (Sampdoria), Martin Skrtel (Liverpool), Norbert Gyomber (Roma), Jan Durica (Lokomotiv Moscow), Kornel Salata (Slovan Bratislava), Tomas Hubocan (Dynamo Moscow), Dusan Svento (Cologne)
Centrocampisti: Viktor Pecovsky (Zilina), Robert Mak (PAOK Thessaloniki), Juraj Kucka (AC Milan), Patrik Hrosovsky (Viktoria Plzen), Jan Gregus (Jablonec), Marek Hamsik (Napoli), Ondrej Duda (Legia Warsaw), Miroslav Stoch (Bursaspor), Vladimir Weiss (Al Gharafa)
Attaccanti: Michal Duris (Viktoria Plzen), Adam Nemec (Willem II), Stanislav Sestak (Ferencvaros)

La Slovacchia, squadra di onesti pedatori, ha in Hamsik il suo faro ed elemento migliore. A guidare la difesa sarà Skrtel, uomo di esperienza, che è però appena rientrato da un lungo infortunio. A centrocampo altro elemento da segnalare è Weiss, già visto in Italia con la maglia del Pescara. Dopo essersi perso in questi ultimi anni, l’Europeo potrebbe essere la sua occasione per rilanciarsi nel calcio che conta. La Slovacchia in una delle ultime amichevoli è riuscita nell’impresa di battere la Germania per 3 a 1. Quando il gioco si farà duro vedremo cosa sapranno fare gli uomini di Kozak.

Football_Association_of_Wales_logoGALLES

Portieri: Wayne Hennessey (Crystal Palace), Danny Ward (Liverpool), Owain Fon Williams (Inverness)
Difensori: Ben Davies (Tottenham Hotspur), Neil Taylor (Swansea City), Chris Gunter (Reading), Ashley Williams (Swansea), James Chester (West Brom), Ashley Richards (Fulham), James Collins (West Ham)
Centrocampisti: Aaron Ramsey (Arsenal), Joe Ledley (Crystal Palace), David Vaughan (Nottingham Forest), Joe Allen (Liverpool), David Cotterill (Birmingham City), Jonathan Williams (Crystal Palace), George Williams (Fulham), Andy King (Leicester), Dave Edwards (Wolves)
Attaccanti: Gareth Bale (Real Madrid), Hal Robson-Kanu (Reading), Sam Vokes (Burnley), Simon Church (Nottingham Forest).

Al 17° posto nel ranking FIFA, l’ultima volta che i dragoni hanno disputato una competizione internazionale era il 1958 e la squadra era trascinata da un certo John Charles. Sessantasei anni dopo, Bale, degno erede di Charles, ha guidato il Galles alla sua prima storica qualificazione agli Europei. Se la stella del Real è il giocatore simbolo della squadra e l’uomo goal, sono stati però altrettanto fondamentali per l’assetto e le fortune della squadra, approdata meritatamente in Francia, giocatori come il Capitano Williams (allenato allo Swansea dal nostro Guidolin), l’eclettico Ramsey da alcuni anni titolare nell’ Arsenal, il dinamico King fresco vincitore della Premier e Allen del Liverpool. Il Galles potrà dire sicuramente la sua, nel girone, recitando il ruolo di terza incomoda tra Inghilterra e Russia.

GIRONE C (Germania, Polonia, Irlanda del Nord, Ucraina)

PZPN_logo_2011POLONIA

Portieri: Artur Boruc (Bournemouth/ENG), Lukasz Fabianski (Swansea City/ENG), Wojciech Szczesny (Roma/ITA), Przemyslaw Tyton (VfB Stuttgart/GER)
Difensori: Thiago Cionek (Palermo/ITA), Pawel Dawidowicz (Benfica/POR), Kamil Glik (Torino/ITA), Artur Jedrzejczyk, Michal Pazdan (entrambi Legia Warsaw), Lukasz Piszczek (Borussia Dortmund/GER), Bartosz Salamon (Cagliari/ITA), Jakub Wawrzyniak (Lechia Gdansk)
Centrocampisti: Jakub Blaszczykowski (Fiorentina/ITA), Kamil Grosicki (Rennes/FRA), Tomasz Jodlowiec (Legia Warsaw), Bartosz Kapustka (Cracovia), Grzegorz Krychowiak (Sevilla/ESP), Karol Linetty (Lech Poznan), Krzysztof Maczynski (Wisla Krakow), Slawomir Peszko (Lechia Gdansk), Maciej Rybus (Terek Grozny/RUS), Filip Starzynski (Zaglebie Lubin), Pawel Wszolek (Hellas Verona/ITA), Piotr Zielinski (Empoli/ITA)
Attaccanti: Robert Lewandowski (Bayern Munich/GER), Arkadiusz Milik (Ajax/NED), Artur Sobiech (Hanover/GER), Mariusz Stepinski (Ruch Chorzow).

La più forte delle nazionali dell’est Europa, guidata dal tecnico Nawalka è composta da una nutrita pattuglia di “italiani”: Szczesny della Roma, il capitano del Toro e uomo mercato Glik, Cionek del Palermo, Kuba della viola, la rivelazione Zielinsky dell’Empoli conteso già dalle grandi squadre e Wszolek. Ovviamente, il destino della Polonia sarà però in mano al duo di attacco Lewandowsky (42 reti in 51 presenze quest’anno)-Milik (47 reti in due anni con i lancieri dell’ Ajax), la vera arma in più per poter superare il primo turno. Tenendo conto che la Germania è di almeno una spanna superiore alle altre squadre del girone e che l’Irlanda del Nord non sembra avere grosse chance, il secondo posto sarà una lotta a due tra la Polonia e l’Ucraina.

Deutscher_Fußball-Bund_logo.svgGERMANIA

Portieri: Manuel Neuer (Bayern Monaco), Bernd Leno (Bayer Leverkusen), Marc-Andre ter Stegen (Barcellona)
Difensori: Jerome Boateng (Bayern Munaco), Emre Can (Liverpool), Jonas Hector (Colonia), Benedikt Howedes (Schalke), Mats Hummels (Borussia Dortmund), Shkodran Mustafi (Valencia), Antonio Rüdiger (Roma)
Centrocampisti: Julian Draxler (Wolfsburg), Mario Goetze (Bayern Munaco), Sami Khedira (Juventus), Joshua Kimmich (Bayern Monaco), Toni Kroos (Real Madrid), Mesut Özil (Arsenal), Bastian Schweinsteiger (Manchester United), Julian Weigl (Borussia Dortmund)
Attaccanti: Thomas Müller (Bayern Monaco), Andre Schürrle (Wolfsburg), Lukas Podolski (Galatasaray), Mario Gomez (Besiktas) e Leroy Sane (Schalke)

Gli uomini di Low tenteranno l’impresa, già riuscita negli anni ’70, di aggiudicarsi, dopo i Mondiali, anche gli Europei e porre fine al ciclo spagnolo. La missione sembra essere alla portata dei bianchi di Germania che, hanno forse, la squadra più forte del torneo. Tutti i titolari giocano da anni ai massimi livelli con le proprie squadre di club e partecipano a tutte le competizioni più importanti. La vittoria dei Mondiali oltre a certificare la forza della squadra, l’ha di fatto resa l’unica rivale credibile per le Furie Rosse. Nonostante alcune esclusioni eccellenti, vedi quella di Reus, la Germania disporrebbe comunque di due rose da mandare agli Europei. L’ unica squadra, che per tradizione potrebbero temere, l’ Italia, si presenta sfortunatamente in una delle sue versioni più deboli di sempre. Chissà se in terra di Francia, a cento anni dalla Grande Guerra, Muller e soci saranno in grado di rinverdire i fasti di Beckenbauer e dell’altro Muller.

742px-Logo_of_Football_Federation_of_Ukraine.svgUCRAINA

Portieri: Denys Boyko (Beşiktas), Andriy Pyatov (Shakhtar Donetsk), Nikita Shevchenko (Zorya Luhansk)
Difensori: Artem Fedetskiy (Dnipro), Olexandr Kucher (Shakhtar Donetsk), Yevhen Khacheridi (Dynamo Kyiv), Yaroslav Rakitskiy (Shakhtar Donetsk), Vyacheslav Shevchuk (Shakhtar Donetsk), Bohdan Butko (Shakhtar Donetsk)
Centrocampisti: Denys Garmash (Dynamo Kyiv), Oleksandr Karavayev (Zorya Luhansk), Viktor Kovalenko (Shakhtar Donetsk), Yevhen Konoplyanka (Sevilla), Ruslan Rotan (Dnipro), Serhiy Rybalka (Dynamo Kyiv), Serhiy Sydorchuk (Dynamo Kyiv), Taras Stepanenko (Shakhtar Donetsk), Anatoliy Tymoshchuk (Kairat Almaty), Andriy Yarmolenko (Dynamo Kyiv), Oleksandr Zinchenko (FC Ufa)
Attaccanti: Pylyp Budkivskiy (Zorya Luhansk), Roman Zozulya (Dnipro), Yevhen Seleznyov (Shakhtar Donetsk)

Sarà una partenza in salita quella dell’Ucraina che il 12 giugno esordirà contro la Germania. A guidare i giallo-blu ci saranno ancora i due vecchi leoni Pyatov e Tymoshchuk. Il ct Fomenko però dovrà sperare nei goal dei centrocampisti Konoplyanka, Yarmolenko, Rybalka e Kovalenko, per poter superare il primo turno. L’Ucraina sembra due gradini sotto la Germania e uno sotto la Polonia, vedremo se a giugno l’aria di Francia potrà compiere il miracolo.

IrlandadelNordFAIRLANDA DEL NORD

Portieri: Mannus (St Johnstone), McGovern (Hamilton), Carroll (Notts County).
Difensori: Cathcart (Watford), J Evans (West Brom), McAuley (West Brom), McCullough (Doncaster), McLaughlin (Fleetwood), Hodson (MK Dons), Hughes (Melbourne City), McNair (Manchester United), Baird (Derby County).
Centrocampisti: Davis (Southampton), Norwood, (Reading), C Evans, (Blackburn Rovers), Ferguson (Millwall), Dallas (Leeds United), McGinn (Aberdeen), Ward (Nottingham Forest).
Attaccanti: K Lafferty (Norwich City), Washington (QPR), Magennis (Kilmarnock), Grigg (Wigan Athletic).

Che siano abituati ad essere considerati una squadra materasso (sono però arrivati primi nel loro girone di qualificazione) non c’è dubbio, ma non per questo i Nord Iron, scenderanno in campo meno motivati. Nonostante un destino che sembra segnato, non vi sono stelle in squadra. L’unico giocatore con un certo pedigree è Jonny Evans ex-United, per gli uomini di Michael O’Neill la vera arma in più sarà il gruppo e la voglia di non mollare mai. Potranno bastare ai Nordirlandesi?

GIRONE D (Croazia, Spagna, Repubblica Ceca, Turchia)

Croatia_football_federationCROAZIA

Portieri: Danijel Subasic (Monaco), Lovre Kalinic (Hajduk Split), Ivan Vargic (Rijeka)
Difensori: Vedran Corluka (Lokomotiv Mosca), Darijo Srna (Shakhtar Donetsk), Domagoj Vida (Dynamo Kiev), Sime Vrsaljko (Sassuolo), Gordon Schildenfeld (Dinamo Zagreb), Ivan Strinic (Napoli), Tin Jedvaj (Bayer Leverkusen)
Centrocampista: Luka Modric (Real Madrid), Ivan Rakitic (Barcellona), Mateo Kovacic (Real Madrid), Marcelo Brozovic (Inter), Milan Badelj (Fiorentina), Ivan Perisic (Inter), Marko Rog (Dinamo Zagreb), Ante Coric (Dinamo Zagreb)
Attaccanti: Mario Mandzukic (Juventus), Nikola Kalinic (Fiorentina), Marko Pjaca (Dinamo Zagreb), Andrej Kramaric (Hoffenheim), Duje Cop (Dinamo Zagreb).

Come detto per la Germania, anche la Croazia, sembra essere arrivata all’apice del proprio ciclo. Il Capitano Srna, Modric e Mandzukic dovranno guidare la squadra nell’ultimo salto per essere inseriti tra le grandi squadre europee. Nel gruppo allenato da Cacic, numerosi sono gli “italiani” convocati: da Vrsaljko a Brozovic, da Badelj a Persic, passando per l’ex-inter,Kovacic. Nel 1998 in Francia, i croati, che per la prima volta partecipavano ad una manifestazione internazionale, riuscirono ad arrivare terzi dietro a Francia e Brasile, e Suker vinse la classifica marcatori. Che sia un segno del destino?

RFEFSPAGNA

Portieri: De Gea (Manchester United), Casillas (Porto), Rico (Siviglia)
Difensori: Sergio Ramos (Real Madrid), Piqué (Barcellona), Jordi Alba (Barcellona), Bartra (Barcellona), Azpilicueta (Chelsea), San José (Athletic Bilbao), Juanfran (Atletico Madrid), Bellerin (Arsenal)
Centrocampisti: Bruno Soriano (Villarreal), Busquets (Barcellona), Koke (Atletico Madrid), Thiago Alcantara (Bayern Monaco), Iniesta (Barcellona), David Silva (Manchester City), Fabregas (Chelsea)
Attaccanti: Pedro (Chelsea), Morata (Juventus), Nolito (Celta), Aduriz (Athletic Bilbao), Lucas Vazquez (Real Madrid)

I campioni in carica sono in fase di ricambio generazionale. In porta non ci sarà Casillas, al suo posto DeGea. La difesa sarà guidata da Ramos fresco vincitore della Champions. A centrocampo, per la prima volta senza Xavi, toccherà ad Iniesta far girare la squadra, mentre il giovane Alcantara dovrà dimostrare di essere il degno sostituto di Xavi. In attacco Aduriz avrà il ruolo di puntero, a Pedro e Morata il compito di spaccare le partite. Le furie rosse sono ad un bivio: una vittoria li consacrerebbe come una delle squadre più forti di tutti i tempi, una sconfitta porrebbe fine ad un ciclo irripetibile di trionfi, per il calcio spagnolo.

CzechyREPUBBLICA CECA

Portieri: Petr Cech (Arsenal), Tomas Vaclik (Basilea), Tomas Koubek (Slovan Liberec)
Difensori: Theodor Gebre Selassie (Werder Brema), Roman Hubnik (Viktoria Plzen), Pavel Kaderabek (Hoffenheim), Michal Kadlec (Fenerbahçe), David Limbersky (Viktoria Plzen), Daniel Pudil (Sheffield Wednesday), Marek Suchy (Basilea), Tomas Sivok (Bursaspor)
Centrocampisti: Vladimir Darida (Hertha Berlin), Borek Dockal (Sparta Praga), Daniel Kolar (Viktoria Plzen), Ladislav Krejci (Sparta Praga), David Pavelka (Kasimpasa), Jaroslav Plasil (Bordeaux), Tomas Rosicky (Arsenal), Jiri Skalak (Brighton), Josef Sural (Sparta Praga).
Attaccanti: David Lafata (Sparta Praga), Tomas Necid (Bursaspor), Milan Skoda (Slavia Praga).

Sono lontani i tempi di Nedved, Poborsky e Keller, oggi gli uomini più rappresentativi per i cechi sono Cech e Rosicky. Il primo guiderà la difesa dall’alto della sua esperienza e personalità, il secondo avrà il compito, insieme a Darida, di garantire classe e tempi di gioco ad una squadra navigata ma con poche individualità. Ricordiamoci però, che la Repubblica Ceca vanta un ottimo curriculum agli Europei. Nel 1976 sconfisse ai rigori la Germania, nel 1996 in Inghilterra e nel 2004 in Portogallo solo la sfortuna gli impedirono di disputare la finale.

Federcalcio_turcaTURCHIA

Portieri: Volkan Babacan (Medipol Basaksehir), Onur Recep Kivrak (Trabzonspor), Harun Tekin (Bursaspor)
Difensori: Gokhan Gonul (Fenerbahce), Sener Ozbayrakli (Bursaspor), Semih Kaya (Galatasaray), Ahmet Calik (Genclerbirligi), Hakan Balta (Galatasaray), Caner Erkin (Inter), Ismail Koybasi (Besiktas)
Centrocampisti: Mehmet Topal (Fenerbahce), Selcuk Inan (Galatasaray), Ozan Tufan (Fenerbahce), Oguzhan Ozyakup (Besiktas), Hakan Calhanoglu (Bayer Leverkusen), Nuri Sahin (Borussia Dortmund), Arda Turan (Barcellona), Olcay Sahan (Besiktas), Volkan Sen (Fenerbahce), Emre Mor (Nordsjaelland)
Attaccanti: Burak Yilmaz (Beijing Guoan), Cenk Tosun (Besiktas), Yunus Malli (Mainz).

Gran parte dei giocatori che sono stati convocati per l’europeo gioca nel campionato nazionale, segno di una forte crescita del movimento calcistico in Turchia. La stella della squadra allenata dalla vecchia volpe Terim è, ovviamente, Arda Turan, a lui si chiedono goal ed assist. Altri veterani del gruppo sono: Hakan Balta, Mehmet Topal, Selcuk Inan e Burak Yilmaz. Se il primo posto sembra appannaggio della Spagna, la Turchia non dovrà temere ne la Croazia ne la Repubblica Ceca.

GIRONE E (Italia, Belgio, Svezia, Irlanda)

Sweden_national_football_team_logoSVEZIA

Portieri: Andreas Isaksson (Kasimpasa), Robin Olsen (København), Patrik Carlgren (AIK).
Difensori: Ludwig Augustinsson (København), Erik Johansson (København), Pontus Jansson (Torino), Victor Lindelöf (Benfica) Andreas Granqvist (Krasnodar), Mikael Lustig (Celtic), Martin Olsson (Norwich).
Centrocampisti: Jimmy Durmaz (Olympiakos), Albin Ekdal (Amburgo), Oscar Hiljemark (Palermo), Sebastian Larsson (Sunderland), Pontus Wernbloom (CSKA Mosca), Erkan Zengin (Trabzonspor), Oscar Lewicki (Malmö), Emil Forsberg (Lipsia), Kim Källström (Grasshoppers).
Attaccanti: Marcus Berg (Panathinaikos), John Guidetti (CeltaVigo), Zlatan Ibrahimovic (Psg), Emir Kujovic (Norrköping).

Probabilmente sarà l’ultimo europeo di Ibra, che vorrà quindi chiudere nel migliore dei modi. Il ct Hamren si affiderà al talento e alla classe di Zlatan (62 centri in 128 presenze), per mettere i bastoni tra le Ruote a Belgio ed Italia. Insieme a lui, Isaksson, Granqvist, Källström e Guidetti dovranno garantire solidità e goal ad una squadra altrimenti destinata a fare le valigie molto presto. Curiosità: il ct ha convocato per l’europeo anche Ekdal, che ha esordito tra i professionisti, con il Siena nella stagione 2009/2010.

Belgium_urbsfaBELGIO

Portieri: Thibaut Courtois (Chelsea), Jean-Francois Gillet (Mechelen), Simon Mignolet (Liverpool)
Difensori: Toby Alderweireld (Tottenham), Jason Denayer (Galatasaray), Bjorn Engels (Club Bruges), Nicolas Lombaerts (Zenit), Jordan Lukaku (Oostende), Thomas Meunier (Club Bruges), Thomas Vermaelen (Barcellona), Jan Vertonghen (Tottenham).
Centrocampisti: Moussa Dembele (Tottenham), Marouane Fellaini (Manchester United), Radja Nainggolan (Roma), Axel Witsel (Zenit).
Attaccanti: Michy Batshuayi (Marsiglia), Christian Benteke (Liverpool), Yannick Carrasco (Atletico Madrid), Kevin De Bruyne (Manchester City), Eden Hazard (Chelsea), Romelu Lukaku (Everton), Dries Mertens (Napoli), Divock Origi (Liverpool).

La generazione di fenomeni del Belgio a giugno avrà la possibilità di dimostrare quanto vale. I suoi giocatori fanno parte o sono corteggiati dalle migliori squadre d’Europa. Tra i pali Courtois si è ormai affermato tra i migliori interpreti del ruolo, a guardargli le spalle Mignolet, fresco finalista di Europa League. In difesa Alderweireld, Lombaerts, Vermaelen e Vertonghen sono i titolari inamovibili. In mediana vi sono due posti e per il momento è in vantaggio la coppia Witsel-Nainggolan. In attacco il ct Wilmots avrà l’imbarazzo della scelta, il capitano Hazard, DeBruyne e Lukaku formano un tridente dagli effetti letali. Alle loro spalle scalpitano Mertens, la coppia del Liverpool Origi-Benteke e Carrasco dell’Atletico di Madrid. Il passaggio del turno sembra una formalità e con l’avanzare nella competizione, il Belgio, potrebbero veramente essere la rivelazione del torneo.

356px-Italy_national_football_team_crest.svgITALIA

Portieri: Gianluigi Buffon (Juventus), Federico Marchetti (Lazio), Salvatore Sirigu (Paris Saint Germain)
Difensori: Andrea Barzagli (Juventus), Leonardo Bonucci (Juventus), Giorgio Chiellini (Juventus), Angelo Obinze Ogbonna (West Ham)
Esterni:
Federico Bernardeschi (Fiorentina), Antonio Candreva (Lazio), Matteo Darmian (Manchester United), Mattia De Sciglio (Milan), Stephan El Shaarawy (Roma)
Centrocampisti: Daniele De Rossi (Roma), Alessandro Florenzi (Roma), Emanuele Giaccherini (Bologna), Thiago Motta (Paris Saint Germain), Marco Parolo (Lazio), Stefano Sturaro (Juventus)
Attaccanti: Citadin Martins Eder (Inter), Ciro Immobile (Torino), Lorenzo Insigne (Napoli), Graziano Pellè (Southampton), Simone Zaza (Juventus)

Non c’è mai stato un grosso feeling tra la nazionale italiana e gli europei. Nel 2000 i francesi grazie al golden goal riuscirono a vincere, nel 2004 ci fu il biscotto tra Svezia e Danimarca, nel 2008 ci imbattemmo ai quarti contro la Spagna, futura vincitrice, infine nel 2012 dopo aver battuto di nuovo i tedeschi in semifinale, ritrovammo le furie rosse, e ancora una volta fummo battuti. Il 13 giugno l’Italia esordirà contro il Belgio e vedremo subito di che pasta sono fatti gli azzurri. In difesa il blocco della Juve svestirà la casacca bianconera e indosserà quella azzurra. Davanti a loro Motta e De Rossi dovranno garantire esperienza ad un reparto senza grandi individualità. In attacco dato il sostanziale equilibrio tra le punte, giocheranno quelli più motivati ed in forma. L’Italia è in una delle sue forme meno smaglianti, quindi sarà meglio evitare troppi voli pindarici. Come tifosi sosterremo gli uomini di Conte, sopratutto i più giovani, sperando di ritrovarli il 10 luglio allo Stade de France.

Ireland_FAIRLANDA

Portieri: Darren Randolph (West Ham), Keiren Westwood (Sheffield), Shay Given (Stoke).
Difensori: Cyrus Christie (Derby County), Seamus Coleman (Everton), Richard Keogh (Derby County), Shane Duffy (Blackburn Rovers), John O’Shea (Sunderland), Ciaran Clark (Aston Villa), Stephen Ward (Burnley), Robbie Brady (Norwich City).
Centrocampisti: Aiden McGeady (Everton), David Meyler (Hull City), Jeff Hendrick (Derby County), Stephen Quinn (Reading), James McCarthy (Everton), Glenn Whelan (Stoke City), Jonathan Walters (Stoke City), Wes Hoolahan (Norwich City), James McClean (West Bromwich).
Attaccanti: Shane Long (Southampton), Robbie Keane (Los Angeles Galaxy), Daryl Murphy (Ipswich Town).

Se l’Irlanda del Nord piange, l’altra Irlanda non ride. Infatti, un un girone con Belgio, Italia e Svezia, ai ragazzi di Martin O’Neill sembra essere toccato il ruolo di vittima sacrificale. A guidare la spedizione in Francia, ci sarà ancora la vecchia guardia: Given tra i pali, O’Shea, ex-United in difesa, la promessa, non del tutto mantenuta McGeady a centrocampo e l’inossidabile Keane in attacco. A O’Neill occorrerà fare ricorso a tutti gli amuleti possibili, se non vuole che la sua l’Irlanda ritorni troppo in fretta a casa.

GIRONE F (Austria, Portogallo, Islanda, Ungheria)

Knattspyrnusamband_Íslands_KSÍ_logoISLANDA

Portieri: Hannes Thor Halldorsson (Bodo-Glimt), Ogmundur Kristinsson (Hammarby), Ingvar Jonsson (Sandefjord)
Difensori: Birkir Mar Saevarsson (Hammarby), Ragnar Sigurdsson (Krasnodar), Kari Arnason (Malmoe), Ari Freyr Skulason (Odense), Haukur Heidar Hauksson (Aik Stoccolma), Sverrir Ingi Ingason (Lokeren), Hordur Bjorgvin Magnusson (Cesena), Hjortur Hermannsson (Goteborg)
Centrocampisti: Aron Einar Gunnarsson (Cardiff), Emil Hallfredsson (Udinese), Birkir Bjarnason (Basilea), Johann Berg Gudmundsson (Charlton), Gylfi Thor Sigurdsson (Swansea), Theodor Elmar Bjarnason (Aarhus), Runar Mar Sigurjonsson (Sundsvall), Arnor Ingvi Traustason (Norkoeping)
Attaccanti: Eidur Smari Gudjohnsen (Molde), Kolbeinn Sigthorsson (Nantes), Alfred Finnbogason (Augsburg), Jon Dadi Bodvarsson (Kaiserslautern).

La piccola Islanda arriva per la prima volta nella sua storia, a disputare una competizione internazionale. Gudjohnsen ex di Chelsea e Barcellona è il giocatore più importante, non solo perché è l’uomo con più esperienza, ma perché è l’unico giocatore il cui cognome termina in -sen, invece che in -son, come è invece per il resto della rosa. Vi sono poi due conoscenze del campionato italiano, i centrocampisti Hallfredsson e Bjarnason. La squadra più a nord dell’intero torneo, è riuscita, vincendo lo spareggio, ad eliminare l’Olanda. A giugno, gli occhi di tutti e 3200.000 islandesi, saranno puntati sulla loro piccola nazionale, che affronterà, alla pari, le più forti nazionali del calcio europeo.

OFBAUSTRIA

Portieri: Robert Almer (Austria Vienna), Heinz Lindner (Eintracht Francoforte/Ger), Ramazan Oezcan (Ingolstadt/Ger).

Difensori: Aleksandar Dragovic (Dynamo Kiev/Ucr), Christian Fuchs (Leicester/Ing), Gyoergy Garics (Darmstadt/Ger), Martin Hinteregger (Borussia Moenchengladbach/Ger), Florian Klein (Stoccarda/Ger), Sebastian Proedl (Watford/Ing), Markus Suttner (Ingolstadt/Ger), Kevin Wimmer (Tottenham/Ing).
Centrocampisti: David Alaba (Bayern Monaco/Ger), Julian Baumgartlinger (Magonza/Ger), Martin Harnik (Stoccarda/Ger), Stefan Ilsanker e Marcel Sabitzer (Lipsia/Ger), Jakob Jantscher (Lucerna/Svi), Zlatko Junuzovic (Werder Brema/Ger), Valentino Lazaro (Salisburgo), Alessandro Schoepf (Schalke 04/Ger).
Attaccanti: Marko Arnautovic (Stoke City/Ing) Lukas Hinterseer (Ingolstadt/Ger), Rubin Okotie (Monaco 1860/Ger), Marc Janko (Basilea/Svi).

L’Austria del commissario tecnico Marcel Koller farà il suo esordio all’Europeo in Francia martedì 14 giugno alle ore 18 contro l’Ungheria. Gli uomini più importanti sono Fuchs campione d’Inghilterra, Alaba che può giocare come terzino centrale difensivo e centrocampista, e Arnautovic campione d’Europa con l’Inter. Tra le possibili rivelazioni c’è il difensore centrale del Tottenham Kevin Wimmer, classe 92, che potrebbe rappresentare una buona alternativa ai difensori centrali Dragovic ed Hinteregger. Altro giocatore interessante, Lukas Hinterseer, attaccante classe 91 dell’Ingolstadt, è una valida alternativa al titolare, il più esperto Marc Janko.

Portugal_FPF_crestPORTOGALLO

Portieri: Anthony Lopes (Lione), Eduardo (Dinamo Zagabria) e Rui Patricio (Sporting)
Difensori: Bruno Alves (Fenerbahce), Cedric Soares (Southampton), Jose’ Fonte (Southampton), Eliseu (Benfica), Pepe (Real Madrid), Raphael Guerreiro (Lorient), Ricardo Carvalho (Monaco) e Vieirinha (Wolfsburg)
Centrocampisti: Adrien Silva (Sporting Lisbona), Joao Mario (Sporting Lisbona), William Carvalho (Sporting Lisbona), Andre’ Gomes (Valencia), Danilo Pereira (Porto), Renato Sanches (Benfica) e Joao Moutinho (Monaco)
Attaccanti: Cristiano Ronaldo (Real Madrid), Eder (Lille), Nani (Fenerbahçe), Rafa Silva (Braga) e Ricardo Quaresma (Besiktas).

Il Portogallo ha sempre avuto difensori rocciosi( Germano,Couto, Pepe), centrocampisti sopraffini, (Coluna, Ruicosta, Moutinho) ma ha sempre sofferto la mancanza di un bomber che completasse il puzzle. Anche questa volta dovranno essere le magie di CR7, affiancato da Nani e Quaresma e dare una soluzione a questo atavico problema. Dopo la sconfitta in finale, nell’europeo di casa, ai lusitani manca ancora la vittoria in un torneo internazionale. A partire dal 2000, sconfitta in semifinale con la Francia di Zidane, i portoghesi hanno disputato ottimi europei. Nel 2004 secondi, nel 2008 fuori ai quarti, nel 2012 sconfitti ancora in semifinale, questa volta dalla Spagna.

download (1)UNGHERIA

Portieri: Gábor Király (Swietelsky-Haladás), Dénes Dibusz (Ferencváros), Gulácsi Péter (RB Leipzig)
Difensori: Attila Fiola (Puskás Akadémia), Barnabás Bese (MTK Budapest), Richárd Guzmics (Wisla Kraków), Roland Juhász (Videoton FC), Ádám Lang (Videoton FC), Tamás Kádár (Lech Poznan), Mihály Korhut (DVSC-Teva).
Centrocampisti: Ádám Pintér (Ferencváros), Gergő Lovrencsics (Lech Poznan), Ákos Elek (DVTK), Zoltán Gera (Ferencváros), Ádám Nagy (Ferencváros), László Kleinheisler (Werder Bremen), Zoltán Stieber (Nürnberg)
Attaccanti: Balázs Dzsudzsák (Bursaspor), Ádám Szalai (Hannover), Krisztián Németh (Al-Gharafa), Nemanja Nikolics (Legia Warszawa), Tamás Priskin (Slovan Bratislava), Dániel Böde (Ferencváros).

Dopo 30 anni, era il 1986, l’Ungheria ritorna a partecipare ad un torneo internazionale. Sono ormai lontani i tempi in cui i magiari erano considerati la “Aranycsapat (Squadra d’Oro)”, una sorta di Spagna degli anni ’50. In Francia i nipoti di Puskas e soci, cercheranno di disputare un europeo onorevole, sperando magari nel superamento del loro girone. Molti dei convocati militano nel campionato nazionale o in squadre dell’est-Europa. L’uomo più importante è Gera, con alcuni trascorsi in Premier League. Come per le due Irlanda e l’Islanda, sarà comunque il collettivo a fare la differenza e a spingere gli ungheresi oltre i propri limiti.

adidas_euro_2016_omb_2060945_238301LE GARE DELL’ITALIA

  • LUNEDÌ 13 GIUGNO

Gruppo E:

ITALIA – Belgio: ore 21.00

  • VENERDÌ 17 GIUGNO

Gruppo E:

ITALIA – Svezia: ore 15.00

  • MERCOLEDÌ 22 GIUGNO

Gruppo E:

ITALIA – Irlanda: ore 21.00

Buon Europeo a tutti.

M.M.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
13087791_781774098632793_5840423491069120078_n

Verso Imola, consideriamo il Triangolo

Infine arrivarono i playoff. Chi l’avrebbe detto qualche mese fa eh?

Reduce da alti e bassi leggermente inquietanti la Mens Sana si prepara alla sfida contro Imola consapevole del fatto che ha poco, se non nulla, da perdere. Più che altro ha solo da guadagnare nel provare a dare tutto in queste partite (non solo per l’aspetto morale, anche il cash di qualche incasso non dispiacerebbe).

L’accoppiamento con Imola è particolarmente interessante perché, come anticipato da Mecacci sul Corriere di Siena, è una sfida tra squadre che giocano una bella pallacanestro. Ma è anche vero che il loro livello di gioco lo hanno raggiunto attraverso percorsi differenti: da una parte la Mens Sana ha puntato fin da inizio anno sulla crescita dei singoli, arrivando a costruirsi un gioco corale in grado di esaltare i punti forti nascondendo i (tanti) deboli. Dall’altra Imola, come ogni squadra di coach Ticchi che si rispetti, ha implementato la Triple Post Offense costruendo le proprie fortune su quella.

È proprio su quest’aspetto che giocoforza ruotano le attenzioni quando si parla di Imola.

Il triangolo nostrale

Giampiero Ticchi è da sempre considerato il profeta italiano della Triple Post Offense, o Sideline Triangle o Triangolo che dir si voglia. Chiunque abbia una pur minima infarinatura o conoscenza di basket ha sentito almeno una volta parlare di questa tipologia di attacco, più che altro per i successi che Phil Jackson ha costruito su di essa: si basa su un perfetto controllo delle spaziature in campo e sulle letture dei giocatori in grado di creare costantemente un pericolo nella metà campo offensiva.

Non voglio né sono in grado di fare un pippone sulla triangolo, ma è importante avere in mente alcuni aspetti chiave perché li rivedremo nella sfida contro Imola.

  • I compiti di regia sono distribuiti tra tutti i giocatori: in questo modo la difesa ha vita difficile nel trovare punti di riferimento.
  • L’importanza dell’uomo d’area: un giocatore in grado di ricevere palla in post basso e da lì “vedere” tutto il campo e riaprire per i compagni. Quello che per i Bulls di Jordan era Horace Grant o Pippen, per i Lakers di Kobe era prima Shaq e poi Gasol e che per Imola è Maggioli (ti voglio bene Michele, ma accanto agli altri nomi l’effetto è un po’ quello delle unghie sulla lavagna…).
  • Passare la palla: è un fondamentale che vale per tutti gli attacchi, ma nella Triangolo viene elevato ancora di più. Senza il passaggio la Triangolo è sostanzialmente “quattro bischeri che tagliano a caso e uno che palleggia”.
  • Pericolo costante: tutti i giocatori devono essere sempre pericolosi (sempre in posizione di tripla minaccia) e soprattutto in movimento costante, imparando il timing perfetto per i tagli.
  • Il segreto di Pulcinella: se faccio la Triangolo con cinque brodi il risultato non sarà tanto differente al virgolettato di cui al punto precedente. Per un attacco del genere ci vuole un alto QI cestistico, visione di gioco e abilità di passaggio. Aspetti difficili da trovare tutti assieme in Nba, figuriamoci in Italia…

(Per chi volesse approfondire ci sono questi due video di coach Nick e questo bell’articolo di David Breschi, aka Ciombe, in cui sostiene quanto ormai sia un sistema di gioco superato).

Come viene assimilato tutto questo da Imola? Vediamolo.

Tex Winter Porn
Tex Winter Porn

Questo è uno degli schemi base che Ticchi usa da sempre, addirittura se sfogliate le sue dispense sul sito Fip è il primo che viene illustrato. Un blocco cieco di Maggioli per l’uomo che va nell’angolo opposto, seguito da un blocco sulla palla che porta il palleggiatore nel cuore dell’area. Quello che salta agli occhi non è tanto la conclusione finale (comunque presa con molto spazio) ma il “volume di gioco” creato dalla squadra anche e soprattutto lontano dalla palla.

tpo2
Toccherà correre in difesa…

Quando parlavo di letture mi riferivo invece a cose come questa. La Triangolo lascia una dose importante di libertà al singolo, che quindi deve essere in grado di capire cosa succede in campo in una frazione di secondo e scegliere sempre l’opzione migliore tra le tante che il sistema gli fornisce. Di solito a questo livello sei incredibilmente fortunato se trovi un giocatore in grado di fare queste cose, per la Triangolo ne servirebbero cinque sempre in campo. Diciamo che adesso potete capire perché la carriera di Ticchi non sia stata proprio sempre fortunatissima…

Oltre a tutto questo serve Lui. Ovvero un giocatore in grado di farti fare il salto di qualità che, come detto sopra, per Ticchi è Maggioli. Partiamo dal fatto che a 38 anni Maggioli è in una forma fisica che alcuni ventenni si sognano la notte: gioca più di venti minuti a partita (l’anno scorso erano trenta…) e le sue cifre sono particolarmente bugiarde. Maggioli è uno dei cardini della squadra, probabilmente non esagero se lo metto come importanza al pari di Anderson (miglior realizzatore della squadra e jolly per quando c’è da inventare dal nulla un canestro).

Quelle mani lì
Quelle mani lì

Quando dico che per questo sistema di gioco ci vogliono i passatori intendo robe come questa. Maggioli oltre ad avere esperienza da vendere è un pericolo costante per la difesa avversaria, che è costretto a rispettarlo in ogni zona del campo. Perchè anche da oltre la linea dei tre punti può inventare una cosa del genere.

In difesa Michelone non si schioda dall'area. Brutto affare per le penetrazioni al ferro di Truck
In difesa Michelone non si schioda dall’area. Brutto affare per le penetrazioni al ferro di Truck

Ticchi chiaramente trae vantaggio da tutto questo e lo ha reso uno dei giocatori chiave dell’attacco, il rovescio della medaglia è però che con lui in panchina l’attacco diventa più farraginoso, anche perché Amoni non può chiaramente fare le stesse cose.

Punti deboli

13015457_780935392049997_2794400339162817390_n

Questo ultimo passaggio ci porta al discorso che maggiormente c’interessa, ovvero cosa può fare la Mens Sana contro questo sistema. Partiamo dal concetto che descritta a parole la Triangolo può sembrare la panacea di tutti i mali della pallacanestro, ma la realtà è differente. Come già detto ci vuole un determinato tipo di giocatori per eseguirla bene, il livello dell’A2 non permette di sguazzare nella qualità (se è per questo nemmeno l’A1) e quindi anche Imola spesso incorre in pesanti passaggi a vuoto nell’arco dei quaranta minuti.

La Mens Sana ha dimostrato durante l’arco della stagione di poter essere una squadra che difensivamente fa la differenza e in questa serie di playoff sarà messa alla prova proprio da questo punto di vista su qualcosa che non ha ancora sperimentato. Se DiLiegro riuscirà a recuperare in tempo sarà per esempio possibile affrontare Maggioli ad armi pari, considerando che sulla difesa statica il numero 1 biancoverde ha sempre dimostrato di poter dire la sua più che bene. Sarà principalmente una guerra di nervi e di concentrazione, ben sapendo che un taglio perso fa tutta la differenza del mondo contro questa squadra.

Potrebbe essere più difficile poter spendere Roberts come jolly difensivo contro il creatore di gioco di turno (come Ramagli ha fatto spesso durante l’anno), semplicemente perché in questo caso il pericolo è più ‘diffuso’. Ma ciò non toglie che gli potrebbero essere affidati compiti speciali su Anderson, proprio perché quest’ultimo è il giocatore a cui Imola ricorre quando l’attacco inizia a faticare.

Alla fine della giostra ci dobbiamo ricordare che la Triple Post Offense, nonostante tutta l’epica che si porta dietro da decenni, non è né meglio né peggio di tanti altri sistemi di gioco. La differenza, come sempre, la fanno i giocatori che interpretano il singolo sistema e come esso si adatta alle loro caratteristiche.

Le premesse per una bella serie ci sono tutte, speriamo vengano mantenute.

Alla prossima.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
1014345_760393507437519_6588902653674808128_n

L’uomo giusto al posto giusto

Era metà Luglio quando con Alessandro Ramagli avemmo la prima lunga chiacchierata. Nelle sue parole si trovavano già quelli che sarebbero stati elementi della stagione che ancora doveva iniziare, soprattutto quando parlava di un programma/scommessa. Una scommessa che sapeva essere rischiosa ma che abbracciò per la volontà di venire a Siena, per quello che questa società rappresentava. A distanza di mesi da quelle parole ne sono successe di tutti i colori; con una società a un passo dal baratro sarebbe stato comprensibile trovare una persona che perlomeno rimpiangesse la scelta ‘di pancia‘ fatta in estate (come lui stesso la definì).

Invece ho trovato un coach forse ancora più motivato a fare bene, nonostante la valanga di notizie terrificanti ricevute negli ultimi tempi e la quantità di pressioni con cui ha dovuto fare i conti. Vedendola dall’esterno ho passato settimane a chiedermi come avesse fatto a tenere sotto controllo la squadra: nonostante voci, rumors, mercato in fibrillazione, stipendi in ritardo la Mens Sana ha vacillato ma non è mai crollata, come ci si poteva umanamente aspettare. È questo che mi ha spinto nel suo ufficio per una lunga intervista che alla fine ruota su un solo grande punto interrogativo: come diavolo ci è riuscito?

10409639_749214558555414_549064839830745832_n

Sono passati otto mesi da quella prima conferenza stampa in cui confessASTI di aver voluto fortemente venire a Siena. In questi otto mesi è successo di tutto, qual è il Tuo bilancio fino ad ora?

“Il mio bilancio è sintetizzato dalla nostra situazione attuale, non tanto sportiva quanto generale. Di fatto sono arrivate al capezzale di questa istituzione talmente tante persone, che non necessariamente hanno un nome e un cognome altisonante, da far capire come la Mens Sana sia nel cuore della città. Non mi ricordo un altro moto spontaneo di queste dimensioni da altre parti che abbia portato al salvataggio di un club. Questo secondo me è la giusta sintesi di quello che al tempo mi dette una spinta in più per accettare di entrare a far parte della Mens Sana”.

Nel soccorso dato alla società haI rivisto i motivi che TI hanno spintO qui?

“Assolutamente si. Finché la vedi dal di fuori ti dicono ‘la Mens Sana è una fede, una passione, la diciottesima contrada’ eccetera. Ci credi, magari lo vedi anche da avversario, ma quando ci sei personalmente avverti un’altra storia. Il modo in cui la gente si è stretta intorno a noi, anche mettendosi le mani in tasca, è stato qualcosa che altrove non sarebbe mai successo”.

A fronte di una stagione che sta andando oggettivamente molto bene c’è stato un singolo momento in cui haI pensato ‘Ok, siamo sulla buona strada, possiamo toglierci delle soddisfazioni’?

“Siamo talmente pazzi che non c’è mai stato un momento in cui abbiamo potuto programmare la nostra stagione. In realtà abbiamo sempre vissuto alla giornata e questa è stata la nostra forza. Certo se dovessi tornare indietro di qualche settimana credo che le tre vittorie consecutive all’inizio del girone di ritorno, anche per il modo in cui sono arrivate, a Latina a Casale e a Reggio Calabria abbiano un po’ svoltato la stagione. Ci hanno proiettato in una zona di classifica che onestamente non pensavamo ci potesse appartenere”.

Fin da inizio stagione avevI detto ‘Se arriviamo in fondo come siamo adesso sarà un fallimento’. Adesso i miglioramenti di giocatori come Bryant, Cucci e Bucarelli, solo per citarne alcuni, sono sotto gli occhi di tutti. Come haI fatto col suo staff tecnico a concretizzare simili passi avanti nel gioco dei singoli giocatori?

“Sia Mecacci che Monciatti mi hanno sempre detto che se noi avessimo puntato l’attenzione sul loro miglioramento, invece che sul raggiungimento di un risultato sportivo, probabilmente avremmo messo nelle loro mani qualcosa di tangibile e fruibile immediatamente. Poi secondo me è più cresciuta la squadra di quanto non siano cresciuti i singoli, credo infatti che ci sarà anche lavoro per il futuro. Secondo me ci sono margini significativi per alcuni giocatori, che poi si rifletteranno sulla crescita della squadra”.

983704_760393457437524_809520084097748547_n

A questo riguardo qual è il giocatore col maggior potenziale inespresso?

“Secondo me tutti hanno del potenziale, ma è chiaro che più sei giovane e più hai cose da imparare e fieno da mettere in cascina. In questo momento abbiamo nel roster due giocatori del ’98, è chiaro che sono due giocatori diversamente interessanti, uno per la sua solidità, l’altro per il suo talento. Sono due giocatori sui quali è stato fatto un investimento significativo da tutta la Mens Sana e quindi mi riferisco soprattutto a loro due. Bucarelli e Masciarelli sono due ragazzi talmente giovani che hanno davvero tanto futuro davanti a loro, hanno le potenzialità per fare una crescita significativa. Poi a scendere tutti gli altri, parlando di chi ha una carta d’identità meno verde”.

Siamo vicini al termine della regular season e tra le squadre passate per Viale Sclavo non ce ne sono molte che giochino un basket più bello di quello della Mens Sana. Come si arriva a questo livello partendo da una base di talento che non è certo eccelsa?

“Non so se siamo una squadra che gioca bene. È vero però che abbiamo cercato di trasformare i disequilibri che c’erano all’interno del nostro roster, legati al modo in cui i giocatori potevano stare insieme sul campo, e abbiamo cercato di farli diventare equilibri. Lo abbiamo fatto anche cambiando in modo particolare la struttura della squadra. Penso ad esempio a Borsato che parte playmaker o Bryant che viene usato da point scorer e da killer, tutte una serie di cose che hanno cambiato la fisionomia della squadra. Credo infatti che una squadra giochi bene a pallacanestro quando al suo interno si stabiliscono degli equilibri. Noi pezzo per pezzo abbiamo chiesto ai giocatori di fare delle cose che erano molto inclini alle loro caratteristiche, ma che messi assieme nello stesso momento avremmo fatto fatica a chiedergli. Far diventare Roberts un creatore di gioco, far diventare Borsato un equilibratore, far diventare Bryant un finalizzatore in modo quasi strutturale ha dato alla squadra degli equilibri”.

Negli ultimi due mesi ha dovuto avere a che fare con una situazione extra parquet molto complicata. Qual è stato il Tuo primo pensiero quando le notizie al riguardo sono iniziate a filtrare?

“Il primo pensiero è stato ‘speriamo che tutto questo possa non avere un’influenza diretta su quello che accade in campo’. Perché poi noi viviamo quotidianamente il campo e nel momento in cui questo viene inficiato da quello che accade attorno diventa molto frustrante. La speranza era che nonostante tutto la squadra non ricevesse un effetto troppo negativo. Direi che fortunatamente fino ad oggi tutti abbiano contribuito affinché questo accadesse il meno possibile e direi che l’andamento del girone di ritorno lo dimostra”.

Come si gestisce una squadra in una situazione simile? È facile a quel punto perdere il controllo, come haI fatto a tenere insieme i pezzi?

“Perché abbiamo tirato la rete che avevamo buttato in acqua il 20 di Agosto. Se da quel giorno fino all’inizio di Febbraio, quando la situazione ha preso quella piega, avessimo seminato male probabilmente al momento di tirare su la rete non avremmo trovato niente. Invece abbiamo seminato bene, in termini tecnici, in termini di rapporti umani, in termini di serietà e onestà e questo fa si che quando la situazione diventa difficile è più probabile che tutti facciano un passo avanti, invece di uno indietro. Ma questa cosa è figlia di quello che è accaduto dall’inizio della stagione fino a quando sono iniziati i problemi”.

12801239_749214331888770_8507748385382040610_n

21 Febbraio, partita a Tortona, brutta sconfitta seguita a un periodo di profonde incertezze. RientrI in spogliatoio e cosa dicI alla squadra?

“Gli ho detto che noi in quel periodo eravamo i migliori sponsor di noi stessi. In una situazione come quella era molto facile dare un’immagine di arrendevolezza e rinuncia, molto meno facile darne una di solidità e voglia di stare insieme. Ma la prima cosa sarebbe stata una pessima pubblicità per noi stessi, invece coesione e stare insieme avrebbe fatto un altro effetto. Quindi anche di fronte a delle oggettive difficoltà, perché in quel periodo lottavamo anche con gli infortuni, alla fine hanno trovato la forza per fare la partita con Agrigento, che è stata un po’ la chiave di volta decisiva per mettere la parola fine al discorso salvezza”.

È stato il momento più complicato DELLA STAGIONE?

“Si, perché quando abbiamo perso due partite di fila all’andata a Omegna e con Tortona era molto difficile, ma non ce ne siamo nemmeno resi troppo conto. Eravamo nuovi di zecca e stavamo pensando alle nostre cose, a come stare in campo, questo ci ha tolto i pensieri di quello che poteva diventare un periodo negativo. Invece le due sconfitte a Tortona e con Omegna sono state più complicate perché si inserivano in un momento particolare della società e della squadra, era la prima volta che eravamo davvero alle corde. Avevamo bisogno di metterci i guantoni davanti alla faccia, prendere due botte, cercando di farci meno male possibile”.

HaI avuto dei contatti finora con la nuova proprietà?

“Molto marginali. Anche la nuova proprietà è espressione di tutte le persone che si sono messe le mani in tasca, immagino quindi quanto sia complicato anche per loro avere a che fare con la gestione ordinaria di una società come questa. Mi sembrano talmente assorbiti dal compito che, al di là dell’ovvia conoscenza, non abbiamo avuto molte occasioni per avere rapporti più dettagliati. Li vediamo assorbiti da queste carte, ma rappresentano una novità con cui ancora non abbiamo preso un contatto diretto e profondo”.

La stagione era partita puntando ufficialmente a una salvezza tranquilla, salvo ritrovarsi ora nelle zone alte della classifica. Te lo aspettavi?

“Secondo me abbiamo offerto alla piazza un obiettivo reale, cioè la salvezza non era un modo di proporre un obiettivo sottodimensionato facilmente raggiungibile. C’erano motivi: una squadra nuova, uno staff nuovo e un campionato completamente nuovo, quindi capirne i picchi in positivo e in negativo era molto difficile. Però di fatto in quella zona di classifica non ci siamo mai stati, questo mi fa pensare che la bontà dei giocatori, quello che abbiamo fatto, il modo in cui siamo cresciuti ci hanno permesso di stare in una dimensione leggermente superiore. Com’è giusto che sia in una programmazione seria cambi obiettivo una volta raggiunto il precedente, noi abbiamo fatto così. Dopo la vittoria ad Agropoli, quando si è aperta la prospettiva di entrare nei playoff abbiamo giustamente alzato l’asticella, individuando un obiettivo difficile ma raggiungibile”.

Cosa ti aspetti da questo rush finale?

“Mi aspetto difficoltà perché questa è una squadra dove ci sono tanti giocatori che una stagione così lunga da protagonisti non l’hanno mai giocata. Mi aspetto le difficoltà del caso, quando fai una cosa nuova hai l’entusiasmo di farla ma ti misuri con qualcosa che richiede uno sforzo fisico e mentale, stare sul pezzo per nove mesi non è come fare una stagione di cinque mesi. Questa è una cosa che dovremo sperimentare tutti insieme, cercando noi più vecchi di far capire quali sono le cose giuste, di proporre dei carichi che siano adatti a una squadra con pochi effettivi e quindi con alle spalle una richiesta fisica importante, provando a usare l’arma dell’entusiasmo per divertirci il più possibile nella parte finale della stagione”.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
chi-la-visto

Chi l’ha visto?

Alzi la mano chi non si è mai chiesto che fine avesse fatto questo o quel calciatore dopo essere passato da Siena. Ecco io volevo proprio sapere cosa era capitato ad alcuni di questi giocatori che hanno militato con alterne fortune nella Robur. Stavolta parleremo di Nanni bomber mancato, uscito fuori dai racconti di Osvaldo Soriano, Raja Jordà puntero di scorta, giunto a Siena nell’anno della penalizzazione in Serie B e di Codrea mediano bianconero per tre stagioni.

NANNI – 25 ottobre 2005, sono già passati più di 10 anni da quando esordiva in serie A “El Pistolero” Antonio Roberto Nanni. Sembra ieri, quando il buon vecchi Gigi De Canio decise di far esordire il centravanti argentino. Nato ad Azul il 20 agosto del 1981, muove i suoi primi passi nella società dilettantistica dell’Alumni Azuleno. A 16 anni viene chiamato dal Velez Sarsfield di Buenos Aires. Dopo 4 anni nel loro settore giovanile, a 20 anni il 26 agosto 2001 debutta in prima squadra.Il suo primo goal arriva il 3 ottobre 2001 contro il Lanus. L’anno successivo riesce a ritagliarsi un posto da titolare in prima squadra e con 22 centri arriva secondo nella classifica marcatori della Primera Division. E’ proprio in quell’anno che viene soprannominato “El Pistolero”.

thJHPQ0BC1be4486ab4153bda02f72df3be2686b06-31005-46d0d2d6a80d48706aa3d793de24ca67thN3K281A3

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo il suo exploit in patria, sbarca in Europa alla Dinamo Kiev che lo acquista per 5 milioni di euro. Il debutto con la nuova squadra avviene addirittura in Champions League il 5 novembre 2003 in un match contro l’Arsenal. Ad ottobre del 2004 viene girato agli spagnoli dell’Almeria, che milita nella serie B spagnola. A fine prestito ritorna nella società ucraina. Ecco che nell’estate del 2005 le strade del centravanti argentino e quella della Robur si incontrano. Nanni arriva alla corte di De Canio in prestito durante il mercato estivo. Presentato il 14 luglio 2005, debutta con la maglia bianconera in Coppa Italia il 7 agosto 2005 nella vittoria per 2 a 1 contro la Juve Stabia. Dopo alcuni spezzoni di gara con Atalanta e Avellino, De Canio decide che è giunto il momento di farlo esordire in campionato. Il Mister lo vede bene in coppia con Enrico Chiesa (povero De Canio che abbaglio aveva preso). Debutta nella serie A italiana il 25 ottobre 2015 come titolare, nella partita contro la Fiorentina. Finirà 2 a 1 per i violacei. La domenica successiva contro il Chievo Verona entra al 19′ della ripresa, per poi essere sostituito dopo appena 5 minuti in favore di Rey Volpato. Ormai ai margini della squadra, Nanni deve fare i conti anche con la concorrenza. Infatti Bogdani sta attraversando un ottimo momento di forma riuscendo ad andare a segno con continuità. Questo per il “bomber” argentino è tutto con la maglia bianconera.

Nella sessione del mercato invernale viene spedito al Messina, dopo aver fatto ritorno a Kiev. I peloritani dopo aver ceduto Zampagna, vecchia conoscenza del Rastrello e Iliev stanno tentando di salvarsi. La situazione è però complicata e alla fine la squadra allenata da Bortolo Mutti retrocede (sarà poi riammessa in serie A dopo lo scandalo di Calciopoli). Nanni dal canto suo riesce a segnare soltanto un solo misero goal al Lecce. La stagione 2006/2007 Nanni viene parcheggiato di nuovo al Sud. Questa volta è il Crotone a credere nel calciatore. L’annata parte male e a gennaio il passaggio di testimone tra Elio Gustinetti e Guido Carboni non porta i risultati sperati. Alla fine il Crotone retrocede.

s_9801_2005_1

nanni

 

nanni14-2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A gennaio 2008 Nanni, dopo la deludente parentesi europea, ritorna in Argentina al Velez. Qui sembra tornare ai vecchi tempi e riesce a vincere il torneo di Clausura 2009. Nell’estate del 2009 si accasa al Cerro Porteno, squadra paraguaiana con la quale raggiungerà la semifinale di Copa Sudamericana 2009. Nel 2010 è il miglior marcatore del torneo di Clausura (Paraguay). Nel 2011 addirittura arriverà alla semifinale di Copa Libertadores. Ancora vittoria del torneo apertura 2012. Alla fine nel 2013 dopo alcuni contrasti con la società, Nanni lascia il Cerro Porteno con 59 goal in tutte le competizioni e 5° miglior marcatore della storia del club. Dopo una breve parentesi all’Atlanta nel 2013, c’è di nuovo ritorno al Velez. Nel 2016 dopo 112 presenze e 38 reti si trasferisce al Cucuta Deportivo, squadra colombiana che milita nella Primera A. Ad oggi “El pistolero” continua ancora a gonfiare le reti in colombia, senza troppi rimpianti per quello che poteva essere e non è stato.

RAFA JORDA’ – Rafael Giorda da Ruiz Assin nasce a Santa perpetua de Mogoda, vicino a Barcellona, il 1° gennaio 1984. Fin da piccolo si nota subito la sua indole di zingaro del pallone. In tre anni, a partire dalla stagione 2001/2002 gioca nelle giovanili del Damm, del Valencia nel 2002/2003 e del Numancia 2003/2004. Nel 2003/2004 esordisce tra i professionisti nel Numancia B che gioca nella 3° serie spagnola. Grazie al suo fisico imponente 1,92 cm per 80kg, si dimostra un valido attaccante per questa categoria. Dal 2005 al 2008, con alcune brevi parentesi al Club Peralta e al Benidorm, colleziona col Numancia 47 presenze e 7 reti.

10235_empoli_rafa

 

1348674278_extras_mosaico_noticia_1_1

n_rafa_jorda_rafa_jorda_ruiz_de_assin-2012104 (1)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella stagione 2008/2009 si accasa all’Alicante. Anche qui però la sua esperienza dura poco e nell’estate del 2009 si trasferisce ai cugini dell’Hercules. Qui però le cose vanno ancora peggio e non riesce a scendere in campo nemmeno una volta. Dopo appena un anno decide di cambiare aria e questa volta si fa avanti il Levante, che disputa la Liga Spagnola. Partendo come riserva riesce comunque a racimolare 37 presenze condite da 7 reti. Al suo debutto, sabato 30 gennaio 2010, addirittura mette a segno la rete della vittoria contro il Villareal. Dopo 3 anni a Valencia, sponda Levante, il nostro Rafa viene sedotto dalle sirene dell’estremo oriente. Nella stagione 2012/2013 sbarca nel campionato cinese, la Chinese Super League, acquistato dal F.C. Guizhou Renhe di Pechino. Con 17 reti in 35 presenze diviene il miglior marcatore della squadra che riesce a portare fino al 4° posto in campionato.

BARCELONA - LEVANTE

 

Nel febbraio 2014 Rafa Jordà decide di fare ritorno verso casa e durante la strada decide di accasarsi al Siena. Dopo una buona prima parte di stagione i bianconeri perdono nel mercato di gennaio i 2/3 della prima linea. Le partenze di Giannetti e Paolucci sono vuoti difficili da colmare sopratutto per una squadra come il Siena sempre costretta ad inseguire. La Robur si mette allora alla ricerca di un centravanti a buon mercato per rimpiazzare le perdite, almeno dal punto di vista numerico. Insieme a Rafa Jorda arriva alla corte di Beretta Fabbrini dal Watford e vengono aggregati in pianta stabile alla prima squadra due giovani, Rosseti e Cappelluzzo. Rafa Jordà riuscirà ascendere in campo per 10 volte mettendo a segno 2 goal, di cui uno nell’importante pareggio in casa con l’Empoli di Sarri.

Rafa-Jorda-celebrates-450x350

 

 

1238418431_0

 

 

 

 

 

 

 

 

Al termine della stagione Rafa riparte di nuovo, stavolta verso il Mar caspio, e più precisamente in direzione di Tbilisi, Georgia, patria della Dinamo. Squadra di lunga tradizione nel panorama calcistico russo, la Dinamo è la prima squadra del proprio paese. Purtroppo anche in questa esperienza Rafa raccoglie poche soddisfazioni, non riuscendo mai ad andare a segno. Voglio pensare che forse un giorno preso dalla nostalgia, Rafa senta il bisogno di ritornare alla sua Santa Perpetua raccontando la sua vita di pellegrino del pallone.

PAUL CODREA – Codrea nasce a Timisoara, cittadina rumena vicino al confine con l’Ungheria, il 4 aprile 1981. Dal 1992 fino al 1996 gioca nelle giovanili del Politehnica di Timisoara. Dopo essere andato in prestito alla Dinamo Bucarest nel 1996, esordisce tra i professioni nel 1997 nella seconda divisione rumena, sempre con il Politehnica Timisoara. Nel 1999 arriva all’ Arges Dacia Pitesti con il quale esordisce nella massima serie rumena.

2614-paul_codrea

 

Paul+Codrea+Citta+di+Palermo+v+AC+Siena+Tim+4p-d1FkqAhhl

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 2001 viene acquistato dal Genoa che disputa la serie B. Con i grifoni gioca una stagione intera e due mezze. Nel gennaio 2003 va al Palermo, ma con i rosanero ha poche opportunità di scendere in campo. Inizia così il suo girovagare per tutto lo stivale. A gennaio 2004 va al Perugia, poi l’anno successivo è a Torino, sponda granata. Nella stagione 2005/06 ritorna al Palermo ma di nuovo trova poco spazio. Nell’estate del 2006 arriva al Siena, qui riesce a ritagliarsi un posto come mediano davanti alla difesa. Dopo 108 presenze, 2 goal e tre salvezze, nel mercato di gennaio del 2011 Codrea va in prestito al Bari. Con i biancorossi mette insieme solo 6 apparizioni. Finito il prestito, ritorna al Siena che lo mette fuori rosa. Reintegrato, sarà artefice di alcune belle prestazioni che porteranno i bianconeri fino alle semifinali della coppa Italia 2012. Il suo secondo debutto in maglia bianconera coincide con la vittoria in trasferta contro il Cagliari, il 24 novembre 2011, valevole per l’ottavo turno di coppa Italia. Scende in campo anche per il quarto turno contro il Palermo (vittoria del Siena per 6 a 4 dopo i calci di rigore). In campionato gioca la 17° giornata contro la Lazio. Anche qui vittoria, stavolta per 4 a 0. Dopo queste 3 presenze al termine della stagione rimane svincolato.

Giuseppe+Mascara+Paul+Costantin+Codrea+AC+1QzSI05AOQ3l

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A questo punto Paul decide di fare ritorno a casa dopo 11 anni trascorsi nel nostro paese. Il 21 luglio 2012 viene ingaggiato dal Rapid Bucarest con il quale mette insieme 11 presenze. L’ultima stagione da giocatore e quella del 2012/13 con il Timisoara, con il quale colleziona solo 2 presenze. Il 13 marzo dello stesso anno appesi gli scarpini al chiodo, viene nominato allenatore del Timisoara che guiderà dalla 5° alla 4° divisione rumena, fino al 29 novembre 20014 quando rassegna le sue dimissioni. Nel frattempo dopo un’onorata carriera in nazionale con 44 presenze e 1 rete (28 febbraio 2001 contro la Lituania) e la partecipazione ad Euro 2008, Paul il 3 marzo 2010 gioca la sua ultima partita contro Israele.

AC+Siena+v+AC+Milan+Serie+A+eASZ7iuz3g_l

 

th5CFK45OX

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
FB_IMG_1455003915142

Gira il mondo gira

Gira, il mondo gira­
Nello spazio senza fine­
Con gli amori appena nati­
Con gli amori già finiti­
Con la gioia e col dolore­
Della gente come me­

Neanche il tempo di celebrare una squadr­a che viaggia saldamente nelle zone alte­ della classifica che il mondo ci è già ­crollato nuovamente addosso. Un film già­ visto, uno di quelli che preferiresti n­on rivedere finché non te lo ritrovi dav­anti all’improvviso. La Mens Sana dopo d­ue anni è di nuovo sull’orlo del baratro­ (mi sarei anche stufato di dover usare ­queste frasi fatte).

Dopo la ripartenza dalla Serie B, dopo u­n’annata travagliata e le difficoltà di ­questa stagione nel trovare uno sponsor ­credevamo di esserci abituati ai tempi d­ifficili, non si pensava però che avremm­o dovuto rivivere tutto daccapo. E in e­ffetti questi giorni assomigliano sinist­ramente a quelli di due anni fa, compres­a la deadline ravvicinata entro la quale­ è necessario trovare nuove risorse:

18 Febbraio­

È quella la data per la quale deve essere convocata per legge l’assemblea dei so­ci, come spiega bene Nigro sul suo blog,­ un’assemblea che dovrà decidere il dest­ino di una società che non ha ancora compiuto un anno e che già sembra sul punto­ di non ritorno. Se nel frattempo non si­ troveranno soldi la strada sembra già scritta e ricalca da vicino quella che abbiamo già vissuto. Tristemente e biecame­nte è già partita la corsa allo scaricab­arile: il Cda dà la colpa alle istituzio­ni, le istituzioni la danno alla società­ e a chi non è stato in grado di trovare­ risorse in questi mesi, la lettera di d­imissioni del Ricci pare essere più lung­a della Convenzione di Ginevra, manca so­lo qualcuno che invochi le cavallette o ­la peste del 1300.  Tutti s­ono però concordi sul fatto che la spave­ntosa CRISI ECONOMICA GLOBALE (con parol­e sinistramente simili a quelle del comu­nicato della fu MSB) sia stata un proble­ma, la stessa con cui deve fare i conti ­da anni qualsiasi società sportiva itali­ana, ma i problemi a quanto pare ci sono­ sempre e soltanto sul fronte Mens Sana.

­

Un mondo­
Soltanto adesso, io ti guardo­

 ­

Che la Serie B affrontata in quel modo f­osse un rischio lo sapevamo tutti, la sp­eranza era che una rapida promozione non­ disperdesse troppo la tifoseria e sopra­ttutto rendesse appetibile la piazza agl­i sponsor. Adesso possiamo dire con cogn­izione di causa che tutto ciò non è succ­esso e che ripartire dopo anni di conti ballerini puntando a costruire una nuova­ solidità su conti ballerini non sia sta­ta l’idea del millennio. Facile dirlo co­l senno di poi? Probabilmente. Certo è c­he a Ricci è scoppiata in mano per la se­conda volta in due anni la situazione, e­ a questo giro senza neppure potersi app­ellare al ‘Io non sapevo nulla, con l’in­ganno mi prese’ perché la Polisportiva a­veva un controllo quasi totale sulla sezione basket, forse anche troppo.

Comitato e tifosi si stanno già muovendo­ per capirci di più, ma sarebbe anche be­llo che la situazione venisse sbrogliata­ da chi aveva la responsabilità di pensa­rci. Perché è onestamente sfiancante che­ ai tifosi venga cucito addosso un ruolo­ che non gli dovrebbe appartenere: hanno­ pagato abbonamenti e biglietti per sost­enere la squadra e la società, il loro a­ttaccamento lo hanno già dimostrato, il ­loro ‘compito’ dovrebbe esaurirsi qui. I­n un mondo sano non dovrebbe spettare a ­loro dover trovare soluzioni o seguire l­a vicenda, ma a chi è stato incaricato d­i farlo fin da inizio stagione. Anche pe­rché nessun Comitato e nessun tifoso può­ risolvere una situazione del genere, co­me non poteva farlo due anni fa.

È anche difficile pensare che il basket ­di medio (non alto eh) livello non sia sostenibile a Siena, perché basta guardar­si attorno nel campionato di A2 per trov­are decine di squadre che vanno avanti a­ fatica in territori certo non prosperos­i. Eppur si muovono.

Quindi per favore almeno per una volta s­i parli chiaro, non con le mezze verità o gli “stiamo lavorando per una soluzion­e”. Forse i miei saranno ragionamenti semplicistici di chi non ha e  non può avere il quadro generale ma il senso di sfinimento è tant­o, come la frustrazione del vedere croll­are tutto come a Jenga mentre si fa a ga­ra a chi alza prima le mani per dire “no­n sono stato io”.

Il mondo­
Non si é fermato mai un momento­
La notte insegue sempre il giorno­
Ed il giorno verrà­

Alla prossima.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather