By Martin Maffei

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Catenaccio mon amour

Alcune sere fa mi è capitato di guardare il Film “Pelè”, dedicato al celebre asso brasiliano. Nel film si racconta come, dopo la sconfitta ai mondiali del 1950, il Brasile, decida di abbandonare il proprio stile di gioco passando ad imitare quello europeo. La squadra però non raggiunge gli obbiettivi sperati e nessuno crede che possa mai vincere qualcosa. L’arrivo di Pelè coinciderà con il ritorno alle origini, allo stile tutto brasiliano della ginga (derivante dai balli degli schiavi africani, come la capoeira). In questo modo i brasiliani ritroveranno se stessi e dimostreranno a tutto il mondo la propria forza.

Ripensando a questa cosa mi sono chiesto se anche l’Italia non avesse un proprio stile che andasse al di là degli schemi tattici e delle varie generazioni di calciatori. La risposta è stata si, e quello stile si chiama “controgioco”, ma è meglio conosciuto come “gioco all’Italiana”.

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Cenni storici

Nonostante il nome italiano questo modulo è stato inventato nel 1932 dal tecnico austriaco del Servette Karl Rappan, che alle prese con una squadra dal valore tecnico tutto sommato modesto, decise di provare un sistema che evitasse debacle clamorose e compensasse le lacune tecniche dei giocatori. Allora il modulo più in voga era il “sistema” che prevedeva in difesa tre giocatori (due terzini ed un difensore centrale, detto stopper), generalmente impiegati in una marcatura uomo contro uomo. Alle prese col tentativo di rafforzare la difesa Rappan ebbe l’idea di togliere un mediano da centrocampo per affiancarlo alla linea dei difensori, rendendolo libero da qualsiasi compito di marcatura fissa. Il libero era infatti destinato ad eventuali raddoppi di marcatura, a recuperare i palloni eventualmente sfuggiti ai compagni di reparto e più in generale a fare da ultimo uomo tra la palla e la propria porta. Con questo spostamento prendeva corpo il modulo Verrou (in francese “catenaccio) che prevedeva in difesa l’impiego di quattro giocatori bloccati: il libero, i due terzini e lo stopper. A centrocampo il centromediano metodista rimaneva il fulcro del gioco e veniva coadiuvato dalle due mezzali che retrocedevano di 20/30 metri, mentre in attacco restavano i tre attaccanti: il centravanti e le due ali.

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Il nuovo modulo alla fine risultò di più facile applicazione rispetto al sistema e garantiva sicuramente maggiore copertura grazie alla difesa bloccata; la maggiore sicurezza andava però a scapito delle possibilità di costruzione del gioco, sicuramente diminuita a causa dell’inferiorità numerica a centrocampo e delle difficoltà del metodista che spesso si trovava di fronte due centrocampisti avversari. Ai mondiali del 1938 Rappan si trovò alla guida della nazionale elvetica. Con questa variazione del “sistema”, la modesta nazionale Svizzera ben figurò nel torneo eliminando la Germania al primo turno e arrivando fino ai quarti di finale, nei quali cedette all’Ungheria, futura finalista insieme all’Italia.

A fine anni ’40 fu Gipo Viani, allenatore della Salernitana, il primo a portare alla ribalta nel nostro il catenaccio, spinto come Rappan dalla necessita di ovviare alle mancanze tecniche degli uomini a sua disposizione. Ma a portare nell’elite del calcio e a dare al catenaccio la sua consacrazione fu l’allenatore dell’Inter Alfredo Foni, che vinse tra lo sdegno della critica, due scudetti nei primi anni ’50.

Nel decennio successivo il catenaccio era ormai diventato uno dei moduli più in voga in Italia e diverrà anche il sistema di gioco preferito da due grandi allenatori che domineranno le scene del calcio italiano ed europeo negli anni ’60: Nereo Rocco ed Helenio Herrera.

Nereo Rocco fu tra i primi insieme a Viani ad applicare il catenaccio in Italia fin dalla sua prima stagione come tecnico della Triestina. A Rocco si deve tra l’altro anche l’invenzione del libero “all’Italiana”, dove uno dei 4 difensori restava stabilmente dietro agli altri tre ed era libero appunto da marcature; Con questo accorgimento tattico ci sarà la definitiva consacrazione a livello europeo del catenaccio all’italiana. In realtà il Milan di Rocco era una squadra che manteneva comunque a livello offensivo una buona qualità di gioco complice anche la presenza in squadra di alcuni eccellenti giocatori, su tutti Rivera, anche se la disposizione tattica, una sorta di 1-3-3-3, era comunque improntata ad un rigido difensivismo.

Herrera invece adotta un meccanismo di gioco veramente cinico, senza concedere nulla allo spettacolo e cercando solo la vittoria. La versione herreriana del catenaccio prevedeva un mediano in marcatura a uomo (Tagnin o Bedin)in aggiunta ai tre difensori, col libero (Picchi) alle loro spalle. Una volta riconquistata la palla Suarez, il regista, lanciava immediatamente per i centrocampisti avanzati e per gli attaccanti, scavalcando il centrocampo avversario e prendendo il contropiede le difese.

Il risultato fu che a livello europeo Milan ed Inter dominarono gli anni ’60, con la conquista di scudetto, 4 Coppe dei Campioni e vari altri trofei internazionali. Ma a fine anni ’60, con la consacrazione del “calcio totale” olandese e del risveglio delle squadre inglesi, il modello italiano venne definitivamente superato.

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L’Italia e il Catenaccio

Per Pasolini: “Quello italiano è un calcio in prosa, basato sulla sintassi, ossia sul gioco collettivo e organizzato, il suo unico momento poetico è il contropiede”. Se il calcio rispecchia l’indole dei vari popoli, allora quello italiano è uno stile asciutto basato sul sudore e sul sacrificio.

L’essenza prima del catenaccio è il controgioco, da sempre il segreto impalpabile della scuola italiana. Il controgioco consiste nella capacità di sfruttare, quando l’andamento del gioco lo consente, gli spazi regalati dalla squadra avversaria, sbilanciata in avanti dall’offerta di gioco impiattata dallo schieramento difensivo azzurro. Controgioco vuol dire grande forza d’animo nell’aspettare l’urto nemico serrando le fila, robustezza atletica nel sopportare folate avversarie continue, capacità innata nel sapersi adagiare sulle situazioni di gioco impostate dagli altri, organizzazione precisa e tempestiva nell’allungare la squadra , tecnica eccellente nel padroneggiare il controllo di palla per procurarsi gli spazi, intelligenza sopraffina nel saper accelerare e rallentare i ritmi di gioco, grande elasticità e velocità nell’esecuzione dei movimenti e nelle scelte individuali. In questo modo si attacca di meno delle altre squadre , ma in modo più efficace e con più uomini. Il massimo del controgioco italiano è stato il catenaccio. Il catenaccio è chiudere la porta alle voglie altrui imponendo le proprie,ostruire gli spazi del campo per aprirne di nuovi, cedere terreno per occupare porzioni di campo strategicamente decisive, avere sempre a disposizione un serbatoio di energie sempre accessibile in qualsiasi momento.

Oltre al catenaccio mentale, il nostro calcio ha una caratteristica propria che non lo accomuna a nessun’altra espressione di gioco europeo o mondiale. L’atto di nascita dell’identità calcistica italiana lo si deve localizzare nelle province contadine del Nord-Ovest , la cui matrice di fondo era fatta di sacrificio ed esuberanza , semplicità e spirito combattivo, fatica agonistica e scaltrezza.

Altro elemento importante per il calcio italiano è il senso di squadra, del collettivo. Nelle squadre italiane i bisogni del gruppo hanno la priorità sulle esigenze dei singoli. In tutte le vittorie della nazionale italiana non emerge mai un solo calciatore su tutti e non vi sarà mai una nazionale che punta sulla trovata del singolo per uscire da situazioni complicate.

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Infine bisogna aggiungere che se nelle isole britanniche conta a volte più il combattere, in Spagna l’estetica, in Sud America lo spettacolo, nei paesi dell’est la purezza dei movimenti, in Italia da sempre è solo contato vincere ad ogni costo.

Speranze europee

Con la partita Belgio-Italia, si è risvegliato di nuovo lo stile mai sopito del calcio all’italiana, del catenaccio e del contropiede mortifero, della freddezza e del cinismo. Il Belgio, pavone, non ha capito che con quel suo modo do giocare si stava letteralmente buttando tra le braccia degli italiani, ai quali non è parso vero di infierire sull’ingenua nazionale di Wilmots.

Abbiamo rivisto per 90′, la nazionale del 2006, ma anche quelle del 1982 e del 1970. Un sottile filo rosso legava tutte queste squadre, la capacità di adattarsi alle situazioni, da considerarsi come prima vera essenza del catenaccio mentale e capace di marchiare nel tempo le nostre nazionali.

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Calcio-Euro-France-2016

GUIDA A EURO 2016

Venerdì 10 giugno 2016 allo Stade de France, Francia-Romania inaugurerà la 15ª edizione del campionato europeo di calcio. La fase finale viene ospitata dalla Francia dal 10 giugno al 10 luglio 2016. In precedenza, la stessa nazione aveva ospitato le edizioni del 1960 e del 1984.

La principale novità nel formato riguarda l’allargamento del numero di partecipanti da 16 a 24 squadre, riprendendo la formula che caratterizzò i campionanti mondiali dal 1986 al 1994.

adidas_euro_2016_omb_2060945_238301GLI STADI

Euro-2016-mappa-stadi-Francia

Stade_Lumière
Parc Olympique Lyonnais, Lione Capacità: 59.286 spettatori
Parc_des_Princes_-_PSG_vs_Nice
Parc des Princes, Paris Capacità: 47.000 spettatori
Stade_Geoffroy-Guichard_-_Saint-Etienne_(10-11-2013)
Stade Geoffroy Guichard, Saint-Etienne Capacità: 41.965 spettatori
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Stade Velodrome, Marsiglia Capacità: 67.500 spettatori
800px-Ticket_Stade.Toulousain-Biarritz_olympique_07092008
Stadium Municipal, Tolosa Capacità: 33.300 spettatori
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Stade Pierre-Mauroy, Lille Capacità: 50.186 spetatori
800px-Stade_Felix-Bollaert
Stade Felix Bollaert, Lens Capacità: 38.223 spettatori
800px-Finale_Coupe_de_France_2010-2011_(Lille_LOSC_vs_Paris_SG_PSG)
Stade de France, Saint-Denis Capacità: 83.338 spettatori
800px-Allianzcoupdenvoi
Allianz Riviera Capacità: 35.624 spettatori

 

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Stade Matmut Atlantique, Bourdeaux Capacità: 42.052 spettatori

 

Gruppo

1ª fascia

2ª fascia

3ª fascia

4ª fascia

A

Francia

Svizzera

Romania

Albania

B

Inghilterra

Russia

Slovacchia

Galles

C

Germania

Ucraina

Polonia

Irlanda del Nord

D

Spagna

Croazia

Rep. Ceca

Turchia

E

Belgio

Italia

Svezia

Irlanda

F

Portogallo

Austria

Ungheria

Islanda

adidas_euro_2016_omb_2060945_238301LE SQUADRE GIRONE PER GIRONE

GIRONE A (Francia, Svizzera, Albania, Romania)


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FRANCIA

Portieri: Costil (Rennes), Lloris (Tottenham), Mandanda (Marsiglia).
Difensori: Digne (Roma), Evra (Juventus), Jallet (Lione), Koscielny (Arsenal), Mangala (Manchester City), Umtiti (Lione), Sagna (Manchester City), Rami (Siviglia)
Centrocampisti: Cabaye (Crystal Palace), Schneiderlin (Manchester United), Kanté (Leicester), Matuidi (Psg), Pogba (Juventus), Moussa Sissoko (Newcastle).
Attaccanti: Coman (Bayern), Gignac (Tigres), Giroud (Arsenal), Griezmann (Atletico Madrid), Martial (Manchester United), Payet (West Ham).

I galletti, come nel 1984, anche allora paese ospitante, sono tra i favoriti. La squadra ha perso alcuni dei suoi giocatori più rappresentativi come Ribery e Benzema e sembra mancare a prima vista di una leadership in campo. In realtà questo è il momento giusto perché tutti, in primis i più giovani, si prendano le proprie responsabilità. Pogba, fresco vincitore con la Juve del 5° scudetto, ora ha una squadra tutta per sé, senza altre prime donne e con un Griezmann in stato di grazia, come suo braccio armato. Il resto ce lo dovranno mettere l’esperienza di Lloris ( vice-campione in premier con il suo Tottenham) Evra, Sagna e la grinta dei vari Koscielny, Ramì, Matuidi Sissoko e Kanté. I bleau tenteranno di ripetere l’impresa del 1984 e del 1998 e chi meglio di Deschamps (in campo come capitano il 12/7/1998, allo Stade de France, contro il Brasile), può guidarli in questo cammino?

SVIZZERASFV_logo

Portieri: Yann Sommer (Borussia Moenchengladbach), Roman Buerki (Borussia Dortmund), Marwin Hitz (Augsburg)

Difensori: Stephan Lichtsteiner (Juventus), Nico Elvedi (Borussia Moenchengladbach), Michael Lang (Basilea), Johan Djourou (Amburgo), Steve von Bergen (Young Boys), Fabian Schaer (Hoffenheim), Jean-Francois Moubandje (Tolosa), Ricardo Rodriguez (Wolfsburg)
Centrocampisti: Valon Behrami (Watford), Blerim Dzemaili (Genoa), Gelson Fernandes (Rennes), Fabian Frei (Mainz), Granit Xhaka (Arsenal), Xherdan Shaqiri (Stoke), Denis Zakaria (Young Boys)
Attaccanti: Breel Embolo (Basilea), Haris Seferovic (Eintracht Francoforte), Admir Mehmedi (Bayer Leverkusen), Eren Derdiyok (Kasimpasa), Shani Tarashaj (Grasshopper).

La Svizera guidata da Petkovic (ex-Lazio), si presenta ad Euro2016 come un mix di gioventù ed esperienza. Rimasti a casa Senderos (ex-Milan), Inler (ex-Napoli e Udinese) e Widmer (Udinese), la squadra ha dato ampio spazio ai giovani con Elvedi (’96)Xhaka (’92), Zakaria(96), Tarashaj (’95) ed Embolo (97). Quest’ultimo dopo la conquista dello scudetto con il Basilea, sembra pronto anche per il palcoscenico internazionale. Ben nutrita è la pattuglia di calciatori che giocano o hanno giocato in Italia, tra questi: Lichtsteiner, von Bergen (ex-Cesena e Palermo), Behrami (ex-Lazio e Napoli), Dzemaili (ex-Parma, Napoli, Torino), Fernandes (ex-Chievo e Udinese) e Shaqiri (ex-Inter).

Federata_Shqiptare_e_Futbollit.svgALBANIA

Portieri: Etrit Berisha (Lazio), Alban Hoxha (FK Partizani), Orges Shehi (KF Skenderbeu)

Difensori: Arlind Ajeti (Frosinone), Naser Aliji (FC Bâle), Berat Djimsiti (Atalanta), Mergim Mavraj (FC Colonia)), Amir Rrahmani (Split), Lorik Cana (FC Nantes), Elseid Hysaj (Napoli), Ansi Agolli (Qarabag), Frédéric Veseli (FC Lugano)
Centrocampisti: Ledian Memushaj (Pescara), Ergys Kace (PAOK), Andi Lila (Janina), Migjen Basha (Como), Odise Roshi (Rijek), Burim Kukeli (FC Zurigo), Ermir Lenjani (FC Nantes), Herolind Shala (FC Slovan Liberec), Taulant Xhaka (FC Bâle), Amir Abrashi (Fribourg)
Attaccanti: Bekim Balaj (Rijeka), Sokol Cikalleshi (Basaksehir), Armando Sadiku (FC Vaduz), Milot Rashica (Vitesse Arnhem), Shkelzen Gashi (Colorado Rapids).

Dopo aver disputato un buon girone di qualificazione le Aquile, guidate da Gianni DeBiasi, per la prima, storica volta approdano ad un Europeo. Gli uomini più importanti sono nel pacchetto arretrato con Berisha della Lazio tra i pali, Cana, il capitano, (ex-Lazio) e Hysay del Napoli. L’Albania inserita nel girone A, non sembra avere una missione impossibile tendo conto che, escludendo la Francia, le altre squadre non sembrano essere superiori agli uomini di DeBiasi. Curiosità: Taulant Xhaka è il fratello maggiore di Grant Xhaka che gioca per la Svizzera. Chissà cosa accadrà il giorno del debutto, l’11 giugno, quando si disputerà Albania vs Svizzera.

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Portieri: Ciprian Tătărușanu (Fiorentina), Costel Pantilimon (Watford), Silviu Lung (Astra)

Difensori: Cristian Săpunaru (Pandurii Tg. Jiu), Alexandru Mățel (Dinamo Zagreb), Vlad Chiricheș (Napoli), Valerică Găman (Astra Giurgiu), Dragoș Grigore (Al Sailiya), Cosmin Moți (Ludogorets), Răzvan Raț (Rayo Vallecano), Steliano Filip (Dinamo)
Centrocampisti: Mihai Pintilii (FC Steaua Bucureșt,), Ovidiu Hoban (Hapoel Be’er Sheva), Andrei Prepeliță (Ludogorets), Adrian Popa (FC Steaua București), Gabriel Torje (Osmanlispor), Alexandru Chipciu (FC Steaua Bucureșt), Nicolae Stanciu (FC Steaua Bucureșt), Lucian Sănmărtean (Al Ittihad)
Attaccanti: Claudiu Keșeru (Ludogorets), Bogdan Stancu (Genclerbirligi), Florin Andone (Cordoba), Denis Alibec (Astra).

Pensando alla Romania la mente corre subito ad Hagi, Petrescu, Popescu e Raducioiu ed ai mondiali di USA ’94. Oggi gli uomini di punta si chiamano invece Tatarusanu e Chiriches. Molto ci si aspetta poi dagli uomini più in forma del momento: Stanciu centrocampista da 14 reti nell’ultima stagione con la Steaua e Andone capocannoniere della seconda divisione spagnola con il Cordoba. Le rivali sono agguerrite e la missione non sembra delle più facili ma i ragazzi di Iordanescu ce la metteranno tutta per far sognare i propri tifosi.

GIRONE B (Inghilterra, Galles, Slovacchia, Russia)

232px-England_crest_2009.svg (1)INGHILTERRA

Portieri: Joe Hart (Manchester City), Fraser Forster (Southampton), Tom Heaton (Burnley).

Difensori: Gary Cahill (Chelsea), Chris Smalling (Manchester United), John Stones (Everton), Kyle Walker (Tottenham Hotspur), Ryan Bertrand (Southampton), Danny Rose (Tottenham Hotspur), Nathaniel Clyne (Liverpool).
Centrocampisti: Dele Alli (Tottenham Hotspur), Ross Barkley (Everton), Eric Dier (Tottenham Hotspur), Jordan Henderson (Liverpool), Adam Lallana (Liverpool), James Milner (Liverpool), Raheem Sterling (Manchester City), Jack Wilshere (Arsenal).
Attaccanti: Wayne Rooney (Manchester United), Harry Kane (Tottenham Hotspur), Jamie Vardy (Leicester City), Daniel Sturridge (Liverpool), Marcus Rashford (Manchester United).

Anche stavolta, come sempre del resto, gli inglesi sono inseriti tra i favoriti. La spina dorsale ella squadra è formata dal Hart-Cahill-Milner-Rooney. A questi si sono aggiunti il gruppo degli Spurs (Walker, Rose, Alli, Dier, Kane) che molto bene ha fatto in campionato e quello del Liverpool (Clyne, Lallana, Hannderson, Milner, Sturridge) sconfitto in finale di Europa League dal Siviglia. Discorso a parte deve essere fatto per l’attacco. La squadra dei Tre Leoni, ha un potenziale offensivo tra i primi tre del torneo, almeno sulla carta, sia dal punto di vista tecnico che di varietà di gioco. Oltre all’eterno Rooney, 52 reti in 110 presenze, ci sono Kane e Vardy, classici bomber in grado di reggere da soli tutto il peso dell’attacco. Altre frecce, nel vero senso della parola, a disposizione di Hodgson sono Sterling e Sturridge, in grado di spaccare le difese avversarie come pochi. Sarà forse la volta buona per gli inglesi di ricordarci e ricordarsi perché sono chiamati i maestri del calcio?

Federcalcio_russa2RUSSIA

Portieri: Igor Akinfeev (CSKA Moskva), Yuri Lodygin (Zenit), Guilherme (Lokomotiv Moskva)

Difensori: Aleksei Berezutski (CSKA Moskva), Vasili Berezutski (CSKA Moskva), Sergei Ignashevich (CSKA Moskva), Dmitri Kombarov (Spartak Moskva), Roman Neustädter (Schalke), Georgi Schennikov (CSKA Moskva), Roman Shishkin (Lokomotiv Moskva), Igor Smolnikov (Zenit).
Centrocampisti: Igor Denisov (Zenit), Alan Dzagoev (CSKA Moskva), Aleksandr Golovin (CSKA Moskva), Denis Glushakov (Spartak Moskva), Oleg Ivanov (Terek Grozny), Pavel Mamaev (Krasnodar), Aleksandr Samedov (Lokomotiv Moskva), Oleg Shatov (Zenit), Roman Shirokov (CSKA Moskva).
Attaccanti: Artem Dzyuba (Zenit), Aleksandr Kokorin (Zenit), Fedor Smolov (Krasnodar).

Mister Slutsky ha privilegiato l’esperienza, confermando il blocco che ha conquistato la qualificazione (un solo depennamento, quello di Kerzhakov) e già da diversi anni si presenta stabilmente ai nastri di partenza di Europei e Mondiali. In difesa il trio del CSKA Akinfeev e i gemelli Berezutski insieme a Ignashevich, a centrocampo l’esperienza del capitano Shirokov affiancato da Denisov e Dzagoev e in attacco il tandem dello Zenit Dzyuba-Kokorin, per poter sperare in qualcosa di più del superamento del primo turno.

Coat_of_arms_of_Slovakia.svgSLOVACCHIA

Portieri: Matus Kozacik (Viktoria Plzen), Jan Mucha (Slovan Bratislava), Jan Novota (Rapid Vienna)
Difensori: Peter Pekarik (Hertha Berlin), Milan Skriniar (Sampdoria), Martin Skrtel (Liverpool), Norbert Gyomber (Roma), Jan Durica (Lokomotiv Moscow), Kornel Salata (Slovan Bratislava), Tomas Hubocan (Dynamo Moscow), Dusan Svento (Cologne)
Centrocampisti: Viktor Pecovsky (Zilina), Robert Mak (PAOK Thessaloniki), Juraj Kucka (AC Milan), Patrik Hrosovsky (Viktoria Plzen), Jan Gregus (Jablonec), Marek Hamsik (Napoli), Ondrej Duda (Legia Warsaw), Miroslav Stoch (Bursaspor), Vladimir Weiss (Al Gharafa)
Attaccanti: Michal Duris (Viktoria Plzen), Adam Nemec (Willem II), Stanislav Sestak (Ferencvaros)

La Slovacchia, squadra di onesti pedatori, ha in Hamsik il suo faro ed elemento migliore. A guidare la difesa sarà Skrtel, uomo di esperienza, che è però appena rientrato da un lungo infortunio. A centrocampo altro elemento da segnalare è Weiss, già visto in Italia con la maglia del Pescara. Dopo essersi perso in questi ultimi anni, l’Europeo potrebbe essere la sua occasione per rilanciarsi nel calcio che conta. La Slovacchia in una delle ultime amichevoli è riuscita nell’impresa di battere la Germania per 3 a 1. Quando il gioco si farà duro vedremo cosa sapranno fare gli uomini di Kozak.

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Portieri: Wayne Hennessey (Crystal Palace), Danny Ward (Liverpool), Owain Fon Williams (Inverness)
Difensori: Ben Davies (Tottenham Hotspur), Neil Taylor (Swansea City), Chris Gunter (Reading), Ashley Williams (Swansea), James Chester (West Brom), Ashley Richards (Fulham), James Collins (West Ham)
Centrocampisti: Aaron Ramsey (Arsenal), Joe Ledley (Crystal Palace), David Vaughan (Nottingham Forest), Joe Allen (Liverpool), David Cotterill (Birmingham City), Jonathan Williams (Crystal Palace), George Williams (Fulham), Andy King (Leicester), Dave Edwards (Wolves)
Attaccanti: Gareth Bale (Real Madrid), Hal Robson-Kanu (Reading), Sam Vokes (Burnley), Simon Church (Nottingham Forest).

Al 17° posto nel ranking FIFA, l’ultima volta che i dragoni hanno disputato una competizione internazionale era il 1958 e la squadra era trascinata da un certo John Charles. Sessantasei anni dopo, Bale, degno erede di Charles, ha guidato il Galles alla sua prima storica qualificazione agli Europei. Se la stella del Real è il giocatore simbolo della squadra e l’uomo goal, sono stati però altrettanto fondamentali per l’assetto e le fortune della squadra, approdata meritatamente in Francia, giocatori come il Capitano Williams (allenato allo Swansea dal nostro Guidolin), l’eclettico Ramsey da alcuni anni titolare nell’ Arsenal, il dinamico King fresco vincitore della Premier e Allen del Liverpool. Il Galles potrà dire sicuramente la sua, nel girone, recitando il ruolo di terza incomoda tra Inghilterra e Russia.

GIRONE C (Germania, Polonia, Irlanda del Nord, Ucraina)

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Portieri: Artur Boruc (Bournemouth/ENG), Lukasz Fabianski (Swansea City/ENG), Wojciech Szczesny (Roma/ITA), Przemyslaw Tyton (VfB Stuttgart/GER)
Difensori: Thiago Cionek (Palermo/ITA), Pawel Dawidowicz (Benfica/POR), Kamil Glik (Torino/ITA), Artur Jedrzejczyk, Michal Pazdan (entrambi Legia Warsaw), Lukasz Piszczek (Borussia Dortmund/GER), Bartosz Salamon (Cagliari/ITA), Jakub Wawrzyniak (Lechia Gdansk)
Centrocampisti: Jakub Blaszczykowski (Fiorentina/ITA), Kamil Grosicki (Rennes/FRA), Tomasz Jodlowiec (Legia Warsaw), Bartosz Kapustka (Cracovia), Grzegorz Krychowiak (Sevilla/ESP), Karol Linetty (Lech Poznan), Krzysztof Maczynski (Wisla Krakow), Slawomir Peszko (Lechia Gdansk), Maciej Rybus (Terek Grozny/RUS), Filip Starzynski (Zaglebie Lubin), Pawel Wszolek (Hellas Verona/ITA), Piotr Zielinski (Empoli/ITA)
Attaccanti: Robert Lewandowski (Bayern Munich/GER), Arkadiusz Milik (Ajax/NED), Artur Sobiech (Hanover/GER), Mariusz Stepinski (Ruch Chorzow).

La più forte delle nazionali dell’est Europa, guidata dal tecnico Nawalka è composta da una nutrita pattuglia di “italiani”: Szczesny della Roma, il capitano del Toro e uomo mercato Glik, Cionek del Palermo, Kuba della viola, la rivelazione Zielinsky dell’Empoli conteso già dalle grandi squadre e Wszolek. Ovviamente, il destino della Polonia sarà però in mano al duo di attacco Lewandowsky (42 reti in 51 presenze quest’anno)-Milik (47 reti in due anni con i lancieri dell’ Ajax), la vera arma in più per poter superare il primo turno. Tenendo conto che la Germania è di almeno una spanna superiore alle altre squadre del girone e che l’Irlanda del Nord non sembra avere grosse chance, il secondo posto sarà una lotta a due tra la Polonia e l’Ucraina.

Deutscher_Fußball-Bund_logo.svgGERMANIA

Portieri: Manuel Neuer (Bayern Monaco), Bernd Leno (Bayer Leverkusen), Marc-Andre ter Stegen (Barcellona)
Difensori: Jerome Boateng (Bayern Munaco), Emre Can (Liverpool), Jonas Hector (Colonia), Benedikt Howedes (Schalke), Mats Hummels (Borussia Dortmund), Shkodran Mustafi (Valencia), Antonio Rüdiger (Roma)
Centrocampisti: Julian Draxler (Wolfsburg), Mario Goetze (Bayern Munaco), Sami Khedira (Juventus), Joshua Kimmich (Bayern Monaco), Toni Kroos (Real Madrid), Mesut Özil (Arsenal), Bastian Schweinsteiger (Manchester United), Julian Weigl (Borussia Dortmund)
Attaccanti: Thomas Müller (Bayern Monaco), Andre Schürrle (Wolfsburg), Lukas Podolski (Galatasaray), Mario Gomez (Besiktas) e Leroy Sane (Schalke)

Gli uomini di Low tenteranno l’impresa, già riuscita negli anni ’70, di aggiudicarsi, dopo i Mondiali, anche gli Europei e porre fine al ciclo spagnolo. La missione sembra essere alla portata dei bianchi di Germania che, hanno forse, la squadra più forte del torneo. Tutti i titolari giocano da anni ai massimi livelli con le proprie squadre di club e partecipano a tutte le competizioni più importanti. La vittoria dei Mondiali oltre a certificare la forza della squadra, l’ha di fatto resa l’unica rivale credibile per le Furie Rosse. Nonostante alcune esclusioni eccellenti, vedi quella di Reus, la Germania disporrebbe comunque di due rose da mandare agli Europei. L’ unica squadra, che per tradizione potrebbero temere, l’ Italia, si presenta sfortunatamente in una delle sue versioni più deboli di sempre. Chissà se in terra di Francia, a cento anni dalla Grande Guerra, Muller e soci saranno in grado di rinverdire i fasti di Beckenbauer e dell’altro Muller.

742px-Logo_of_Football_Federation_of_Ukraine.svgUCRAINA

Portieri: Denys Boyko (Beşiktas), Andriy Pyatov (Shakhtar Donetsk), Nikita Shevchenko (Zorya Luhansk)
Difensori: Artem Fedetskiy (Dnipro), Olexandr Kucher (Shakhtar Donetsk), Yevhen Khacheridi (Dynamo Kyiv), Yaroslav Rakitskiy (Shakhtar Donetsk), Vyacheslav Shevchuk (Shakhtar Donetsk), Bohdan Butko (Shakhtar Donetsk)
Centrocampisti: Denys Garmash (Dynamo Kyiv), Oleksandr Karavayev (Zorya Luhansk), Viktor Kovalenko (Shakhtar Donetsk), Yevhen Konoplyanka (Sevilla), Ruslan Rotan (Dnipro), Serhiy Rybalka (Dynamo Kyiv), Serhiy Sydorchuk (Dynamo Kyiv), Taras Stepanenko (Shakhtar Donetsk), Anatoliy Tymoshchuk (Kairat Almaty), Andriy Yarmolenko (Dynamo Kyiv), Oleksandr Zinchenko (FC Ufa)
Attaccanti: Pylyp Budkivskiy (Zorya Luhansk), Roman Zozulya (Dnipro), Yevhen Seleznyov (Shakhtar Donetsk)

Sarà una partenza in salita quella dell’Ucraina che il 12 giugno esordirà contro la Germania. A guidare i giallo-blu ci saranno ancora i due vecchi leoni Pyatov e Tymoshchuk. Il ct Fomenko però dovrà sperare nei goal dei centrocampisti Konoplyanka, Yarmolenko, Rybalka e Kovalenko, per poter superare il primo turno. L’Ucraina sembra due gradini sotto la Germania e uno sotto la Polonia, vedremo se a giugno l’aria di Francia potrà compiere il miracolo.

IrlandadelNordFAIRLANDA DEL NORD

Portieri: Mannus (St Johnstone), McGovern (Hamilton), Carroll (Notts County).
Difensori: Cathcart (Watford), J Evans (West Brom), McAuley (West Brom), McCullough (Doncaster), McLaughlin (Fleetwood), Hodson (MK Dons), Hughes (Melbourne City), McNair (Manchester United), Baird (Derby County).
Centrocampisti: Davis (Southampton), Norwood, (Reading), C Evans, (Blackburn Rovers), Ferguson (Millwall), Dallas (Leeds United), McGinn (Aberdeen), Ward (Nottingham Forest).
Attaccanti: K Lafferty (Norwich City), Washington (QPR), Magennis (Kilmarnock), Grigg (Wigan Athletic).

Che siano abituati ad essere considerati una squadra materasso (sono però arrivati primi nel loro girone di qualificazione) non c’è dubbio, ma non per questo i Nord Iron, scenderanno in campo meno motivati. Nonostante un destino che sembra segnato, non vi sono stelle in squadra. L’unico giocatore con un certo pedigree è Jonny Evans ex-United, per gli uomini di Michael O’Neill la vera arma in più sarà il gruppo e la voglia di non mollare mai. Potranno bastare ai Nordirlandesi?

GIRONE D (Croazia, Spagna, Repubblica Ceca, Turchia)

Croatia_football_federationCROAZIA

Portieri: Danijel Subasic (Monaco), Lovre Kalinic (Hajduk Split), Ivan Vargic (Rijeka)
Difensori: Vedran Corluka (Lokomotiv Mosca), Darijo Srna (Shakhtar Donetsk), Domagoj Vida (Dynamo Kiev), Sime Vrsaljko (Sassuolo), Gordon Schildenfeld (Dinamo Zagreb), Ivan Strinic (Napoli), Tin Jedvaj (Bayer Leverkusen)
Centrocampista: Luka Modric (Real Madrid), Ivan Rakitic (Barcellona), Mateo Kovacic (Real Madrid), Marcelo Brozovic (Inter), Milan Badelj (Fiorentina), Ivan Perisic (Inter), Marko Rog (Dinamo Zagreb), Ante Coric (Dinamo Zagreb)
Attaccanti: Mario Mandzukic (Juventus), Nikola Kalinic (Fiorentina), Marko Pjaca (Dinamo Zagreb), Andrej Kramaric (Hoffenheim), Duje Cop (Dinamo Zagreb).

Come detto per la Germania, anche la Croazia, sembra essere arrivata all’apice del proprio ciclo. Il Capitano Srna, Modric e Mandzukic dovranno guidare la squadra nell’ultimo salto per essere inseriti tra le grandi squadre europee. Nel gruppo allenato da Cacic, numerosi sono gli “italiani” convocati: da Vrsaljko a Brozovic, da Badelj a Persic, passando per l’ex-inter,Kovacic. Nel 1998 in Francia, i croati, che per la prima volta partecipavano ad una manifestazione internazionale, riuscirono ad arrivare terzi dietro a Francia e Brasile, e Suker vinse la classifica marcatori. Che sia un segno del destino?

RFEFSPAGNA

Portieri: De Gea (Manchester United), Casillas (Porto), Rico (Siviglia)
Difensori: Sergio Ramos (Real Madrid), Piqué (Barcellona), Jordi Alba (Barcellona), Bartra (Barcellona), Azpilicueta (Chelsea), San José (Athletic Bilbao), Juanfran (Atletico Madrid), Bellerin (Arsenal)
Centrocampisti: Bruno Soriano (Villarreal), Busquets (Barcellona), Koke (Atletico Madrid), Thiago Alcantara (Bayern Monaco), Iniesta (Barcellona), David Silva (Manchester City), Fabregas (Chelsea)
Attaccanti: Pedro (Chelsea), Morata (Juventus), Nolito (Celta), Aduriz (Athletic Bilbao), Lucas Vazquez (Real Madrid)

I campioni in carica sono in fase di ricambio generazionale. In porta non ci sarà Casillas, al suo posto DeGea. La difesa sarà guidata da Ramos fresco vincitore della Champions. A centrocampo, per la prima volta senza Xavi, toccherà ad Iniesta far girare la squadra, mentre il giovane Alcantara dovrà dimostrare di essere il degno sostituto di Xavi. In attacco Aduriz avrà il ruolo di puntero, a Pedro e Morata il compito di spaccare le partite. Le furie rosse sono ad un bivio: una vittoria li consacrerebbe come una delle squadre più forti di tutti i tempi, una sconfitta porrebbe fine ad un ciclo irripetibile di trionfi, per il calcio spagnolo.

CzechyREPUBBLICA CECA

Portieri: Petr Cech (Arsenal), Tomas Vaclik (Basilea), Tomas Koubek (Slovan Liberec)
Difensori: Theodor Gebre Selassie (Werder Brema), Roman Hubnik (Viktoria Plzen), Pavel Kaderabek (Hoffenheim), Michal Kadlec (Fenerbahçe), David Limbersky (Viktoria Plzen), Daniel Pudil (Sheffield Wednesday), Marek Suchy (Basilea), Tomas Sivok (Bursaspor)
Centrocampisti: Vladimir Darida (Hertha Berlin), Borek Dockal (Sparta Praga), Daniel Kolar (Viktoria Plzen), Ladislav Krejci (Sparta Praga), David Pavelka (Kasimpasa), Jaroslav Plasil (Bordeaux), Tomas Rosicky (Arsenal), Jiri Skalak (Brighton), Josef Sural (Sparta Praga).
Attaccanti: David Lafata (Sparta Praga), Tomas Necid (Bursaspor), Milan Skoda (Slavia Praga).

Sono lontani i tempi di Nedved, Poborsky e Keller, oggi gli uomini più rappresentativi per i cechi sono Cech e Rosicky. Il primo guiderà la difesa dall’alto della sua esperienza e personalità, il secondo avrà il compito, insieme a Darida, di garantire classe e tempi di gioco ad una squadra navigata ma con poche individualità. Ricordiamoci però, che la Repubblica Ceca vanta un ottimo curriculum agli Europei. Nel 1976 sconfisse ai rigori la Germania, nel 1996 in Inghilterra e nel 2004 in Portogallo solo la sfortuna gli impedirono di disputare la finale.

Federcalcio_turcaTURCHIA

Portieri: Volkan Babacan (Medipol Basaksehir), Onur Recep Kivrak (Trabzonspor), Harun Tekin (Bursaspor)
Difensori: Gokhan Gonul (Fenerbahce), Sener Ozbayrakli (Bursaspor), Semih Kaya (Galatasaray), Ahmet Calik (Genclerbirligi), Hakan Balta (Galatasaray), Caner Erkin (Inter), Ismail Koybasi (Besiktas)
Centrocampisti: Mehmet Topal (Fenerbahce), Selcuk Inan (Galatasaray), Ozan Tufan (Fenerbahce), Oguzhan Ozyakup (Besiktas), Hakan Calhanoglu (Bayer Leverkusen), Nuri Sahin (Borussia Dortmund), Arda Turan (Barcellona), Olcay Sahan (Besiktas), Volkan Sen (Fenerbahce), Emre Mor (Nordsjaelland)
Attaccanti: Burak Yilmaz (Beijing Guoan), Cenk Tosun (Besiktas), Yunus Malli (Mainz).

Gran parte dei giocatori che sono stati convocati per l’europeo gioca nel campionato nazionale, segno di una forte crescita del movimento calcistico in Turchia. La stella della squadra allenata dalla vecchia volpe Terim è, ovviamente, Arda Turan, a lui si chiedono goal ed assist. Altri veterani del gruppo sono: Hakan Balta, Mehmet Topal, Selcuk Inan e Burak Yilmaz. Se il primo posto sembra appannaggio della Spagna, la Turchia non dovrà temere ne la Croazia ne la Repubblica Ceca.

GIRONE E (Italia, Belgio, Svezia, Irlanda)

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Portieri: Andreas Isaksson (Kasimpasa), Robin Olsen (København), Patrik Carlgren (AIK).
Difensori: Ludwig Augustinsson (København), Erik Johansson (København), Pontus Jansson (Torino), Victor Lindelöf (Benfica) Andreas Granqvist (Krasnodar), Mikael Lustig (Celtic), Martin Olsson (Norwich).
Centrocampisti: Jimmy Durmaz (Olympiakos), Albin Ekdal (Amburgo), Oscar Hiljemark (Palermo), Sebastian Larsson (Sunderland), Pontus Wernbloom (CSKA Mosca), Erkan Zengin (Trabzonspor), Oscar Lewicki (Malmö), Emil Forsberg (Lipsia), Kim Källström (Grasshoppers).
Attaccanti: Marcus Berg (Panathinaikos), John Guidetti (CeltaVigo), Zlatan Ibrahimovic (Psg), Emir Kujovic (Norrköping).

Probabilmente sarà l’ultimo europeo di Ibra, che vorrà quindi chiudere nel migliore dei modi. Il ct Hamren si affiderà al talento e alla classe di Zlatan (62 centri in 128 presenze), per mettere i bastoni tra le Ruote a Belgio ed Italia. Insieme a lui, Isaksson, Granqvist, Källström e Guidetti dovranno garantire solidità e goal ad una squadra altrimenti destinata a fare le valigie molto presto. Curiosità: il ct ha convocato per l’europeo anche Ekdal, che ha esordito tra i professionisti, con il Siena nella stagione 2009/2010.

Belgium_urbsfaBELGIO

Portieri: Thibaut Courtois (Chelsea), Jean-Francois Gillet (Mechelen), Simon Mignolet (Liverpool)
Difensori: Toby Alderweireld (Tottenham), Jason Denayer (Galatasaray), Bjorn Engels (Club Bruges), Nicolas Lombaerts (Zenit), Jordan Lukaku (Oostende), Thomas Meunier (Club Bruges), Thomas Vermaelen (Barcellona), Jan Vertonghen (Tottenham).
Centrocampisti: Moussa Dembele (Tottenham), Marouane Fellaini (Manchester United), Radja Nainggolan (Roma), Axel Witsel (Zenit).
Attaccanti: Michy Batshuayi (Marsiglia), Christian Benteke (Liverpool), Yannick Carrasco (Atletico Madrid), Kevin De Bruyne (Manchester City), Eden Hazard (Chelsea), Romelu Lukaku (Everton), Dries Mertens (Napoli), Divock Origi (Liverpool).

La generazione di fenomeni del Belgio a giugno avrà la possibilità di dimostrare quanto vale. I suoi giocatori fanno parte o sono corteggiati dalle migliori squadre d’Europa. Tra i pali Courtois si è ormai affermato tra i migliori interpreti del ruolo, a guardargli le spalle Mignolet, fresco finalista di Europa League. In difesa Alderweireld, Lombaerts, Vermaelen e Vertonghen sono i titolari inamovibili. In mediana vi sono due posti e per il momento è in vantaggio la coppia Witsel-Nainggolan. In attacco il ct Wilmots avrà l’imbarazzo della scelta, il capitano Hazard, DeBruyne e Lukaku formano un tridente dagli effetti letali. Alle loro spalle scalpitano Mertens, la coppia del Liverpool Origi-Benteke e Carrasco dell’Atletico di Madrid. Il passaggio del turno sembra una formalità e con l’avanzare nella competizione, il Belgio, potrebbero veramente essere la rivelazione del torneo.

356px-Italy_national_football_team_crest.svgITALIA

Portieri: Gianluigi Buffon (Juventus), Federico Marchetti (Lazio), Salvatore Sirigu (Paris Saint Germain)
Difensori: Andrea Barzagli (Juventus), Leonardo Bonucci (Juventus), Giorgio Chiellini (Juventus), Angelo Obinze Ogbonna (West Ham)
Esterni:
Federico Bernardeschi (Fiorentina), Antonio Candreva (Lazio), Matteo Darmian (Manchester United), Mattia De Sciglio (Milan), Stephan El Shaarawy (Roma)
Centrocampisti: Daniele De Rossi (Roma), Alessandro Florenzi (Roma), Emanuele Giaccherini (Bologna), Thiago Motta (Paris Saint Germain), Marco Parolo (Lazio), Stefano Sturaro (Juventus)
Attaccanti: Citadin Martins Eder (Inter), Ciro Immobile (Torino), Lorenzo Insigne (Napoli), Graziano Pellè (Southampton), Simone Zaza (Juventus)

Non c’è mai stato un grosso feeling tra la nazionale italiana e gli europei. Nel 2000 i francesi grazie al golden goal riuscirono a vincere, nel 2004 ci fu il biscotto tra Svezia e Danimarca, nel 2008 ci imbattemmo ai quarti contro la Spagna, futura vincitrice, infine nel 2012 dopo aver battuto di nuovo i tedeschi in semifinale, ritrovammo le furie rosse, e ancora una volta fummo battuti. Il 13 giugno l’Italia esordirà contro il Belgio e vedremo subito di che pasta sono fatti gli azzurri. In difesa il blocco della Juve svestirà la casacca bianconera e indosserà quella azzurra. Davanti a loro Motta e De Rossi dovranno garantire esperienza ad un reparto senza grandi individualità. In attacco dato il sostanziale equilibrio tra le punte, giocheranno quelli più motivati ed in forma. L’Italia è in una delle sue forme meno smaglianti, quindi sarà meglio evitare troppi voli pindarici. Come tifosi sosterremo gli uomini di Conte, sopratutto i più giovani, sperando di ritrovarli il 10 luglio allo Stade de France.

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Portieri: Darren Randolph (West Ham), Keiren Westwood (Sheffield), Shay Given (Stoke).
Difensori: Cyrus Christie (Derby County), Seamus Coleman (Everton), Richard Keogh (Derby County), Shane Duffy (Blackburn Rovers), John O’Shea (Sunderland), Ciaran Clark (Aston Villa), Stephen Ward (Burnley), Robbie Brady (Norwich City).
Centrocampisti: Aiden McGeady (Everton), David Meyler (Hull City), Jeff Hendrick (Derby County), Stephen Quinn (Reading), James McCarthy (Everton), Glenn Whelan (Stoke City), Jonathan Walters (Stoke City), Wes Hoolahan (Norwich City), James McClean (West Bromwich).
Attaccanti: Shane Long (Southampton), Robbie Keane (Los Angeles Galaxy), Daryl Murphy (Ipswich Town).

Se l’Irlanda del Nord piange, l’altra Irlanda non ride. Infatti, un un girone con Belgio, Italia e Svezia, ai ragazzi di Martin O’Neill sembra essere toccato il ruolo di vittima sacrificale. A guidare la spedizione in Francia, ci sarà ancora la vecchia guardia: Given tra i pali, O’Shea, ex-United in difesa, la promessa, non del tutto mantenuta McGeady a centrocampo e l’inossidabile Keane in attacco. A O’Neill occorrerà fare ricorso a tutti gli amuleti possibili, se non vuole che la sua l’Irlanda ritorni troppo in fretta a casa.

GIRONE F (Austria, Portogallo, Islanda, Ungheria)

Knattspyrnusamband_Íslands_KSÍ_logoISLANDA

Portieri: Hannes Thor Halldorsson (Bodo-Glimt), Ogmundur Kristinsson (Hammarby), Ingvar Jonsson (Sandefjord)
Difensori: Birkir Mar Saevarsson (Hammarby), Ragnar Sigurdsson (Krasnodar), Kari Arnason (Malmoe), Ari Freyr Skulason (Odense), Haukur Heidar Hauksson (Aik Stoccolma), Sverrir Ingi Ingason (Lokeren), Hordur Bjorgvin Magnusson (Cesena), Hjortur Hermannsson (Goteborg)
Centrocampisti: Aron Einar Gunnarsson (Cardiff), Emil Hallfredsson (Udinese), Birkir Bjarnason (Basilea), Johann Berg Gudmundsson (Charlton), Gylfi Thor Sigurdsson (Swansea), Theodor Elmar Bjarnason (Aarhus), Runar Mar Sigurjonsson (Sundsvall), Arnor Ingvi Traustason (Norkoeping)
Attaccanti: Eidur Smari Gudjohnsen (Molde), Kolbeinn Sigthorsson (Nantes), Alfred Finnbogason (Augsburg), Jon Dadi Bodvarsson (Kaiserslautern).

La piccola Islanda arriva per la prima volta nella sua storia, a disputare una competizione internazionale. Gudjohnsen ex di Chelsea e Barcellona è il giocatore più importante, non solo perché è l’uomo con più esperienza, ma perché è l’unico giocatore il cui cognome termina in -sen, invece che in -son, come è invece per il resto della rosa. Vi sono poi due conoscenze del campionato italiano, i centrocampisti Hallfredsson e Bjarnason. La squadra più a nord dell’intero torneo, è riuscita, vincendo lo spareggio, ad eliminare l’Olanda. A giugno, gli occhi di tutti e 3200.000 islandesi, saranno puntati sulla loro piccola nazionale, che affronterà, alla pari, le più forti nazionali del calcio europeo.

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Portieri: Robert Almer (Austria Vienna), Heinz Lindner (Eintracht Francoforte/Ger), Ramazan Oezcan (Ingolstadt/Ger).

Difensori: Aleksandar Dragovic (Dynamo Kiev/Ucr), Christian Fuchs (Leicester/Ing), Gyoergy Garics (Darmstadt/Ger), Martin Hinteregger (Borussia Moenchengladbach/Ger), Florian Klein (Stoccarda/Ger), Sebastian Proedl (Watford/Ing), Markus Suttner (Ingolstadt/Ger), Kevin Wimmer (Tottenham/Ing).
Centrocampisti: David Alaba (Bayern Monaco/Ger), Julian Baumgartlinger (Magonza/Ger), Martin Harnik (Stoccarda/Ger), Stefan Ilsanker e Marcel Sabitzer (Lipsia/Ger), Jakob Jantscher (Lucerna/Svi), Zlatko Junuzovic (Werder Brema/Ger), Valentino Lazaro (Salisburgo), Alessandro Schoepf (Schalke 04/Ger).
Attaccanti: Marko Arnautovic (Stoke City/Ing) Lukas Hinterseer (Ingolstadt/Ger), Rubin Okotie (Monaco 1860/Ger), Marc Janko (Basilea/Svi).

L’Austria del commissario tecnico Marcel Koller farà il suo esordio all’Europeo in Francia martedì 14 giugno alle ore 18 contro l’Ungheria. Gli uomini più importanti sono Fuchs campione d’Inghilterra, Alaba che può giocare come terzino centrale difensivo e centrocampista, e Arnautovic campione d’Europa con l’Inter. Tra le possibili rivelazioni c’è il difensore centrale del Tottenham Kevin Wimmer, classe 92, che potrebbe rappresentare una buona alternativa ai difensori centrali Dragovic ed Hinteregger. Altro giocatore interessante, Lukas Hinterseer, attaccante classe 91 dell’Ingolstadt, è una valida alternativa al titolare, il più esperto Marc Janko.

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Portieri: Anthony Lopes (Lione), Eduardo (Dinamo Zagabria) e Rui Patricio (Sporting)
Difensori: Bruno Alves (Fenerbahce), Cedric Soares (Southampton), Jose’ Fonte (Southampton), Eliseu (Benfica), Pepe (Real Madrid), Raphael Guerreiro (Lorient), Ricardo Carvalho (Monaco) e Vieirinha (Wolfsburg)
Centrocampisti: Adrien Silva (Sporting Lisbona), Joao Mario (Sporting Lisbona), William Carvalho (Sporting Lisbona), Andre’ Gomes (Valencia), Danilo Pereira (Porto), Renato Sanches (Benfica) e Joao Moutinho (Monaco)
Attaccanti: Cristiano Ronaldo (Real Madrid), Eder (Lille), Nani (Fenerbahçe), Rafa Silva (Braga) e Ricardo Quaresma (Besiktas).

Il Portogallo ha sempre avuto difensori rocciosi( Germano,Couto, Pepe), centrocampisti sopraffini, (Coluna, Ruicosta, Moutinho) ma ha sempre sofferto la mancanza di un bomber che completasse il puzzle. Anche questa volta dovranno essere le magie di CR7, affiancato da Nani e Quaresma e dare una soluzione a questo atavico problema. Dopo la sconfitta in finale, nell’europeo di casa, ai lusitani manca ancora la vittoria in un torneo internazionale. A partire dal 2000, sconfitta in semifinale con la Francia di Zidane, i portoghesi hanno disputato ottimi europei. Nel 2004 secondi, nel 2008 fuori ai quarti, nel 2012 sconfitti ancora in semifinale, questa volta dalla Spagna.

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Portieri: Gábor Király (Swietelsky-Haladás), Dénes Dibusz (Ferencváros), Gulácsi Péter (RB Leipzig)
Difensori: Attila Fiola (Puskás Akadémia), Barnabás Bese (MTK Budapest), Richárd Guzmics (Wisla Kraków), Roland Juhász (Videoton FC), Ádám Lang (Videoton FC), Tamás Kádár (Lech Poznan), Mihály Korhut (DVSC-Teva).
Centrocampisti: Ádám Pintér (Ferencváros), Gergő Lovrencsics (Lech Poznan), Ákos Elek (DVTK), Zoltán Gera (Ferencváros), Ádám Nagy (Ferencváros), László Kleinheisler (Werder Bremen), Zoltán Stieber (Nürnberg)
Attaccanti: Balázs Dzsudzsák (Bursaspor), Ádám Szalai (Hannover), Krisztián Németh (Al-Gharafa), Nemanja Nikolics (Legia Warszawa), Tamás Priskin (Slovan Bratislava), Dániel Böde (Ferencváros).

Dopo 30 anni, era il 1986, l’Ungheria ritorna a partecipare ad un torneo internazionale. Sono ormai lontani i tempi in cui i magiari erano considerati la “Aranycsapat (Squadra d’Oro)”, una sorta di Spagna degli anni ’50. In Francia i nipoti di Puskas e soci, cercheranno di disputare un europeo onorevole, sperando magari nel superamento del loro girone. Molti dei convocati militano nel campionato nazionale o in squadre dell’est-Europa. L’uomo più importante è Gera, con alcuni trascorsi in Premier League. Come per le due Irlanda e l’Islanda, sarà comunque il collettivo a fare la differenza e a spingere gli ungheresi oltre i propri limiti.

adidas_euro_2016_omb_2060945_238301LE GARE DELL’ITALIA

  • LUNEDÌ 13 GIUGNO

Gruppo E:

ITALIA – Belgio: ore 21.00

  • VENERDÌ 17 GIUGNO

Gruppo E:

ITALIA – Svezia: ore 15.00

  • MERCOLEDÌ 22 GIUGNO

Gruppo E:

ITALIA – Irlanda: ore 21.00

Buon Europeo a tutti.

M.M.

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Chi l’ha visto?

Alzi la mano chi non si è mai chiesto che fine avesse fatto questo o quel calciatore dopo essere passato da Siena. Ecco io volevo proprio sapere cosa era capitato ad alcuni di questi giocatori che hanno militato con alterne fortune nella Robur. Stavolta parleremo di Nanni bomber mancato, uscito fuori dai racconti di Osvaldo Soriano, Raja Jordà puntero di scorta, giunto a Siena nell’anno della penalizzazione in Serie B e di Codrea mediano bianconero per tre stagioni.

NANNI – 25 ottobre 2005, sono già passati più di 10 anni da quando esordiva in serie A “El Pistolero” Antonio Roberto Nanni. Sembra ieri, quando il buon vecchi Gigi De Canio decise di far esordire il centravanti argentino. Nato ad Azul il 20 agosto del 1981, muove i suoi primi passi nella società dilettantistica dell’Alumni Azuleno. A 16 anni viene chiamato dal Velez Sarsfield di Buenos Aires. Dopo 4 anni nel loro settore giovanile, a 20 anni il 26 agosto 2001 debutta in prima squadra.Il suo primo goal arriva il 3 ottobre 2001 contro il Lanus. L’anno successivo riesce a ritagliarsi un posto da titolare in prima squadra e con 22 centri arriva secondo nella classifica marcatori della Primera Division. E’ proprio in quell’anno che viene soprannominato “El Pistolero”.

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Dopo il suo exploit in patria, sbarca in Europa alla Dinamo Kiev che lo acquista per 5 milioni di euro. Il debutto con la nuova squadra avviene addirittura in Champions League il 5 novembre 2003 in un match contro l’Arsenal. Ad ottobre del 2004 viene girato agli spagnoli dell’Almeria, che milita nella serie B spagnola. A fine prestito ritorna nella società ucraina. Ecco che nell’estate del 2005 le strade del centravanti argentino e quella della Robur si incontrano. Nanni arriva alla corte di De Canio in prestito durante il mercato estivo. Presentato il 14 luglio 2005, debutta con la maglia bianconera in Coppa Italia il 7 agosto 2005 nella vittoria per 2 a 1 contro la Juve Stabia. Dopo alcuni spezzoni di gara con Atalanta e Avellino, De Canio decide che è giunto il momento di farlo esordire in campionato. Il Mister lo vede bene in coppia con Enrico Chiesa (povero De Canio che abbaglio aveva preso). Debutta nella serie A italiana il 25 ottobre 2015 come titolare, nella partita contro la Fiorentina. Finirà 2 a 1 per i violacei. La domenica successiva contro il Chievo Verona entra al 19′ della ripresa, per poi essere sostituito dopo appena 5 minuti in favore di Rey Volpato. Ormai ai margini della squadra, Nanni deve fare i conti anche con la concorrenza. Infatti Bogdani sta attraversando un ottimo momento di forma riuscendo ad andare a segno con continuità. Questo per il “bomber” argentino è tutto con la maglia bianconera.

Nella sessione del mercato invernale viene spedito al Messina, dopo aver fatto ritorno a Kiev. I peloritani dopo aver ceduto Zampagna, vecchia conoscenza del Rastrello e Iliev stanno tentando di salvarsi. La situazione è però complicata e alla fine la squadra allenata da Bortolo Mutti retrocede (sarà poi riammessa in serie A dopo lo scandalo di Calciopoli). Nanni dal canto suo riesce a segnare soltanto un solo misero goal al Lecce. La stagione 2006/2007 Nanni viene parcheggiato di nuovo al Sud. Questa volta è il Crotone a credere nel calciatore. L’annata parte male e a gennaio il passaggio di testimone tra Elio Gustinetti e Guido Carboni non porta i risultati sperati. Alla fine il Crotone retrocede.

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A gennaio 2008 Nanni, dopo la deludente parentesi europea, ritorna in Argentina al Velez. Qui sembra tornare ai vecchi tempi e riesce a vincere il torneo di Clausura 2009. Nell’estate del 2009 si accasa al Cerro Porteno, squadra paraguaiana con la quale raggiungerà la semifinale di Copa Sudamericana 2009. Nel 2010 è il miglior marcatore del torneo di Clausura (Paraguay). Nel 2011 addirittura arriverà alla semifinale di Copa Libertadores. Ancora vittoria del torneo apertura 2012. Alla fine nel 2013 dopo alcuni contrasti con la società, Nanni lascia il Cerro Porteno con 59 goal in tutte le competizioni e 5° miglior marcatore della storia del club. Dopo una breve parentesi all’Atlanta nel 2013, c’è di nuovo ritorno al Velez. Nel 2016 dopo 112 presenze e 38 reti si trasferisce al Cucuta Deportivo, squadra colombiana che milita nella Primera A. Ad oggi “El pistolero” continua ancora a gonfiare le reti in colombia, senza troppi rimpianti per quello che poteva essere e non è stato.

RAFA JORDA’ – Rafael Giorda da Ruiz Assin nasce a Santa perpetua de Mogoda, vicino a Barcellona, il 1° gennaio 1984. Fin da piccolo si nota subito la sua indole di zingaro del pallone. In tre anni, a partire dalla stagione 2001/2002 gioca nelle giovanili del Damm, del Valencia nel 2002/2003 e del Numancia 2003/2004. Nel 2003/2004 esordisce tra i professionisti nel Numancia B che gioca nella 3° serie spagnola. Grazie al suo fisico imponente 1,92 cm per 80kg, si dimostra un valido attaccante per questa categoria. Dal 2005 al 2008, con alcune brevi parentesi al Club Peralta e al Benidorm, colleziona col Numancia 47 presenze e 7 reti.

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Nella stagione 2008/2009 si accasa all’Alicante. Anche qui però la sua esperienza dura poco e nell’estate del 2009 si trasferisce ai cugini dell’Hercules. Qui però le cose vanno ancora peggio e non riesce a scendere in campo nemmeno una volta. Dopo appena un anno decide di cambiare aria e questa volta si fa avanti il Levante, che disputa la Liga Spagnola. Partendo come riserva riesce comunque a racimolare 37 presenze condite da 7 reti. Al suo debutto, sabato 30 gennaio 2010, addirittura mette a segno la rete della vittoria contro il Villareal. Dopo 3 anni a Valencia, sponda Levante, il nostro Rafa viene sedotto dalle sirene dell’estremo oriente. Nella stagione 2012/2013 sbarca nel campionato cinese, la Chinese Super League, acquistato dal F.C. Guizhou Renhe di Pechino. Con 17 reti in 35 presenze diviene il miglior marcatore della squadra che riesce a portare fino al 4° posto in campionato.

BARCELONA - LEVANTE

 

Nel febbraio 2014 Rafa Jordà decide di fare ritorno verso casa e durante la strada decide di accasarsi al Siena. Dopo una buona prima parte di stagione i bianconeri perdono nel mercato di gennaio i 2/3 della prima linea. Le partenze di Giannetti e Paolucci sono vuoti difficili da colmare sopratutto per una squadra come il Siena sempre costretta ad inseguire. La Robur si mette allora alla ricerca di un centravanti a buon mercato per rimpiazzare le perdite, almeno dal punto di vista numerico. Insieme a Rafa Jorda arriva alla corte di Beretta Fabbrini dal Watford e vengono aggregati in pianta stabile alla prima squadra due giovani, Rosseti e Cappelluzzo. Rafa Jordà riuscirà ascendere in campo per 10 volte mettendo a segno 2 goal, di cui uno nell’importante pareggio in casa con l’Empoli di Sarri.

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Al termine della stagione Rafa riparte di nuovo, stavolta verso il Mar caspio, e più precisamente in direzione di Tbilisi, Georgia, patria della Dinamo. Squadra di lunga tradizione nel panorama calcistico russo, la Dinamo è la prima squadra del proprio paese. Purtroppo anche in questa esperienza Rafa raccoglie poche soddisfazioni, non riuscendo mai ad andare a segno. Voglio pensare che forse un giorno preso dalla nostalgia, Rafa senta il bisogno di ritornare alla sua Santa Perpetua raccontando la sua vita di pellegrino del pallone.

PAUL CODREA – Codrea nasce a Timisoara, cittadina rumena vicino al confine con l’Ungheria, il 4 aprile 1981. Dal 1992 fino al 1996 gioca nelle giovanili del Politehnica di Timisoara. Dopo essere andato in prestito alla Dinamo Bucarest nel 1996, esordisce tra i professioni nel 1997 nella seconda divisione rumena, sempre con il Politehnica Timisoara. Nel 1999 arriva all’ Arges Dacia Pitesti con il quale esordisce nella massima serie rumena.

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Nel 2001 viene acquistato dal Genoa che disputa la serie B. Con i grifoni gioca una stagione intera e due mezze. Nel gennaio 2003 va al Palermo, ma con i rosanero ha poche opportunità di scendere in campo. Inizia così il suo girovagare per tutto lo stivale. A gennaio 2004 va al Perugia, poi l’anno successivo è a Torino, sponda granata. Nella stagione 2005/06 ritorna al Palermo ma di nuovo trova poco spazio. Nell’estate del 2006 arriva al Siena, qui riesce a ritagliarsi un posto come mediano davanti alla difesa. Dopo 108 presenze, 2 goal e tre salvezze, nel mercato di gennaio del 2011 Codrea va in prestito al Bari. Con i biancorossi mette insieme solo 6 apparizioni. Finito il prestito, ritorna al Siena che lo mette fuori rosa. Reintegrato, sarà artefice di alcune belle prestazioni che porteranno i bianconeri fino alle semifinali della coppa Italia 2012. Il suo secondo debutto in maglia bianconera coincide con la vittoria in trasferta contro il Cagliari, il 24 novembre 2011, valevole per l’ottavo turno di coppa Italia. Scende in campo anche per il quarto turno contro il Palermo (vittoria del Siena per 6 a 4 dopo i calci di rigore). In campionato gioca la 17° giornata contro la Lazio. Anche qui vittoria, stavolta per 4 a 0. Dopo queste 3 presenze al termine della stagione rimane svincolato.

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A questo punto Paul decide di fare ritorno a casa dopo 11 anni trascorsi nel nostro paese. Il 21 luglio 2012 viene ingaggiato dal Rapid Bucarest con il quale mette insieme 11 presenze. L’ultima stagione da giocatore e quella del 2012/13 con il Timisoara, con il quale colleziona solo 2 presenze. Il 13 marzo dello stesso anno appesi gli scarpini al chiodo, viene nominato allenatore del Timisoara che guiderà dalla 5° alla 4° divisione rumena, fino al 29 novembre 20014 quando rassegna le sue dimissioni. Nel frattempo dopo un’onorata carriera in nazionale con 44 presenze e 1 rete (28 febbraio 2001 contro la Lituania) e la partecipazione ad Euro 2008, Paul il 3 marzo 2010 gioca la sua ultima partita contro Israele.

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TORE ANDRE’ FLO

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IL VICHINGO CHE SEMBRAVA NATO A RIO

Flo in maglia blues. Stagione 1999/2000
Flo in maglia blues. Stagione 1999/2000

Marsiglia, Francia, 23 giugno 1998 ore 17.00, Stadio Velodrome. Coppa del Mondo, ultima giornata del gruppo A. La Norvegia reduce da 2 pareggi con Marocco e Scozia, deve assolutamente battere il Brasile, capolista del girone e grande favorito per la vittoria finale. L’impresa di per sé difficilissima diviene impossibile al 78′, quando Bebeto trafigge il portiere norvegese Grodas e porta in vantaggio i verdeoro. A questo punto la partita sembra indirizzarsi verso i binari che tutti avevano previsto, ovvero la vittoria del Brasile campione in carica. L’unico fra tutti presenti allo stadio che ancora sembra credere in qualcosa di più di un onorevole sconfitta, ha le classiche fattezze del vichingo, alto e biondo. Di lavoro fa il centravanti, e da poco più di un anno lo fa per il Chelsea. Ora però dobbiamo tornare all’inizio di questa storia.

GLI INIZI IN NORVEGIA

1973 in giugno in Grecia. Il colonnello Papadopoulos, al potere dopo il golpe del 1967, si fa nominare presidente. Nello stesso mese e precisamente il 15 giugno, a più di mille km di distanza da Atene, a Stryn, importante nodo di collegamento tra Oslo, Bergen e Trondheim, i coniugi Flo festeggiano la nascita del loro terzogenito Tore Andrè. Fin da piccolo in casa Tore vive di pane e calcio. Dopo la trafila nelle giovanili del club locale, A 20 anni esordisce in prima squadra nel Sogndal, dove con 16 reti in 22 apparizioni si dimostra subito un bomber implacabile, tanto da guadagnarsi la chiamata nell’Under 21. Il 17 aprile del 1994 fa il suo esordio nel massimo campionato Norvegese. Purtroppo nonostante le sue 5 reti il Sogndal dopo appena un anno in Eliteserien, retrocede. Flo allora si accasa al Tromso. Esordisce con la nuova maglia il 22 aprile del 1995 e a fine stagione diviene addirittura capocannoniere della squadra. Per la stagione 1996/1997 Flo cambia di nuovo casacca ed approda al Brann. Conclude la stagione con 19 reti più due nella Coppa delle Coppe 1996/1997, arrivando terzo nella classifica marcatori generale.

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Come abbiamo visto, Flo viene schierato da centravanti, per sfruttarne le doti fisiche. Nonostante l’altezza Tore si dimostra anche in possesso di una buona tecnica, anzi è più a suo agio a giocare la palla con i piedi, piuttosto che con la testa. Gianfranco Zola, suo ex-compagno ai tempi del Chelsea, ne elogiava la tecnica e il suo movimento continuo. Intanto i goal non tardano ad arrivare sia nei club che in nazionale, questa volta quella maggiore. In particolare sono due le partite da ricordare: Norvegia vs Trinidad e Tobago nella quale il nostro sbriciola i centroamericani con una tripletta, e poi la doppietta nella storica vittoria del maggio 1997 per 4 a 2 contro il Brasile, dopo la quale viene soprannominato “Flonaldo”, in onore del “Fenomeno”.

L’ARRIVO A STAMFORD BRIDGE

Altro momento decisivo nel percorso del norvegese è il 1997. A settembre nasce Google e sempre nello stesso mese si scrive un pezzo importante della vita calcistica di Flo. Infatti, in Inghilterra, questo ragazzone con il vizio del goal non passa certo inosservato. Nell’estate del 1997, Flo viene acquistato dal Chelsea per 300.000 sterline. Il 9 agosto esordisce in Premier League, subentrando a Mark Hughes, nella sconfitta esterna per 3-2 contro il Coventry City e segnando su colpo di testa. Inizialmente, avendo davanti a lui i titolari Hughes e Zola, non trova molto spazio.Viene però favorito dal turnover applicato dal manager Ruud Gullit e, approfittando di un turno di riposo concesso a Hughes, si rende protagonista nel successo per 6-1 sul campo del Tottenham, realizzando una tripletta. A fine stagione i Blues raggiungono il quarto posto in campionato e vincono le edizioni stagionali di Football League Cup e Coppa delle Coppe.

Intanto come abbiamo visto, Flo insieme alla sua nazionale si guadagna la possibilità di giocare al Mondiale del 1998 in Francia.

Ritorniamo allora ai minuti finali della partita Brasile vs Norvegia. All’83’ il biondo attaccante, stanco di aspettare, segna ai brasiliani, portando la propria squadra al pareggio. Poco dopo si ripete conquistando un rigore, poi trasformato da Redkal, che permette ai vichinghi rossi di battere il Brasile di Ronaldo. Nota particolare, l’impresa di battere in un mondiale i carioca, era riuscita alla nazionale norvegese solo un’altra volta, 70 anni prima, guarda caso proprio ai mondiali del 1938, sempre in Francia.

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L’anno successivo con l’arrivo al Chelsea di Vialli in panchina e di Casiraghi in attacco, Flo viene relegato in panchina. Nonostante tutto, il norvegese rimane una risorsa per la squadra, diventando spesso decisivo, anche entrando a partita in corso. Come succede il 21 settembre ad Ewood Park, tana del Blackburn, dove mette a segno una doppietta che ribalta il risultato e consente agli uomini di Vialli di imporsi per 4 a 3. Nonostante queste prove più che convincenti, Vialli continua a preferirgli Casiraghi. A metà novembre però, il centravanti italiano si infortuna e Flo riesce a trovare più spazio. Alla fine, grazie anche ai goal del norvegese, a Stamford Bridge si festeggia la prima storica apparizione in Champions League. Nella stagione seguente Flo è protagonista in Europa, andando in rete per 8 volte nella Champions League 1999-2000. Tre di queste reti sono messe a segno contro il Barcellona nei quarti di finale, purtroppo però non sono sufficienti agli inglesi per superare il turno. A fine stagione il suo bottino complessivo è di 19 reti, che gli permettono di diventare miglior marcatore del club. Tutto questo però non è sufficiente per essere scelto come titolare nell’annata seguente e i nuovi arrivi di Guodjohnsen e Hasselbaink lo costringono a sedersi nuovamente in panchina.

L’AVVENTURA IN SCOZIA E IL RITORNO IN INGHILTERRA

Il 23 novembre 2000 viene ufficializzato il trasferimento di Flo ai Rangers. Il prezzo del cartellino del giocatore, 12 milioni di sterline, segna un record di trasferimento per il calcio scozzese. Il norvegese firma un contratto della durata di quattro anni e mezzo. Debutta il 26 novembre nella vittoria per 5-1 nell’Old Firm contro il Celtic, siglando una delle marcature per i Gers. Flo, nelle intenzioni della dirigenza, doveva essere la risposta dei Rangers a Henrik Larsson, stella del Celtic. Invece, nonostante segni con regolarità ( 29 reti in 53 incontri), non riesce mai a diventare un idolo ad Ibrox Stadium.

Stagione al  Sunderland

L’ultimo giorno di calciomercato estivo del 2002 segna il passaggio di Flo al Sunderland, per 8.2 milioni di sterline. In campionato esordisce il 31 agosto contro il Manchester United e ancora una volta segna al debutto, fissando il risultato sul definitivo 1-1. Inizialmente Flo ricopre la posizione di centravanti, precedentemente occupata da Quinn – ritiratosi a novembre -, diventando l’obiettivo dei lanci lunghi da parte dei difensori. Il norvegese però non si trova a proprio agio in questo ruolo e l’allenatore Reid decide di affiancargli Kevin Phillips. Ad ottobre, però, il manager viene licenziato e al suo posto viene chiamato Howard Wilkinson. Il cambiamento di guida tecnica coincide con l’inizio di un brutto periodo per Flo, il quale non riesce a guadagnarsi neanche la panchina e addirittura viene criticato dall’allenatore. Successivamente riesce a scendere in campo da titolare, finché a marzo del 2003 Wilkinson rassegna le dimissioni. Con il suo successore, Mick McCarthy, gioca solo due partite per intero. Il Sunderland a fine stagione non riesce ovviamente a raggiungere la salvezza in Premier League. Con la retrocessione e i crescenti debiti, il club deve liberarsi dei calciatori con un alto ingaggio, tra cui Flo, al quale viene concesso di trovarsi un nuovo club a parametro zero.

LA SUA SECONDA VITA IN ITALIA

A questo punto la carriera del norvegese sembra avviarsi verso una mesta conclusione, quand’ecco che spunta il Siena di De Luca e di mister Papadopulo, che lo acquista a parametro zero, in seguito alle difficoltà economiche del club inglese. Nella città toscana va a comporre un duo da sogno con Enrico Chiesa. La mossa di Papadopulo è quella di non farlo più giocare prima punta, ma rifinitore, spesso arretrato ed esterno rispetto all’ex bomber di Parma e Fiorentina. Il primo goal in bianconero arriva nel derby contro l’Empoli vinto per 4 a 0. Altra grande prestazione Flo la gioca contro il Perugia. A dieci minuti dalla fine la Robur sta perdendo, in casa, una partita fondamentale per la corsa alla salvezza. Poi Flo suona la carica e segna il goal del pareggio. E’ il colpo decisivo, dopo nemmeno tre minuti il Siena riesce addirittura a passare in vantaggio. Alla fine la vittoria è dei bianconeri. La stagione si conclude con la prima storica salvezza del Siena. Per il norvegese, un buon bottino di 8 reti, tenendo conto della posizione più defilata.

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L’anno seguente però le cose peggiorano: prima un incidente stradale, fortunatamente non grave, poi l’arrivo in panchina di Gigi Simoni, che gli preferisce Graffiedi e Carparelli, sembra riportare il norvegese ai tempi del Sunderland. A gennaio i Bianconeri sono penultimi in classifica e sembrano destinati a retrocedere. La dirigenza del Siena chiama Luigi De Cani per dare una scossa alla squadra e all’ambiente e tentare l’impresa. Con lui nel mercato di riparazione vengono presi Tudor e Pasquale per rafforzare la difesa, Alberto e Taddei a centrocampo e in attacco Maccarone e Cozza. Il nuovo allenatore decide di puntare anche su Flo che diviene un titolare inamovibile. Il norvegese ripaga subito la fiducia datagli dal mister una doppietta a domicilio, che stende il Chievo. Il momento però più bello della sua avventura in maglia bianconera deve ancora arrivare. E’ il 20 febbraio 2005 e si disputa il derby tra Siena e Fiorentina, per la prima volta nel massimo campionato. E’ la partita dell’anno, che tutti i tifosi aspettano, in più è anche un ottima occasione per inguaiare i viola, che con una sconfitta sarebbero risucchiati nella bagarre per la salvezza. Al Franchi c’è il pubblico delle grandi occasioni. Il terreno reso pesante, dalla pioggia che ha colpito la città per tutto il giorno, sembra quello di un campo inglesi. La partita non si schioda dallo 0 a 0 e le squadre pensano più a non prenderle. A venti minuti dalla fine c’è un calcio d’angolo per il Siena. Sulla bandierina si porta Alberto, il suo cross è forte e tagliato verso il centro. La palla sembra attraversare l’area dei viola, senza che nessuno la tocchi. Ad un tratto una maglia a scacchi bianconeri si alza sopra le teste dei difensori, colpisce la palla sfiorandola appena e la mette alle spalle dell’estremo difensore della Fiorentina. 1 a 0 per il Siena.

La partita e quasi agli sgoccioli, ma c’è tempo ancora per un’espulsione nei confronti di Pasquale, prima del triplice fischio che sancisce la vittoria del derby. Poi verranno le vittorie altrettanto decisive in casa con il Milan, in trasferta con la Roma e la vittoria all’ultima giornata con l’Atalanta. Ma quella rimarrà per sempre la partita di Tore Andrè Flo. A fine stagione il norvegese fa registrare un bottino di 5 reti, che garantiscono la seconda salvezza consecutiva dei bianconeri.

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IL RITORNO A CASA

Dopo il ritorno in patria per motivi familiari, al Valerenga, nel 2007 l’ex compagno di squadra Dennis Wise lo chiama al Leeds dove però, per via di una serie di infortuni, non riesce quasi mai ad esprimersi al massimo del potenziale. Passano poco più di nove mesi e firma per il Milton Keynes Dons, terza serie inglese, allenato dall’ex compagno nel Chelsea Roberto Di Matteo: tanta panchina e la delusione del rigore decisivo per la promozione nella finale playoff contro lo Scunthorpe, fallito clamorosamente. Il dolore è forte: Flo smette per due anni, prima di tornare a giocare nella squadra nel Sogndal, il club nel quale aveva esordito: regala ai tifosi una doppietta contro il Molde e sostituisce il nipote Ulrik Flo, di quindici anni più giovane, nel pareggio contro il Rosenborg. Il 14 agosto del 2012, Flo annuncia il suo definitivo addio al calcio giocato. In carriera ha giocato in 10 club per un totale di 449 partite (63 in bianconero), segnando 157 reti (13 per la Robur). Con la nazionale ha disputato 105 incontri con 38 goal. Dopo una partecipazione da discreto ballerino all’edizione norvegese di “Ballando sotto le stelle”, programma televisivo dove si classifica secondo, oggi il norvegese è ritornato su un altro dei terreni che lo hanno visto protagonista. Mourinho lo ha voluto nello staff del suo Chelsea, con il ruolo di aiuto allo sviluppo dei talenti delle squadre giovanili.

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Ah quasi dimenticavo, la Norvegia riuscirà a passare il turno qualificandosi per gli ottavi di finale, dove incontrerà l’Italia. Qui gli uomini di Maldini fermeranno i norvegesi e Flo, pur disputando una buona gara, non riuscirà a segnare.

(Foto sono tratte da Internet)

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PRO&CONTRO: Maceratese vs Siena

Seconda gara della Robur in questa poule scudetto. Domenica i bianconeri, ancora a domicilio, sono stati impegnati nella tana dell’imbattuta Maceratese. Anche contro i marchigiani la robur ha sciorinato un’altra bella prestazione, nella quale sono mancati solo i goals. Le novità in campo sono Giovanelli terzino e Mileto spostato a centrocampo, come a Bastia; Rascaroli riproposto nel ruolo di ala. La squadra, libera mentalmente dalle pressioni, è partita subito all’attacco chiudendo i locali nella propria metà campo. buone trame di gioco veloci e precise hanno più volte messo i brividi ai tifosi di casa. In più di un’occasione l’estremo difensore della maceratese si è dovuto superare. A turno i vari Titone (al 18′ traversa piena) Zane e Mileto hanno tentato di trovare la rete, ma senza troppa fortuna. Nella ripresa il ritmo è calato ma è sempre la Robur a fare la gara. Al 21′ la Maceratese in una delle sue poche uscite, prende il palo. Al 26′ il Siena risponde a sua volta con un altro legno da parte di Zane. Nel frattempo entrano in campo Crocetti per Russo e poi Nocentini per Varutti. La gara dopo questi due ultimi sussulti si avvia verso il pareggio. Entrambe le squadre infatti con questo risultato sarebbero qualificate per la le semifinali scudetto, e allora si decide che è meglio non farsi del male. Al triplice fischio sia i bianconeri che i biancorossi accedono alle semifinali con Castiglione e Akragas.

slalom con palla incollata al piede per Rascaroli,  che si libera di due avversari. Fonte: Nicola Natili
slalom con palla incollata al piede per Rascaroli, che si libera di due avversari.
Fonte: Nicola Natili
PRO
Cosa dire, i ragazzi ora che sono liberi mentalmente stanno esprimendo tutto quello che hanno appreso sotto la guida di Morgia e del suo staff. L’assenza di Minicleri non si è fatta mai sentire e la squadra sta giocando a memoria, ormai. La difesa sembra aver blindato la porta, difesa da Fontanelli,  che anche domenica quando è stato chiamato in causa, ha risposto presente. Zane e Riva, coppia ormai collaudata, sono i padroni del centrocampo bianconero, e chi gli gioca a fianco non può che trarne giovamento. In attacco, Titone, dopo tutta la stagione, ha ancora energie da spendere, ed è diventato il vero trascinatore del Siena in questa poule scudetto. Un plauso poi va ai 150 supporters bianconeri calati in quel di Macerata, per sostenere la squadra, nonostante un tempo inclemente.
bordata di Titone che passa tra un nugolo di avversari. Fonte: Nicola Natili
bordata di Titone che passa tra un nugolo di avversari.
Fonte: Nicola Natili
CONTRO
Ormai la squadra ha acquisito sicurezza gli errori, quando ci sono, sono frutto della troppa sicurezza. Nei contri allora possiamo inserire semmai, la scarsa mira dei bianconeri che anche domenica scorsa come in altre occasioni potevano portare a casa i tre punti. Ci auguriamo per le prossime volte di non dover proprio scrivere niente nei Contro.
Tempo infame, tempo da battaglia, ovviamente uno come Portanova non può che rispondere presente. Il capitano stacca di testa per cacciare il pallone lontano dalla zona di pericolo. Fonte: Nicola Natili
Tempo infame, tempo da battaglia, ovviamente uno come Portanova non può che rispondere presente. Il capitano stacca di testa per cacciare il pallone lontano dalla zona di pericolo.
Fonte: Nicola Natili
Con il pareggio ottenuto sul difficile campo della maceratese, la squadra di Morgia è avanzata alle final four della puole scudetto. Le altre tre squadre arrivate in semifinale sono la maceratese, l‘Akragas I e  il Castiglione . Nonostante il titolo di campione d’Italia della LND sia puramente formale; come ha detto Morgia, la squadra ha sempre giocato per vincere e lo farà fino al termine di questo mini torneo. Nel frattempo sul lato societario non ci sono ancora buone nuove e le scelte per il prossimo futuro sembrano rimandate alla fine della puole scudetto.
Alla prossima.
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PRO&CONTRO: Siena vs Rimini

Prima uscita del Siena nella Poule scudetto. I padroni di casa, stavolta con maglia che ricorda la balzana,  hanno ricevuto al Rastrello il Rimini, vincitore del girone D. La Robur scende in campo più decisa degli ospiti ed il primo tempo è tutto di marca senese. Titone , Russo e poi Zane scaldano le mani all’estremo difensore avversario. Varutti solito cursore sulla fascia sinistra prova a innescare i compagni. Il Rimini agisce in contro piede con i suoi uomini più pericolosi, Pera e Ricchiuti. Il primo tempo si chiude a reti inviolate, nonostante la Robur si divori diverse occasioni da rete. Nella ripresa, dopo una bella occasione capitata sui piedi di Pera, il Siena colpisce. Al 6′ Crocetti mette in movimento Rascaroli. che dal fondo mette un cross basso. Il primo difensore non riesce a spazzare la palla che finisce sui piedi di Titone. Il n°7 bianconero da due passi, non può che depositare la palla in rete. Il Rimini accenna ad una reazione ma Fontanelli fa buona guardia. Nel secondo tempo solita girandola di cambi da entrambe le parti. Santoni, Giovanelli e Diomandé, per Crocetti, Russo e Rascaroli. Il risultato però non si schioda dall’1 a 0 per in nostri. Nel finale il ritmo cala e la Robur riesce a portare in fondo il risultato. Dopo 3′ di recupero, il Siena si prende i primi 3 punti di questo mini torneo, che assegna il titolo di campione d’Italia della LND.

La squadra scesa in campo domenica scorsa contro il Rimini. Maglie che richiamano la Balzana, novità nella centenaria storia della Robur.
La squadra scesa in campo domenica scorsa contro il Rimini. Maglie che richiamano la Balzana, novità nella centenaria storia della Robur.                                                                                                                                                               Fonte: Nicola Natili
PRO
Domenica la squadra ha messo in mostra il suo solito gioco, mettendo in difficoltà anche il Rimini, reduce da un grande campionato. I ritmi magari non sono stati esagerati da entrambe le parti, che hanno giocato comunque la loro onesta partita. Il reparto difensivo ha concesso poco, e il giovane Fontanelli è sempre stato preciso negli interventi. A centrocampo nonostante la mancanza di Minincleri, Zane e Riva hanno fatto il solito lavoro di contrasto e di ripartenza della manovra bianconera. Sulle fasce Varutti e Rascaroli sono i soliti corridori. E’ da settembre che hanno iniziato a galoppare sulla fascia e sembra che ancora non vogliano smettere. In attacco Titone è stato il solito trascinatore, arrivando a quota 13 reti e raggiungendo Minincleri e Crocetti nella classifica dei cannonieri bianconeri. A tratti in attacco siamo stati molto pericolosi collezionando diverse palle goal soprattutto, nel primo tempo. Il risultato è stato giusto per quello visto e messo in mostra in campo dalle due squadre.
Titone non perdona e da due  passi, mette a segna la sua rete n°13 e porta in vantaggio la Robur
Titone non perdona e da due passi, mette a segna la sua rete n°13 e porta in vantaggio la Robur                                                                                                                                                                                                                                        Fonte: Nicola Natili

 

CONTRO
Domenica l’unica osservazione che si poteva fare ai ragazzi di mister Morgia, era, come al solito, quella di non riuscire a chiudere prima la gara. Domenica complice la fine del campionato e la bella giornata estiva , al Franchi, erano presenti “solamente” 1600 spettatori. Comunque di più della media della serie D. In effetti ci eravamo abituati e bene, ma penso che molti tifosi avessero deciso di prendersi una meritata pausa, dopo aver sostenuto questa squadra fin dall’esordio a Foligno.
Giro di campo e festeggiamenti sotto la curva per la strana coppia Morgia-Ponte.
Giro di campo e festeggiamenti sotto la curva per la strana coppia Morgia-Ponte.                                                                                                                                                                                                                                                                  Fonte: Nicola Natili
La prossima gara vedrà la Robur a domicilio della temibile Maceratese. Squadra ancora imbattuta e che a rifilato un sonante 5 a 0 al Rimini. Al Siena basterà anche un pareggio per avanzare nel torneo, ma la squadra senza avere le pressioni del campionato e la giusta voglia, potrebbe anche fare risultato pieno.
Per quanto riguarda l’assetto societario ci sono stati dei nuovi innesti, speriamo solo che non siano finiti qui. Noi aspetteremo con impazienza altre buone nuove dalla società ,che speriamo in tempi celeri, sappia prender le decisioni giuste per il bene del Siena.
Alla prossima.
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PRO&CONTRO: Massese vs Siena

PRO&CONTRO

Alla fine la Robur, neanche fosse un parto, ce l’ha fatta anzi, ce l’abbiamo fatta. Non siamo più dei dilettanti. Siamo entrati tra i professionisti. Mai come questa volta tutti i soggetti chiamati in causa ( il quadrifoglio come lo chiama Ponte), sono rimasti uniti, spingendo in unica direzione. La cosa più importante che quest’anno ci ha portato, è stata quella di aver ritrovato l’unità, che credevamo di aver perso, insieme alla nostra squadra, all’inizio dell’estate scorsa.
Al 3'  Crocetti apre le marcature. calcio d'angolo, sponda di testa di Nocentini e il n°9 bianconero corregge nello specchio della porta. 1 a 0. Fonte: Nicola Natili
Al 3′ Crocetti apre le marcature. calcio d’angolo, sponda di testa di Nocentini e il n°9 bianconero corregge nello specchio della porta. 1 a 0.
Fonte: Nicola Natili
 Come l’araba fenice che risorge dalle sue ceneri, anche il Siena è rinato a nuova vita. Siamo stati bravi a ricostruire tutto da zero. Ora però viene il compito più difficile: far si che la pianta non appassisca, ma che diventi un albero forte e sano, con radici profonde. Non commettiamo gli stessi errori che sono stati fatti in passato.  Abbiamo avuto la forza di risorgere e di farlo in modo pulito, lavando l’onta che ci hanno fatto subire. Dobbiamo dimostrare di aver imparato la lezione, soprattutto lo dobbiamo a noi stessi. Gli stessi che erano a San Siro o all’Olimpico e che quest’anno erano a città di Castello o a Ponsacco.
Assist di Portanova per Crocetti, che raddoppia mettendo in sicurezza il risultato Fonte: Nicola Natili
Assist di Portanova per Crocetti, che raddoppia mettendo in sicurezza il risultato
Fonte: Nicola Natili
Venendo a noi, per quanto riguarda il campo, domenica a Massa siamo ritornati a respirare. La squadra ha raggiunto la promozione vincendo sul campo il proprio girone di serie D. Accompagnati e spinti da 1000 tifosi e moltissimi altri davanti alla tv, la Robur ha fatto sua la partita fin da subito. Con un goal per tempo il buon Crocetti, ha garantito i tre punti alla squadra. Dalla parte opposta, la Massese non si è mostra così agguerrita e con la testa già ai playoff, non si è mai fatta vedere in attacco. Sugli spalti è stata festa fin da subito. Nonostante il caldo torrido, il popolo bianconero ha chiuso con quest’ultima trasferta una stagione, tribolata ma fondamentale ed esaltante. Robur prima nel girone E, e promossa in legaPro.
Morgia e Portanova  festeggiano vittoria e promozione. Gli sguardi dicono già tutto. Fonte: Nicola natili
Morgia e Portanova festeggiano vittoria e promozione. Gli sguardi dicono già tutto.
Fonte: Nicola natili
Per questa volta non mi è sembrato così importante indicare Pro e Contro per la gara di domenica.
Allora visto che alla fine abbiamo vinto questo campionato, vorrei scrivere una lista nella quale indicare a chi vorrei dedicare questa vittoria.
Questa vittoria è:
Dedicata al popolo bianconero, che ora più che mai è stato così unito e maturo.
Dedicata alla squadra che avrà un posto particolare nel cuore dei tifosi, insieme alle altre formazioni della Robur, indipendentemente dalla categoria.
Dedicata a Mister Morgia che è riuscito a completare la missione, e che ha instaurato un feeling con la piazza che solo pochi sono riusciti a raggiungere.
Dedicata alla squadra di mister Beretta che l’anno scorso, è riuscita, nonostante le difficoltà societarie, ha farci divertire, impegnandosi e dimostrando la propria professionalità.
Dedicato a tutti quelli che non ci credevano, e  credevano che la Robur fosse scomparsa del panorama calcistico italiano.
Dedicata ai media senesi che mai come ora si sono trasformati nei cantori delle gesta sportive dei bianconeri.
Dedicata a tutti quelli ( arbitri, squadre e media)che hanno tentato di mettere i bastoni tra le ruote del Siena, ma che hanno miseramente fallito.
Dedicata a Mezzaroma che ci ha insegnato ad aprire gli occhi, che chi ha ferito gravemente, ma non ci ha ammazzato.
Dedicata a Paolo De Luca e a tutti quelli che sono assenti, ma che è come se fossero sempre con noi.
Un’ po’ dedicato anche alla redazione di P&C che, nel suo piccolo, ha seguito quest’annata e cresciuta insieme con i bianconeri.
 MASSESE SIENA FESTA PROMOZIONE
 Alla prossima.
P.s. – I Pro&Contro continueranno per la Poule scudetto della serie D. Il prossimo incontro vedrà, domenica prossima, la Robur, impegnata al Rastrello contro il Rimini, dominatore del proprio girone . Noi comunque godiamoci la vittoria del campionato che nessuno ci può togliere.
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Pro&Contro: Siena vs Gavorrano

Ho aspettato a pubblicare quest’ultima puntata casalinga dei Pro&Contro, per sbollire la rabbia e cercare a mente fredda, di scrivere qualche cosa di sensato. E’ tutto vero il Siena domenica, ha buttato via il matchball in casa con il Gavorrano, dovendo giocarsi tutto contro la Massese. Alle 14:00 di Domenica scorsa si respirava in città l’aria della festa. Un bel sole faceva da cornice ad un rastrello gremito e pronto a festeggiare. Alle 17:00 la situazione si era completamente capovolta. La delusione per una grande occasione buttata al vento, era leggibili negli occhi di tutti quelli che avevano assistito alla partita. Il tabellone luminoso recitava Siena 3 – Gavorrano 3.

La partita si era messa subito bene, quando dopo 3′ di gioco il capitano Portanova portava in vantaggio i padroni di casa. Sembrava un segno del destino. Era chiaro a tutti che la Robur quella domenica avrebbe vinto il campionato conquistando la promozione in lega Pro. Gli unici a cui nessuno aveva detto niente, erano però i giocatori del Gavorrano. Infatti dopo un solo minuto di gioco i minerari rispondevano ai bianconeri, grazie anche alla dormita della difesa, pareggiando. La Robur non si perdeva d’animo e rispondeva buttandosi in attacco. Prima Zane e poi Crocetti tentavano di marcare ma fallendo il bersaglio. Il Gavorrano come quasi tutte le squadre viste al rastrello, si rintanava nella propria tre quarti e tentava di ripartire in contropiede. Alla fine al all’ennesima azione, la Robur riusciva a passare. Appoggio di Titone per Minincleri che immediatamente crossava in area. Dall’altro lato del campo sbucava Rascaroli (oggi di nuovo titolare al posto dell’influenzato Redi) che con un bellissimo tiro  al volo deposita la sfera nell’angolino basso alla destra del portiere, immobile. Una volta rimesse le cose al suo posto gli uomini di Morgia hanno continuato ad attaccare. Al 30′ della prima frazione bello scambio tra Titotone, Crocetti e Minicleri che ha scartato l’estremo difensore dei minerari, il quale non può far altro che stenderlo. Calcio di rigore. Dal dischetto si presenta Minincleri che però manda la palla a sbattere sul palo e il successivo tapin viene per regolamento annullato. Dal possibile 3 a 1, che di fatto avrebbe chiuso l’incontro, si rimane con la Robur in vantaggio seppur di una sola rete. Nella ripresa succede l’impensabile. Nel giro di pochi minuti dal 9′ al 17′,gli ospiti riescono a pareggiare e poi perfino a passare in vantaggio. Il pareggio avviene su punizione grazie anche alla complicità di un Biagiotti non certo eccezionale nell’occasione. Il vantaggio invece, è frutto di un’azione in bribbling insistita, con la quale  il n°9 Tarantino salta Portanova e Varutti e deposita la sfera in fondo al sacco. La squadra accusa la botta. Morgia effettua i cambi gettando nella mischia Diomandè, Santoni e poi Bigoni. La Robur cerca di gettare il cuore oltre l’ostacolo, sostenuta da un pubblico meraviglioso. La porta dell’estremo difensore del Gavorrano è sottoposta ad un bombardamento senza sosta.  In più di un’occasione la palla danza davanti alla porta, ma non ne vuole sapere di entrare. I difensori del Gavorrano si battono alla morte rischiando anche il rigore. Portanova si posta nel ruolo di centravanti. Ormai la Robur porta 9 uomini nella tre quarti avversaria. I minuti passano e intanto il Poggibonsi vincendo contro il gualdo è ad un solo punto. Alla fine la difesa del Gavorrano crolla. Il centrale tocca la palla con la mano e l’arbitro non può che accordare il rigore. Di nuovo Minincleri dagli 11m. Tiro seco e preciso che si insacca alla sinistra del portiere. Siena 3 Gavorrano 3. I bianconeri provano l’impensabile, tentando di completare la rimonta ma ormai il tempo rimasto è veramente poco e alla fine il triplice fischi pone fine ad una partita combattuta e ricca di colpi di scena, che però non ha avuto l’epilogo sperato da tutti.
I due fari del gruppo, Morgia e Portanova si abbracciano dopo che quest'ultimo ha aperto le marcature. Fonte: Nicola Natili
I due fari del gruppo, Morgia e Portanova si abbracciano dopo che quest’ultimo ha aperto le marcature.
Fonte: Nicola Natili
PRO
Domenica se mai ce ne fosse stato bisogno è stato dimostrato il cuore della squadra che nonostante gli errori non ha mai smesso di attaccare. La nostra forza è il centrocampo, vero motore della squadra. Supporta la difesa ed è fonte di invenzione per gli attaccanti di Morgia. Nota di merito per Rascaroli che dopo alcune partite nelle quali non visto il campo, è rientrato offrendo una buona prestazione, condita da un bellissimo goal. Pubblico numerosissimo è accorso per partecipare alla festa, speriamo solo rinviata.
CONTRO
Peccato per gli errori commessi con il Gavorrano, che Domenica è riuscito a bloccare gli uomini di Morgia.
In difesa la Robur ha palesato problemi sembra soprattutto per quanto riguarda la tenuta mentale. Il primo goal è stato frutto del solo errore di incomprensione, come a Sansepolcro, tra difesa e portiere. Il secondo goal ha mostrato che Biagiotti è ancora acerbo. Ma dobbiamo sempre tenere a mente che senza la sua parata a Sansepolcro, anche una possibile vittoria domenica scorsa con il Gavorrano avrebbe lasciato la Robur ad un solo punto dal Poggibonsi. Nel terzo abbiamo lasciato fare a Tarantini quello che gli pareva, presentandosi tutto solo davanti al nostro portiere. In attacco come al solito per segnare 3 reti abbiamo dovute sbagliarne almeno il triplo. Davanti porta non mettiamo quella cattiveria e convinzione per fale male agli avversari, nonostante anche la scora volta siamo stati nell’area avversaria per quasi tutto il tempo. Domenica contro la massese dovremmo essere decisi e senza paura e magari sotto porta se necessario buttare oltre alla palla anche il portiere.
Rascaroli goal. Bel tiro dell'esterno bianconero che riporta in vantaggio la Robur. Fonte: Nicola Natili
Rascaroli goal. Bel tiro dell’esterno bianconero che riporta in vantaggio la Robur.
Fonte: Nicola Natili
 Altra nota negativa di cui avremmo fatto a meno di parlare e che non riguarda il campo, è stata una notizia uscita nelle ore successive alla gara.
Nelle ore successive al pareggio per 3 a 3 della Robur contro il Gavorrano, sono scoppiate polemiche che hanno riguardato i tifosi bianconeri. Il “fatto”. Dopo la gara disputata dai bianconeri, sembrava che alcuni supporters senesi avessero preso a lanciare oggetti e ad inveire contro il pullman della squadra ospite. A quanto dichiarato da alcuni “dirigenti” e “calciatori” si era sfiorata la tragedia, mettendo a rischio l’incolumità di chi era a bordo dell’autobus. La “notizia” per nostra sfortuna e’ stata( chissà perché), ripresa da pseudo giornali e giornalisti che si sono buttati, come avvolti, sulla Robur. Il resto è stato poi fatto dai social che hanno ricondiviso la notizia. Alla fine però è emersa la verità ovvero, che si alcuni tifosi avevano rivolto qualche bercio al pullman dei minerari, ma sempre rimanendo nei limiti della legalità e sicuramente non lanciando bottiglie o roba simile. Il presunto assalto non è stato confermato da alcuni giocatori del Gavorrano che hanno anzi smentito i loro compagni.
Ora fatto tutto questo preambolo vorrei fare alcune considerazioni.
1)Perché il Gavorrano ha alzato questo polverone in modo gratuito, dopo aver disputato una bella partita, inventandosi di sana pianta una aggressione in piena regola? Che razza di giocatori e persone sono quelle che si inventano roba simile. Sicuramente da serie D e nient’altro.
2)Ma che razza di giornalisti ci sono a giro? Magari informarsi sulle notizie prima di pubblicarle no? E questo discorso vale anche per chi li condivide sui social media. E poi chi sono questi pseudo intenditori di calcio che chiacchierano senza collegare il cervello alla bocca?
3)La cosa che però mi fa veramente più schifo e’ che questi tizi godono quando si verificano questo tipo di notizie (come quelle successe a Torino per il derby) e non vedono l’ora che se ne verifichino altre solo per vendere qualche copia in più dei loro giornalucoli. Questi signori sono il male del calcio, come lo sono i violenti. Fanno tanto i bacchettoni ma sotto sotto sono contenti. Ipocriti. Queste persone non vogliono il bene del calcio e non dovrebbe essere prese sul serio.
L'attacco del Siena le trova tutte per segnare. Stavolta è Crocetti che prova a beffare l'estremo difensore dei minerari. Fonte: Nicola Natili
L’attacco del Siena le trova tutte per segnare. Stavolta è Crocetti che prova a beffare l’estremo difensore dei minerari.
Fonte: Nicola Natili
Domenica l’atto finale di questo campionato combattutissimo vedrà di scena la Robur, in quel di Massa Carrara, contro la Massese. I bianconeri avranno ipoteticamente 3 risultati su 3 per vincere il campionato. Ma  crediamo che nei pensieri dei nostri ci siano solamente quei benedetti 3 punti che ancora ci mancano per sancire  il ritorno ufficiale della Robur tra i professionistiA Massa saremo padroni del nostro destino come non accadeva da tempo. Dovremo buttare la palla nella rete avversaria con le buone o con le cattive.
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SOGNO DI UNA NOTTE DI FINE STAGIONE

Cosa c’era che non andava, sarebbe stato tutto perfetto. La squadra avrebbe vinto senza troppe difficoltà, spinta dal pubblico verso quella vittoria così cercata, così fortemente voluta.  La rosa era al completo o quasi, i giocatori in forma. Non c’era di che preoccuparsi. Quella poteva e doveva essere la sua, la loro giornata. Questo, fu il suo ultimo pensiero, prima di andare a dormire.

Quella sera stranamente riuscì  a prendere immediatamente sonno. Dopo un po’ che era già nel mondo dei sogni, iniziò a fantasticare su tutte le pieghe che avrebbe potuto prendere la gara. Quando vide che le probabilità di poter vincere erano a loro favore, ebbe un brivido. Era forse la paura di perdere, ora che si era così vicini alla meta? Dopo alcuni secondi di smarrimento si fece forza e scacciò i brutti pensieri dalla sua mente. Il riposo non fu agitato. Poi però, verso le 8, si sveglio di soprassalto, come spinto da chi sa quale voce interiore. Si stropicciò gli occhi, poi uno sbadiglio gli confermò che ormai era sveglio, per quanto ancora intorpidito. Dopo un momento si ricordò ciò che stava sognando, prima di svegliarsi in quel modo brusco.  Era sui gradoni di metallo che ormai riconosceva come una seconda casa. Conosceva il calore che emanavano nei giorni di fine estate; e il freddo che regalavano quando a gennaio avevi voglia di sederti un attimo. Quel posto, lo stadio, gli aveva fatto vivere un miscuglio di emozioni. Dalla gioia alla disperazione, dall’apatia alla rabbia, dalla sofferenza alla felicità, per non contare poi la tensione. Ogni volta, specialmente dopo grosse delusioni,  aveva giurato a se stesso che non si sarebbe più ripresentato. Poi però non poteva farne a meno e ci ricascava. Sempre. In quel luogo egli imparò ad apprezzare i lati e gli effetti, che in tutte le altre situazioni sarebbero stati  considerati come negativi.

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 Disteso sul letto, con le braccia incrociate sopra la testa, rivide come in un flash back tutta la sua vita da tifoso. Le prime gare insieme a suo padre. A quel tempo era ancora difficile per lui, piccolo bambino, seguire tutta la partita. Tenendo conto, inoltre, che spesso queste non facevano certo di tutto per mantenere la tua attenzione. In compenso incominciò ad abituarsi a quella che sarebbe divenuta la sua casa. Dal punto di vista olfattivo lo colpirono subito i forti odori che si respiravano, su tutti, quello di sigaro. Per quanto riguardava il gusto, beh cosa c’era di meglio degli arachidi o dei semi di pistacchio offerti dal genitore (e che obbligavano inoltre all’acquisto di adeguate scorte di bevande)? Per quanto riguardava i rumori, la cosa che più lo sconcertò, fu quello emesso da tante voci di uomini messe insieme. Era una cosa che non aveva mai sentito. All’inizio ne ebbe paura, poi avrebbe imparato ad amarlo. La cosa che però più lo entusiasmò fu il fatto di aver visto un mondo nascosto, che le telecamere non facevano vedere, e che in realtà era bello quanto la gara in sé. Quando fu grande abbastanza per recarsi allo stadio da solo, in un sorta di iniziazione, decise che era il momento di andare con quelle persone che facevano quel rumore. In questo fu aiutato dal fatto che i suoi amici avevano avuto tutti la stessa idea. Ora era dentro, all’interno del rumore. Era esso stesso una, seppur piccola, parte di quello. E questo era bello.
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Nella sua mente iniziarono a scorrere, in modo confuso, le immagini di centinaia di partite a cui aveva assistito. Vittorie memorabili e sconfitte deprimenti. Giocatori che regalavano sprazzi d’arte sul rettangolo verde e altri che avrebbe avuto miglior fortuna come arrotini. Allenatori lunatici che non si accorgevano di mandare in campo dei bidoni e altri che sapevano il fatto loro, e come trattare i tifosi. Presidenti del popolo che infondevano in lui la speranza e presidenti che avrebbero fatto la loro porca figura nella banda della magliana. Questa era la strada che aveva percorso per arrivare fino a lì. Ora lui sentiva la sensazione di essere ad un bivio. Dopo molte delusioni, sarebbe stato quello il giorno della rinascita? Di nuovo ebbe quel brivido. Aveva visto molte squadre che proprio sul più bello avevano buttato tutto alle ortiche. Ma dopo quello che era stato patito, gli sforzi che erano stati fatti, non concepiva come potesse scivolare tutto di mano. Alla fine dopo quasi un’ora, immerso fra in suoi pensieri ad occhi aperti, fu la sveglia a riportarlo alla realtà.

In fondo cosa era quella, se non una semplice partita di calcio.

 

Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé”  -N.H.

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PRO&CONTRO: Sansepolcro vs Siena

PRO&CONTRO

Alla fine  ci siamo. Manca davvero poco alla fine di questa lunga, ma esaltante stagione. Vediamo però quello che è successo domenica scorsa in quel di Sansepolcro, penultima trasferta della stagione 2014/15, per la Robur di mister Morgia. La gara di importanza capitale per il Siena verrà sicuramente ricordata negli annali bianconeri.
Allo stadio Buitoni, c’è il pubblico delle grandi occasioni. 600 supporters bianconeri sono arrivati a sostenere la loro squadra in questa ennesima battaglia. Fischio d’inizio. Dopo alcuni minuti di studio il Siena parte subito all’attacco. I bianconeri di casa, tentano di resistere alla marea senese. Zane inizia un duello personale con il portiere dei locali Vadi, che sembra insuperabile. In più di un occasione l’estremo difensore biturgense riesce con alcune parate miracolose, a mantenere il risultato sullo 0 a 0. Zane spara bordate da tutte le posizione e all’improvviso spunta il n°1 del Sansepolcro a frustrare tutti i suoi tentativi. Altri bianconeri cercano di marcare la rete del vantaggio, ma senza fortuna. Si arriva al 45′ e ancora le squadre sono in parità. Il secondo tempo riprende da dove era terminata la prima frazione di gioco, con la Robur che attacca e il Sansepolcro che cerca di tenere duro, replicando agli avversari in contropiede. Il Siena nonostante il gioco non riesce a trovare il goal. Poi dal 9′ al 27′ la partita diventa elettrizzante e ricca di episodi. Al 9′ i difensori del Sansepolcro effettuano un lancio per i propri attaccanti. La sfera sembra essere innocua e preda di Cason. Il n°4 bianconero appoggia di testa indietro per Fontanelli. Il portiere però avanza non rendendosi conto che è ormai fuori dalla propria area. A questo punto perde il controllo e tenta un improbabile stop della palla con un giocatore del Sansepolcro in pressing. Ovviamente Fontanelli perde la sfera e blocca il proprio avversario con un fallo. Dopo nemmeno  1minuto Fontanelli,  ancora sotto shock, commette un nuovo errore. Anche qui su una semplice uscita, si addormenta e permette all’attaccante del Sansepolcro di avventarsi sulla palla. L’estremo difensore del Siena stende di nuovo il proprio avversario e questa volta in area. Espulsione e conseguente rigore. La frittata è completa. E qui l’incontro prede la piega della leggenda. A difendere la porta viene chiamato Biagiotti,  di neanche 17 anni, terzo portiere della Robur, contradaiolo della Tartuca, cresciuto sugli spalti del Rastrello. Il ragazzo, senza nemmeno scaldarsi, entra in campo, mostrando una sicurezza disarmante. Sugli spalti la gente già pensa al peggio. Sul dischetto di rigore si presenta il n°10 del Sansepolcro. Il patos raggiunge il culmine, c’è silenzio in tutto lo stadio. Un attimo che dura una eternità. Parte il tiro. Parato. Biagiotti devia la sfera evitando la capitolazione. Il settore ospiti esplode. Morgia che aveva visto l’incontro nel settore ospiti, con i propri tifosi, si arrampica sulla rete e gioisce. Tra le varie possibilità che potevano accadere avviene proprio la più bella per i tifosi senesi. Il penalty sbagliato da coraggio ai bianconeri che seppur in 10, riprendono ad attaccare a spron battuto. E al 27′ la Robur riesce anche a passare in vantaggio. Passaggio di Minincleri per Riva, appostato al limite dell’area. Il n°5 bianconero sbaglia lo stop e mette fuori causa il difensore del Sansepolcro che in modo scomposto lo colpisce. Calcio di rigore. Dagli 11m si presenta Minincleri che con estrema calma segna la rete del vantaggio. Nel giro di 10′, al Robur passa da una possibile sconfitta che avrebbe riaperto tutto in chiave promozione, alla quasi matematica promozione. Il  Sansepolcro tenta di reagire, ma il colpo ricevuto, soprattutto dal punto di vista del morale. è troppo duro. Alla fine la Robur si chiude in difesa e riesce, spinta anche da un pubblico meraviglioso, a portare in fondo la gara senza troppi patemi.
Come direbbe Bizzotto: Che storia quella di Biagiotti". Era destino che il rigore dovesse pararlo proprio lui. Fonte: Nicola Natili
Come direbbe Bizzotto: Che storia quella di Biagiotti”.
Era destino che il rigore dovesse pararlo proprio lui.
Fonte: Nicola Natili
 PRO
Le emozioni che ha regalato l’incontro con il Sansepolcro non hanno prezzo. Nel giro di 45′ sono state toccate tutte le emozioni che può regalare una partita. Per quanto riguarda la squadra, ormai sembra andare con il pilota automatico. In difesa Portanova è insuperabile e anche gli altri giocatori del pacchetto arretrato( Cason, Mileto e Varutti) sembrano giovarsi di questa situazione. A centrocampo Zane ormai è padrone incontrastato della mediana bianconera, corre, contrasta, imposta, tira. Riva ha dato equilibrio alla squadra garantendo a Zane e a Minicleri di  muoversi con maggiore libertà. Minincleri è il faro della manovra d’attacco bianconera. Tutte le azioni passano obbligatoriamente dai suoi piedi. Vedere per credere. In attacco Crocetti è il solito lottatore. va su tutte le palle e domenica, solo per sfortuna non riesce a segnare. Redi ancora non al top arranca ma riesce sempre a mettere sul chi va la in diretto avversario. Titone è il solito, corre e lotta per due dal primo all’ultimo minuto.Infaticabile. Bravi anche i ragazzi che entrano dalla panchina e fanno la loro parte. Mister Morgia ormai è veramente uno di noi. Ad un certo punto durante la partita arriva a prendere il megafono degli ultras per farsi sentire da un suo giocatore. Spettacolo. Chissà se potrà essere Morgia quel trascinatore, che può prendere l’eredità di Paolo De Luca nel cuore dei tifosi bianconeri. Ormai ci sono tutti gli elementi( squadra, tifo, società)e i segni( rigore parato e goal in 10 vs 11) per vincere il campionato. Nota di merito, particolare, per il giovanissimo Biagiotti che entra nella leggenda parando il rigore decisivo di un’intera stagione. La sua storia che sa tanto di favola è proprio una di quelle che piace a noi, inguaribili romantici del pallone. Cosa dire di più, solo un sentito Grazie a Tommaso da parte tutti i tifosi bianconeri.
Minincleri trasforma il penalty e fa gioire tutto lo stadio, compagni in campo e tifosi sui gradoni. Fonte: Nicola Natili
Minincleri trasforma il penalty e fa gioire tutto lo stadio, compagni in campo e tifosi sui gradoni.
Fonte: Nicola Natili
 CONTRO
Purtroppo nei contro dobbiamo inserire gli errori del giovane Fontanelli che per poco non ci costano la partita. Dopo alcune gare in cui sembrava aver acquisito fiducia, domenica è incappato in dieci minuti di follia. Questo intendiamoci non è per accusare nessuno. Fontanelli dovrà crescere sotto la guida di Morgia e il suo staff,e siamo sicuri che questo errore gli servirà da lezione. Altra notizia negativa sono poi le ammonizioni di Russo  e che contro il Gavorrano non potranno essere schierati.
Il Siena che fa goal e tutta la curva esulta. Il più scalmanato è mister Morgia.  Fonte: Nicola Natili
Il Siena che fa goal e tutta la curva esulta. Il più scalmanato è mister Morgia.
Fonte: Nicola Natili
L’ultima partita casalinga di questa stagione, con il Gavorrano, potrà sancire la matematica promozione della Robur in LegaPro. Domenica dovrà essere il primo tassello di una strada che ci dovrà portare a riprenderci ciò che ci hanno tolto. Avremo la possibilità di scrivere, tutti insieme, un’altra indelebile pagina di storia bianconera. Da qui dovrà venire la spinta necessaria per far nascere una nuova storia, a patto che non si ripetano gli errori commessi in passato. Il buon De Luca ci ha insegnato che non ci dobbiamo mai rassegnare,  e credere nei nostro sogni anche quando tutto è contro di noi. Quando tutto sembra una follia, una lucida follia. E poi ricordiamoci, quando noi iniziamo a sognare sono cazzi amari per tutti.
Forza vecchia Robur!!!!
Alla prossima.
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