From Fuori dal Campo

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E ora tirate giù gli stendardi

A chiunque chiederete vi risponderà che era caldo. È la prima cosa che viene in mente ripensando a quella serata. Il PalaTiziano. La tensione. L’umido. Calvani che esplode. Luca Banchi in lacrime in conferenza stampa.

Ecco, tutto questo non è mai successo. Un’allucinazione collettiva la potremo chiamare, a volte il caldo lo fa. Non è mai successo perché così ha deciso la procura federale, come non c’è mai stato l’abbraccio tra Stonerook e Pianigiani a bordo campo dopo l’ultimo scudetto vinto assieme. Anche quel giorno doveva essere caldo, un’altra allucinazione.

Stato morboso in cui ciò che è pura immaginazione viene percepito come realtà”, questa è la definizione che di solito viene data al termine allucinazione. E in effetti c’era molto di immaginifico nella storia della piccola provincia alla conquista dell’Italia e dell’Europa, l’esempio societario senza macchia e senza paura tutto costruito sulla serietà professionale. C’era anche altro dietro. Lo sappiamo adesso. Una parte di noi l’ha sempre saputo. Fa comunque rabbia, perché non si può andare dalle persone a reclamare indietro emozioni che hanno vissuto sulla propria pelle, lasciandogli solo l’amarezza di un sentimento inquinato.

Non è mai successo
Non è mai successo

Forse è tutto meritato, forse un po’ ce la siamo cercata. Ce la siamo cercata quando abbiamo sistematicamente chiuso gli occhi davanti a un sistema che stava soffocando la nostra città. Ce la siamo cercata quando per guardare al nostro piccolo orticello felice non abbiamo visto la tempesta che avevamo alle spalle. Ce la siamo cercata quando abbiamo rinunciato anche a quell’ultimo briciolo di orgoglio che ci rimaneva, lasciando che la nostra città fosse sistematicamente sciacallata da media, mezzi di informazione e affini, tutti a caccia della perfetta metafora sul mondo ideale che cadeva a pezzi. Perché sorprendersi se nessuno riesce a difendere in un tribunale la Mens Sana quando nessuno è stato in grado di difendere Siena negli ultimi cinque anni? Dov’è la novità?

Siamo tutti campioni nello scaricarci di dosso le colpe. “Non sapevo…”, “Eh ma se avessero rubato meno…”, “Si però quanto ho goduto in quegli anni…”. Sono gli stessi schemi mentali che hanno permesso a certa gente di cavalcare per anni, decenni, un’onda fatta di potere, soldi, politica. La mentalità del “mi giro dall’altra parte finché mi lasciate contento, poi fate voi” ha fatto più danni della grandine nel passato remoto, nel passato recente e di questo passo continuerà a farlo ancora a lungo. È lo stesso motivo per cui la Mens Sana ha rischiato il fallimento una seconda volta e comunque pare non esserci bastata. Non passerà mai, almeno fino a quando non avremo il coraggio di ribaltarla questa città; scuoterla dalle fondamenta fino a buttare fuori tutto quello che continua a incancrenirla, a cominciare da una politica che tuttora vuole entrare in ogni singolo centro di potere, per poter mettere bocca. Credevamo di dover toccare il fondo per risalire, e ci ritroviamo a scavare.

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Non è mai successo

Mi dite che volete revocarli quei due scudetti, io vi dico che sono disposto a barattarli. Sono disposto a barattarli per un minimo d’integrità morale, per vedere com’è fatta, almeno una volta. Li cedo volentieri in cambio di un po’ di sana, vera, autentica autocritica di questa città. Non di quella che si nasconde dietro alle colpe degli altri, ma quell’autocritica che vuole guardarsi allo specchio fino a quando vedi cose che non ti piacciono e trovi la forza di affrontarle. Li cedo volentieri per un movimento del basket autenticamente più sano, in cui certi personaggi che per anni hanno fatto finita di non vedere nulla di ciò che era palese spariscano una volta per tutte. In cui per la prima volta dopo tanti anni vinca il più forte, non il più furbo.

Se in cambio mi date tutto questo io lo accetto, tirateli giù quegli stendardi.

Altrimenti no, è solo ipocrisia. E io altra ipocrisia non la reggo più.

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CHI SIAMO

CHI SIAMO (pt.1)

 

A poco più di un anno della rinascita della più grande società calcistica di Siena, il tifoso della Robur vive attanagliato dal più grande dei dubbi esistenziali della sua vita da tifoso. Cosa è il Siena, dove va il Siena, perché il Siena?               

Finito l’ entusiasmo della ripartenza , la sbornia di un’annata fuori dall’ ordinario, vissuta d’un fiato, in un mix di irrazionalità, istinto e passione, che hanno fatto dimenticare per 9 mesi l’ uragano che si era abbattuto sull’ A.C Siena, ci troviamo a far fronte ad una realtà, di fronte alla quale ci troviamo del tutto impreparati.

Di fronte ad un trauma che colpisce tutti, l’ essere umano, per sua natura, è portato a reagire collettivamente. Ad affrontare con grande compostezza, forza d’animo e una buona dose di irrazionale entusiasmo, la rinascita. E’ il momento dell’ emergenza, quello in cui tutti ci sentiamo coinvolti e uniti reciprocamente. E’ il motivo per cui un anno fa, 3800 persone, si abbonavano ad un campionato di serie D con l’ idea che era la cosa giusta da fare.
E’ lo stesso motivo per cui calciatori come Vergassola o Portanova rinunciavano alle categorie più nobili e a piazze altrettanto prestigiose per dare una mano alla LORO squadra, della loro città adottiva.

Tifo da serie A, trasferte oceaniche, della rinascita del Siena ne parla la Rai, la Gazzetta dello Sport, ne parlano anche all’ estero. “Noi non c’entriamo nulla con la serie D” “Noi siamo il Siena”

Eccolo il mantra collettivo, che ogni domenica in casa e in trasferta, in ogni campetto di periferia risuonava nelle teste di migliaia di persone, unite da un solo obiettivo: dimostrare a loro stesse e al calcio italiano che il tifo di Siena non era retrocesso e che, anzi, era più forte, compatto e unito che mai.
Il numero dei tifosi “portati” in trasferta, complessivamente nella stagione 2014/2015 sfiora le 13000 unità. Numeri che a Siena mancavano dal 2004/2005! Ok le trasferte vicine, l’ assenza di tessere, restrizioni ecc. Ma quella era un’ altra storia. Era il secondo anno di serie A, una serie A ancora old style, con meno regole e senza assurdi divieti. Il dato finale tra l’altro risulta “drogato” dai 4000 presenti a Firenze nel primo derby della storia, nella massima categoria.

Ad alimentare gli entusiasmi non si possono dimenticare gli sforzi della società nell’ allestire, da subito, una rosa competitiva. Anche in questo caso la spinta della tifoseria, il potere dell’ opinione pubblica, fu decisivo. Ma i meriti di Antonio Ponte e Pietro Mele furono indiscutibili e notevole anche lo sforzo economico.

Massimo Morgia fu il condottiero di cui avevamo bisogno. L’ uomo forte che riempiva i buchi di una società nata in “quattroequattrotto” e che non era pronta e in grado di darsi immediatamente un’organizzazione. Allenatore, direttore sportivo, osservatore, comunicatore, psicologo. Il punto di riferimento attorno al quale gravitava l’ attenzione di media, tifosi, giocatori. E’ indiscutibile la bontà del suo lavoro. E’ stato rimproverato dal lato tecnico, di aver trovato tardi la giusta soluzione, per dare equilibrio e resa alla squadra. Ci poteva stare. Fuori dal campo qualcuno lo ha definito persino un ruffiano, mister Facebook. Capita quando sei primo, crei grosse aspettative, ma non vinci da diverse giornate. Ognuno la pensa come vuole. Schiettezza disponibilità, voglia di partecipare e capacità di coinvolgere. Ha dato tantissimo, tutto se stesso, convinto di aver trovato a 60 anni compiuti la sua giusta dimensione. Una città in cui poteva esprimere nel migliore dei modi il suo modo di essere e di vivere il calcio.
Tutto finito. In una sera di metà giugno, Morgia non può accettare le condizioni imposte da Antonio Ponte. Si sceglie un’altra strategia, un altro modo di fare calcio. Il Siena come è già risuccesso in passato, torna a legarsi alle procure e ad alcune società di serie B e di A, che hanno bisogno di valorizzare i loro giovani, mandandoli in prestito in Lega Pro. Era la scelta più facile, la meno dispendiosa per il presidente Ponte, che in un colpo solo si libera di una figura ingombrante, affidandosi totalmente ai Materazzi per allestire una rosa all’ altezza.

Un presente avvolto nella nebbia

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Inutile rimpiangere il passato. Se la strada intrapresa è stata quella giusta ancora non si può sapere. Forse era l’ unica possibile per una società finanziaramente debole, strutturalmente ancora di più, ma dotata ancora di grande appeal pubblico. Sbagliato mettere a paragone chi c’è adesso(Atzori) con chi c’era prima. Atzori fa l’ allenatore e va giudicato in base a ciò che dice il campo. Non può essere un nuovo Morgia. Del resto a coinvolgere tifoseria e città non può e non deve essere un allenatore, se si ha la pretesa di definirsi “società professionistica”.
E’ bello avere un allenatore coinvolgente e legato ai suoi tifosi, ma questo spesso è sinonimo di una mancanza nei vertici societari.

Una società che non è in grado di comunicare e che non sa dire ai suoi tifosi cosa è il Siena oggi, che non ha creato un racconto nuovo e convincente, attraverso il quale infondere entusiasmo nell’ ambiente. Distante, lunatica, incomprensibile. E si sa, che Siena ha bisogno continuamente di essere scossa dall’ esterno, e a quel punto, in cambio, può darti tanto. L’ aveva capito Paolo de Luca, lo hanno capito pochi altri dopo, due allenatori Beretta e Morgia,
La domanda che il tifoso intelligente deve porsi è: è solo un problema di comunicazione o forse si preferisce non dire ciò che è meglio non dire?
Non c’è al momento alcuna programmazione pluriennale né nell’ ambito del settore giovanile(diremo due parole sull’ argomento nella seconda parte di Chi Siamo), né in ambito strutturale. A detta di tutti(non solo i “soliti lamentosi”, lo sostiene anche Pietro Mele) senza strutture il Siena non ha futuro. E le strutture sono le solite di cui si parla da decenni ormai. Centro sportivo e stadio. Senza tutto ciò cosa è il Siena oggi, ma soprattutto quanto vale oggi? Il Siena oggi è di nuovo e solamente i suoi tifosi. Meno entusiasti di un anno, fa ma sempre presenti in casa e in trasferta. Il Siena sono, nel bene e nel male sono quegli 11 ragazzi che scendono in campo ogni domenica(o sabato), guidati da un capitano, Portanova che rappresenta ormai l’ unico filo che ci tiene legati a un recente passato di gloria. Spezzato quel filo, mi chiedo, cosa ne sarà del Siena? Quali saranno i nostri obiettivi? A cosa dovremmo aspirare?

Nella parte 2 di CHI SIAMO, cercheremo di capire quanto vale economicamente il Siena oggi. Confronteremo gli investimenti fatti dalla Robur, con quelli attuati da altre società appena ricostruite(Padova, Venezia, Parma). Proveremo, costruttivamente, a capire quali strade andrebbero percorse per garantire un futuro solido e ambizioso al calcio senese.

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Robur. Aspettando Godot

“Rivendico una settimana di pausa nella quale assaporeremo tutti insieme il significato di questa nostra grande vittoria. Il nostro futuro parte dalla settimana successiva. Ci sarà un consiglio di amministrazione che prenderà delle scelte sulle figure strategiche della nuova Società che a loro volta dovranno compiere delle scelte parte in autonomia e parte in responsabilità”

Con queste parole,  domenica 10 maggio, il presidente della Robur Siena, Antonio Ponte, liquidò le domande sul futuro societario.
Due settimane sono passate, ma “non accade nulla, nessuno arriva, nessuno se ne va”, come dicevano Vladimiro ed Estragone.

Il “nuovo” assetto societario.

Al momento il Siena “vanta” ancora un Patron, Antonio Ponte, che detiene la maggioranza, quasi totale delle quote societarie. Segue poi una folta, ma esigua in termini di quote, minoranza, rappresentata da Pietro Mele e dai nuovi soci presentati domenica 17 in conferenza stampa dal Presidente. Beatrice Righi Parenti, Federico Lanna, Lorenzo Turillazzi, Luigi Fumi Cambi Gado. (Per ogni approfondimento, rimando all’ ottimo articolo di Filippo Tozzi: http://www.ilcittadinoonline.it/sport/calcio-sport/robur-istantanea-sugli-assetti-societari/.)  I primi due, si scopre, erano già soci da Marzo. Inevitabile, che qualcuno abbia storto il naso. Tempi e modi di annuncio di questi nuovi soci “minors” danno molto la sensazione di essere una di quelle “mosse scacchistiche” che serva a prendere tempo. In attesa di cosa, però?

Si parla da tempo, di diversi soggetti, interessati a rilevare una percentuale più sostanziosa di quote societarie. Uno di questi è rappresentato dal gruppo Manfredini/Boninsegna. Si parla poi, di altre forze imprenditoriale, attratte dal progetto di rifacimento dello stadio. Resta infine il mistero, sulle altre ipotesi, come quella rappresentata dal tedesco Hellmich, con il quale Ponte ha avuto un colloquio alcuni giorni fa, in occasione del passaggio delle Mille Miglia. Il nome, come noto è alla ribalta già dai tempi della Riqualificazione mezzaromiana, superfluo aggiungere che anch’esso sia legato al progetto stadio. “Rimango in continuo contatto con Walter, sono trattative delicate. Non posso dirvi nulla fino a che non c’è un contratto. Sto ancora lavorando allo studio di fattibilità e alla manifestazione di interesse. Da parte sua, lui vuole capire se l’ idea stadio è concreta”.
In parole povere Walterone sta aspettando di capire a che gioco gioca Ponte e attende l’ evolversi della situazione. La sensazione, a pelle, è che Hellmich non sia affatto convinto di legare il suo nome a quello della Robur Siena. Impensabile credere quindi che arrivino novità a breve termine da questa strada.
E di Jay Silverstein, ricordate? Il magnate americano, tra i leader nel settore dei Servizi sanitari a stelle strisce. Sicuramente l’ ipotesi più affascinante per tutti i tifosi della Robur. Cosa ci è dato sapere? Probabilmente non si è andati oltre a quello scambio di mail datato marzo 2015.

Riflessioni conclusive

Aldilà delle tante chiacchiere, delle voci e di qualche doppio o triplo cognome, l’ assetto societario non muta di molto rispetto a prima. Fanno il loro ingresso in società personaggi fidati del Presidente che, ne siamo sicuri, daranno la loro mano alla Robur da un punto di vista finanziario. Questi fedelissimi, rendono inoltre più forte, la posizione di Ponte all’ interno del CDA, qualora, in seguito, arrivassero soci di minoranza più rilevanti(vedi sopra Manfredini o imprenditori edili(romani?).

Sembra al momento allontanata ogni ipotesi di “cambio al vertice”. La sensazione è che Ponte non abbia alcuna intenzione di cedere il Siena. Si richiede a gran voce l’ ingresso di piccoli azionisti, una partecipazione attiva della città. Un tentativo di azionariato popolare molto sui generis? L’ annuncio pubblico del 17 è da leggere in quest’ ottica. “Entrate anche voi nella Robur Siena, che è tanto bello e ci si diverte abbestia”. L’ intento è lodevole, ma senza la necessaria chiarezza sui progetti del futuro, come si fa ad attrarre investitori più o meno importanti? Vista così, da fuori, sembra che si ricerchi, semplicemente ed ossessivamente, di “gonfiare” (passatemi il termine) il valore patrimoniale/finanziario di un Siena che, a parte il nome, il blasone e migliaia di tifosi, di patrimonio reale non ha nulla.  Un giochino che sta diventando più stucchevole dello zucchero filato del Luna Park. Che non fa altro che alimentare voci, polemiche, chiacchiere. Non appartengo a quella schiera di persone, che ritiene impossibile l’ esistenza di soggetti imprenditoriali seri e facoltosi, potenzialmente interessati al Siena. Ma per rendere concreta una potenzialità occorre chiarezza, prima di tutto, da parte di chi già c’è.

 

P.S 1. Segnalo questo articolo uscito su wiatutti su Matteo Betti: http://wiatutti.blogspot.it/2015/05/forza-matteo.html.
Lui si, vero patrimonio della città. “Forza Matteo” lo urla a gran voce, tutta la redazione di Panem Et Circenses. Facciamoci sentire e non lasciamolo solo!

P.S. 2. Rastrello in sintetico? Questa l’ idea della società per dotare la Robur di un campo di allenamento. Commento mio: per la Robur servono strutture all’ altezza non proposte scioccanti, fuori luogo e frutto dell’ improvvisazione. E’ da Agosto che si parla del centro sportivo come priorità assoluta. In gennaio si parlava di sistemare i campi del Pontaccio a Rosia. Soluzione abbandonata? Totalmente inaccettabile questo gioco al risparmio su una questione così essenziale per il futuro della Robur. Ne parleremo nel prossimo articolo, perché questo argomento merita un approfondimento importante e, soprattutto, il coinvolgimento di tutta la città.

P.S. 3. Molti chiedono a gran voce che Morgia rimanga al Siena. Concordo pienamente. Per i valori etici che il mister sbandiera. Perchè “squadra(e allenatore) che vince non si cambia”, direbbe chi è meno velleitario. Ieri altra gigantesca prestazione a Macerata. Ripartire da diversi elementi di questo gruppo e dal loro timoniere appare la scelta più logica, indipendentemente dal futuro societario.

L’ immagine in evidenza è tratta da www.sienasport.it

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panemet

Siena NON cambia. Dalla Tragedia alla Farsa.

Dico la verità. In queste settimane di chiacchiere(tante) e di fatti(pochi) già una volta le mie dita avevano battuto impulsivamente sulla tastiera. Era la settimana che precedeva la visita di Hellmich a Siena e il nostro primo cittadino così si esprimeva: “Io non ci sto ad essere davanti ad una sorta di aut aut: nessun ricatto, il Siena ed il futuro della squadra bianconera devono essere totalmente divisi dalla situazione stadio” “Vorrei staccare le due cose, abbandonando quel trend negativo iniziato con Mezzaroma”.

Queste parole, che all’ apparenza potevano essere condivisibili, celavano ai miei occhi un’ altra realtà. Trovavo semplicemente irrispettoso, nei confronti dei tifosi del Siena e di Ponte stesso, quel paragone con il recente passato, trovavo poi assolutamente incomprensibile e fuori tempo l’ atteggiamento che filtrava dall’ intervista. Ma come, mi chiedevo, arriva un’imprenditore straniero interessato a investire a Siena su un progetto importante e si accoglie con questi pregiudizi? Mi sono morso la lingua e ho pensato che forse, prima di scrivere su un argomento così sensibile, sarebbe stato meglio aspettare. Sarà pur vero che questo è un blog per pochi lettori, ma non volevo contribuire a condizionare ulteriormente la situazione di suo già delicata.

Ho aspettato quindi che l’ incontro si facesse. L’ incontro in sé a quanto pare non è andato neppure troppo male. Nessun ricatto, quindi. Una chiacchierata che permette di fatto a Ponte(e ad Hellmich) di proseguire e dà il via libera alla presentazione di un nuovo progetto per la riqualificazione del Rastrello, ovviamente alle stesse condizioni e con gli stessi limiti fissati a Maggio 2014. Potete trovare tutto qui a firma di Filippo Tozzi.

Quindi, vi chiederete, perchè dovrei tornare oggi sull’ argomento, quando di novità importanti, di fatto, non ve ne sono e la palla è in mano al duo Ponte-Hellmich?

Perchè oggi vi voglio parlare di Panem et Circenses. E più precisamente di Panem, per denunciare, ancora una volta, come in questa città gli schemi del presente assomiglino tristemente a quelli del passato e che il “sistema” di oggi può assomigliare molto a quello di ieri, anche se in una copia che ha assunto le sembianze dilettantesche del Sindaco Valentini e del suo vice Mancuso, il primo con quel suo vizietto di parlare come l’ “omino del bar”, il secondo, beh…ascoltatevi questa intervista e capirete tante cose.

In questa città, la grettezza, la mancanza di lungimiranza, i favoritismi e i vecchi modus operandi, proprio nel momento in cui i soldi a pioggia sono finiti, continuano a imperare imperterriti. E’ fresca di questi giorni la polemica, che vede protagonista la politica senese, riguardo alla costruzione di un grande centro commerciale a Isola d’ Arbia. Si scopre quindi, che a fine Luglio, due s.r.l(Isola srl, Siena Sud srl) abbiano fatto domanda in Comune, per chiedere una variazione della destinazione d’ uso di due capannoni abbandonati. L’ area dei capannoni verrebbe destinata, alla costruzione di una grande struttura di vendita. La Giunta approva rapidamente il 14 agosto(giorno scelto a caso?) e in un modo alquanto singolare(senza consultare nessuno) l’ iter, che prevede la modifica della destinazione d’ uso.

Ma torniamo a noi..

L’ area del Rastrello, di Piazza della Posta, della Lizza e di San Prospero, rappresenta, in un concetto molto ampio, la principale “porta contemporanea” di accesso alla città, sostituendo di fatto il ruolo che nel passato avevano Porta Romana e Porta Camollia.
L’ area in questione, è il biglietto da visita che la città offre ai suoi frequentatori. E’ il luogo di convergenza naturale per chi lavora in città, per il turista che la visita e per il comune cittadino che da qui parte per qualsiasi azione quotidiana.
Del resto dalla fine dell’ Ottocento alla prima metà del XX secolo tanti investimenti vennero veicolati nella zona. I monumentali giardini della Lizza furono pensati e creati dal 1869 al posto della vecchia scuola di Equitazione. Il parco, divenne in breve e lo sarebbe stato per oltre un secolo il luogo principe in cui passeggiare e trascorrere il tempo libero. La disposizione degli alberi, delle aiuole, l’ edificazione dell’ Asilo Monumento e la risistemazione della Fortezza, appartengono a quella fase storica che dette eleganza e prestigio a tutta l’ area.
Sempre alla prima parte del XX Secolo, si deve lo sviluppo del quartiere di San Prospero, la costruzione del Viale dei Mille e dello stadio nella conca del Rastrello.

Nella Siena reale di oggi, però, l’ area del Rastrello è dominata dai tubi innocenti in metallo di uno stadio orrendo(ci siamo affezionati, ma è orrendo), da una selva di macchine e da un tappeto di cartacce. La Fortezza è luogo abbandonato con le sue mura imbrattate(male, adoro i graffiti ma lì, vedo solo scrittacce). E’ diventata persino simbolo di uno dei tanti fallimenti della città, quello dell’ Enoteca Italiana. La Fortezza è circondata da un parcheggio a cielo aperto, un’ altra selva di macchine e tanta sporcizia per terra. Una volta alla settimana(il Mercoledì) il parcheggio diventa mercato cittadino, pieno di merce perlopiù scadente e di manifattura straniera a basso costo. Ogni mercoledì la città si blocca e si congestiona.
San Prospero mantiene ancora la sua antica e ora un po’ decadente eleganza ma il vecchio campino(che io per motivi di età, non ho mai visto) è stato sostituito dall’ ennesima selva di macchine. Un area posteggio quasi selvaggia, piena di buche e con posti auto disegnati per una Autobianchi Y10 o al massimo una Fiat 127. All’ ex campino non si paga il parcheggio. O meglio, non paghi subito, ma se ci lasci la macchina 10 volte all’ anno, poi devi rifarti le sospensioni e ricomprarti uno specchietto. Dettagli.
Il Parco della Lizza è spoglio e morto. Non ci sono famiglie, non ci sono bambini ma qualche badante che riposa sulle poche panchine non ricoperte di cacche di piccione. La ghiaia non è uniforme e quando piove il fondo è impraticabile al solo passaggio, perché ricoperto di pozze.  La vasca dei cigni arrugginita e sporca. E per non farsi mancare nulla, capita di trovare qualche bel siringone usato.

Questa è la Siena reale, la Siena che piace tanto ai nostri amministratori.

L’ occasione della riqualificazione del Rastrello, vista in un’ ottica di rilancio di una zona strategica della città, rischia di diventare una grande occasione persa. Manca l’ intenzione, manca il coraggio. Mettiamoci l’ animo in pace.
E si percepisce dalle dichiarazioni che trovate in cima all’ articolo. Invece di pensare a come inserire il progetto del nuovo stadio in un’ opera di grande decoro e risistemazione urbana, si pensa a come limitarlo. Troppi interessi politici remano contro ed è diventato anche ridicolo prendersela con i nostri rappresentanti, quando forse il problema sono i rappresentati, ancora una volta silenti e totalmente indifferenti.

Il centro cittadino perde dinamicità, perde progressivamente vita e continua a spopolarsi, i disegni sono gli stessi di 10 anni fa: rendere Siena una città museo(tipo Venezia o San Gimignano) e decentrare ulteriormente le attività produttive e commerciali, ad Isola d’ Arbia. Negli ultimi 15 anni Siena ha vissuto prima una commedia, poi una tragedia, adesso è il momento della farsa.

 

 

 

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