From Robur Siena

Spazio di approfondimento dedicato alla Robur Siena

chi-la-visto

Chi l’ha visto?

Alzi la mano chi non si è mai chiesto che fine avesse fatto questo o quel calciatore dopo essere passato da Siena. Ecco io volevo proprio sapere cosa era capitato ad alcuni di questi giocatori che hanno militato con alterne fortune nella Robur. Stavolta parleremo di Nanni bomber mancato, uscito fuori dai racconti di Osvaldo Soriano, Raja Jordà puntero di scorta, giunto a Siena nell’anno della penalizzazione in Serie B e di Codrea mediano bianconero per tre stagioni.

NANNI – 25 ottobre 2005, sono già passati più di 10 anni da quando esordiva in serie A “El Pistolero” Antonio Roberto Nanni. Sembra ieri, quando il buon vecchi Gigi De Canio decise di far esordire il centravanti argentino. Nato ad Azul il 20 agosto del 1981, muove i suoi primi passi nella società dilettantistica dell’Alumni Azuleno. A 16 anni viene chiamato dal Velez Sarsfield di Buenos Aires. Dopo 4 anni nel loro settore giovanile, a 20 anni il 26 agosto 2001 debutta in prima squadra.Il suo primo goal arriva il 3 ottobre 2001 contro il Lanus. L’anno successivo riesce a ritagliarsi un posto da titolare in prima squadra e con 22 centri arriva secondo nella classifica marcatori della Primera Division. E’ proprio in quell’anno che viene soprannominato “El Pistolero”.

thJHPQ0BC1be4486ab4153bda02f72df3be2686b06-31005-46d0d2d6a80d48706aa3d793de24ca67thN3K281A3

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo il suo exploit in patria, sbarca in Europa alla Dinamo Kiev che lo acquista per 5 milioni di euro. Il debutto con la nuova squadra avviene addirittura in Champions League il 5 novembre 2003 in un match contro l’Arsenal. Ad ottobre del 2004 viene girato agli spagnoli dell’Almeria, che milita nella serie B spagnola. A fine prestito ritorna nella società ucraina. Ecco che nell’estate del 2005 le strade del centravanti argentino e quella della Robur si incontrano. Nanni arriva alla corte di De Canio in prestito durante il mercato estivo. Presentato il 14 luglio 2005, debutta con la maglia bianconera in Coppa Italia il 7 agosto 2005 nella vittoria per 2 a 1 contro la Juve Stabia. Dopo alcuni spezzoni di gara con Atalanta e Avellino, De Canio decide che è giunto il momento di farlo esordire in campionato. Il Mister lo vede bene in coppia con Enrico Chiesa (povero De Canio che abbaglio aveva preso). Debutta nella serie A italiana il 25 ottobre 2015 come titolare, nella partita contro la Fiorentina. Finirà 2 a 1 per i violacei. La domenica successiva contro il Chievo Verona entra al 19′ della ripresa, per poi essere sostituito dopo appena 5 minuti in favore di Rey Volpato. Ormai ai margini della squadra, Nanni deve fare i conti anche con la concorrenza. Infatti Bogdani sta attraversando un ottimo momento di forma riuscendo ad andare a segno con continuità. Questo per il “bomber” argentino è tutto con la maglia bianconera.

Nella sessione del mercato invernale viene spedito al Messina, dopo aver fatto ritorno a Kiev. I peloritani dopo aver ceduto Zampagna, vecchia conoscenza del Rastrello e Iliev stanno tentando di salvarsi. La situazione è però complicata e alla fine la squadra allenata da Bortolo Mutti retrocede (sarà poi riammessa in serie A dopo lo scandalo di Calciopoli). Nanni dal canto suo riesce a segnare soltanto un solo misero goal al Lecce. La stagione 2006/2007 Nanni viene parcheggiato di nuovo al Sud. Questa volta è il Crotone a credere nel calciatore. L’annata parte male e a gennaio il passaggio di testimone tra Elio Gustinetti e Guido Carboni non porta i risultati sperati. Alla fine il Crotone retrocede.

s_9801_2005_1

nanni

 

nanni14-2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A gennaio 2008 Nanni, dopo la deludente parentesi europea, ritorna in Argentina al Velez. Qui sembra tornare ai vecchi tempi e riesce a vincere il torneo di Clausura 2009. Nell’estate del 2009 si accasa al Cerro Porteno, squadra paraguaiana con la quale raggiungerà la semifinale di Copa Sudamericana 2009. Nel 2010 è il miglior marcatore del torneo di Clausura (Paraguay). Nel 2011 addirittura arriverà alla semifinale di Copa Libertadores. Ancora vittoria del torneo apertura 2012. Alla fine nel 2013 dopo alcuni contrasti con la società, Nanni lascia il Cerro Porteno con 59 goal in tutte le competizioni e 5° miglior marcatore della storia del club. Dopo una breve parentesi all’Atlanta nel 2013, c’è di nuovo ritorno al Velez. Nel 2016 dopo 112 presenze e 38 reti si trasferisce al Cucuta Deportivo, squadra colombiana che milita nella Primera A. Ad oggi “El pistolero” continua ancora a gonfiare le reti in colombia, senza troppi rimpianti per quello che poteva essere e non è stato.

RAFA JORDA’ – Rafael Giorda da Ruiz Assin nasce a Santa perpetua de Mogoda, vicino a Barcellona, il 1° gennaio 1984. Fin da piccolo si nota subito la sua indole di zingaro del pallone. In tre anni, a partire dalla stagione 2001/2002 gioca nelle giovanili del Damm, del Valencia nel 2002/2003 e del Numancia 2003/2004. Nel 2003/2004 esordisce tra i professionisti nel Numancia B che gioca nella 3° serie spagnola. Grazie al suo fisico imponente 1,92 cm per 80kg, si dimostra un valido attaccante per questa categoria. Dal 2005 al 2008, con alcune brevi parentesi al Club Peralta e al Benidorm, colleziona col Numancia 47 presenze e 7 reti.

10235_empoli_rafa

 

1348674278_extras_mosaico_noticia_1_1

n_rafa_jorda_rafa_jorda_ruiz_de_assin-2012104 (1)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella stagione 2008/2009 si accasa all’Alicante. Anche qui però la sua esperienza dura poco e nell’estate del 2009 si trasferisce ai cugini dell’Hercules. Qui però le cose vanno ancora peggio e non riesce a scendere in campo nemmeno una volta. Dopo appena un anno decide di cambiare aria e questa volta si fa avanti il Levante, che disputa la Liga Spagnola. Partendo come riserva riesce comunque a racimolare 37 presenze condite da 7 reti. Al suo debutto, sabato 30 gennaio 2010, addirittura mette a segno la rete della vittoria contro il Villareal. Dopo 3 anni a Valencia, sponda Levante, il nostro Rafa viene sedotto dalle sirene dell’estremo oriente. Nella stagione 2012/2013 sbarca nel campionato cinese, la Chinese Super League, acquistato dal F.C. Guizhou Renhe di Pechino. Con 17 reti in 35 presenze diviene il miglior marcatore della squadra che riesce a portare fino al 4° posto in campionato.

BARCELONA - LEVANTE

 

Nel febbraio 2014 Rafa Jordà decide di fare ritorno verso casa e durante la strada decide di accasarsi al Siena. Dopo una buona prima parte di stagione i bianconeri perdono nel mercato di gennaio i 2/3 della prima linea. Le partenze di Giannetti e Paolucci sono vuoti difficili da colmare sopratutto per una squadra come il Siena sempre costretta ad inseguire. La Robur si mette allora alla ricerca di un centravanti a buon mercato per rimpiazzare le perdite, almeno dal punto di vista numerico. Insieme a Rafa Jorda arriva alla corte di Beretta Fabbrini dal Watford e vengono aggregati in pianta stabile alla prima squadra due giovani, Rosseti e Cappelluzzo. Rafa Jordà riuscirà ascendere in campo per 10 volte mettendo a segno 2 goal, di cui uno nell’importante pareggio in casa con l’Empoli di Sarri.

Rafa-Jorda-celebrates-450x350

 

 

1238418431_0

 

 

 

 

 

 

 

 

Al termine della stagione Rafa riparte di nuovo, stavolta verso il Mar caspio, e più precisamente in direzione di Tbilisi, Georgia, patria della Dinamo. Squadra di lunga tradizione nel panorama calcistico russo, la Dinamo è la prima squadra del proprio paese. Purtroppo anche in questa esperienza Rafa raccoglie poche soddisfazioni, non riuscendo mai ad andare a segno. Voglio pensare che forse un giorno preso dalla nostalgia, Rafa senta il bisogno di ritornare alla sua Santa Perpetua raccontando la sua vita di pellegrino del pallone.

PAUL CODREA – Codrea nasce a Timisoara, cittadina rumena vicino al confine con l’Ungheria, il 4 aprile 1981. Dal 1992 fino al 1996 gioca nelle giovanili del Politehnica di Timisoara. Dopo essere andato in prestito alla Dinamo Bucarest nel 1996, esordisce tra i professioni nel 1997 nella seconda divisione rumena, sempre con il Politehnica Timisoara. Nel 1999 arriva all’ Arges Dacia Pitesti con il quale esordisce nella massima serie rumena.

2614-paul_codrea

 

Paul+Codrea+Citta+di+Palermo+v+AC+Siena+Tim+4p-d1FkqAhhl

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 2001 viene acquistato dal Genoa che disputa la serie B. Con i grifoni gioca una stagione intera e due mezze. Nel gennaio 2003 va al Palermo, ma con i rosanero ha poche opportunità di scendere in campo. Inizia così il suo girovagare per tutto lo stivale. A gennaio 2004 va al Perugia, poi l’anno successivo è a Torino, sponda granata. Nella stagione 2005/06 ritorna al Palermo ma di nuovo trova poco spazio. Nell’estate del 2006 arriva al Siena, qui riesce a ritagliarsi un posto come mediano davanti alla difesa. Dopo 108 presenze, 2 goal e tre salvezze, nel mercato di gennaio del 2011 Codrea va in prestito al Bari. Con i biancorossi mette insieme solo 6 apparizioni. Finito il prestito, ritorna al Siena che lo mette fuori rosa. Reintegrato, sarà artefice di alcune belle prestazioni che porteranno i bianconeri fino alle semifinali della coppa Italia 2012. Il suo secondo debutto in maglia bianconera coincide con la vittoria in trasferta contro il Cagliari, il 24 novembre 2011, valevole per l’ottavo turno di coppa Italia. Scende in campo anche per il quarto turno contro il Palermo (vittoria del Siena per 6 a 4 dopo i calci di rigore). In campionato gioca la 17° giornata contro la Lazio. Anche qui vittoria, stavolta per 4 a 0. Dopo queste 3 presenze al termine della stagione rimane svincolato.

Giuseppe+Mascara+Paul+Costantin+Codrea+AC+1QzSI05AOQ3l

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A questo punto Paul decide di fare ritorno a casa dopo 11 anni trascorsi nel nostro paese. Il 21 luglio 2012 viene ingaggiato dal Rapid Bucarest con il quale mette insieme 11 presenze. L’ultima stagione da giocatore e quella del 2012/13 con il Timisoara, con il quale colleziona solo 2 presenze. Il 13 marzo dello stesso anno appesi gli scarpini al chiodo, viene nominato allenatore del Timisoara che guiderà dalla 5° alla 4° divisione rumena, fino al 29 novembre 20014 quando rassegna le sue dimissioni. Nel frattempo dopo un’onorata carriera in nazionale con 44 presenze e 1 rete (28 febbraio 2001 contro la Lituania) e la partecipazione ad Euro 2008, Paul il 3 marzo 2010 gioca la sua ultima partita contro Israele.

AC+Siena+v+AC+Milan+Serie+A+eASZ7iuz3g_l

 

th5CFK45OX

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
CHI SIAMO

CHI SIAMO (pt.1)

 

A poco più di un anno della rinascita della più grande società calcistica di Siena, il tifoso della Robur vive attanagliato dal più grande dei dubbi esistenziali della sua vita da tifoso. Cosa è il Siena, dove va il Siena, perché il Siena?               

Finito l’ entusiasmo della ripartenza , la sbornia di un’annata fuori dall’ ordinario, vissuta d’un fiato, in un mix di irrazionalità, istinto e passione, che hanno fatto dimenticare per 9 mesi l’ uragano che si era abbattuto sull’ A.C Siena, ci troviamo a far fronte ad una realtà, di fronte alla quale ci troviamo del tutto impreparati.

Di fronte ad un trauma che colpisce tutti, l’ essere umano, per sua natura, è portato a reagire collettivamente. Ad affrontare con grande compostezza, forza d’animo e una buona dose di irrazionale entusiasmo, la rinascita. E’ il momento dell’ emergenza, quello in cui tutti ci sentiamo coinvolti e uniti reciprocamente. E’ il motivo per cui un anno fa, 3800 persone, si abbonavano ad un campionato di serie D con l’ idea che era la cosa giusta da fare.
E’ lo stesso motivo per cui calciatori come Vergassola o Portanova rinunciavano alle categorie più nobili e a piazze altrettanto prestigiose per dare una mano alla LORO squadra, della loro città adottiva.

Tifo da serie A, trasferte oceaniche, della rinascita del Siena ne parla la Rai, la Gazzetta dello Sport, ne parlano anche all’ estero. “Noi non c’entriamo nulla con la serie D” “Noi siamo il Siena”

Eccolo il mantra collettivo, che ogni domenica in casa e in trasferta, in ogni campetto di periferia risuonava nelle teste di migliaia di persone, unite da un solo obiettivo: dimostrare a loro stesse e al calcio italiano che il tifo di Siena non era retrocesso e che, anzi, era più forte, compatto e unito che mai.
Il numero dei tifosi “portati” in trasferta, complessivamente nella stagione 2014/2015 sfiora le 13000 unità. Numeri che a Siena mancavano dal 2004/2005! Ok le trasferte vicine, l’ assenza di tessere, restrizioni ecc. Ma quella era un’ altra storia. Era il secondo anno di serie A, una serie A ancora old style, con meno regole e senza assurdi divieti. Il dato finale tra l’altro risulta “drogato” dai 4000 presenti a Firenze nel primo derby della storia, nella massima categoria.

Ad alimentare gli entusiasmi non si possono dimenticare gli sforzi della società nell’ allestire, da subito, una rosa competitiva. Anche in questo caso la spinta della tifoseria, il potere dell’ opinione pubblica, fu decisivo. Ma i meriti di Antonio Ponte e Pietro Mele furono indiscutibili e notevole anche lo sforzo economico.

Massimo Morgia fu il condottiero di cui avevamo bisogno. L’ uomo forte che riempiva i buchi di una società nata in “quattroequattrotto” e che non era pronta e in grado di darsi immediatamente un’organizzazione. Allenatore, direttore sportivo, osservatore, comunicatore, psicologo. Il punto di riferimento attorno al quale gravitava l’ attenzione di media, tifosi, giocatori. E’ indiscutibile la bontà del suo lavoro. E’ stato rimproverato dal lato tecnico, di aver trovato tardi la giusta soluzione, per dare equilibrio e resa alla squadra. Ci poteva stare. Fuori dal campo qualcuno lo ha definito persino un ruffiano, mister Facebook. Capita quando sei primo, crei grosse aspettative, ma non vinci da diverse giornate. Ognuno la pensa come vuole. Schiettezza disponibilità, voglia di partecipare e capacità di coinvolgere. Ha dato tantissimo, tutto se stesso, convinto di aver trovato a 60 anni compiuti la sua giusta dimensione. Una città in cui poteva esprimere nel migliore dei modi il suo modo di essere e di vivere il calcio.
Tutto finito. In una sera di metà giugno, Morgia non può accettare le condizioni imposte da Antonio Ponte. Si sceglie un’altra strategia, un altro modo di fare calcio. Il Siena come è già risuccesso in passato, torna a legarsi alle procure e ad alcune società di serie B e di A, che hanno bisogno di valorizzare i loro giovani, mandandoli in prestito in Lega Pro. Era la scelta più facile, la meno dispendiosa per il presidente Ponte, che in un colpo solo si libera di una figura ingombrante, affidandosi totalmente ai Materazzi per allestire una rosa all’ altezza.

Un presente avvolto nella nebbia

nebbia siena

Inutile rimpiangere il passato. Se la strada intrapresa è stata quella giusta ancora non si può sapere. Forse era l’ unica possibile per una società finanziaramente debole, strutturalmente ancora di più, ma dotata ancora di grande appeal pubblico. Sbagliato mettere a paragone chi c’è adesso(Atzori) con chi c’era prima. Atzori fa l’ allenatore e va giudicato in base a ciò che dice il campo. Non può essere un nuovo Morgia. Del resto a coinvolgere tifoseria e città non può e non deve essere un allenatore, se si ha la pretesa di definirsi “società professionistica”.
E’ bello avere un allenatore coinvolgente e legato ai suoi tifosi, ma questo spesso è sinonimo di una mancanza nei vertici societari.

Una società che non è in grado di comunicare e che non sa dire ai suoi tifosi cosa è il Siena oggi, che non ha creato un racconto nuovo e convincente, attraverso il quale infondere entusiasmo nell’ ambiente. Distante, lunatica, incomprensibile. E si sa, che Siena ha bisogno continuamente di essere scossa dall’ esterno, e a quel punto, in cambio, può darti tanto. L’ aveva capito Paolo de Luca, lo hanno capito pochi altri dopo, due allenatori Beretta e Morgia,
La domanda che il tifoso intelligente deve porsi è: è solo un problema di comunicazione o forse si preferisce non dire ciò che è meglio non dire?
Non c’è al momento alcuna programmazione pluriennale né nell’ ambito del settore giovanile(diremo due parole sull’ argomento nella seconda parte di Chi Siamo), né in ambito strutturale. A detta di tutti(non solo i “soliti lamentosi”, lo sostiene anche Pietro Mele) senza strutture il Siena non ha futuro. E le strutture sono le solite di cui si parla da decenni ormai. Centro sportivo e stadio. Senza tutto ciò cosa è il Siena oggi, ma soprattutto quanto vale oggi? Il Siena oggi è di nuovo e solamente i suoi tifosi. Meno entusiasti di un anno, fa ma sempre presenti in casa e in trasferta. Il Siena sono, nel bene e nel male sono quegli 11 ragazzi che scendono in campo ogni domenica(o sabato), guidati da un capitano, Portanova che rappresenta ormai l’ unico filo che ci tiene legati a un recente passato di gloria. Spezzato quel filo, mi chiedo, cosa ne sarà del Siena? Quali saranno i nostri obiettivi? A cosa dovremmo aspirare?

Nella parte 2 di CHI SIAMO, cercheremo di capire quanto vale economicamente il Siena oggi. Confronteremo gli investimenti fatti dalla Robur, con quelli attuati da altre società appena ricostruite(Padova, Venezia, Parma). Proveremo, costruttivamente, a capire quali strade andrebbero percorse per garantire un futuro solido e ambizioso al calcio senese.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
flo_siena460_555056a

TORE ANDRE’ FLO

TORE ANDRE’ FLO

IL VICHINGO CHE SEMBRAVA NATO A RIO

Flo in maglia blues. Stagione 1999/2000
Flo in maglia blues. Stagione 1999/2000

Marsiglia, Francia, 23 giugno 1998 ore 17.00, Stadio Velodrome. Coppa del Mondo, ultima giornata del gruppo A. La Norvegia reduce da 2 pareggi con Marocco e Scozia, deve assolutamente battere il Brasile, capolista del girone e grande favorito per la vittoria finale. L’impresa di per sé difficilissima diviene impossibile al 78′, quando Bebeto trafigge il portiere norvegese Grodas e porta in vantaggio i verdeoro. A questo punto la partita sembra indirizzarsi verso i binari che tutti avevano previsto, ovvero la vittoria del Brasile campione in carica. L’unico fra tutti presenti allo stadio che ancora sembra credere in qualcosa di più di un onorevole sconfitta, ha le classiche fattezze del vichingo, alto e biondo. Di lavoro fa il centravanti, e da poco più di un anno lo fa per il Chelsea. Ora però dobbiamo tornare all’inizio di questa storia.

GLI INIZI IN NORVEGIA

1973 in giugno in Grecia. Il colonnello Papadopoulos, al potere dopo il golpe del 1967, si fa nominare presidente. Nello stesso mese e precisamente il 15 giugno, a più di mille km di distanza da Atene, a Stryn, importante nodo di collegamento tra Oslo, Bergen e Trondheim, i coniugi Flo festeggiano la nascita del loro terzogenito Tore Andrè. Fin da piccolo in casa Tore vive di pane e calcio. Dopo la trafila nelle giovanili del club locale, A 20 anni esordisce in prima squadra nel Sogndal, dove con 16 reti in 22 apparizioni si dimostra subito un bomber implacabile, tanto da guadagnarsi la chiamata nell’Under 21. Il 17 aprile del 1994 fa il suo esordio nel massimo campionato Norvegese. Purtroppo nonostante le sue 5 reti il Sogndal dopo appena un anno in Eliteserien, retrocede. Flo allora si accasa al Tromso. Esordisce con la nuova maglia il 22 aprile del 1995 e a fine stagione diviene addirittura capocannoniere della squadra. Per la stagione 1996/1997 Flo cambia di nuovo casacca ed approda al Brann. Conclude la stagione con 19 reti più due nella Coppa delle Coppe 1996/1997, arrivando terzo nella classifica marcatori generale.

4475609-cup-fr-bra-nor-ta-flo-dunga

Come abbiamo visto, Flo viene schierato da centravanti, per sfruttarne le doti fisiche. Nonostante l’altezza Tore si dimostra anche in possesso di una buona tecnica, anzi è più a suo agio a giocare la palla con i piedi, piuttosto che con la testa. Gianfranco Zola, suo ex-compagno ai tempi del Chelsea, ne elogiava la tecnica e il suo movimento continuo. Intanto i goal non tardano ad arrivare sia nei club che in nazionale, questa volta quella maggiore. In particolare sono due le partite da ricordare: Norvegia vs Trinidad e Tobago nella quale il nostro sbriciola i centroamericani con una tripletta, e poi la doppietta nella storica vittoria del maggio 1997 per 4 a 2 contro il Brasile, dopo la quale viene soprannominato “Flonaldo”, in onore del “Fenomeno”.

L’ARRIVO A STAMFORD BRIDGE

Altro momento decisivo nel percorso del norvegese è il 1997. A settembre nasce Google e sempre nello stesso mese si scrive un pezzo importante della vita calcistica di Flo. Infatti, in Inghilterra, questo ragazzone con il vizio del goal non passa certo inosservato. Nell’estate del 1997, Flo viene acquistato dal Chelsea per 300.000 sterline. Il 9 agosto esordisce in Premier League, subentrando a Mark Hughes, nella sconfitta esterna per 3-2 contro il Coventry City e segnando su colpo di testa. Inizialmente, avendo davanti a lui i titolari Hughes e Zola, non trova molto spazio.Viene però favorito dal turnover applicato dal manager Ruud Gullit e, approfittando di un turno di riposo concesso a Hughes, si rende protagonista nel successo per 6-1 sul campo del Tottenham, realizzando una tripletta. A fine stagione i Blues raggiungono il quarto posto in campionato e vincono le edizioni stagionali di Football League Cup e Coppa delle Coppe.

Intanto come abbiamo visto, Flo insieme alla sua nazionale si guadagna la possibilità di giocare al Mondiale del 1998 in Francia.

Ritorniamo allora ai minuti finali della partita Brasile vs Norvegia. All’83’ il biondo attaccante, stanco di aspettare, segna ai brasiliani, portando la propria squadra al pareggio. Poco dopo si ripete conquistando un rigore, poi trasformato da Redkal, che permette ai vichinghi rossi di battere il Brasile di Ronaldo. Nota particolare, l’impresa di battere in un mondiale i carioca, era riuscita alla nazionale norvegese solo un’altra volta, 70 anni prima, guarda caso proprio ai mondiali del 1938, sempre in Francia.

flo-1

L’anno successivo con l’arrivo al Chelsea di Vialli in panchina e di Casiraghi in attacco, Flo viene relegato in panchina. Nonostante tutto, il norvegese rimane una risorsa per la squadra, diventando spesso decisivo, anche entrando a partita in corso. Come succede il 21 settembre ad Ewood Park, tana del Blackburn, dove mette a segno una doppietta che ribalta il risultato e consente agli uomini di Vialli di imporsi per 4 a 3. Nonostante queste prove più che convincenti, Vialli continua a preferirgli Casiraghi. A metà novembre però, il centravanti italiano si infortuna e Flo riesce a trovare più spazio. Alla fine, grazie anche ai goal del norvegese, a Stamford Bridge si festeggia la prima storica apparizione in Champions League. Nella stagione seguente Flo è protagonista in Europa, andando in rete per 8 volte nella Champions League 1999-2000. Tre di queste reti sono messe a segno contro il Barcellona nei quarti di finale, purtroppo però non sono sufficienti agli inglesi per superare il turno. A fine stagione il suo bottino complessivo è di 19 reti, che gli permettono di diventare miglior marcatore del club. Tutto questo però non è sufficiente per essere scelto come titolare nell’annata seguente e i nuovi arrivi di Guodjohnsen e Hasselbaink lo costringono a sedersi nuovamente in panchina.

L’AVVENTURA IN SCOZIA E IL RITORNO IN INGHILTERRA

Il 23 novembre 2000 viene ufficializzato il trasferimento di Flo ai Rangers. Il prezzo del cartellino del giocatore, 12 milioni di sterline, segna un record di trasferimento per il calcio scozzese. Il norvegese firma un contratto della durata di quattro anni e mezzo. Debutta il 26 novembre nella vittoria per 5-1 nell’Old Firm contro il Celtic, siglando una delle marcature per i Gers. Flo, nelle intenzioni della dirigenza, doveva essere la risposta dei Rangers a Henrik Larsson, stella del Celtic. Invece, nonostante segni con regolarità ( 29 reti in 53 incontri), non riesce mai a diventare un idolo ad Ibrox Stadium.

Stagione al  Sunderland

L’ultimo giorno di calciomercato estivo del 2002 segna il passaggio di Flo al Sunderland, per 8.2 milioni di sterline. In campionato esordisce il 31 agosto contro il Manchester United e ancora una volta segna al debutto, fissando il risultato sul definitivo 1-1. Inizialmente Flo ricopre la posizione di centravanti, precedentemente occupata da Quinn – ritiratosi a novembre -, diventando l’obiettivo dei lanci lunghi da parte dei difensori. Il norvegese però non si trova a proprio agio in questo ruolo e l’allenatore Reid decide di affiancargli Kevin Phillips. Ad ottobre, però, il manager viene licenziato e al suo posto viene chiamato Howard Wilkinson. Il cambiamento di guida tecnica coincide con l’inizio di un brutto periodo per Flo, il quale non riesce a guadagnarsi neanche la panchina e addirittura viene criticato dall’allenatore. Successivamente riesce a scendere in campo da titolare, finché a marzo del 2003 Wilkinson rassegna le dimissioni. Con il suo successore, Mick McCarthy, gioca solo due partite per intero. Il Sunderland a fine stagione non riesce ovviamente a raggiungere la salvezza in Premier League. Con la retrocessione e i crescenti debiti, il club deve liberarsi dei calciatori con un alto ingaggio, tra cui Flo, al quale viene concesso di trovarsi un nuovo club a parametro zero.

LA SUA SECONDA VITA IN ITALIA

A questo punto la carriera del norvegese sembra avviarsi verso una mesta conclusione, quand’ecco che spunta il Siena di De Luca e di mister Papadopulo, che lo acquista a parametro zero, in seguito alle difficoltà economiche del club inglese. Nella città toscana va a comporre un duo da sogno con Enrico Chiesa. La mossa di Papadopulo è quella di non farlo più giocare prima punta, ma rifinitore, spesso arretrato ed esterno rispetto all’ex bomber di Parma e Fiorentina. Il primo goal in bianconero arriva nel derby contro l’Empoli vinto per 4 a 0. Altra grande prestazione Flo la gioca contro il Perugia. A dieci minuti dalla fine la Robur sta perdendo, in casa, una partita fondamentale per la corsa alla salvezza. Poi Flo suona la carica e segna il goal del pareggio. E’ il colpo decisivo, dopo nemmeno tre minuti il Siena riesce addirittura a passare in vantaggio. Alla fine la vittoria è dei bianconeri. La stagione si conclude con la prima storica salvezza del Siena. Per il norvegese, un buon bottino di 8 reti, tenendo conto della posizione più defilata.

flo0301_228x397

flo_siena460_555056a

fl_ap_1205278520

L’anno seguente però le cose peggiorano: prima un incidente stradale, fortunatamente non grave, poi l’arrivo in panchina di Gigi Simoni, che gli preferisce Graffiedi e Carparelli, sembra riportare il norvegese ai tempi del Sunderland. A gennaio i Bianconeri sono penultimi in classifica e sembrano destinati a retrocedere. La dirigenza del Siena chiama Luigi De Cani per dare una scossa alla squadra e all’ambiente e tentare l’impresa. Con lui nel mercato di riparazione vengono presi Tudor e Pasquale per rafforzare la difesa, Alberto e Taddei a centrocampo e in attacco Maccarone e Cozza. Il nuovo allenatore decide di puntare anche su Flo che diviene un titolare inamovibile. Il norvegese ripaga subito la fiducia datagli dal mister una doppietta a domicilio, che stende il Chievo. Il momento però più bello della sua avventura in maglia bianconera deve ancora arrivare. E’ il 20 febbraio 2005 e si disputa il derby tra Siena e Fiorentina, per la prima volta nel massimo campionato. E’ la partita dell’anno, che tutti i tifosi aspettano, in più è anche un ottima occasione per inguaiare i viola, che con una sconfitta sarebbero risucchiati nella bagarre per la salvezza. Al Franchi c’è il pubblico delle grandi occasioni. Il terreno reso pesante, dalla pioggia che ha colpito la città per tutto il giorno, sembra quello di un campo inglesi. La partita non si schioda dallo 0 a 0 e le squadre pensano più a non prenderle. A venti minuti dalla fine c’è un calcio d’angolo per il Siena. Sulla bandierina si porta Alberto, il suo cross è forte e tagliato verso il centro. La palla sembra attraversare l’area dei viola, senza che nessuno la tocchi. Ad un tratto una maglia a scacchi bianconeri si alza sopra le teste dei difensori, colpisce la palla sfiorandola appena e la mette alle spalle dell’estremo difensore della Fiorentina. 1 a 0 per il Siena.

La partita e quasi agli sgoccioli, ma c’è tempo ancora per un’espulsione nei confronti di Pasquale, prima del triplice fischio che sancisce la vittoria del derby. Poi verranno le vittorie altrettanto decisive in casa con il Milan, in trasferta con la Roma e la vittoria all’ultima giornata con l’Atalanta. Ma quella rimarrà per sempre la partita di Tore Andrè Flo. A fine stagione il norvegese fa registrare un bottino di 5 reti, che garantiscono la seconda salvezza consecutiva dei bianconeri.

Tore-André-Flo-2

IL RITORNO A CASA

Dopo il ritorno in patria per motivi familiari, al Valerenga, nel 2007 l’ex compagno di squadra Dennis Wise lo chiama al Leeds dove però, per via di una serie di infortuni, non riesce quasi mai ad esprimersi al massimo del potenziale. Passano poco più di nove mesi e firma per il Milton Keynes Dons, terza serie inglese, allenato dall’ex compagno nel Chelsea Roberto Di Matteo: tanta panchina e la delusione del rigore decisivo per la promozione nella finale playoff contro lo Scunthorpe, fallito clamorosamente. Il dolore è forte: Flo smette per due anni, prima di tornare a giocare nella squadra nel Sogndal, il club nel quale aveva esordito: regala ai tifosi una doppietta contro il Molde e sostituisce il nipote Ulrik Flo, di quindici anni più giovane, nel pareggio contro il Rosenborg. Il 14 agosto del 2012, Flo annuncia il suo definitivo addio al calcio giocato. In carriera ha giocato in 10 club per un totale di 449 partite (63 in bianconero), segnando 157 reti (13 per la Robur). Con la nazionale ha disputato 105 incontri con 38 goal. Dopo una partecipazione da discreto ballerino all’edizione norvegese di “Ballando sotto le stelle”, programma televisivo dove si classifica secondo, oggi il norvegese è ritornato su un altro dei terreni che lo hanno visto protagonista. Mourinho lo ha voluto nello staff del suo Chelsea, con il ruolo di aiuto allo sviluppo dei talenti delle squadre giovanili.

 tumblr_n04jxp24aP1rctpiwo1_500

Ah quasi dimenticavo, la Norvegia riuscirà a passare il turno qualificandosi per gli ottavi di finale, dove incontrerà l’Italia. Qui gli uomini di Maldini fermeranno i norvegesi e Flo, pur disputando una buona gara, non riuscirà a segnare.

(Foto sono tratte da Internet)

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
robur 15 16

Guida alla Robur 2015/2016

Dopo una lunghissima pausa, torniamo a parlare di Robur. E lo facciamo con quel poco che abbiamo visto, i 90° minuti contro la Carrarese, la partita di coppa con la Lupa Roma(dal 35° del primo tempo, con sentiti ringraziamenti all’ organizzazione delle biglietterie), qualche spezzone del match col Prato. Fatta questa premessa, ci siamo chiesti dove può arrivare il Siena quest’ anno, con questo Mister, con questi giocatori, non dimenticandoci altre variabili, avversarie in primis.

Aldilà delle frasi di circostanza e degli obiettivi dichiarati: “Intanto puntiamo alla salvezza, poi vedremo”, la squadra allestita dal duo Ponte-Materazzi, sembra già pronta per recitare un ruolo di prim’ordine nel girone B di questa Serie C.

Difesa. L’ esperienza di Portanova e la freschezza dei giovani.

Partiamo dal reparto arretrato. In porta, parte titolare il giovanissimo Montipò, scuola Novara. Giovane da valorizzare e che ha ben figurato nelle prime uscite stagionali. Se arrivasse un momento no, per il classe ’96, la società si è tutelata tesserando Bindi, portiere di categoria, di sicura affidabilità(133 presenze tra serie B e C). Mister Atzori predilige il 3-5-2, modulo con cui portò una Reggina non certo da lotta al vertice, ai play off di B nel 2010/2011. Il mister, tuttavia, non è un integralista, da questo punto di vista. Nel corso della sua carriera ha dimostrato di sapersi adattare alle caratteristiche dei suoi giocatori, cambiando più volte schema tattico anche a stagione in corso, utilizzando sia la difesa a 4 che quella a 3. Il Siena di quest’ anno sembra poter reggere a tre dietro. Portanova appare decisamente più tonico, finalmente sui suoi standard. Giocherà di anticipo, mordendo le caviglie al centravanti avversario e facendo valere la sua stazza nei calci piazzati, lasciando il compito ai vari Silvestri, Celiento, D’Ambrosio e Paramatti di chiudere sulle sortite offensive degli attaccanti più rapidi e dei centrocampisti che si inseriscono. Rispetto all’ anno scorso i difensori esterni sono sulla carta più adatti alla difesa a tre, avendo caratteristiche di rapidità e velocità nell’ uno contro uno. Celiento su tutti che ha la personalità e le capacità per giocare anche il pallone. Ficagna, infine, è pronto a recitare il ruolo di vice-Portanova oltre a mettere al servizio dei più giovani la sua esperienza. Motivatissimo a tornare a Siena, lavorerà sodo per farsi trovare sempre pronto, anche se dovesse giocare poco.
E’ il reparto più delicato, perché la mentalità del Siena è decisamente offensiva e prevede il pressing già sulla trequarti avversaria. La difesa dovrà stare alta, accompagnando le azioni di attacco per tenere la squadra corta.

Centrocampo. Tanta corsa e piedi buoni.


Bastoni, Opiela, Burrai e Sacilotto
sono quattro centrocampisti centrali di indiscusso valore tecnico. Il Siena può far girare la palla ma può cercare soluzioni anche più rapide con aperture e cambi di gioco lunghi, sulle fasce, dove i titolari dovrebbero essere Boron e Avogadri. Si cercherà il fondo attraverso le triangolazioni, con i trequartisti, per mettere in mezzo i cross per la testa di Bonazzoli.  La soluzione balistica, da fuori, sarà la grande arma in più della Robur, quando si affronteranno difese chiuse. E’ nelle corde sia di Bastoni(e uno….con la Carrarese) che di Burrai. Opiela sarà il jolly della Robur, giocatore molto dinamico. Ricorda un po’ un’ altro Lukas, quel Jarolim che tra il 2007 e il 2010 collezionò una sessantina di presenze in serie A, grazie alla sua duttilità. Opiela nasce come mediano, si può adattare sulla fascia, potrebbe essere una soluzione anche in un ipotetico centrocampo a tre. Un peccato, infine, l’ infortunio di Eros Pellegrini, l’ esterno più attrezzato che abbiamo per la categoria. Sarà il primo rinforzo del mercato di gennaio e ne avremo bisogno come il pane, perché proprio sulle fasce siamo più scoperti. Il rientro di Sacilotto darà maggiore equilibrio alla squadra e concederà più libertà a Bastoni e Burrai.

Attacco. Potenzialità tutte da scoprire.

L’ attacco della Robur è il reparto che più ci intriga. Tolto Mendicino, gli altri giocatori sono tutte scommesse, per motivi diversi. Bonazzoli, diciamoci la verità, viene da due stagioni di “vacanza” a Miami e Budapest e qualche partita di serie D. Si è messo a lavorare, da gran professionista e si è fatto trovare già pronto per la prima di campionato. Il suo repertorio lo conosciamo tutti. Fisico statuario, forte nel far salire la squadra, nelle sponde e nel gioco aereo. Ma Bonazzoli ha anche dei piedi buonissimi. In pochi hanno segnato un gol come questo in serie A. Bonazzoli si. Non ha più quell’ atletismo, ok, ma quando sta bene, è inamovibile. Mendicino è uno degli artefici della promozione della Salernitana in serie B. Gran talento, che non ha avuto la carriera che gli prospettavano da giovanissimo. Giovane, ancora lo è, 25 anni. Se supera la delusione della mancata conferma in granata, può diventare il giocatore più importante del Siena. Piredda, De Feo, Libertazzi e Yamga sono le scommesse della Robur di quest’anno. Giocatori giovani che vengono a Siena per emergere e giocarsi le loro carte nel calcio professionistico. Libertazzi è il più “vecchio” dei quattro, classe ’92. Fortissimo nella primavera Juve(debuttò in Europa League), è stato frenato dagli infortuni. Siena può essere la sua grande occasione per lanciarsi definitivamente. Rispetto a Bonazzoli, può cercare di più la profondità, dando soluzioni alternative all’ attacco. Piredda e De Feo, classe ’94, hanno già dimostrato nelle prime uscite stagionali di avere le carte in regola per fare una stagione da protagonisti in maglia bianconera. Sono due mezzepunte rapide ed estrose che possono spaccare la partita. Il primo si è già ritagliato un posto da titolare in coppa, sfoderando buone prestazioni, il secondo ha dimostrato grande incisività entrando in corso di gara. Yamga, classe ’96 è il più giovane di tutti. Bomber del Chievo primavera, fisicamente devastante, tecnicamente acerbo. Qualche difficoltà nella giocata di prima e sullo stretto. La sua prestazione con la Carrarese ha fatto emergere questi difetti, tenendo conto che è stato impiegato più arretrato, anche rispetto a Mendicino. Quando parte fa paura, l’ idea è che il suo ruolo naturale sia quello di centravanti(in gol con la Lupa Roma). Può apprendere molto da Bonazzoli.

In conclusione, dove può arrivare questa Robur? Spal e Pisa sembrano al momento le “corazzate” della categoria, dietro vediamo un folto gruppo di squadre ben assortite, tra cui anche il Siena che proveranno a sorprendere e ad emergere.  La rosa allestita dal presidente Antonio Ponte risulta decisamente all’ altezza, sulla carta. Utilizzando una metafora automobilistica, abbiamo la cilindrata e i cavalli per tenere il passo delle migliori, sarà la mano del pilota a fare la differenza, a rendere affidabile la macchina, sfruttandone tutte le potenzialità. Proprio Spal e Pisa, sembrano avere dalla loro la spinta di due grandi città, che hanno fame di calcio che conta. Ci confronteremo con realtà di nostro livello, come storia e “numeri”. L’ ambiente dovrà trasmettere entusiasmo alla squadra e al Mister. Un entusiasmo che sembra al momento non essere sui livelli di un anno fa, per diversi motivi. La rivoluzione tecnica operata dalla società doveva essere gestita diversamente, soprattutto dal lato comunicativo. Il modo con cui sono stati liquidati i protagonisti dell’ impresa sportiva della stagione scorsa e la confusione con la quale viene portata avanti la programmazione sulle strutture e sul settore giovanile, non aiutano a creare un clima di perfetta collaborazione fra la società e la città. Meno elusività, più chiarezza. Sono mancanze che denunciamo da un anno e mezzo, ci saremmo anche stufati.

Detto questo, ci sarà da divertirsi. Si torna nel calcio che conta e la Robur si presenta al galà con l’ abito bello. Buona serie C a tutti.

Marco Biagioli e Martin Maffei

La foto copertina è tratta da www.sienaclubfedelissimi.it

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
copertina

Bar Sport Panem Et Circenses: Il Ritorno

Nello scorso marzo la redazione di P&C si era imbattuta in quattro omini che in un angolo di un bar discutevano di Robur, Mens Sana, programmazione e obiettivi a lungo termine dello sport senese. Avevamo preso l’impegno di tornare a sentirli a fine stagione e tra un grappino e un amarone abbiamo nuovamente registrato il loro bilancio di fine stagione.

omini panem 1

Amarone Robur

Gino: “È finita la stagione”

Pilade:“ALLA GRANDE! SERIE C! SERIE C! SERIE A2! SERIE A2! S’è dominato, come si fa a essere tristi? Facciamo una festa no? Godiamo! È tutto bello!”

Ampelio: “Guarda… fino a qualche giorno fa ero contento, ora un po’ meno…”

Pilade: “Si ma tanto la prossima settimana è quella decisiva no? La cosa più bella che ha detto Ponte in un anno è «la prossima settimana sarà quella decisiva». La cosa più bella che ha detto e che ha fatto”

Gino: “Tra l’altro indovinate qual è l’ultima cosa che ha detto? Esatto! «La prossima settimana sarà quella decisiva»”

Pilade: “Solo che adesso ha questo suonino un po’ più….”

Ampelio: “… Preoccupante…”

Gino: “Succede quando si avvicina la fine del mondo”

Ampelio: “Io l’avevo detto che non era la fine, ma l’inizio della fine…”

Pilade: “Ma quando?”

Ampelio: “Tempo addietro”

Gino: “Però anche te con queste profezie oscure…”

Pilade: “Te Ampelio sei la Melisandre del Bar Panem

Gino: “Comunque sportivamente alle società non c’è nulla da dire, chapeu per una grande stagione”

Pilade: “Se un alieno sbarcasse ora ci direbbe che siamo dei pazzi a lamentarci e che siamo quelli messi meglio al mondo.”

Gino: “Oggettivamente fermiamoci un attimo a riflettere su quante società sia calcistiche che cestistiche siano ripartite vincendo un campionato l’anno dopo un fallimento

Pilade: “Il Padova, la Fiorentina, altri non me ne vengono in mente. Il Napoli non c’è riuscito”

Gino: “Nel basket penso proprio non sia mai successo

Ampelio: “Per me è stato fondamentale il fatto che siamo riusciti a concentrare tutte le forze che c’erano rimaste”

Gino: “Forse si sono concentrate un pochino troppo…”

Ampelio: “Però se non fosse stato così non avremmo raggiunto questi risultati”

Pilade: “Io però cosa dissi l’ultima volta? Del risultato sportivo non me ne frega un ca**o rispetto a tutto il resto. Sarei rimasto volentieri anche un anno in Serie D in più, però sarebbe stato necessario costruire qualcosa. Poi siccome ero l’unico imbecille su 15.000 persone a un certo punto mi sono adeguato…”

Ampelio: “Anche perché la società aveva già deciso in altro modo”

Pilade: “Ma tutti lo avevano già deciso dopo due settimane e chi se ne fotte di tutto il resto”

Ameplio: “E poi tutti i nodi vengono al pettine…”

Gino: “Ma si, perché questi discorsi li puoi rimandare fino a un certo punto. È giusto concentrarsi sul campo, però non è possibile continuare a trascurare questi aspetti nonostante anni di disastri. Ci devi stare dietro, punto”

Pilade: “E poi che si disse l’ultima volta? Che il giorno dopo che si saliva in Lega Pro dovevamo sapere tutto!

Aldo (tornando dal bancone coi grappini): “No! Prima si disse che andavamo a sventolare le bandiere a Poggibonsi!”

Pilade: “E quello non s’è fatto vedi…”

Aldo: “Poi il giorno dopo Ponte doveva avere già tutto in mano”

Pilade: “Ci sono questi soci di cui parlava a febbraio? «Oh i soci! Ci sono i soci!» me li presenti e sono cinque soci che non contano nulla. Mi presenta i farmacisti, il Conte Guido Visconti Mazzanti Viendalmare… questi sono i soci attuali. E siamo qui…”

Ampelio: “E siamo questi…”

Pilade: “Non me lo far dire che mi piglia male… Fatto sta che niente di quello che avevamo auspicato si è avverato. A parte la promozione, che non va dimenticata”

Gino: “L’aver raggiunto la promozione, senza avere una società minimamente solida o stabile alle spalle, ha un senso?”

Aldo: “A parte che adesso sembrerebbe il momento giusto”

Gino: “Eh ho capito, mancano due settimane all’iscrizione e la tiri su adesso la società?”

Pilade: “Ma la società solida c’è… C’è Ponte…”

Gino: “E siamo a cavallo quindi…”

ponte morgia

Pilade: “Vedrai non vuole nessuno, vuole comandare solo lui. È convinto di andare in Serie B il prossimo anno… L’avete letto no? Per lui «l’obiettivo primario è la salvezza», facendo capire di puntare anche più in alto.

Aldo: “Si e chi ti ci viene ad allenare senza manco vitto e alloggio?”

Pilade: “E con uno staff tecnico dimezzato rispetto all’anno scorso”

Gino: “Perché è normale che sali di categoria e dimezzi lo staff tecnico…”

Pilade: “Normalissimo proprio… Immagino lo facciano da tutte le parti”

Gino: “Immagino le squadre che vanno in Champions League e che licenziano mezzo staff perché tanto che vuoi che sia”

Ampelio: “Però mi sorge un dubbio. Siamo sicuri che se rimanevamo in Serie D sarebbe stato fatto qualcosa in più a livello societario? Il rischio era di ritrovarci in Serie D nelle stesse condizioni in cui siamo ora. Alla luce di un anno di conoscenza di Ponte soprattutto”

Gino: “È una buona domanda”

Pilade: “Visto che abbiamo sempre Ponte meno male siamo andati in Serie C, pensa se s’era pure rimasti di sotto. Alla luce del fatto che una società solida non la costruirai mai, con uno come Ponte, a questo punto ben venga la promozione”

Gino: “Tutto giusto, ma nel momento in cui a settembre ti potresti ritrovare senza un soldo che succede?”

Pilade: “Boh, che se ne sa? Si sa qualcosa? C’è chiarezza? Non ci si capisce nulla. A ora sembra così, ma allora qual è l’idea di Ponte?”

Gino: “Un’altra grande domanda. Mi pare stia navigando totalmente a vista seguendo l’idea «prima o poi troverò uno che mi darà un milione di euro per fare il socio di minoranza»”

Pilade: “E lui è convinto

Gino: “Evidentemente si”

Pilade: “Ma deve avere in mano qualcosa!”

Ampelio: “Qualcosa ci deve pure essere, non si può arrivare a certi livelli, non ci posso credere”

(Il sorriso sarcastico di Gino mentre fissa Ampelio è di notevole fattura)

Aldo: “E quindi insomma?”

Gino: “E quindi è un casino. Siamo nella situazione in cui dobbiamo sperare che arrivi uno pronto a investire una fraccata di soldi nella Robur per essere socio di minoranza

Pilade: “E che non potrà aprire bocca, perché c’è un padre padrone che vuole comandare. Chiunque prova a dare un consiglio non viene considerato”.

Ampelio: “Le prospettive seguendo questa strada?”

Gino: “Esiste una strada?

Pilade: “Per me è molto semplice, visto che ci si riempie tanto la bocca sul fatto di dover essere vigili. Forse ora è il momento di convincere quest’uomo a vendere la società

Gino: “A chi la vendi però?”

Pilade: “A persone interessate a comprarla, non per due milioni e mezzo, ma per una cifra equa”

Gino: “E Ponte sarebbe disposto a vendere per quella cifra?”

Pilade: “Se i tifosi spingono per questa soluzione si. Considera che ora è isolato, l’errore di mandare via Morgia è anche un errore strategico. In questo modo si è fatto nemico anche chi gli dava ancora fiducia. Queste sono scelte sbagliate anche di fronte all’opinione pubblica, ma soprattutto, nelle ultime settimane, ti sei messo contro anche l’amministrazione comunale. Quindi a questo punto può avere la soddisfazione di far fallire il Siena o fare come Lotito, senza averne minimamente il potere, cioè di metterseli contro tutti e andare avanti. Per me uno così va contestato a mezzo stampa

Ampelio: “Su Morgia hanno fatto una figura che non si può commentare”

Gino: “Se quello che ha scritto Morgia su Facebook è tutto vero la società ne esce malissimo”

morgia

Pilade: “Ponte! Non la società. La società nei suoi elementi la puoi criticare quanto si vuole ma alla fine le decisioni le prende sempre uno solo. E le prende in modo sbagliato o non le prende affatto. Siamo a questi livelli. Per me la via è una sola: Ponte non è il mio presidente! Ma non da oggi, da sempre, a maggior ragione ora”

Ampelio: “Ma la tifoseria è già in grado di portare avanti una protesta?”

Pilade: “Potenzialmente è in grado, bisogna vedere se c’è l’intenzione di farlo.”

Ampelio: “Perché dovrebbe essere fatta in tempi brevi, non abbiamo il tempo di aspettare”

Pilade: “Purtroppo entro due settimane è impossibile farla, però secondo me poi, sarà necessario cominciare a stargli col fiato sul collo. Ognuno faccia il suo ruolo. Giornalisti, bloggers e tifosi. Martelliamolo: articoli, comunicati, contestazioni pacifiche, tifosi che prendono posizione dicendo le cose come stanno e pretendendo chiarezza”

Gino: “In tutto questo c’è il paradosso che è stato scelto dai tifosi

Pilade: “E che comunque sia rimane ancora la scelta migliore rispetto alle alternative di quest’estate”

Ampelio: “Ma quanto ha investito Ponte quest’anno?”

Pilade: “Boh! Te lo sai? Io so che per l’iscrizione i soldi gli sono arrivati dalle banche, un fido. In più gli sono arrivati soldi dagli abbonamenti, qualcosa dagli sponsor. Quindi per ora non so se ci ha messo soldi di tasca sua. Ma ripeto, quando l’estate scorsa c’era da scegliere tra lui e Caiata, Ponte era la scelta obbligata. Quindi comunque vada la colpa non è da trovare in agosto, solo che visto che quest’uomo tratta da padrone assoluto la società, infischiandosene di tutto e di tutti, comandando solo lui, adesso non va fatto respirare. Punto”

Ampelio: “Strategia del terrore

Pilade: “Se trovate un’altra strategia bene”

Gino: “Tanto le possibilità sono A) vende poco prima dell’iscrizione B) Si iscrive e vende C) Si iscrive, trova dei soldi improbabili e giù di Lega Pro D) Si iscrive, non ha soldi, a settembre sono cazzi”

Pilade: “Poi ci sta che inserendosi in determinati sistemi nel mondo del calcio tu possa affrontare la Lega Pro anche senza metterci un soldo”

Ampelio: “Quindi se ci va bene si può andare in Serie B, come fallire

Pilade: “Solo che il sistema calcio rispetto a un anno fa è molto peggio. Ora costa molto più rispetto a vent’anni fa e hai molti meno soldi”

Aldo (ritornando dal bancone con altri grappini): “Quindi la soluzione è contestare

Pilade: “Secondo me la soluzione non c’è, quindi a questo punto… Ora un socio di minoranza probabilmente lo annuncerà, uno col 20% che si dovrebbe occupare del settore giovanile”.

anziano

Aldo: “In tutto questo ci dobbiamo iscrivere entro?”

Pilade: “Entro fine mese

Aldo: “E intanto serve anche trovare allenatore, staff tecnico, fare la squadra e il settore giovanile”

Gino: “Che alla fine quella con Morgia è parsa più una pantomima per dire “c’ho provato, è colpa sua che non accetta le riduzioni di stipendio”

Aldo: “Nemmeno a dire che Materazzi voleva un altro allenatore, a quanto s’è capito. Quindi si naviga a vista ed è esattamente quello che non volevamo, dopo aver parlato per mesi dell’importanza della programmazione”

Gino: “L’unica cosa che non andava fatta era ritrovarsi di nuovo a metà giugno senza sapere di che morte si morirà”

Ampelio: “Com’è successo l’anno scorso, quello prima, quello prima ecc. Ma attualmente l’ipotesi più probabile sul futuro della Robur?”

Gino: “A ora che finisci i soldi. Penso che iscriversi s’iscriva, bisogna vedere dopo”

Aldo: “Io penso che due spicci li trova e si fa un campionato così”

Pilade: “Sperando di salvarsi, considerando che tanto in Serie C regna solo l’improvvisazione e sperando che ci siano le solite due o tre squadre che falliscano. Se non siamo noi, magari ci va bene”

Ampelio: “Mors tua vita mea

Gino: “In tutto questo ci sarebbe anche il discorso delle strutture e dei campi d’allenamento…”

Pilade: “Il problema è che in questo discorso un ruolo importante lo gioca anche l’amministrazione. Ma se già sei in rotta con loro come pensi di fare? Già di suo, l’ amministrazione non ha alcun interesse nel Siena, a parte quando c’è da salire su un palco. Basta vedere che gli sforzi fatti da Pizzarotti a Parma per salvare la squadra sono stati cento volte superiori a quelli che ha intrapreso il Valentini l’anno scorso. Un’amministrazione comunale può fare molte cose per la società sportiva della città”

Gino: “Si ma per trovare certe strutture toccherà a Ponte, più che al sindaco, attivarsi per tempo”

Pilade: “Ma non sarà mai solo una questione solo della società. Un’amministrazione dovrebbe mediare queste situazioni, come succede in ogni parte d’Italia. Tranne che qui

Gino: “Non è possibile continuare a dipendere dalla politica nel 2015 per fare sport”

Pilade: “Sono d’accordo, ma non ti può neanche mettere i paletti. Negli ultimi trent’anni non è stato fatto niente per dotare la Robur dei campi d’allenamento”

Gino: “Però si torna sempre lì, con tutti i soldi che c’erano potevi comprare un Tudor di meno e fare un campo allenamenti in più”

Pilade: “Ma perché non davano i permessi per costruire i campi all’Acqua Calda quando è stato chiesto? Perché si preferiva che il Siena si allenasse a Colle e non avesse un campo d’allenamento. Questa è politica. Quando dici no a tutto dovresti perlomeno impegnarti nel proporre delle alternative. Valentini disse che Ponte si doveva impegnare a costruire i campi a Taverne, Ponte ha detto che metà impegno finanziario poteva prenderlo. L’Asta gli ha detto di no, però era anche difficile che l’attuale società, che non ha nessuna colpa su quello che è successo prima, potesse impegnarsi al 100% nel costruire quei campi. Anche lì le colpe se le dovrebbe assumere il Pd, per aver permesso quello scempio

omini panem 2

Mens Sana e Campari

Gino: “La Mens Sana intanto ha altri pensieri”

Aldo: “Ho guardato le Doa, le normative per il campionato di A2. Direi stupisce che subito nel primo capitolo ci sia una normativa per le polisportive

Gino: “Semmai non è fatta apposta”

Aldo: “Niente di grave, praticamente dice che se la polisportiva vuole creare una sezione distaccata basta che ci sia una dichiarazione intenti di chiusura della sezione ordinaria, con dei paletti. Per esempio che per almeno cinque stagioni non puoi trasferirti di sede. I punti chiave sono la trasformazione in società di capitali e la fideiussione. Entro il primo di luglio devono comunicare alla Fip che hai costituito la società di capitali, nel dettaglio deve essere una ‘società dilettantesca a responsabilità limitata’ con capitale sociale di almeno 45.000 euro. Contestualmente devono versare entro il 9 luglio 70.000 di fideiussione come garanzia

Gino: “Messa lì apposta perché ormai ne saltano tre o quattro ogni anno”

Aldo: “Quindi prima di cominciare devi tirare subito fuori i quattrini per un minimo di 115.000 euro

Pilade: “E chi li mette questi soldi?”

Aldo: “Eh. La Polisportiva ce l’ha? Non lo so”

Gino: “Ricci a margine della vittoria di Forlì disse che erano in ballo accordi con gli sponsor. Ma che erano ancora alle chiacchiere iniziali perché tutti volevano aspettare di vedere se la Mens Sana fosse riuscita ad andare di sopra”

Aldo: “Ah, e in più ci sono le spese per l’obbligo della ripresa televisiva. Pochi soldi eh, ma è obbligatorio cablare il palazzetto con un servizio che ti viene a costare 15.000 euro in un anno divisi in tre rate. Spicci, ma che devi comunque mettere in previsione di spendere. Non so se la Polisportiva si può permettere di essere al 100% proprietaria delle quote di una nuova società”

Gino: “Anche perché le uniche voci che girano sono sugli sponsor, non su eventuali soci. Quindi anche lì boh, forse hanno davvero intenzione di tenere tutte le quote”

Aldo: “Ah e poi c’è il fatto che va ricostruito il settore giovanile, perché la Mens Sana deve prendere parte a quattro campionati diversi. E c’è l’obbligo di avere tre under 22 a roster. Però ecco, entro il primo luglio devi avere in mano una società, con consiglio d’amministrazione e tutte le cariche. Quindi va bene parlare dell’allenatore e di chi prendiamo, però c’è bisogno di fare una società prima”.

Ampelio: “Si spera ci sia qualcuno che guarda l’aspetto tecnico e qualcuno che guarda quello societario”

Aldo: “Ma io spero l’abbiano già fatto. Però qui siamo più freschi rispetto al Siena, sono passati pochi giorni dall’ultima partita”

mecacci marrugo

Ampelio: “Il doppio salto di categoria in una volta è un bene o un male? Considerando che ci vogliono ancora più soldi”

Aldo: “Ma meno male c’è stato

Pilade: “Sarebbe stato drammatico altrimenti”

Aldo: “Almeno così c’è la possibilità di non stare nella palude della pallacanestro. Il punto è semmai che non si può pensare di vincere il prossimo anno, devi programmare”

Gino: “Anche perché dovresti prima riuscire a reggerti su qualcosa di più stabile per tentare l’ultimo grande salto. La concorrenza nelle zone alte dell’A2 è spietata”

Aldo: “Servono programmi triennali e sponsor triennali

Gino: “In tutto questo però nelle Doa non hai trovato tracce del discorso che l’organigramma della nuova sezione distaccata debba ricalcare quello della Polisportiva? Quindi con Ricci presidente anche lì

Aldo: “No. Non c’è scritto”

Gino: “Però nell’incontro coi tifosi di qualche mese fa Ricci ci calcò molto la mano, dicendo che non c’erano alternative e che l’imponeva la Fip. Per il resto la sezione distaccata dovrebbe essere già a buono punto. Diciamo che da quest’estate capiremo cosa possiamo fare da grande, in base a quanti soldi riusciamo a racimolare da sponsor e affini. Certo non dover ricostruire daccapo un settore giovanile intero che già avevi sarebbe stato meglio

Aldo: “Ah, bentornato Catalani! Questa è già un’ottima notizia, anche perché se viene non penso sia per fare le cose a caso”

Gino: “Eh no, deve riaprire una foresteria per esempio, anche lì sono soldi. Però già col fatto che chiami lui vuol dire che hai discrete intenzioni”

Aldo: “Ripeto, per me la Mens Sana deve trovare uno sponsor di tre anni, devo sapere da qui a tre anni quanti soldi posso spendere

Gino: “Mi pare un ambiente più tranquillo rispetto a quello del Siena attualmente. Ci saremmo risparmiati volentieri la storia tragicomica dell’asta dei trofei semmai

Aldo: “Tanto ormai ne hanno parlato già tutti, evidentemente non interessa stare dietro al passato, nemmeno per dieci euro”

Gino: “Diciamo che i Goliardi che ti regalano le coppa non è la migliore delle figure”

Gino: “Vabbè quindi un sunto finale?”

Ampelio: “Semplicemente tutto quello che abbiamo detto, che stiamo dicendo e che diremo nei prossimi mesi, puntualmente non è stato e non sarà la strada che verrà scelta

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
maceratese_siena-200x150

PRO&CONTRO: Maceratese vs Siena

Seconda gara della Robur in questa poule scudetto. Domenica i bianconeri, ancora a domicilio, sono stati impegnati nella tana dell’imbattuta Maceratese. Anche contro i marchigiani la robur ha sciorinato un’altra bella prestazione, nella quale sono mancati solo i goals. Le novità in campo sono Giovanelli terzino e Mileto spostato a centrocampo, come a Bastia; Rascaroli riproposto nel ruolo di ala. La squadra, libera mentalmente dalle pressioni, è partita subito all’attacco chiudendo i locali nella propria metà campo. buone trame di gioco veloci e precise hanno più volte messo i brividi ai tifosi di casa. In più di un’occasione l’estremo difensore della maceratese si è dovuto superare. A turno i vari Titone (al 18′ traversa piena) Zane e Mileto hanno tentato di trovare la rete, ma senza troppa fortuna. Nella ripresa il ritmo è calato ma è sempre la Robur a fare la gara. Al 21′ la Maceratese in una delle sue poche uscite, prende il palo. Al 26′ il Siena risponde a sua volta con un altro legno da parte di Zane. Nel frattempo entrano in campo Crocetti per Russo e poi Nocentini per Varutti. La gara dopo questi due ultimi sussulti si avvia verso il pareggio. Entrambe le squadre infatti con questo risultato sarebbero qualificate per la le semifinali scudetto, e allora si decide che è meglio non farsi del male. Al triplice fischio sia i bianconeri che i biancorossi accedono alle semifinali con Castiglione e Akragas.

slalom con palla incollata al piede per Rascaroli,  che si libera di due avversari. Fonte: Nicola Natili
slalom con palla incollata al piede per Rascaroli, che si libera di due avversari.
Fonte: Nicola Natili
PRO
Cosa dire, i ragazzi ora che sono liberi mentalmente stanno esprimendo tutto quello che hanno appreso sotto la guida di Morgia e del suo staff. L’assenza di Minicleri non si è fatta mai sentire e la squadra sta giocando a memoria, ormai. La difesa sembra aver blindato la porta, difesa da Fontanelli,  che anche domenica quando è stato chiamato in causa, ha risposto presente. Zane e Riva, coppia ormai collaudata, sono i padroni del centrocampo bianconero, e chi gli gioca a fianco non può che trarne giovamento. In attacco, Titone, dopo tutta la stagione, ha ancora energie da spendere, ed è diventato il vero trascinatore del Siena in questa poule scudetto. Un plauso poi va ai 150 supporters bianconeri calati in quel di Macerata, per sostenere la squadra, nonostante un tempo inclemente.
bordata di Titone che passa tra un nugolo di avversari. Fonte: Nicola Natili
bordata di Titone che passa tra un nugolo di avversari.
Fonte: Nicola Natili
CONTRO
Ormai la squadra ha acquisito sicurezza gli errori, quando ci sono, sono frutto della troppa sicurezza. Nei contri allora possiamo inserire semmai, la scarsa mira dei bianconeri che anche domenica scorsa come in altre occasioni potevano portare a casa i tre punti. Ci auguriamo per le prossime volte di non dover proprio scrivere niente nei Contro.
Tempo infame, tempo da battaglia, ovviamente uno come Portanova non può che rispondere presente. Il capitano stacca di testa per cacciare il pallone lontano dalla zona di pericolo. Fonte: Nicola Natili
Tempo infame, tempo da battaglia, ovviamente uno come Portanova non può che rispondere presente. Il capitano stacca di testa per cacciare il pallone lontano dalla zona di pericolo.
Fonte: Nicola Natili
Con il pareggio ottenuto sul difficile campo della maceratese, la squadra di Morgia è avanzata alle final four della puole scudetto. Le altre tre squadre arrivate in semifinale sono la maceratese, l‘Akragas I e  il Castiglione . Nonostante il titolo di campione d’Italia della LND sia puramente formale; come ha detto Morgia, la squadra ha sempre giocato per vincere e lo farà fino al termine di questo mini torneo. Nel frattempo sul lato societario non ci sono ancora buone nuove e le scelte per il prossimo futuro sembrano rimandate alla fine della puole scudetto.
Alla prossima.
facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
siena

Robur. Aspettando Godot

“Rivendico una settimana di pausa nella quale assaporeremo tutti insieme il significato di questa nostra grande vittoria. Il nostro futuro parte dalla settimana successiva. Ci sarà un consiglio di amministrazione che prenderà delle scelte sulle figure strategiche della nuova Società che a loro volta dovranno compiere delle scelte parte in autonomia e parte in responsabilità”

Con queste parole,  domenica 10 maggio, il presidente della Robur Siena, Antonio Ponte, liquidò le domande sul futuro societario.
Due settimane sono passate, ma “non accade nulla, nessuno arriva, nessuno se ne va”, come dicevano Vladimiro ed Estragone.

Il “nuovo” assetto societario.

Al momento il Siena “vanta” ancora un Patron, Antonio Ponte, che detiene la maggioranza, quasi totale delle quote societarie. Segue poi una folta, ma esigua in termini di quote, minoranza, rappresentata da Pietro Mele e dai nuovi soci presentati domenica 17 in conferenza stampa dal Presidente. Beatrice Righi Parenti, Federico Lanna, Lorenzo Turillazzi, Luigi Fumi Cambi Gado. (Per ogni approfondimento, rimando all’ ottimo articolo di Filippo Tozzi: http://www.ilcittadinoonline.it/sport/calcio-sport/robur-istantanea-sugli-assetti-societari/.)  I primi due, si scopre, erano già soci da Marzo. Inevitabile, che qualcuno abbia storto il naso. Tempi e modi di annuncio di questi nuovi soci “minors” danno molto la sensazione di essere una di quelle “mosse scacchistiche” che serva a prendere tempo. In attesa di cosa, però?

Si parla da tempo, di diversi soggetti, interessati a rilevare una percentuale più sostanziosa di quote societarie. Uno di questi è rappresentato dal gruppo Manfredini/Boninsegna. Si parla poi, di altre forze imprenditoriale, attratte dal progetto di rifacimento dello stadio. Resta infine il mistero, sulle altre ipotesi, come quella rappresentata dal tedesco Hellmich, con il quale Ponte ha avuto un colloquio alcuni giorni fa, in occasione del passaggio delle Mille Miglia. Il nome, come noto è alla ribalta già dai tempi della Riqualificazione mezzaromiana, superfluo aggiungere che anch’esso sia legato al progetto stadio. “Rimango in continuo contatto con Walter, sono trattative delicate. Non posso dirvi nulla fino a che non c’è un contratto. Sto ancora lavorando allo studio di fattibilità e alla manifestazione di interesse. Da parte sua, lui vuole capire se l’ idea stadio è concreta”.
In parole povere Walterone sta aspettando di capire a che gioco gioca Ponte e attende l’ evolversi della situazione. La sensazione, a pelle, è che Hellmich non sia affatto convinto di legare il suo nome a quello della Robur Siena. Impensabile credere quindi che arrivino novità a breve termine da questa strada.
E di Jay Silverstein, ricordate? Il magnate americano, tra i leader nel settore dei Servizi sanitari a stelle strisce. Sicuramente l’ ipotesi più affascinante per tutti i tifosi della Robur. Cosa ci è dato sapere? Probabilmente non si è andati oltre a quello scambio di mail datato marzo 2015.

Riflessioni conclusive

Aldilà delle tante chiacchiere, delle voci e di qualche doppio o triplo cognome, l’ assetto societario non muta di molto rispetto a prima. Fanno il loro ingresso in società personaggi fidati del Presidente che, ne siamo sicuri, daranno la loro mano alla Robur da un punto di vista finanziario. Questi fedelissimi, rendono inoltre più forte, la posizione di Ponte all’ interno del CDA, qualora, in seguito, arrivassero soci di minoranza più rilevanti(vedi sopra Manfredini o imprenditori edili(romani?).

Sembra al momento allontanata ogni ipotesi di “cambio al vertice”. La sensazione è che Ponte non abbia alcuna intenzione di cedere il Siena. Si richiede a gran voce l’ ingresso di piccoli azionisti, una partecipazione attiva della città. Un tentativo di azionariato popolare molto sui generis? L’ annuncio pubblico del 17 è da leggere in quest’ ottica. “Entrate anche voi nella Robur Siena, che è tanto bello e ci si diverte abbestia”. L’ intento è lodevole, ma senza la necessaria chiarezza sui progetti del futuro, come si fa ad attrarre investitori più o meno importanti? Vista così, da fuori, sembra che si ricerchi, semplicemente ed ossessivamente, di “gonfiare” (passatemi il termine) il valore patrimoniale/finanziario di un Siena che, a parte il nome, il blasone e migliaia di tifosi, di patrimonio reale non ha nulla.  Un giochino che sta diventando più stucchevole dello zucchero filato del Luna Park. Che non fa altro che alimentare voci, polemiche, chiacchiere. Non appartengo a quella schiera di persone, che ritiene impossibile l’ esistenza di soggetti imprenditoriali seri e facoltosi, potenzialmente interessati al Siena. Ma per rendere concreta una potenzialità occorre chiarezza, prima di tutto, da parte di chi già c’è.

 

P.S 1. Segnalo questo articolo uscito su wiatutti su Matteo Betti: http://wiatutti.blogspot.it/2015/05/forza-matteo.html.
Lui si, vero patrimonio della città. “Forza Matteo” lo urla a gran voce, tutta la redazione di Panem Et Circenses. Facciamoci sentire e non lasciamolo solo!

P.S. 2. Rastrello in sintetico? Questa l’ idea della società per dotare la Robur di un campo di allenamento. Commento mio: per la Robur servono strutture all’ altezza non proposte scioccanti, fuori luogo e frutto dell’ improvvisazione. E’ da Agosto che si parla del centro sportivo come priorità assoluta. In gennaio si parlava di sistemare i campi del Pontaccio a Rosia. Soluzione abbandonata? Totalmente inaccettabile questo gioco al risparmio su una questione così essenziale per il futuro della Robur. Ne parleremo nel prossimo articolo, perché questo argomento merita un approfondimento importante e, soprattutto, il coinvolgimento di tutta la città.

P.S. 3. Molti chiedono a gran voce che Morgia rimanga al Siena. Concordo pienamente. Per i valori etici che il mister sbandiera. Perchè “squadra(e allenatore) che vince non si cambia”, direbbe chi è meno velleitario. Ieri altra gigantesca prestazione a Macerata. Ripartire da diversi elementi di questo gruppo e dal loro timoniere appare la scelta più logica, indipendentemente dal futuro societario.

L’ immagine in evidenza è tratta da www.sienasport.it

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
siri1

PRO&CONTRO: Siena vs Rimini

Prima uscita del Siena nella Poule scudetto. I padroni di casa, stavolta con maglia che ricorda la balzana,  hanno ricevuto al Rastrello il Rimini, vincitore del girone D. La Robur scende in campo più decisa degli ospiti ed il primo tempo è tutto di marca senese. Titone , Russo e poi Zane scaldano le mani all’estremo difensore avversario. Varutti solito cursore sulla fascia sinistra prova a innescare i compagni. Il Rimini agisce in contro piede con i suoi uomini più pericolosi, Pera e Ricchiuti. Il primo tempo si chiude a reti inviolate, nonostante la Robur si divori diverse occasioni da rete. Nella ripresa, dopo una bella occasione capitata sui piedi di Pera, il Siena colpisce. Al 6′ Crocetti mette in movimento Rascaroli. che dal fondo mette un cross basso. Il primo difensore non riesce a spazzare la palla che finisce sui piedi di Titone. Il n°7 bianconero da due passi, non può che depositare la palla in rete. Il Rimini accenna ad una reazione ma Fontanelli fa buona guardia. Nel secondo tempo solita girandola di cambi da entrambe le parti. Santoni, Giovanelli e Diomandé, per Crocetti, Russo e Rascaroli. Il risultato però non si schioda dall’1 a 0 per in nostri. Nel finale il ritmo cala e la Robur riesce a portare in fondo il risultato. Dopo 3′ di recupero, il Siena si prende i primi 3 punti di questo mini torneo, che assegna il titolo di campione d’Italia della LND.

La squadra scesa in campo domenica scorsa contro il Rimini. Maglie che richiamano la Balzana, novità nella centenaria storia della Robur.
La squadra scesa in campo domenica scorsa contro il Rimini. Maglie che richiamano la Balzana, novità nella centenaria storia della Robur.                                                                                                                                                               Fonte: Nicola Natili
PRO
Domenica la squadra ha messo in mostra il suo solito gioco, mettendo in difficoltà anche il Rimini, reduce da un grande campionato. I ritmi magari non sono stati esagerati da entrambe le parti, che hanno giocato comunque la loro onesta partita. Il reparto difensivo ha concesso poco, e il giovane Fontanelli è sempre stato preciso negli interventi. A centrocampo nonostante la mancanza di Minincleri, Zane e Riva hanno fatto il solito lavoro di contrasto e di ripartenza della manovra bianconera. Sulle fasce Varutti e Rascaroli sono i soliti corridori. E’ da settembre che hanno iniziato a galoppare sulla fascia e sembra che ancora non vogliano smettere. In attacco Titone è stato il solito trascinatore, arrivando a quota 13 reti e raggiungendo Minincleri e Crocetti nella classifica dei cannonieri bianconeri. A tratti in attacco siamo stati molto pericolosi collezionando diverse palle goal soprattutto, nel primo tempo. Il risultato è stato giusto per quello visto e messo in mostra in campo dalle due squadre.
Titone non perdona e da due  passi, mette a segna la sua rete n°13 e porta in vantaggio la Robur
Titone non perdona e da due passi, mette a segna la sua rete n°13 e porta in vantaggio la Robur                                                                                                                                                                                                                                        Fonte: Nicola Natili

 

CONTRO
Domenica l’unica osservazione che si poteva fare ai ragazzi di mister Morgia, era, come al solito, quella di non riuscire a chiudere prima la gara. Domenica complice la fine del campionato e la bella giornata estiva , al Franchi, erano presenti “solamente” 1600 spettatori. Comunque di più della media della serie D. In effetti ci eravamo abituati e bene, ma penso che molti tifosi avessero deciso di prendersi una meritata pausa, dopo aver sostenuto questa squadra fin dall’esordio a Foligno.
Giro di campo e festeggiamenti sotto la curva per la strana coppia Morgia-Ponte.
Giro di campo e festeggiamenti sotto la curva per la strana coppia Morgia-Ponte.                                                                                                                                                                                                                                                                  Fonte: Nicola Natili
La prossima gara vedrà la Robur a domicilio della temibile Maceratese. Squadra ancora imbattuta e che a rifilato un sonante 5 a 0 al Rimini. Al Siena basterà anche un pareggio per avanzare nel torneo, ma la squadra senza avere le pressioni del campionato e la giusta voglia, potrebbe anche fare risultato pieno.
Per quanto riguarda l’assetto societario ci sono stati dei nuovi innesti, speriamo solo che non siano finiti qui. Noi aspetteremo con impazienza altre buone nuove dalla società ,che speriamo in tempi celeri, sappia prender le decisioni giuste per il bene del Siena.
Alla prossima.
facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
massa4

PRO&CONTRO: Massese vs Siena

PRO&CONTRO

Alla fine la Robur, neanche fosse un parto, ce l’ha fatta anzi, ce l’abbiamo fatta. Non siamo più dei dilettanti. Siamo entrati tra i professionisti. Mai come questa volta tutti i soggetti chiamati in causa ( il quadrifoglio come lo chiama Ponte), sono rimasti uniti, spingendo in unica direzione. La cosa più importante che quest’anno ci ha portato, è stata quella di aver ritrovato l’unità, che credevamo di aver perso, insieme alla nostra squadra, all’inizio dell’estate scorsa.
Al 3'  Crocetti apre le marcature. calcio d'angolo, sponda di testa di Nocentini e il n°9 bianconero corregge nello specchio della porta. 1 a 0. Fonte: Nicola Natili
Al 3′ Crocetti apre le marcature. calcio d’angolo, sponda di testa di Nocentini e il n°9 bianconero corregge nello specchio della porta. 1 a 0.
Fonte: Nicola Natili
 Come l’araba fenice che risorge dalle sue ceneri, anche il Siena è rinato a nuova vita. Siamo stati bravi a ricostruire tutto da zero. Ora però viene il compito più difficile: far si che la pianta non appassisca, ma che diventi un albero forte e sano, con radici profonde. Non commettiamo gli stessi errori che sono stati fatti in passato.  Abbiamo avuto la forza di risorgere e di farlo in modo pulito, lavando l’onta che ci hanno fatto subire. Dobbiamo dimostrare di aver imparato la lezione, soprattutto lo dobbiamo a noi stessi. Gli stessi che erano a San Siro o all’Olimpico e che quest’anno erano a città di Castello o a Ponsacco.
Assist di Portanova per Crocetti, che raddoppia mettendo in sicurezza il risultato Fonte: Nicola Natili
Assist di Portanova per Crocetti, che raddoppia mettendo in sicurezza il risultato
Fonte: Nicola Natili
Venendo a noi, per quanto riguarda il campo, domenica a Massa siamo ritornati a respirare. La squadra ha raggiunto la promozione vincendo sul campo il proprio girone di serie D. Accompagnati e spinti da 1000 tifosi e moltissimi altri davanti alla tv, la Robur ha fatto sua la partita fin da subito. Con un goal per tempo il buon Crocetti, ha garantito i tre punti alla squadra. Dalla parte opposta, la Massese non si è mostra così agguerrita e con la testa già ai playoff, non si è mai fatta vedere in attacco. Sugli spalti è stata festa fin da subito. Nonostante il caldo torrido, il popolo bianconero ha chiuso con quest’ultima trasferta una stagione, tribolata ma fondamentale ed esaltante. Robur prima nel girone E, e promossa in legaPro.
Morgia e Portanova  festeggiano vittoria e promozione. Gli sguardi dicono già tutto. Fonte: Nicola natili
Morgia e Portanova festeggiano vittoria e promozione. Gli sguardi dicono già tutto.
Fonte: Nicola natili
Per questa volta non mi è sembrato così importante indicare Pro e Contro per la gara di domenica.
Allora visto che alla fine abbiamo vinto questo campionato, vorrei scrivere una lista nella quale indicare a chi vorrei dedicare questa vittoria.
Questa vittoria è:
Dedicata al popolo bianconero, che ora più che mai è stato così unito e maturo.
Dedicata alla squadra che avrà un posto particolare nel cuore dei tifosi, insieme alle altre formazioni della Robur, indipendentemente dalla categoria.
Dedicata a Mister Morgia che è riuscito a completare la missione, e che ha instaurato un feeling con la piazza che solo pochi sono riusciti a raggiungere.
Dedicata alla squadra di mister Beretta che l’anno scorso, è riuscita, nonostante le difficoltà societarie, ha farci divertire, impegnandosi e dimostrando la propria professionalità.
Dedicato a tutti quelli che non ci credevano, e  credevano che la Robur fosse scomparsa del panorama calcistico italiano.
Dedicata ai media senesi che mai come ora si sono trasformati nei cantori delle gesta sportive dei bianconeri.
Dedicata a tutti quelli ( arbitri, squadre e media)che hanno tentato di mettere i bastoni tra le ruote del Siena, ma che hanno miseramente fallito.
Dedicata a Mezzaroma che ci ha insegnato ad aprire gli occhi, che chi ha ferito gravemente, ma non ci ha ammazzato.
Dedicata a Paolo De Luca e a tutti quelli che sono assenti, ma che è come se fossero sempre con noi.
Un’ po’ dedicato anche alla redazione di P&C che, nel suo piccolo, ha seguito quest’annata e cresciuta insieme con i bianconeri.
 MASSESE SIENA FESTA PROMOZIONE
 Alla prossima.
P.s. – I Pro&Contro continueranno per la Poule scudetto della serie D. Il prossimo incontro vedrà, domenica prossima, la Robur, impegnata al Rastrello contro il Rimini, dominatore del proprio girone . Noi comunque godiamoci la vittoria del campionato che nessuno ci può togliere.
facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

Il riscatto di una città

Domenica 10 Maggio. Ore 16.50. All’ unisono, un solo grido accomuna migliaia di persone di tutte le età. Da Massa a Siena. “Stiamo tornando!”

Non me ne vogliano i meravigliosi artefici, sul campo, di questa promozione. Una squadra che ha dato tutto, un gruppo che ha dimostrato attaccamento alla maglia, sin dai primissimi giorni a Rosia. Non me ne voglia mister Massimo Morgia, maestro artigiano nel forgiare la squadra, ultras in panchina, che si è calato perfettamente nella mentalità di questa città così particolare, creando con essa, una complicità unica. Non me ne voglia lo staff tecnico, composto da ottimi professionisti, dallo spessore umano notevole. Non me ne voglia il presidente Ponte e la società tutta, che hanno avuto il coraggio di far rinascere il calcio a Siena, la bravura di costruire, da subito, una rosa competitiva per centrare un obiettivo tutt’ altro che scontato.

Non me ne voglia nessuno quindi, ma questa promozione, questa vittoria, è dedicata alla nostra città. A Siena. E alla sua gente.

Derisi, umiliati, messi alla gogna mediatica da tutta Italia. Per colpa di alcuni predoni.
Abbiamo avuto anche noi le nostre colpe. Non siamo stati in grado di impedire, che ci derubassero di tutto, sotto il nostro naso. Chi elargiva favori, denaro a pioggia, sorrisi e pacche sulle spalle, ci ha fatto credere che lo facesse nel nostro interesse. Ci ha fatto credere di essere “uno di noi”. Sventolando le nostre bandiere, indossando i nostri colori, parafrasando un motto “tifosistico”. In molti, in troppi, abbiamo creduto a loro fino alla fine. Del resto, il frutto si presentava bello all’ esterno. La buccia veniva costantemente pulita e rilavata più e più volte, mentre la polpa al suo interno era nera, marcia e putrescente.

Soltanto otto mesi fa, non c’era più nulla. Avevamo perso. Era tutto finito.

Ma abbiamo avuto la forza di rialzarsi, da subito. Ieri abbiamo sconfitto definitivamente la rassegnazione, il disfattismo. Ha trionfato invece la fame di riscatto e di rivalsa, la voglia di dimostrare a tutti che noi possiamo ancora vincere, nonostante tutto.
E’ la vittoria dei 4000 abbonati, dei 7-800(in media) in trasferta. E’ la vittoria di chi segue il Siena dagli anni ’70-’80-’90. Ma è anche la vittoria di chi, ancora cittino, o al più “bordello”, in quel triennio magico(2000-2003) si appassionò per la prima volta ai colori della Robur e ne rimase “folgorato”. E’ la vittoria di chi non tifa per gli squadroni ma tifa TE, cara vecchia Robur. Di quelli che ogni maledetta domenica invece di essere comodi in poltrona, davanti a Sky ad ammirare le gesta di Tevez, Icardi, Destro e Totti, erano in qualche sperduto pollaio, sotto la pioggia o sotto il sole cocente a guardare i nostri lottare contro Mitra, Idromela e Sciamanna, su campacci spelacchiati.

Perchè lo abbiamo fatto? Non per l’ importanza dei matches, non perchè ci piacesse di più che andare a San Siro o all’ Olimpico. Ma per sentirsi VIVI, dopo che ci avevano colpito a morte. Per percepire di nuovo il cuore battere forte, per qualcosa che sentiamo nostra e solo nostra. Oggi la Robur rinasce, alla faccia di chi la voleva uccidere per sempre. Rinasce un pezzetto(importante) della nostra comunità cittadina.
Questa promozione è nostra, prima di tutto. “Come forse nessun’ altra vittoria in ambito sportivo lo era stata” Così dissero sul “Muro”(copyright Frigidaire). E’ merito nostro. Del nostro attaccamento, della nostra partecipazione, della forza dei nostri numeri, del senso di aggregazione e di comunità creati attorno alla Robur. E aggiungerei, non solo della tifoseria, ma anche dei media senesi, dalla carta stampata alla tv, che hanno raccontato questa bellissima storia, con ancora più professionalità, dedizione e amore di quando eravamo in serie A.

Abbiamo “costretto” società, mister e squadra a puntare al massimo obiettivo, dando vita, di fatto, al famoso obbligo morale di cui tanto si è parlato, quando nelle intenzioni iniziali forse, questo obiettivo(la promozione) non era neanche contemplato.

A chi dice che è solo una partita di calcio, rispondo, è vero. Ma oggi il vecchio gioco  del pallone ci insegna un’ altra volta che, se come comunità di individui, riuscissimo in tutti gli ambiti a pretendere onestà, competenza, efficienza e risultati, da chi ci amministra e ci rappresenta, forse, vivremmo in un mondo migliore. O forse no, ma provarci non costerebbe nulla. Intanto godiamoci questa vittoria. Tanto bella, quanto pulita.

 

Viva la Robur e viva la nostra Siena, sempre.

 

La foto in evidenza è stata presa dal sito del Siena Club Fedelissimi, www.sienaclubfedelissimi.it ed è di di N.Natili/ F. Di Pietro

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather