CHI SIAMO

CHI SIAMO (pt.1)

 

A poco più di un anno della rinascita della più grande società calcistica di Siena, il tifoso della Robur vive attanagliato dal più grande dei dubbi esistenziali della sua vita da tifoso. Cosa è il Siena, dove va il Siena, perché il Siena?               

Finito l’ entusiasmo della ripartenza , la sbornia di un’annata fuori dall’ ordinario, vissuta d’un fiato, in un mix di irrazionalità, istinto e passione, che hanno fatto dimenticare per 9 mesi l’ uragano che si era abbattuto sull’ A.C Siena, ci troviamo a far fronte ad una realtà, di fronte alla quale ci troviamo del tutto impreparati.

Di fronte ad un trauma che colpisce tutti, l’ essere umano, per sua natura, è portato a reagire collettivamente. Ad affrontare con grande compostezza, forza d’animo e una buona dose di irrazionale entusiasmo, la rinascita. E’ il momento dell’ emergenza, quello in cui tutti ci sentiamo coinvolti e uniti reciprocamente. E’ il motivo per cui un anno fa, 3800 persone, si abbonavano ad un campionato di serie D con l’ idea che era la cosa giusta da fare.
E’ lo stesso motivo per cui calciatori come Vergassola o Portanova rinunciavano alle categorie più nobili e a piazze altrettanto prestigiose per dare una mano alla LORO squadra, della loro città adottiva.

Tifo da serie A, trasferte oceaniche, della rinascita del Siena ne parla la Rai, la Gazzetta dello Sport, ne parlano anche all’ estero. “Noi non c’entriamo nulla con la serie D” “Noi siamo il Siena”

Eccolo il mantra collettivo, che ogni domenica in casa e in trasferta, in ogni campetto di periferia risuonava nelle teste di migliaia di persone, unite da un solo obiettivo: dimostrare a loro stesse e al calcio italiano che il tifo di Siena non era retrocesso e che, anzi, era più forte, compatto e unito che mai.
Il numero dei tifosi “portati” in trasferta, complessivamente nella stagione 2014/2015 sfiora le 13000 unità. Numeri che a Siena mancavano dal 2004/2005! Ok le trasferte vicine, l’ assenza di tessere, restrizioni ecc. Ma quella era un’ altra storia. Era il secondo anno di serie A, una serie A ancora old style, con meno regole e senza assurdi divieti. Il dato finale tra l’altro risulta “drogato” dai 4000 presenti a Firenze nel primo derby della storia, nella massima categoria.

Ad alimentare gli entusiasmi non si possono dimenticare gli sforzi della società nell’ allestire, da subito, una rosa competitiva. Anche in questo caso la spinta della tifoseria, il potere dell’ opinione pubblica, fu decisivo. Ma i meriti di Antonio Ponte e Pietro Mele furono indiscutibili e notevole anche lo sforzo economico.

Massimo Morgia fu il condottiero di cui avevamo bisogno. L’ uomo forte che riempiva i buchi di una società nata in “quattroequattrotto” e che non era pronta e in grado di darsi immediatamente un’organizzazione. Allenatore, direttore sportivo, osservatore, comunicatore, psicologo. Il punto di riferimento attorno al quale gravitava l’ attenzione di media, tifosi, giocatori. E’ indiscutibile la bontà del suo lavoro. E’ stato rimproverato dal lato tecnico, di aver trovato tardi la giusta soluzione, per dare equilibrio e resa alla squadra. Ci poteva stare. Fuori dal campo qualcuno lo ha definito persino un ruffiano, mister Facebook. Capita quando sei primo, crei grosse aspettative, ma non vinci da diverse giornate. Ognuno la pensa come vuole. Schiettezza disponibilità, voglia di partecipare e capacità di coinvolgere. Ha dato tantissimo, tutto se stesso, convinto di aver trovato a 60 anni compiuti la sua giusta dimensione. Una città in cui poteva esprimere nel migliore dei modi il suo modo di essere e di vivere il calcio.
Tutto finito. In una sera di metà giugno, Morgia non può accettare le condizioni imposte da Antonio Ponte. Si sceglie un’altra strategia, un altro modo di fare calcio. Il Siena come è già risuccesso in passato, torna a legarsi alle procure e ad alcune società di serie B e di A, che hanno bisogno di valorizzare i loro giovani, mandandoli in prestito in Lega Pro. Era la scelta più facile, la meno dispendiosa per il presidente Ponte, che in un colpo solo si libera di una figura ingombrante, affidandosi totalmente ai Materazzi per allestire una rosa all’ altezza.

Un presente avvolto nella nebbia

nebbia siena

Inutile rimpiangere il passato. Se la strada intrapresa è stata quella giusta ancora non si può sapere. Forse era l’ unica possibile per una società finanziaramente debole, strutturalmente ancora di più, ma dotata ancora di grande appeal pubblico. Sbagliato mettere a paragone chi c’è adesso(Atzori) con chi c’era prima. Atzori fa l’ allenatore e va giudicato in base a ciò che dice il campo. Non può essere un nuovo Morgia. Del resto a coinvolgere tifoseria e città non può e non deve essere un allenatore, se si ha la pretesa di definirsi “società professionistica”.
E’ bello avere un allenatore coinvolgente e legato ai suoi tifosi, ma questo spesso è sinonimo di una mancanza nei vertici societari.

Una società che non è in grado di comunicare e che non sa dire ai suoi tifosi cosa è il Siena oggi, che non ha creato un racconto nuovo e convincente, attraverso il quale infondere entusiasmo nell’ ambiente. Distante, lunatica, incomprensibile. E si sa, che Siena ha bisogno continuamente di essere scossa dall’ esterno, e a quel punto, in cambio, può darti tanto. L’ aveva capito Paolo de Luca, lo hanno capito pochi altri dopo, due allenatori Beretta e Morgia,
La domanda che il tifoso intelligente deve porsi è: è solo un problema di comunicazione o forse si preferisce non dire ciò che è meglio non dire?
Non c’è al momento alcuna programmazione pluriennale né nell’ ambito del settore giovanile(diremo due parole sull’ argomento nella seconda parte di Chi Siamo), né in ambito strutturale. A detta di tutti(non solo i “soliti lamentosi”, lo sostiene anche Pietro Mele) senza strutture il Siena non ha futuro. E le strutture sono le solite di cui si parla da decenni ormai. Centro sportivo e stadio. Senza tutto ciò cosa è il Siena oggi, ma soprattutto quanto vale oggi? Il Siena oggi è di nuovo e solamente i suoi tifosi. Meno entusiasti di un anno, fa ma sempre presenti in casa e in trasferta. Il Siena sono, nel bene e nel male sono quegli 11 ragazzi che scendono in campo ogni domenica(o sabato), guidati da un capitano, Portanova che rappresenta ormai l’ unico filo che ci tiene legati a un recente passato di gloria. Spezzato quel filo, mi chiedo, cosa ne sarà del Siena? Quali saranno i nostri obiettivi? A cosa dovremmo aspirare?

Nella parte 2 di CHI SIAMO, cercheremo di capire quanto vale economicamente il Siena oggi. Confronteremo gli investimenti fatti dalla Robur, con quelli attuati da altre società appena ricostruite(Padova, Venezia, Parma). Proveremo, costruttivamente, a capire quali strade andrebbero percorse per garantire un futuro solido e ambizioso al calcio senese.

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