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Noi, Costone

“La ginnastica è una scuola della volontà e serve mirabilmente allo studio e all’educazione del carattere. È qui, più che sui banchi della scuola, qui più che nell’ambiente familiare, che si può esercitare in tutta la sua influenza la vera educazione frenando egoismi ed inganni, prepotenze e maltrattamenti.”

Nazareno Orlandi

Questo fine settimana il Costone si giocherà le Final Four di Coppa Toscana di serie C Regionale. Lo farà giocando in casa, organizzando l’evento e chiamando a raccolta ogni appassionato di basket della provincia. Lo farà a prescindere da una crisi che ormai da due anni ha inghiottito lo sport senese, facendolo precipitare dai fasti che eppure temporalmente sembrano ancora così vicini. Lo farà, soprattutto, lanciando un messaggio: per uscire da questa crisi possiamo scegliere due strade, o ridurci ai minimi termini o provare a rilanciare, mettendo sul piatto progetti seri e concreti in grado di fare la differenza più di tante parole vuote che ormai risuonano da tempo in questa città (“sinergia” quante volte l’avete sentita ripetere totalmente a caso?).

Il Costone è sempre stata una realtà “sui generis” del territorio. Ha sempre preferito volare basso e far parlare i fatti per sè, è forse la società sportiva che più saggiamente di tutte ha saputo sfruttare il periodo d’oro dello sport senese, riuscendo a costruire un palazzetto che al momento è il principale mezzo di sostentamento (nonostante ci sia ancora un mutuo sopra da finire di pagare). È, soprattutto, una società che ha deciso che le difficoltà economiche del territorio si possono affrontare solo alzando l’asticella degli obiettivi, provando a fare di più, invece che a fare di meno.

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La squadra che sabato andrà a giocarsi l’accesso alla finale di Coppa è solo la punta di un iceberg che da tempo ha come priorità il proprio settore giovanile. Non si tratta di un vivaio come quello della Virtus (grandi opere di reclutamento in tutta Italia nei tempi migliori, finali nazionali ecc), ma sono sempre state squadre popolate da ragazzi senesi e per ragazzi senesi, guidate da allenatori che sostanzialmente sono dei volontari. Al fianco di tutto questo c’è il lavoro dell’ADPF, l’unica società di basket femminile della provincia di Siena (di TUTTA la provincia di Siena) e anche lei ormai da svariati anni completamente retta da giocatrici senesi anche per quello che riguarda la prima squadra.

Sono sicuro di ripetere cose che chiunque stia leggendo molto probabilmente già sa, ma è anche vero che certi temi passano troppo spesso lontano dai riflettori. L’importanza che certe società rivestono nel territorio forse viene data un pò troppo per scontata e, proprio dopo aver rischiato un serio tracollo sportivo generale, dovrebbe essere concesso spazio e attenzione alle tematiche di ognuna di loro.

“È una realtà bellissima questa, importante e anche faticosa a livello professionale. Richiede molta forza e attenzione.”

Vincenzo è l’addetto video del Costone, nonché custode da qualche mese, da quando cioè la ditta per cui lavorava ha chiuso: “Per me il Costone ha rappresentato un’ancora di salvezza, questo lavoro mi permette di avere qualche soldo e devo solo ringraziare questa società. Nel momento in cui ho avuto bisogno d’aiuto si sono fatti avanti e mi hanno teso una mano.”

È solo una delle storie che gravitano attorno al Costone, solo un esempio di come questa società non sia altro che una famiglia allargata, dove tutti si conoscono e si aiutano nel momento del bisogno. Ed è il concetto che verrà applicato anche al nuovo progetto del baskin, la disciplina che permette a normodotati e giovani disabili di giocare nella stessa squadra. Sabato alle 16 ci sarà una partita dimostrazione, una possibilità per chi volesse farsi un’idea di un’altra iniziativa senza precedenti nel territorio senese.

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In un momento storico in cui ci viene ripetuto continuamente che bisogna tagliare, ridurre, ammortizzare, fare sinergia, sia benedetta quindi una Final Four di basket a Siena. Perchè finalmente qualcuno prova ad aggiungere valori invece che a toglierli, prova ad alzare la qualità invece che ad abbassarla. E tutto questo viene da una società composta da persone e da ragazzi che bene o male vediamo tutti i giorni, che incrociamo, con cui parliamo e magari litighiamo.

Perchè, come detto, quella del Costone è una famiglia, come ce ne sono tante.

Come la nostra.

Alla prossima.

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