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Cosa resterà della Mens Sana Basket?

Il 27 giugno uscendo dal Forum di Assago e osservando dal finestrino della macchina la pioggia che cominciava a bagnare Milano mi ero fatto questa domanda:

Cosa resterà della Mens Sana Basket?

Le premesse erano quelle che erano, sapevamo già che lo staff tecnico della prima squadra e delle giovanili sarebbe stato azzerato, che i giocatori sarebbero giustamente volati in altri lidi e che una grossa parte della dirigenza sarebbe stata ‘impegnata‘ in processi vari. Sapevamo già che qualcosa sarebbe rinato, non sapevamo come e in che modo, navigavamo a vista e ogni giorno quella domanda mi ritornava in mente. Non sono mai stato preoccupato di non poter rivedere grandi vittorie, Euroleghe e via dicendo (non mi interessano particolarmente), la cosa che mi preoccupava di più era la possibile scomparsa di quello che negli anni ha preso vari nomi ma che alla fine si può riassumere in “spirito Mens Sana“.

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Non sto parlando di cose astratte, chiunque abbia visto una partita della Mens Sana negli ultimi otto anni sa di cosa parlo. Parlo di una complicatissima chimica di gruppo elaborata nel tempo e in grado di sopravvivere al ruotare dei suoi interpreti. Una disciplina lavorativa che non ha avuto e difficilmente avrà mai eguali. Roba di giocatori fatti e finiti ridotti in lacrime durante i primi allenamenti in Viale Sclavo o di compagni che attaccano al muro altri compagni per spiegargli dove sono finiti. Non si parla di una cosa che si può improvvisare dalla mattina alla sera e in Viale Sclavo ci sono voluti anni per raggiungere un tale livello di maniacale perfezione lavorativa.

Ho usato tante parole per provare a spiegarmi, la realtà è che la perfetta definizione di tutto questo l’ha data un tal altoatesino non troppo tempo fa.

 

La possibile scomparsa di questo spirito, o di quest’etica se preferite, mi terrorizzava. Per molti può essere un dettaglio, un inutile dettaglio che non conta nulla. Ma per me non è così. Quello spirito ci ha consegnato la serie finale emotivamente più bella e più intensa mai vista in Viale Sclavo, a prescindere dalla conclusione. Senza quello spirito tanti ricordi che abbiamo stampati nelle nostre menti non ci sarebbero mai stati (i primi che mi vengono in mente senza pensarci e senza un ordine preciso: la serie playoff vinta contro l’Olympiacos, i tre supplementari contro Roma, la serie di semifinale contro Varese del 2013, praticamente metà dell’ultimo anno).

Ecco perchè non stiamo parlando di qualcosa di secondario. Parliamo di uno dei motivi principali per cui il tifoso Mens Sana abbia goduto così tanto nell’ultima decade, prima del crollo. Un qualcosa di non replicabile in laboratorio perchè forgiato attraverso tante, tante, tante sconfitte (una papabile data di nascita ufficiale potrebbe facilmente essere la semifinale di Coppa Italia contro Treviso del 2007, ma prima erano stati piantati tanti semi).

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Quando si parla di quello che è stato fatto alla Mens Sana Basket, quello che la società ha subito, quello che l’ambiente e i suoi tifosi hanno subito, spesso ci dimentichiamo questo. Nel guado che abbiamo attraversato quest’estate è stato perso un bagaglio tecnico e di conoscenze incredibile. Uno spirito che veniva tramandato oralmente dai suoi interpreti come un mantra; uno spirito che ha subito innumerevoli tentativi di imitazione, innesto e plagio senza che neanche uno di questi attecchisse. Il motivo di questi fallimenti è che quest’idea si poggiava su un equilibrio delicatissimo composto da innumerevoli fattori, tra cui lo stesso pubblico della Mens Sana. Non è un caso che questo spirito, infine, fosse diventato identificativo di un popolo, del suo sentirsi unico e diverso da chi ha attorno ma allo stesso tempo caloroso e accogliente.

E’ ingiusto e inutile gettare un tale peso addosso a un gruppo come quello adesso a lavoro in Viale Sclavo. Un gruppo che sta facendo ottime cose e che ha ricompattato un’ambiente mettendosi al lavoro con grande umiltà e comprendendo bene in quale realtà fosse arrivato. Rimane però per me il rischio che nel revisionismo in corso in questi mesi vada perso il ricordo di quello che era stato fatto di buono, anzi di eccezionale.

C’era tanto bene nella Mens Sana Basket, ed è ingiusto che rischi di venire oscurato dal male che aveva attorno e dentro di sè. E’ troppo presto per dire cosa resterà di tutto quello che abbiamo visto e ammirato per tanti anni, la mia speranza è solo che quello spirito continui ad aleggiare attorno al PalaSclavo.

Alla prossima.

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