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Quale futuro per il pubblico della Mens Sana?

È stata avviata da pochi giorni la campagna abbonamenti della Mens Sana. C’è una certa curiosità per vedere che sostegno avrà questa nuova avventura in Viale Sclavo, soprattutto visto che sarà dichiaratamente un’annata di “lacrime e sangue” (definizione di coach Ramagli). Nessuna ambizione di grandi vittorie, di promozione immediata o di grandi imprese, semplicemente la volontà di stabilizzare la società e gettare le fondamenta per la crescita. Proprio per questo scopo il sostegno dei tifosi sarà importante, soprattutto visti i problemi nel trovare risorse e sponsor che siano interessati a investire nella Mens Sana.

L’anno scorso con la ripartenza la città si strinse attorno alla Robur e alla Mens Sana. 4000 abbonamenti per la prima, più di 2000 per la seconda e un entusiasmo che crebbe esponenzialmente. Lasciando da parte il discorso della Robur, per quanto riguarda la Mens Sana fu un dato impressionante per due motivi: perchè si trattava pur sempre della quarta categoria nazionale e perchè ogni singolo abbonamento è stato pagato. Quest’ultimo argomento è particolarmente delicato; non è un mistero che negli ultimi dieci anni in Viale Sclavo siano entrati in molti tramite biglietti e abbonamenti omaggio. In quel periodo Siena è sempre stata stabilmente nelle zone alte della classifica di affluenza del pubblico, ma queste classifiche quanto sono state gonfiate dalle regalie?

La Mens Sana di Ramagli ai nastri di partenza
La Mens Sana di Ramagli ai nastri di partenza

In questi casi i numeri vengono in aiuto, pur essendo difficili da trovare per quello che riguarda il passato. Per la scorsa stagione ci ha pensato Giuseppe Nigro nel suo blog a raccogliere i dati: le presenze medie a palazzo sono state 2262, numeri che per la Serie B sono stati incredibili e giustamente glorificati. Sono cifre che dimostrano l’esistenza di quello zoccolo duro di tifosi che è rimasto ancorato al palazzetto, ma guardando più indietro dimostra anche come nonostante tutti i trionfi la Mens Sana degli ultimi dieci anni non sia mai riuscita ad allargare la base dei tifosi.

Facciamo un passo indietro: annata 2012/2013, secondo la LegaBasket la media degli spettatori in Viale Sclavo fu di 4674 persone, più del doppio di quella dello scorso anno. Com’è possibile? Molto semplicemente basta guardare il dato degli abbonamenti dello stesso anno: 4578 tessere staccate. Un dato enorme, mostruoso e, a questo punto possiamo dirlo, totalmente falsato. È l’ennesima dimostrazione di come si cercasse di portare gente a palazzo tramite regali e omaggi a un livello tale da risultare gigantesco soprattutto se comparato con dei dati reali come quelli dello scorso anno. Riscontrando il tutto con l’incasso medio a partita sempre della stagione 2012/2013 (31.740 Euro) risulta che l’incasso medio per spettatore non arrivasse ai 6.80 Euro. Brutta detta così eh? Soprattutto se all’epoca spendevate 17 Euro a botta per il biglietto o qualche centinaia per gli abbonamenti. L’annata 2012/2013 non fu neanche la peggiore da questo punto di vista. In quella 2010/2011 furono toccati i 5.70 Euro di incasso a spettatore, nel 2006/2007 addirittura 5.20.

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Tenendo sempre in considerazione che la pratica degli omaggi era più o meno diffusa in tutte le società (spoiler: quasi mai a questi livelli) è arrivato il momento di porci delle domande: come mai in una città con profonda tradizione cestistica e che al tempo aveva una squadra tra i top team d’Europa si doveva ricorrere a certi mezzucci per tentare di portare più pubblico a palazzo? Come mai non si è generato un interesse tale da evitare che dal 2005 al 2013 gli spettatori a palazzo fossero in costante diminuzione? Nella stagione 2005/2006 le presenze si attestavano su una media di 5443 persone a partita, in seguito a un calo costante anno per anno nella stagione 2013/2014 arrivammo a 4285. Possiamo inserire varie attenuanti, come il fatto che la capacità ufficiale del palazzetto sia cambiata, che nel mezzo ci sia stata l’esplosione di una gravissima crisi economica e che comunque siano sempre numeri gonfiati dalle regalie di cui sopra, ma restano comunque significativi.

Continuo a credere il giusto alla storiella che le persone non si divertissero a vincere sempre, penso semmai che lo sport senese si sia progressivamente rinchiuso in una teca di cristallo, da cui tutti potessero ammirarlo senza però avvicinarsi troppo. Il contatto umano tra squadra e pubblico si è sempre più assottigliato fino all’improvviso capovolgimento dell’ultima annata della MSB, quando è riespoloso per motivi indipendenti, e i risultati si sono visti. Se questo distacco dal mondo esterno è stato spesso celebrato come uno dei fattori cardine delle vittorie forse ne abbiamo sottovalutato l’impatto a lungo termine in termini di presa sul pubblico. Se un tempo a Siena si riuscivano a organizzare eventi incredibili come la Coppa Affogasanti con 4000 spettatori adesso speriamo intensamente di riuscire a portarne 2000 a palazzo, per annate che saranno sì di sofferenza, ma non una sofferenza maggiore di quelle che la Mens Sana ha già attraversato durante la sua storia. Il discorso potrebbe e dovrebbe essere approfondito anche andando ad analizzare quanto e come è cambiata a livello sociale Siena negli ultimi decenni, ma è un terreno in cui non ho i mezzi né le capacità per addentrarmi.

Alla neonata Mens Sana 1871 spetta il fardello di provare a invertire il trend degli ultimi anni. È un’impresa complicata anche se la stagione che abbiamo alle spalle ha fatto ben sperare. Da qui in avanti si costruisce non soltanto il futuro della società, ma anche quello del suo pubblico, che può e deve tornare a crescere.

Alla prossima.

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