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TORE ANDRE’ FLO

TORE ANDRE’ FLO

IL VICHINGO CHE SEMBRAVA NATO A RIO

Flo in maglia blues. Stagione 1999/2000
Flo in maglia blues. Stagione 1999/2000

Marsiglia, Francia, 23 giugno 1998 ore 17.00, Stadio Velodrome. Coppa del Mondo, ultima giornata del gruppo A. La Norvegia reduce da 2 pareggi con Marocco e Scozia, deve assolutamente battere il Brasile, capolista del girone e grande favorito per la vittoria finale. L’impresa di per sé difficilissima diviene impossibile al 78′, quando Bebeto trafigge il portiere norvegese Grodas e porta in vantaggio i verdeoro. A questo punto la partita sembra indirizzarsi verso i binari che tutti avevano previsto, ovvero la vittoria del Brasile campione in carica. L’unico fra tutti presenti allo stadio che ancora sembra credere in qualcosa di più di un onorevole sconfitta, ha le classiche fattezze del vichingo, alto e biondo. Di lavoro fa il centravanti, e da poco più di un anno lo fa per il Chelsea. Ora però dobbiamo tornare all’inizio di questa storia.

GLI INIZI IN NORVEGIA

1973 in giugno in Grecia. Il colonnello Papadopoulos, al potere dopo il golpe del 1967, si fa nominare presidente. Nello stesso mese e precisamente il 15 giugno, a più di mille km di distanza da Atene, a Stryn, importante nodo di collegamento tra Oslo, Bergen e Trondheim, i coniugi Flo festeggiano la nascita del loro terzogenito Tore Andrè. Fin da piccolo in casa Tore vive di pane e calcio. Dopo la trafila nelle giovanili del club locale, A 20 anni esordisce in prima squadra nel Sogndal, dove con 16 reti in 22 apparizioni si dimostra subito un bomber implacabile, tanto da guadagnarsi la chiamata nell’Under 21. Il 17 aprile del 1994 fa il suo esordio nel massimo campionato Norvegese. Purtroppo nonostante le sue 5 reti il Sogndal dopo appena un anno in Eliteserien, retrocede. Flo allora si accasa al Tromso. Esordisce con la nuova maglia il 22 aprile del 1995 e a fine stagione diviene addirittura capocannoniere della squadra. Per la stagione 1996/1997 Flo cambia di nuovo casacca ed approda al Brann. Conclude la stagione con 19 reti più due nella Coppa delle Coppe 1996/1997, arrivando terzo nella classifica marcatori generale.

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Come abbiamo visto, Flo viene schierato da centravanti, per sfruttarne le doti fisiche. Nonostante l’altezza Tore si dimostra anche in possesso di una buona tecnica, anzi è più a suo agio a giocare la palla con i piedi, piuttosto che con la testa. Gianfranco Zola, suo ex-compagno ai tempi del Chelsea, ne elogiava la tecnica e il suo movimento continuo. Intanto i goal non tardano ad arrivare sia nei club che in nazionale, questa volta quella maggiore. In particolare sono due le partite da ricordare: Norvegia vs Trinidad e Tobago nella quale il nostro sbriciola i centroamericani con una tripletta, e poi la doppietta nella storica vittoria del maggio 1997 per 4 a 2 contro il Brasile, dopo la quale viene soprannominato “Flonaldo”, in onore del “Fenomeno”.

L’ARRIVO A STAMFORD BRIDGE

Altro momento decisivo nel percorso del norvegese è il 1997. A settembre nasce Google e sempre nello stesso mese si scrive un pezzo importante della vita calcistica di Flo. Infatti, in Inghilterra, questo ragazzone con il vizio del goal non passa certo inosservato. Nell’estate del 1997, Flo viene acquistato dal Chelsea per 300.000 sterline. Il 9 agosto esordisce in Premier League, subentrando a Mark Hughes, nella sconfitta esterna per 3-2 contro il Coventry City e segnando su colpo di testa. Inizialmente, avendo davanti a lui i titolari Hughes e Zola, non trova molto spazio.Viene però favorito dal turnover applicato dal manager Ruud Gullit e, approfittando di un turno di riposo concesso a Hughes, si rende protagonista nel successo per 6-1 sul campo del Tottenham, realizzando una tripletta. A fine stagione i Blues raggiungono il quarto posto in campionato e vincono le edizioni stagionali di Football League Cup e Coppa delle Coppe.

Intanto come abbiamo visto, Flo insieme alla sua nazionale si guadagna la possibilità di giocare al Mondiale del 1998 in Francia.

Ritorniamo allora ai minuti finali della partita Brasile vs Norvegia. All’83’ il biondo attaccante, stanco di aspettare, segna ai brasiliani, portando la propria squadra al pareggio. Poco dopo si ripete conquistando un rigore, poi trasformato da Redkal, che permette ai vichinghi rossi di battere il Brasile di Ronaldo. Nota particolare, l’impresa di battere in un mondiale i carioca, era riuscita alla nazionale norvegese solo un’altra volta, 70 anni prima, guarda caso proprio ai mondiali del 1938, sempre in Francia.

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L’anno successivo con l’arrivo al Chelsea di Vialli in panchina e di Casiraghi in attacco, Flo viene relegato in panchina. Nonostante tutto, il norvegese rimane una risorsa per la squadra, diventando spesso decisivo, anche entrando a partita in corso. Come succede il 21 settembre ad Ewood Park, tana del Blackburn, dove mette a segno una doppietta che ribalta il risultato e consente agli uomini di Vialli di imporsi per 4 a 3. Nonostante queste prove più che convincenti, Vialli continua a preferirgli Casiraghi. A metà novembre però, il centravanti italiano si infortuna e Flo riesce a trovare più spazio. Alla fine, grazie anche ai goal del norvegese, a Stamford Bridge si festeggia la prima storica apparizione in Champions League. Nella stagione seguente Flo è protagonista in Europa, andando in rete per 8 volte nella Champions League 1999-2000. Tre di queste reti sono messe a segno contro il Barcellona nei quarti di finale, purtroppo però non sono sufficienti agli inglesi per superare il turno. A fine stagione il suo bottino complessivo è di 19 reti, che gli permettono di diventare miglior marcatore del club. Tutto questo però non è sufficiente per essere scelto come titolare nell’annata seguente e i nuovi arrivi di Guodjohnsen e Hasselbaink lo costringono a sedersi nuovamente in panchina.

L’AVVENTURA IN SCOZIA E IL RITORNO IN INGHILTERRA

Il 23 novembre 2000 viene ufficializzato il trasferimento di Flo ai Rangers. Il prezzo del cartellino del giocatore, 12 milioni di sterline, segna un record di trasferimento per il calcio scozzese. Il norvegese firma un contratto della durata di quattro anni e mezzo. Debutta il 26 novembre nella vittoria per 5-1 nell’Old Firm contro il Celtic, siglando una delle marcature per i Gers. Flo, nelle intenzioni della dirigenza, doveva essere la risposta dei Rangers a Henrik Larsson, stella del Celtic. Invece, nonostante segni con regolarità ( 29 reti in 53 incontri), non riesce mai a diventare un idolo ad Ibrox Stadium.

Stagione al  Sunderland

L’ultimo giorno di calciomercato estivo del 2002 segna il passaggio di Flo al Sunderland, per 8.2 milioni di sterline. In campionato esordisce il 31 agosto contro il Manchester United e ancora una volta segna al debutto, fissando il risultato sul definitivo 1-1. Inizialmente Flo ricopre la posizione di centravanti, precedentemente occupata da Quinn – ritiratosi a novembre -, diventando l’obiettivo dei lanci lunghi da parte dei difensori. Il norvegese però non si trova a proprio agio in questo ruolo e l’allenatore Reid decide di affiancargli Kevin Phillips. Ad ottobre, però, il manager viene licenziato e al suo posto viene chiamato Howard Wilkinson. Il cambiamento di guida tecnica coincide con l’inizio di un brutto periodo per Flo, il quale non riesce a guadagnarsi neanche la panchina e addirittura viene criticato dall’allenatore. Successivamente riesce a scendere in campo da titolare, finché a marzo del 2003 Wilkinson rassegna le dimissioni. Con il suo successore, Mick McCarthy, gioca solo due partite per intero. Il Sunderland a fine stagione non riesce ovviamente a raggiungere la salvezza in Premier League. Con la retrocessione e i crescenti debiti, il club deve liberarsi dei calciatori con un alto ingaggio, tra cui Flo, al quale viene concesso di trovarsi un nuovo club a parametro zero.

LA SUA SECONDA VITA IN ITALIA

A questo punto la carriera del norvegese sembra avviarsi verso una mesta conclusione, quand’ecco che spunta il Siena di De Luca e di mister Papadopulo, che lo acquista a parametro zero, in seguito alle difficoltà economiche del club inglese. Nella città toscana va a comporre un duo da sogno con Enrico Chiesa. La mossa di Papadopulo è quella di non farlo più giocare prima punta, ma rifinitore, spesso arretrato ed esterno rispetto all’ex bomber di Parma e Fiorentina. Il primo goal in bianconero arriva nel derby contro l’Empoli vinto per 4 a 0. Altra grande prestazione Flo la gioca contro il Perugia. A dieci minuti dalla fine la Robur sta perdendo, in casa, una partita fondamentale per la corsa alla salvezza. Poi Flo suona la carica e segna il goal del pareggio. E’ il colpo decisivo, dopo nemmeno tre minuti il Siena riesce addirittura a passare in vantaggio. Alla fine la vittoria è dei bianconeri. La stagione si conclude con la prima storica salvezza del Siena. Per il norvegese, un buon bottino di 8 reti, tenendo conto della posizione più defilata.

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L’anno seguente però le cose peggiorano: prima un incidente stradale, fortunatamente non grave, poi l’arrivo in panchina di Gigi Simoni, che gli preferisce Graffiedi e Carparelli, sembra riportare il norvegese ai tempi del Sunderland. A gennaio i Bianconeri sono penultimi in classifica e sembrano destinati a retrocedere. La dirigenza del Siena chiama Luigi De Cani per dare una scossa alla squadra e all’ambiente e tentare l’impresa. Con lui nel mercato di riparazione vengono presi Tudor e Pasquale per rafforzare la difesa, Alberto e Taddei a centrocampo e in attacco Maccarone e Cozza. Il nuovo allenatore decide di puntare anche su Flo che diviene un titolare inamovibile. Il norvegese ripaga subito la fiducia datagli dal mister una doppietta a domicilio, che stende il Chievo. Il momento però più bello della sua avventura in maglia bianconera deve ancora arrivare. E’ il 20 febbraio 2005 e si disputa il derby tra Siena e Fiorentina, per la prima volta nel massimo campionato. E’ la partita dell’anno, che tutti i tifosi aspettano, in più è anche un ottima occasione per inguaiare i viola, che con una sconfitta sarebbero risucchiati nella bagarre per la salvezza. Al Franchi c’è il pubblico delle grandi occasioni. Il terreno reso pesante, dalla pioggia che ha colpito la città per tutto il giorno, sembra quello di un campo inglesi. La partita non si schioda dallo 0 a 0 e le squadre pensano più a non prenderle. A venti minuti dalla fine c’è un calcio d’angolo per il Siena. Sulla bandierina si porta Alberto, il suo cross è forte e tagliato verso il centro. La palla sembra attraversare l’area dei viola, senza che nessuno la tocchi. Ad un tratto una maglia a scacchi bianconeri si alza sopra le teste dei difensori, colpisce la palla sfiorandola appena e la mette alle spalle dell’estremo difensore della Fiorentina. 1 a 0 per il Siena.

La partita e quasi agli sgoccioli, ma c’è tempo ancora per un’espulsione nei confronti di Pasquale, prima del triplice fischio che sancisce la vittoria del derby. Poi verranno le vittorie altrettanto decisive in casa con il Milan, in trasferta con la Roma e la vittoria all’ultima giornata con l’Atalanta. Ma quella rimarrà per sempre la partita di Tore Andrè Flo. A fine stagione il norvegese fa registrare un bottino di 5 reti, che garantiscono la seconda salvezza consecutiva dei bianconeri.

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IL RITORNO A CASA

Dopo il ritorno in patria per motivi familiari, al Valerenga, nel 2007 l’ex compagno di squadra Dennis Wise lo chiama al Leeds dove però, per via di una serie di infortuni, non riesce quasi mai ad esprimersi al massimo del potenziale. Passano poco più di nove mesi e firma per il Milton Keynes Dons, terza serie inglese, allenato dall’ex compagno nel Chelsea Roberto Di Matteo: tanta panchina e la delusione del rigore decisivo per la promozione nella finale playoff contro lo Scunthorpe, fallito clamorosamente. Il dolore è forte: Flo smette per due anni, prima di tornare a giocare nella squadra nel Sogndal, il club nel quale aveva esordito: regala ai tifosi una doppietta contro il Molde e sostituisce il nipote Ulrik Flo, di quindici anni più giovane, nel pareggio contro il Rosenborg. Il 14 agosto del 2012, Flo annuncia il suo definitivo addio al calcio giocato. In carriera ha giocato in 10 club per un totale di 449 partite (63 in bianconero), segnando 157 reti (13 per la Robur). Con la nazionale ha disputato 105 incontri con 38 goal. Dopo una partecipazione da discreto ballerino all’edizione norvegese di “Ballando sotto le stelle”, programma televisivo dove si classifica secondo, oggi il norvegese è ritornato su un altro dei terreni che lo hanno visto protagonista. Mourinho lo ha voluto nello staff del suo Chelsea, con il ruolo di aiuto allo sviluppo dei talenti delle squadre giovanili.

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Ah quasi dimenticavo, la Norvegia riuscirà a passare il turno qualificandosi per gli ottavi di finale, dove incontrerà l’Italia. Qui gli uomini di Maldini fermeranno i norvegesi e Flo, pur disputando una buona gara, non riuscirà a segnare.

(Foto sono tratte da Internet)

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