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Verso Imola, consideriamo il Triangolo

Infine arrivarono i playoff. Chi l’avrebbe detto qualche mese fa eh?

Reduce da alti e bassi leggermente inquietanti la Mens Sana si prepara alla sfida contro Imola consapevole del fatto che ha poco, se non nulla, da perdere. Più che altro ha solo da guadagnare nel provare a dare tutto in queste partite (non solo per l’aspetto morale, anche il cash di qualche incasso non dispiacerebbe).

L’accoppiamento con Imola è particolarmente interessante perché, come anticipato da Mecacci sul Corriere di Siena, è una sfida tra squadre che giocano una bella pallacanestro. Ma è anche vero che il loro livello di gioco lo hanno raggiunto attraverso percorsi differenti: da una parte la Mens Sana ha puntato fin da inizio anno sulla crescita dei singoli, arrivando a costruirsi un gioco corale in grado di esaltare i punti forti nascondendo i (tanti) deboli. Dall’altra Imola, come ogni squadra di coach Ticchi che si rispetti, ha implementato la Triple Post Offense costruendo le proprie fortune su quella.

È proprio su quest’aspetto che giocoforza ruotano le attenzioni quando si parla di Imola.

Il triangolo nostrale

Giampiero Ticchi è da sempre considerato il profeta italiano della Triple Post Offense, o Sideline Triangle o Triangolo che dir si voglia. Chiunque abbia una pur minima infarinatura o conoscenza di basket ha sentito almeno una volta parlare di questa tipologia di attacco, più che altro per i successi che Phil Jackson ha costruito su di essa: si basa su un perfetto controllo delle spaziature in campo e sulle letture dei giocatori in grado di creare costantemente un pericolo nella metà campo offensiva.

Non voglio né sono in grado di fare un pippone sulla triangolo, ma è importante avere in mente alcuni aspetti chiave perché li rivedremo nella sfida contro Imola.

  • I compiti di regia sono distribuiti tra tutti i giocatori: in questo modo la difesa ha vita difficile nel trovare punti di riferimento.
  • L’importanza dell’uomo d’area: un giocatore in grado di ricevere palla in post basso e da lì “vedere” tutto il campo e riaprire per i compagni. Quello che per i Bulls di Jordan era Horace Grant o Pippen, per i Lakers di Kobe era prima Shaq e poi Gasol e che per Imola è Maggioli (ti voglio bene Michele, ma accanto agli altri nomi l’effetto è un po’ quello delle unghie sulla lavagna…).
  • Passare la palla: è un fondamentale che vale per tutti gli attacchi, ma nella Triangolo viene elevato ancora di più. Senza il passaggio la Triangolo è sostanzialmente “quattro bischeri che tagliano a caso e uno che palleggia”.
  • Pericolo costante: tutti i giocatori devono essere sempre pericolosi (sempre in posizione di tripla minaccia) e soprattutto in movimento costante, imparando il timing perfetto per i tagli.
  • Il segreto di Pulcinella: se faccio la Triangolo con cinque brodi il risultato non sarà tanto differente al virgolettato di cui al punto precedente. Per un attacco del genere ci vuole un alto QI cestistico, visione di gioco e abilità di passaggio. Aspetti difficili da trovare tutti assieme in Nba, figuriamoci in Italia…

(Per chi volesse approfondire ci sono questi due video di coach Nick e questo bell’articolo di David Breschi, aka Ciombe, in cui sostiene quanto ormai sia un sistema di gioco superato).

Come viene assimilato tutto questo da Imola? Vediamolo.

Tex Winter Porn
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Questo è uno degli schemi base che Ticchi usa da sempre, addirittura se sfogliate le sue dispense sul sito Fip è il primo che viene illustrato. Un blocco cieco di Maggioli per l’uomo che va nell’angolo opposto, seguito da un blocco sulla palla che porta il palleggiatore nel cuore dell’area. Quello che salta agli occhi non è tanto la conclusione finale (comunque presa con molto spazio) ma il “volume di gioco” creato dalla squadra anche e soprattutto lontano dalla palla.

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Toccherà correre in difesa…

Quando parlavo di letture mi riferivo invece a cose come questa. La Triangolo lascia una dose importante di libertà al singolo, che quindi deve essere in grado di capire cosa succede in campo in una frazione di secondo e scegliere sempre l’opzione migliore tra le tante che il sistema gli fornisce. Di solito a questo livello sei incredibilmente fortunato se trovi un giocatore in grado di fare queste cose, per la Triangolo ne servirebbero cinque sempre in campo. Diciamo che adesso potete capire perché la carriera di Ticchi non sia stata proprio sempre fortunatissima…

Oltre a tutto questo serve Lui. Ovvero un giocatore in grado di farti fare il salto di qualità che, come detto sopra, per Ticchi è Maggioli. Partiamo dal fatto che a 38 anni Maggioli è in una forma fisica che alcuni ventenni si sognano la notte: gioca più di venti minuti a partita (l’anno scorso erano trenta…) e le sue cifre sono particolarmente bugiarde. Maggioli è uno dei cardini della squadra, probabilmente non esagero se lo metto come importanza al pari di Anderson (miglior realizzatore della squadra e jolly per quando c’è da inventare dal nulla un canestro).

Quelle mani lì
Quelle mani lì

Quando dico che per questo sistema di gioco ci vogliono i passatori intendo robe come questa. Maggioli oltre ad avere esperienza da vendere è un pericolo costante per la difesa avversaria, che è costretto a rispettarlo in ogni zona del campo. Perchè anche da oltre la linea dei tre punti può inventare una cosa del genere.

In difesa Michelone non si schioda dall'area. Brutto affare per le penetrazioni al ferro di Truck
In difesa Michelone non si schioda dall’area. Brutto affare per le penetrazioni al ferro di Truck

Ticchi chiaramente trae vantaggio da tutto questo e lo ha reso uno dei giocatori chiave dell’attacco, il rovescio della medaglia è però che con lui in panchina l’attacco diventa più farraginoso, anche perché Amoni non può chiaramente fare le stesse cose.

Punti deboli

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Questo ultimo passaggio ci porta al discorso che maggiormente c’interessa, ovvero cosa può fare la Mens Sana contro questo sistema. Partiamo dal concetto che descritta a parole la Triangolo può sembrare la panacea di tutti i mali della pallacanestro, ma la realtà è differente. Come già detto ci vuole un determinato tipo di giocatori per eseguirla bene, il livello dell’A2 non permette di sguazzare nella qualità (se è per questo nemmeno l’A1) e quindi anche Imola spesso incorre in pesanti passaggi a vuoto nell’arco dei quaranta minuti.

La Mens Sana ha dimostrato durante l’arco della stagione di poter essere una squadra che difensivamente fa la differenza e in questa serie di playoff sarà messa alla prova proprio da questo punto di vista su qualcosa che non ha ancora sperimentato. Se DiLiegro riuscirà a recuperare in tempo sarà per esempio possibile affrontare Maggioli ad armi pari, considerando che sulla difesa statica il numero 1 biancoverde ha sempre dimostrato di poter dire la sua più che bene. Sarà principalmente una guerra di nervi e di concentrazione, ben sapendo che un taglio perso fa tutta la differenza del mondo contro questa squadra.

Potrebbe essere più difficile poter spendere Roberts come jolly difensivo contro il creatore di gioco di turno (come Ramagli ha fatto spesso durante l’anno), semplicemente perché in questo caso il pericolo è più ‘diffuso’. Ma ciò non toglie che gli potrebbero essere affidati compiti speciali su Anderson, proprio perché quest’ultimo è il giocatore a cui Imola ricorre quando l’attacco inizia a faticare.

Alla fine della giostra ci dobbiamo ricordare che la Triple Post Offense, nonostante tutta l’epica che si porta dietro da decenni, non è né meglio né peggio di tanti altri sistemi di gioco. La differenza, come sempre, la fanno i giocatori che interpretano il singolo sistema e come esso si adatta alle loro caratteristiche.

Le premesse per una bella serie ci sono tutte, speriamo vengano mantenute.

Alla prossima.

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