Tagged mens sana

FB_IMG_1455003915142

Gira il mondo gira

Gira, il mondo gira­
Nello spazio senza fine­
Con gli amori appena nati­
Con gli amori già finiti­
Con la gioia e col dolore­
Della gente come me­

Neanche il tempo di celebrare una squadr­a che viaggia saldamente nelle zone alte­ della classifica che il mondo ci è già ­crollato nuovamente addosso. Un film già­ visto, uno di quelli che preferiresti n­on rivedere finché non te lo ritrovi dav­anti all’improvviso. La Mens Sana dopo d­ue anni è di nuovo sull’orlo del baratro­ (mi sarei anche stufato di dover usare ­queste frasi fatte).

Dopo la ripartenza dalla Serie B, dopo u­n’annata travagliata e le difficoltà di ­questa stagione nel trovare uno sponsor ­credevamo di esserci abituati ai tempi d­ifficili, non si pensava però che avremm­o dovuto rivivere tutto daccapo. E in e­ffetti questi giorni assomigliano sinist­ramente a quelli di due anni fa, compres­a la deadline ravvicinata entro la quale­ è necessario trovare nuove risorse:

18 Febbraio­

È quella la data per la quale deve essere convocata per legge l’assemblea dei so­ci, come spiega bene Nigro sul suo blog,­ un’assemblea che dovrà decidere il dest­ino di una società che non ha ancora compiuto un anno e che già sembra sul punto­ di non ritorno. Se nel frattempo non si­ troveranno soldi la strada sembra già scritta e ricalca da vicino quella che abbiamo già vissuto. Tristemente e biecame­nte è già partita la corsa allo scaricab­arile: il Cda dà la colpa alle istituzio­ni, le istituzioni la danno alla società­ e a chi non è stato in grado di trovare­ risorse in questi mesi, la lettera di d­imissioni del Ricci pare essere più lung­a della Convenzione di Ginevra, manca so­lo qualcuno che invochi le cavallette o ­la peste del 1300.  Tutti s­ono però concordi sul fatto che la spave­ntosa CRISI ECONOMICA GLOBALE (con parol­e sinistramente simili a quelle del comu­nicato della fu MSB) sia stata un proble­ma, la stessa con cui deve fare i conti ­da anni qualsiasi società sportiva itali­ana, ma i problemi a quanto pare ci sono­ sempre e soltanto sul fronte Mens Sana.

­

Un mondo­
Soltanto adesso, io ti guardo­

 ­

Che la Serie B affrontata in quel modo f­osse un rischio lo sapevamo tutti, la sp­eranza era che una rapida promozione non­ disperdesse troppo la tifoseria e sopra­ttutto rendesse appetibile la piazza agl­i sponsor. Adesso possiamo dire con cogn­izione di causa che tutto ciò non è succ­esso e che ripartire dopo anni di conti ballerini puntando a costruire una nuova­ solidità su conti ballerini non sia sta­ta l’idea del millennio. Facile dirlo co­l senno di poi? Probabilmente. Certo è c­he a Ricci è scoppiata in mano per la se­conda volta in due anni la situazione, e­ a questo giro senza neppure potersi app­ellare al ‘Io non sapevo nulla, con l’in­ganno mi prese’ perché la Polisportiva a­veva un controllo quasi totale sulla sezione basket, forse anche troppo.

Comitato e tifosi si stanno già muovendo­ per capirci di più, ma sarebbe anche be­llo che la situazione venisse sbrogliata­ da chi aveva la responsabilità di pensa­rci. Perché è onestamente sfiancante che­ ai tifosi venga cucito addosso un ruolo­ che non gli dovrebbe appartenere: hanno­ pagato abbonamenti e biglietti per sost­enere la squadra e la società, il loro a­ttaccamento lo hanno già dimostrato, il ­loro ‘compito’ dovrebbe esaurirsi qui. I­n un mondo sano non dovrebbe spettare a ­loro dover trovare soluzioni o seguire l­a vicenda, ma a chi è stato incaricato d­i farlo fin da inizio stagione. Anche pe­rché nessun Comitato e nessun tifoso può­ risolvere una situazione del genere, co­me non poteva farlo due anni fa.

È anche difficile pensare che il basket ­di medio (non alto eh) livello non sia sostenibile a Siena, perché basta guardar­si attorno nel campionato di A2 per trov­are decine di squadre che vanno avanti a­ fatica in territori certo non prosperos­i. Eppur si muovono.

Quindi per favore almeno per una volta s­i parli chiaro, non con le mezze verità o gli “stiamo lavorando per una soluzion­e”. Forse i miei saranno ragionamenti semplicistici di chi non ha e  non può avere il quadro generale ma il senso di sfinimento è tant­o, come la frustrazione del vedere croll­are tutto come a Jenga mentre si fa a ga­ra a chi alza prima le mani per dire “no­n sono stato io”.

Il mondo­
Non si é fermato mai un momento­
La notte insegue sempre il giorno­
Ed il giorno verrà­

Alla prossima.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
12510412_729876347155902_3452752571336552226_n

E se fosse la svolta?

La partita contro Scafati è stata senza troppi dubbi la migliore giocata dalla Mens Sana fino ad ora. Il che è particolarmente curioso, visto che la squadra di Ramagli è arrivata alla fine con un drammatico 1/17 da tre punti. Eppure anche per questo la creatura dell’allenatore livornese sembra sempre più vicina a quelli che erano i piani originali dello staff tecnico in estate: una squadra che in attacco fa quel che può ma in difesa frantuma sogni e speranze degli avversari.

Voce del verbo "frantumare"
Voce del verbo “frantumare”

Cambiamenti

Dall’ultima volta che ne avevamo parlato sono cambiate un po’ di cose: per primo il cambio di quintetto, che ha funzionato un po’ a fasi alterne ma in definitiva sembra aver dato una parvenza di equilibrio ai biancoverdi. Soprattutto sembra aver sistemato i problemi di approccio alla partita, se è vero che anche contro la Givova abbiamo visto una squadra che aggrediva l’avversario fin dalla palla a due.

Il cambiamento più importante però è senza dubbio la crescita dei giocatori rispetto a quelli arrivati a inizio anno. Non si parla certo di miracoli ma è evidente che ogni biancoverde sembra più a suo agio nel proprio ruolo: Cucci ha trovato una sua dimensione difensiva che lo rende imprescindibile, Bryant pare più sotto controllo e perlomeno prova a cercare le soluzioni migliori, Roberts ha aggiunto una dimensione di costruttore di gioco inaspettata, Bucarelli si sta guadagnando ogni singolo minuto in campo.

boing-boing-boing-boing-boing-crash
boing-boing-boing-boing-boing-crash

Da qui a dire che la strada è in discesa e che il più è fatto che ne vuole. Sicuramente ci sono bei segnali che fanno pensare che il cammino intrapreso sia quello giusto. Tra questo il graduale recupero di DiLiegro, che continua per sua stessa ammissione a giocare sul dolore (“ci sono giorni buoni e giorni meno buoni, ma il dolore c’è sempre“) ma che nelle ultime sei partite sta viaggiando in doppia doppia di media (14+10). Anche difensivamente il suo rendimento sta salendo, se a inizio anno era un problema serio adesso tra gli aggiustamenti operati da Ramagli e il suo recupero la musica è cambiata.

Mani addosso

Anche Perdichizzi nel post partita ha sottolineato la difficoltà nell’esprimere un gioco fluido contro una difesa come quella della Mens Sana, che ti costringe continuamente ad adattarti alla sua fisicità e ti porta fuori dai tuoi binari.

scippo mayo big
A proposito di deragliamenti

Il modo in cui la Mens Sana ha chiuso ogni singola penetrazione degli avversari fa pensare che sia passata una vita dalla partita d’andata, quando Mayo fece praticamente tutto quello che voleva. Sabato invece ha sempre trovato mani, braccia e corpi tra sé e il canestro che l’hanno frenato, rallentato e confuso.

Guardate da dove parte Cucci per portare l'aiuto sulla penetrazione di Mayo
Guardate da dove parte Cucci per portare l’aiuto sulla penetrazione di Mayo

È questo l’atteggiamento con cui deve giocare la Mens Sana: provando a dar fastidio in ogni singola azione, rallentando gli ingranaggi dell’avversario fino a farlo andare fuori giri. Al resto ci ha pensato una prova maiuscola sotto i tabelloni, dove con 22 punti realizzati su seconde possibilità i biancoverdi hanno scavato un solco.

Non è la prima volta che vediamo una simile intensità o aggressività, è però la prima volta che la vediamo così ben spalmata sui 40 minuti. Ancora lontani da una costanza di rendimento certo, ma sicuramente in crescita rispetto agli scorsi mesi.

E quindi?

12400537_729876677155869_576171360856580163_n

E quindi predichiamo pazienza. La partita contro Scafati ha lanciato ottimi segnali ma è giusto anche tenere i piedi per terra; per esempio ricordando le tante possibilità sprecata anche dalla Givova su tiri puliti, o come il secondo fallo di Mayo nel secondo quarto abbia permesso alla Mens Sana di piazzare un break importante. Piccoli dettagli che hanno comunque pesato nel computo finale.

La Mens Sana è ancora lontana dall’aver trovato un equilibrio stabile e duraturo, però nelle ultime uscite sta facendo intravedere il potenziale perlomeno per far divertire il proprio pubblico. In un campionato così equilibrato e in cui basta così poco per ritrovarsi all’inferno o in paradiso è sempre meglio tenere la guardia alta.

P.S.

L’ultima settimana è stata un vero e proprio delirio di commenti riguardanti le indiscrezioni sulla possibile revoca degli scudetti. Chiunque ha sentito la necessità di dire la sua al riguardo (Rudolph t’ho voluto bene per quel coast to coast ai tempi, ma a volte respirare prima di scrivere è meglio) e alla fine ne è venuto fuori un quadro di una tristezza desolante. Tra attacchi, difese, comunicati l’unica cosa sicura è che la percezione degli ultimi dieci anni rimarrà per sempre quella di una squadra che ha vinto soltanto grazie a un sistema criminale, a prescindere da come tutta questa storia andrà a finire. Perché si sa come funzionano queste cose: una volta che il fango è stato lanciato non c’è più verso di toglierselo di dosso.

Forse è la giusta punizione per aver permesso che certe cose accadessero senza mai porsi domande, per non aver avuto il minimo sussulto finché non è stato troppo tardi. Questo accanimento però probabilmente è troppo, soprattutto per un movimento che attacca a testa bassa senza però porsi la minima domanda su come si fosse giunti a quel punto. Per il Bonicciolli di turno è probabilmente più facile uscirsene con un “ci ho rimesso una Coppa Italia” che con domande come “Ma quelli che dovevano controllare dov’erano?“.

Sarebbe anche simpatico se la politica locale battesse un colpo, soprattutto dopo anni in cui si è fatta grande con lo sport senese senza effettivamente fare alcunché per esso. Perché ai tempi delle foto e delle dichiarazioni post vittorie i virgolettati si trovavano sempre facilmente, ora è un po’ più difficile.

Sempre più amaramente, alla prossima.

I tempi andati
I tempi andati
facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
12105797_1041078542593679_2671321919511585275_n

Bipolarismo biancoverde

(Immagine di copertina di Alessia Bruchi)

Bipolare, disturbo: Disturbo psichico caratterizzato da alterazioni cicliche dell’umore, talora intervallate da periodi asintomatici.

Enciclopedia Treccani

 

Arrivati all’undicesima giornata di questo campionato di A2 abbiamo ormai capito come questo campionato di A2 sarà un viaggio su delle montagne russe in fiamme lanciate a 200 chilometri orari sotto la grandine. Ti puoi divertire molto, ma la possibilità di farsi male è abbastanza elevata.

In queste giornate abbiamo visto una Mens Sana brillante, una Mens Sana depressa, una Mens Sana in fiducia, una Mens Sana col morale sotto i piedi, una Mens Sana che sa come prendersi la vittoria e una Mens Sana spazzata via senza difficoltà. Qual è la verità? Perchè questi alti e bassi, così alti e così bassi?

Cercando di farci strada per capire questa Mens Sana bipolare proviamo a elencare qualche caratteristica che questa squadra ha evidenziato finora.

1) (In)costanza

Ramagli dopo la partita contro Agropoli invocò una costanza di rendimento che ancora non aveva visto. La squadra ha prontamente reagito con l’imbarcata subita a Roma. La Mens Sana in questi primi mesi non solo è stata altalenante nel rendimento tra una partita e l’altra, ma anche all’interno delle stesse partite (Agrigento, Agropoli, Tortona su tutte). Ha messo in mostra inizi drammatici e inizi esplosivi, il tutto senza un’apparente logica di fondo. Potremmo facilmente etichettare il tutto come il sintomo di un roster giovane e inesperto, in realtà il problema è più complicato e proveremo ad analizzarlo nei punti seguenti.

Resta il fatto che i biancoverdi ancora non sono riusciti a trovare una propria ‘zona di sicurezza‘: una situazione, uno schema particolare, un giocatore a cui appigliarsi quando tutto sembra andare storto. Ci sono tanti piccoli dettagli che devono girare bene per far funzionare al massimo del potenziale questa squadra, basta che se ne blocchi uno e iniziano i problemi. Proprio per questo motivo non è insolito che il gruppo si deprima o si esalti repentinamente a seconda di come si mette la partita, evidenziando una caratteristica umorale che in A2 può diventare pericolosa.

2) Il pivot non è mobile, qual piuma al vento

L’ultima volta parlai dei problemi di DiLiegro nel difendere in situazioni dinamiche, special modo il pick and roll. Nel frattempo la situazione fisica del centro biancoverde non è particolarmente migliorata: continua spesso a lavorare a parte, saltando fasi di allenamento che gli farebbero solo bene ma che il fisico non gli permette di sopportare. Questo non gli ha impedito di rendersi utile in determinate partite, soprattutto a rimbalzo, ma Ramagli ha dovuto provvedere a cambiamenti nel proprio sistema difensivo per mascherare il più possibile le lacune del numero 1, che a inizio anno erano particolarmente drammatiche.

La partita contro Roma è stata indicativa di come la condizione di DiLiegro possa incidere sull’andamento della partita. A fronte di un inizio complicato, e un richiamo in panchina più che meritato, il ritorno in campo nel terzo quarto ha visto un giocatore al limite del claudicante, troppo ‘freddo’ per poter giocare bene. I risultati si sono visti, il nervosismo di DiLiegro anche. Non è una situazione semplice, anche perché c’è poco da fare se non aspettare e sperare che le sue condizioni fisiche migliorino prendendo tutto quello di buono che riesce a dare fino a quel momento.

3) L’ago della bilancia

12295368_707105816099622_2367042085574605630_n

Che Roberts sia il giocatore più talentuoso nel roster di Ramagli credo sia chiaro a tutti. Che non sia l’ago della bilancia però magari è meno evidente. Il numero 23 è chiaramente di un’altra categoria rispetto agli altri giocatori nel roster, ma la differenza nel suo rendimento tra vittorie e sconfitte non è poi così grande (anche se comunque significativa).

Roberts segna 19 punti nelle vittorie e 12.1 nelle sconfitte, con uno scarto nella valutazione di quasi 7 punti.

Ma analizziamo gli stessi dati di Bryant:

Nelle vittorie 20.2 punti 22.8 di valutazione.

Nelle sconfitte 9.6 punti e 7.8 di valutazione.

Una differenza abissale. 

‘Truck’ ha dei limiti abbastanza evidenti come giocatore, ma la sua capacità di aggredire la partita e gli avversari è fondamentale per il gioco di questa squadra. Contro Tortona per esempio abbiamo visto gli effetti sul risultato di una difesa che lo ha contenuto molto bene.

Partendo dal presupposto che senza i punti di Roberts è inutile anche solo scendere in campo, Bryant è spesso quel giocatore che decide i destini finali della Mens Sana, nel bene e nel male.

4) La chiave delle vittorie

Basta ascoltare qualche dichiarazioni dei coach avversari per capire che la Mens Sana è riconosciuta come una delle squadre più fisiche e atletiche del girone. Del resto è una delle caratteristiche con cui è stato costruito il roster, per cercare di fare la differenza in difesa. È evidente però che l’atletismo e la fisicità sono gli aspetti con cui la Mens Sana riesce a girare del tutto le partite, soprattutto quando li sfrutta per fare il vuoto a rimbalzo. Su Pallalcerchio avevo parlato di come i rimbalzi erano stati la chiave della partita contro Agropoli e Agrigento, più delle medie al tiro, perché erano stati un modo per devastare il morale degli avversari.

Contro Roma è stato di nuovo evidente che quando la Mens Sana non riesce a saltare in testa alle altre squadre (primo e terzo quarto) iniziano i problemi veri. Il fatto è che si tratta di un tipo di gioco che comporta un dispendio fisico e mentale notevole, ed è molto complicato mantenere un livello di attenzione e impegno così alto durante tutta la partita, soprattutto in trasferta.

5) Quintetti e giovani

A discapito di un quintetto base che dovrebbe garantire un certo rendimento la Mens Sana spesso e volentieri le partita le ha svoltate con la panchina. Pur con le difficoltà di avere tanti giovani da gestire Ramagli è riuscito a volte a trovare risorse insperate dalle sue riserve. È il caso in particolar modo di Cucci, che altro non è che il salvatore della patria quando le difficoltà di DiLiegro diventano particolarmente drammatiche (tipo contro Agropoli quando Valerio ha cambiato la partita).

Il fatto è che comunque Ramagli non può fare affidamento ogni partita su una panchina così giovane per imprimere una svolta alla gara. Per questo nelle difficoltà dovrebbero essere i titolari a fare un passo avanti, che spesso è mancato.

6) Il fuoco dentro

12274774_707105906099613_5514062284939673506_n

Le dichiarazioni di Ramagli dopo le partite contro Agropoli e Roma sono state particolarmente dure e hanno evidenziato un problema non da poco. In questi mesi il coach livornese non è riuscito a ‘scuotere’ emotivamente i propri giocatori, ritrovandoli spesso giù di morale e non in fiducia anche dopo una partita da grande squadra contro Agrigento o dopo l’impresa contro Agropoli. Non si tratta di malumori da spogliatoio o di persone che non s’impegnano, ma di alimentare una motivazione a fare sempre meglio che deve partire proprio dagli allenamenti. Forse in casi come questo si sente l’assenza di un leader nel verso senso della parola, qualcuno che non abbia timore nell’urlare durante la settimana per tenere alta la tensione e spremere il meglio dai propri compagni. Ma siamo questi e le risorse per smuovere questa situazione vanno trovate all’interno del gruppo.

P.S. Impressionato dall’impatto di Cacace nella partita contro Roma, dopo la buona prova contro Agropoli. È vero che ci voleva anche poco per svettare rispetto a quello che aveva attorno, ma è stato un fattore in difesa e in attacco ha fatto il suo. #FreeCacace

P.P.S. Ma i baffi di DiLiegro che fine hanno fatto? C’ero affezionato.

Alla prossima.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
MONTEPASCHI-BOLOGNA - MC INTYRE

Napoleone

PROLOGO

2 aprile 2009

Gara 4 dei playoff di Euroleague tra Mens Sana e Panathinaikos.

4 minuti e 40 alla fine della partita, il tabellone racconta una perfetta parità: 69-69.

Pekovic blocca per Spanoulis, poi con una velocità che non dovrebbe fisicamente appartenergli si gira e corre verso il canestro lasciando sul posto Eze. Il nigeriano rimonta, lo stoppa da dietro con un salto che sia per la distanza da cui stacca che per la spinta che genera ha ben poco di umano. La palla carambola sulla linea del tiro libero, la prende Terrell McIntyre.

Sugli spalti della gradinata sono seduto accanto a un amico. Quando il pallone finisce nelle mani del numero 5 alzo la voce per farmi sentire oltre il frastuono di un palazzo ancora eccitato per la stoppata:

Ora tira”.

“No dai, non può” mi risponde lui.

Il Pana è già tutto in difesa, Eze è rimasto indietro, probabilmente sconvolto da quello che ha appena fatto. McIntyre avanza.

“Ora tira”.

“È follia!”

C’è Spanoulis davanti a lui, basso sulle gambe come forse non è mai stato nella sua carriera.

“Ora tira” ripeto ancora.

“Non può!”

Raccoglie il palleggio. Si ferma in una frazione di secondo.

Lo fa!” mi accorgo che sto gridando.

Scattiamo tutti e due in piedi prima che il tiro parta.

McIntyre rilascia la palla, Spanoulis ha la mano a due centimetri dalla sua faccia.

Il pallone viene accolto dalla retina con uno schiaffo.

Urliamo come dei pazzi.

MONTEPASCHI-MONTEGRANARO-MC INTYRE

L’aneddoto qui sopra è uno dei ricordi più nitidi dei miei trascorsi al PalaSclavo. Dice molto di quello che c’è da sapere del rapporto che avevo con Terrell McIntyre, un rapporto che si può riassumere con una sola parola: Fede. Io credevo in Terrell McIntyre. Ciecamente e senza timore. Ognuno ha le sue religioni del resto. Sapevo perfettamente che se la palla era nelle sue mani tutto sarebbe finito bene, una sensazione che non ho mai più provato in vita mia osservando altri giocatori.

SLIDING DOORS

McIntyre era la guida. McIntyre era l’esempio da seguire in campo. Era l’uomo su cui riporre le speranze quando di speranze ce n’erano rimaste poche. Era il braccio armato della Mens Sana, il pericolo numero uno per tutte le difese avversarie. Facciamo parlare un po’ di freddi numeri sulle sue quattro stagioni a Siena:

13.15 punti, 4.6 assist, 49.8% da due, 40.1% da tre in campionato.

14.5 punti, 4.8 assist, 54.2% da due, 40.3% da tre in Euroleague.

Due volte Mvp del campionato (2007 e 2009), tre volte Mvp delle finali (2008, 2009, 2010, quest’ultima un po’ stiracchiata col famoso trasporto di peso di Sato sul palco della premiazione).

Tutto semplicissimo
Tutto semplicissimo

Cifre incredibili se consideriamo la costanza di rendimento in quella che a regola doveva essere la fase calante della sua carriera. Cifre che sono state vicine a non realizzarsi mai se nell’estate del 2006 tutto fosse andato secondo i piani. Dopo due anni di delusioni più o meno cocenti infatti la squadra in Viale Sclavo fu completamente rifondata. Il tassello più importante, quello da cui sarebbero scaturite le decisioni per tutto il resto, era il playmaker titolare. L’obiettivo era uno: Willie Solomon. Ex Clemson (proprio come McIntyre) e molto più quotato a livello europeo, arrivò a un passo dalla firma, prima però che cominciassero a suonare le sirene del Fenerbahce, a un volume tale che Siena non poté mai uguagliare. Da quel momento scattò il piano B, ovvero puntare quel play di stazza ridotta proveniente da una grande stagione a Reggio Emilia, quando con il suo 10/10 da tre punti in diretta Sky contro la Virtus Bologna si era catapultato di prepotenza alla ribalta nazionale.

Ora come ora è facile pensare che quello fu un ingaggio di livello. La verità però è che McIntyre veniva da una buona stagione in quel di Reggio, preceduta da tanta gavetta in A2. Per di più arrivava a Siena a 28 anni e l’ipotesi che avesse già fatto vedere il massimo del suo potenziale era quantomeno fondata. In realtà aveva solo cominciato a far intravedere quello che avrebbe potuto fare su un campo da basket.

CONTRO LA FISICA

MONTEPASCHI-LOTTOMATICA -

Se sei alto 1.75 (ufficialmente, il che lascia spazio all’interpretazione…) hai ben poche speranze di giocare a basket da professionista, figuriamoci poi ad alto livello. Questo semplice ragionamento logico però non era facilmente associabile a McIntyre.

Sono sempre stato il più piccolo, quando avevo 8-9 anni giocavo coi miei cugini e i miei amici, loro di 12-13 anni. Ho sempre avuto qualcuno di più grande, alto o grosso con cui confrontarmi. Per farmi accettare dovevo dimostrare loro di essere il migliore. Poi aspettavo che si facesse avanti il prossimo“.

Anche nelle sue annate lontane da Siena l’ex Clemson era veloce, con visione di gioco, in grado di crearsi il tiro dal palleggio e di attaccare il ferro con una caparbietà apparentemente illogica. Al tutto univa il suo micidiale tiro da tre punti. Doti che furono notate da Jean-Denys Choulet,  allenatore per undici anni del Roanne, ora allo Chalon-Sur-Saône ma a quei tempi coach a Gravelines-Dunquerke. Choulet è sempre stato rinomato per il talento nello scovare e lanciare giocatori, come Jerry McCullough e Marques Green. La prima lontana da casa però fu un’annata particolarmente difficile, Terrell contava i giorni che mancavano al ritorno a casa, anche perché un infortunio al piede lo tenne fuori per quasi tutta la stagione. Il rientro però fu pirotecnico: quando Terrell ritornò in campo, a una decina di giornata dalla fine, la sua squadra era in zona retrocessione. Con 18.9 punti a partita, il 35% da tre punti e l’89% ai liberi McIntyre trascinò di peso la piazza alla salvezza, regalando ai tifosi una delle annate più memorabili.

Numeri che ripeté nell’anno in Germania, prima di tornare a casa, a Fayetteville per tenere a battesimo la neonata franchigia NBDL: “Ci feci due stagioni, in una arrivammo alla finale persa contro Mobile. Ero a casa mia, potevo aiutare la famiglia, divisi quegli anni con giocatori e poi buoni amici come Omar Cook e Jason Capel“. Arrivò a un passo dallo sbarcare in Nba, con gli Hornets, prima che venisse tagliato a pochi giorni dall’inizio della stagione. Si spalancarono le porte italiane, con Ferrara pronta ad approfittarne.

La carriera di Terrell prima dell’arrivo a Siena è costellata di piccoli e continui passi avanti: a Ferrara trovò il posto ideale per ambientarsi in Italia, a Capo d’Orlando l’ambizione di chi puntava alla Serie A, a Reggio Emilia il gruppo giusto per arrivare ai playoff. Terrell fece così bene da attirare le attenzioni del Real Madrid, che a metà 2006 lo contattarono causa infortuni dei propri titolari, ma alla fine non se ne fece niente.

Una carriera in progressione costante, ma che doveva essere messa alla prova in una piazza importante.

Le prime due partite di McIntyre al PalaSclavo furono risolte sulla sirena da due suoi tiri per la vittoria: la prima volta contro Teramo, la seconda inventandosi un tiro impossibile da fermo e in acrobazia contro Napoli alla fine del tempo supplementare (ok, forse era passi, ma dopo quasi dieci anni possiamo sorvolare). Un discreto biglietto da visita per un giocatore su cui c’erano molti dubbi alla vigilia della stagione, che già cominciava con il caso Baxter a tenere banco.

Manuale pratico: come non difendere su McIntyre
Il terrore quando sai che il piccoletto davanti può farti tutto quello che vuole e non puoi impedirglielo
Digressione: Lonny Baxter si è ritirato e sta muovendo i primi timidi e dubbiosi passi come coach. Nel frattempo sta riflettendo se finire l’università e laurearsi, indovinate in cosa? Esatto: in Legge. Non è un mondo bellissimo?

In una squadra con tutte le caratteristiche per rivelarsi disfunzionale come l’incarnazione precedente McIntyre era la chiave di volta assieme al ritrovato Stonerook. Da lui partiva quel pick and roll che assieme a Eze diventerà velocemente letale, lui era la certezza da affiancare all’incertezza dell’estro di Forte, lui era il meccanismo d’innesco per quell’arma di distruzione di massa a nome Kaukenas, lui era quello che attirava le attenzioni delle difese per poi rendersi pericoloso in decine di modi differenti: se passavi sotto il blocco era tripla, se passavi sopra rischiavi sul roll di Eze o sui passaggi per gli altri compagni (la visione di McIntyre sul parquet era spaventosa). Un cubo di Rubik di cui nessuno ha trovato mai la soluzione in quelle quattro stagioni.

GUERNICA

MONTEPASCHI-CANTU -MC INTYRE

Dopo le prime due partite abbiamo dovuto cambiare strategia difensiva. Lo abbiamo aggredito a tutto campo, cercando di anticiparlo già sulle rimesse da fondocampo. L’obiettivo era tenerlo lontano dalla palla. Abbiamo usato Batiste e Hatzivrettas per raddoppiarlo in mondo da ostruirgli la visuale. Nonostante questo è riuscito a prendersi dei tiri con grande rapidità d’esecuzione. Bravo lui

Zeljko Obradovic

Siamo partiti parlando dei playoff del 2009 tra la Mens Sana e il Panathinaikos e lì dobbiamo ritornare. Quella serie di quattro partite T-Mac la chiuse a 35 punti e 37 di valutazione di media. Quella serie però fu anche la Guernica di McIntyre: un capolavoro frutto della frustrazione e dell’impotenza davanti all’inevitabile. Un capolavoro da consegnare ai posteri come testimonianza di un’epoca. Il numero cinque fu trascendentale contro una delle squadre che siede di diritto al tavolo tra le più forti di tutti i tempi: Diamantidis, Jasikevicius, Spanoulis, Batiste, Pekovic, Nicholas e Fotsis tutti all’apice della loro carriera e allenati da Obradovic. Troppo per chiunque. Eppure quella Mens Sana spaventò il Pana in gara 1 in un’ambiente che definire ostile sarebbe un eufemismo, vinse all’Oaka in gara 2, salvo essere travolta in gara 3 e giocarsela fino agli ultimi minuti della già citata gara 4.

Per avere un’idea di che livello di considerazione avesse raggiunto McIntyre in quel periodo possiamo scomodare Jasikevicius e la sua biografia scritta assieme a Pietro Scibetta (“Vincere non basta” se non l’avete già sul comodino dovreste provvedere alla svelta):

“Poi c’era Spanoulis e la sua smania di competere. ‘Voglio strappare la palla a McIntyre!’ disse. Sapevamo che Terrell stava giocando ad altissimo livello, era uno dei playmaker più forti in circolazione e Vassilis lo aspettava al varco. Il senese segnò i suoi punti, ma vincemmo noi (…) Vincere due volte in tre giorni a Siena era una grande impresa. Noi ce l’avevamo fatta. Avevamo visto giusto: eravamo veramente i più forti”.

Chiunque abbia assistito a quella serie ha stampato a caratteri indelebili nella mente ciò che quelle due squadre fecero in campo. Partite incredibili sempre giocate sul filo dell’equilibrio tranne che per la sola gara 3. Il basket europeo al suo meglio.

IL DOLORE

MONTEPASCHI-BOLOGNA - MC INTYRE

È un buon difensore, ha una struttura fisica solida. O gli tiri sopra la testa o fai fatica. Con McIntyre l’idea è sempre quella di mandarlo nel traffico, ma la sua massima pericolosità la raggiunge quando gioca il pick and roll in transizione: è lì che la sua percentuale da tre raggiunge l’apice

Ettore Messina

Una persona può andare contro la logica fino a un certo punto. Dopodiché arriva qualcuno o qualcosa a presentarti il conto. Il fisico di McIntyre negli anni senesi è stato messo a dura prova da scontri, contatti e sfide contro giocatori tutti con un tonnellaggio in media doppio rispetto a lui, alla fine ha ceduto. Dopo l’addio a Siena da eroe con l’Mvp delle finali 2010 in mano e l’approdo a Malaga niente è più stato lo stesso.

Tutto semplice no?
Tutto semplicissimo, parte 2

Non è un mistero che per monetizzare il proprio status McIntyre avrebbe dovuto lasciare Siena almeno un anno prima; questo non è successo, sia per volontà del club che sua. Alla fine però si è dovuto accontentare di una squadra di medio livello europeo, arrivandoci in condizioni che non gli permettevano più d’esprimersi, anche se lasciando qualche bel ricordo. Prima è arrivato l’infortunio al piede destro, poi i problemi all’anca che sono cominciati poco dopo. Con l’arrivo a Bologna sono peggiorati esponenzialmente e, pur permettendogli qualche breve sprazzo, non l’hanno più abbandonato. Come Bonaparte anche McIntyre era un generale dal passato glorioso, sballottato da una parte all’altra d’Europa e seguito dal ricordo dei tempi che furono.

Alla fine il ritiro è diventato inevitabile.

Ancora oggi Terrel deve fare i conti col persistente dolore all’anca, con cui riesce a convivere solo grazie alla ginnastica quotidiana. Prima o poi un’operazione sarà inevitabile ma intanto prova a fare i conti con quel futuro che preoccupa ogni ex atleta. Con la figlioletta Siena che ormai ha sette anni e il più giovane Emory di 3, McIntyre ha deciso che era ora di tornare sui banchi di scuola e concludere il percorso di studi che aveva interrotto per costruire la sua carriera nella pallacanestro. Ad agosto ha dato gli ultimi esami e ha portato la sua famiglia a Clemson per la cerimonia di laurea. Lo stesso college che dal 1995 al 1999 aveva portato così in alto da fargli meritare l’ingresso nell’Hall of Fame dell’ateneo nel 2007, gli ha quindi consegnato l’ennesimo riconoscimento.

Mentre McIntyre pensa al futuro a Siena ci sarà sempre una canotta numero 5 attaccata al soffitto del palazzetto a ricordare un passato che non si può cancellare.

(Un enorme ringraziamento a Paolo Lazzeroni per le foto)

Alla prossima.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
12049434_687653738044830_7055273988379816065_n

Tre indizi

120 minuti giocati nella stagione della Mens Sana.

Pochi per avere un’idea chiara e definita di cosa ci aspetta in questo campionato, abbastanza però per poter intravedere quali sono i punti di forza e quelli su cui lavorare. Tre partite o indizi che non fanno ancora una prova ma che ci hanno consegnato alcuni spunti di riflessione:

  • Roberts sta recuperando fisicamente, ma già ora pare fuori categoria. Resta il dubbio su quanto riuscirà a essere costante nell’arco della stagione.
  • Diliegro ha mani e movimenti che pochi pivot in questa categoria possono sfoggiare, la mobilità post infortunio però lo limita molto, soprattutto in difesa.
  • Borsato è essenziale per le tante piccole cose che fa nella partita, oltre a segnare quei tiri spesso fondamentali.
  • Bryant deve capire qual è il giusto equilibrio tra il guidare l’attacco e sfondare un muro difensivo a craniate.
  • Tra i giovani nel roster Cucci è quello che si è fatto trovare più pronto, vuoi per i problemi di Diliegro, vuoi perché difensivamente è un fattore.

Sono pochi spunti raccolti alla rinfusa, a cui si potrebbero aggiungere molti altri, e che possono essere messi in discussione già dalla prossima partita, dato il campione ridotto di gare su cui si basano. Soprattutto sono aspetti che andranno messi alla prova quando arriveranno quelle inevitabili difficoltà che durante una stagione si presentano sempre.

L’ATTACCO

Entrando più nel dettaglio possiamo dire che in questo primo scorcio di stagione la Mens Sana ha fatto vedere lampi di ottimo basket in attacco. Esempi di buona circolazione di palla, di solito in corrispondenza di momenti in cui erano presenti in campo molti elementi della panchina; non perché la presenza degli americani o il quintetto di partenza impediscano un corretto movimento del pallone, ma perché in assenza dei suddetti è ancora più importante ridurre al minimo i palleggi affinché si creino dei vantaggi da sfruttare.

Il concetto dell'importanza di Borsato di cui sopra
Il concetto dell’importanza di Borsato di cui sopra

In questo caso per esempio con un semplice blocco i biancoverdi sono riusciti a liberare spazio per la tripla di Borsato, complice anche una disattenzione del difensore che si aspettava il taglio.

Passaggi, non palleggi. Passaggi, non palleggi.
Passaggi, non palleggi. Passaggi, non palleggi.

Ancora nella partita contro Scafati e ancora con in campo il trio Borsato-Cacace-Bucarelli abbiamo visto probabilmente una delle migliori azioni offensive di queste tre partite. Tre palleggi e sei passaggi tra Cacace, Diliegro e Bucarelli hanno formato un triangolo quasi perfetto, il tutto per liberare il tiro da tre di quest’ultimo, costruito con metri di spazio.

Qualche esempio di buoni attacchi costruiti con pazienza e facendo girare la palla, ribaltando il lato e sfruttando i vantaggi che venivano costruiti. Fondamenta su cui provare a costruire qualcosa di solido, soprattutto quando verranno messe a dura prova da difese che si adegueranno sempre di più alle caratteristiche dei biancoverdi.

TRANSIZIONE DIFENSIVA

Se poi voltiamo lo sguardo dall’altra parte del campo vediamo altre buone notizie: attualmente la Mens Sana è la sesta difesa del suo girone con 71.3 punti subiti di media a riprova di quello che diceva Ramagli in pre-stagione, ovvero che questa è una squadra che dovrà fare la differenza nella propria metà campo. Certo che la condizione fisica ancora non eccellente di alcuni giocatori non permette di poter difendere al meglio in ogni circostanza. Per esempio in queste prime partite abbiamo visto come la transizione difensiva possa essere un problema. Un problema che per esempio non emerge contro squadre come Casale che giocano a ritmi non elevati e che corrono poco, ma che contro Scafati è emerso di frequente.

Ouch
Ouch

Qui sopra vediamo una situazione di transizione di Scafati che parte da rimbalzo difensivo, cioè quando dovrebbe essere più controllabile rispetto a una palla persa. Eppure con un semplice blocco e cambiando lato al pallone la Givova è riuscita a costruire un tiro da tre pulito e piedi per terra.

Correre: bene. Correre senza riflettere: meno bene.
Correre: bene. Correre senza riflettere: meno bene.

In questo caso invece la Mens Sana era riuscita a scatenare un contropiede avversario da una propria transizione offensiva. Dopo aver preso un tiro fuori equilibrio e con l’uomo in faccia infatti Roberts si attarda sulla linea di fondo, mentre il suo marcatore sprinta in attacco, causando un 2vs2 che si trasforma in un 1vs0 quando passa alle spalle di Bryant. Inutile dire che contro squadre che corrono così tanto e così bene è essenziale che ciascun giocatore recuperi la posizione difensiva il più velocemente possibile.

Mayo nella sua miglior interpretazione di "Prova a prendermi"
Mayo nella sua miglior interpretazione di “Prova a prendermi”

Qui sopra invece quello che sembrava un tranquillo rientro difensivo si trasforma improvvisamente in una situazione d’emergenza grazie a un’accelerazione di Mayo. Il risultato finale è un fallo e canestro provocato ancora una volta da una disattenzione del singolo, in questo caso Bryant non solo non riesce a contenere la penetrazione di Mayo (non facilissimo a onor del vero), ma ancor più grave rimane fermo a guardare sotto canestro dopo che Mayo ha passato la palla. Il recupero successivo è troppo tardivo per poter essere efficace, nel frattempo Udom era uscito in marcatura su Mayo liberando il suo uomo sotto canestro e creando un altro vantaggio per Scafati. Sono tutte piccole situazioni che nel computo finale della partita hanno avuto un peso specifico importante, soprattutto perché provengono da errori evitabili e di superficialità. È anche vero però che la transizione difensiva è uno degli aspetti più complicati da allenare, visto che si tratta quasi sempre di una situazione d’emergenza in cui l’attacco può sfruttare un vantaggio marcato.

LA DIFESA DEL PICK AND ROLL

Più complicata al momento pare la gestione difensiva del pick and roll degli avversari, che ha spesso provocato grattacapi ingenti a partire da disattenzioni. Come per esempio nell’ultima partita contro Casale, squadra quadrata che sa benissimo come attaccare al meglio per provocare il maggior numero di danni agli avversari.

Grossi no
Grossi no

Qua sopra vediamo un pick and roll con Ranuzzi che difende sul palleggiatore. L’errore è del capitano biancoverde, che sul blocco passa dietro al palleggiatore, di fatto mettendosi alla sua mercé. Da quella posizione infatti non può né prevenirne la penetrazione né impedire l’eventuale passaggio per il bloccante, che infatti arriva puntuale generando un tiro dalla media completamente smarcato.

Bene su un blocco, malino sul secondo
Bene su un blocco, malino sul secondo

Anche a Scafati c’erano state situazioni al limite. Per esempio in questo caso Borsato passa sopra il primo blocco di Simmons, che riblocca, questa volta generando il vantaggio che Mayo è bravo (molto bravo, va detto) a sfruttare. Marini è costretto a chiudere la penetrazione del numero 16, ma l’aiuto dal lato debole di Cucci sul taglio di Simmons arriva con quel secondo di ritardo che è fatale. Pochi dettagli, ancora una volta decisivi tra una buona difesa e un canestro subito.

In tre su Mayo, troppa grazia
In tre su Mayo, troppa grazia

In quest’altro frangente invece il blocco di Baldassarre apre la strada alla penetrazione di Mayo, su cui vanno a chiudere tre biancoverdi. A questo punto Mayo ha fin troppo vita facile nel riaprire per la tripla dall’angolo del compagno. Anche qui è questione di dettagli: Cucci fa un mezzo passo di troppo verso Baldassarre e ciò spalanca la strada verso il canestro per Mayo; a questo punto Marini è costretto ad aiutare, lasciando libero il suo uomo, e la tripla è servita.

Un errore non fa una prova, anche perché Cucci si è dimostrato uno dei migliori interpreti difensivi a disposizione di Ramagli. In certi frangenti meglio di Diliegro, i cui problemi fisici ancora ne limitano la mobilità laterale quando si tratta di difendere certe situazioni. È apparso evidente contro Casale, quando le sue condizioni erano particolarmente critiche, a detta dello stesso coach.

Bene lo show, meno bene il recupero
1) Bene lo show, meno bene il recupero

Contro la squadra di Ramondino in almeno due occasioni il recupero troppo lento di Diliegro sul proprio uomo dopo il blocco ha causato tiri puliti degli avversari.

2) Bene lo show, meno bene il recupero
2) Bene lo show, meno bene il recupero

Qui sopra Ranuzzi è costretto ad aiutare in area sul recupero di Fall, liberando la tripla in angolo. Praticamente la stessa identica situazione dell’azione precedente. Ancora, piccoli dettagli che costano tre punti, piccoli dettagli essenziali.

"L'avrò chiuso il gas? ... Oh ma che fa tira??!
“L’avrò chiuso il gas? … Oh ma che fa tira??!

Anche Latina ci ha dimostrato come basti una frazione di secondo di distrazione per fare la differenza tra una bella difesa e una tripla in faccia. Si ritorna al punto dell’intensità e della concentrazione, che per questa squadra devono sempre essere al massimo.

Siamo a malapena nel primo mese di campionato e quello che ho scritto qui sopra potrebbe venire stravolto e diventare inutile già nel prossimo. Certo è che per una squadra che ha un così breve vissuto assieme quello che sta facendo questa Mens Sana fa ben sperare per il futuro, anche perché sembra sempre più una squadra costruita con lucidità e logica.

Ora finiamola con questi discorsi e passiamo al vero highlight di questa prima parte di stagione, ovvero Cagnazzo che si lamenta in panchina dopo essere stato ufficialmente richiamato dagli arbitri.

Come si fa a non amarlo?
Come si fa a non amarlo?

Alla prossima.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
11960185_676137202529817_2531161644533194594_n

Guida galattica per la Mens Sana 2015/2016

Per presentare la nuova stagione della Mens Sana diamo il benvenuto su P&C a un ospite di lusso. Compagno di banco al palazzetto e habitué delle colonne del Corriere di Siena, con Nicola Panzieri abbiamo deciso di fare una chiacchierata sulla squadra che sta per esordire contro Latina in Viale Sclavo. 
Quello che segue è un serio discorso non serio su aspettative, premesse e possibilità dei biancoverdi in questa nuova rampante A2.

Francesco: Per quanto mi riguarda questa squadra mi pare costruita con criterio, soprattutto considerando che i soldi sono pochi e che viviamo con la spada di Damocle dello sponsor che non c’è. Però è giovane, atletica, corre, salta s’impegna e ci crede. Le premesse sembrano buone per un campionato dignitoso. Cosa intendo per dignitoso? Intendo una salvezza tranquilla, magari qualche soddisfazione tolta, sperando meno patemi possibili. Sarà complicato ma non mi sembra impossibile. Nel frattempo in caso di assenza prolungata di sponsor propongo di scrivere sulle maglie “VENDESI SPAZIO PUBBLICITARIO”

Nicola: Parto con una domanda: ma questa squadra è corta o è lunga? Lo chiedo perché, proprio per le incertezze economiche di cui sopra, siamo partiti con la necessità di azzeccare i due USA e appiccicare intorno a loro una truppa di ragazzini o mestieranti. Però penso che tra le indicazioni più positive per Ramagli in questa pre season ci sia il fatto che a turno ogni giocatore a disposizione del coach livornese ha dimostrato di poter non soltanto tenere il campo, ma anche incidere in certi momenti. Ovviamente questo non fa della Mens Sana una squadra già pronta per lottare ai vertici. I ragazzi sono ragazzi, nel bene e nel male. Non è giusto chieder loro da subito di essere continui su livelli alti di rendimento. Però credo che questa truppa nella giornata giusta non debba avere paura di nessuno, ecco, l’ho detto!

Ah, lo sponsor… ma vuoi proprio parlare dello sponsor? Anche la maglia potrebbe essere un astuto espediente di marketing, magari per pubblicizzare questo

Francesco: No no, stiamo alla larga dal tema sponsor. Però penso tu abbia centrato un punto importante, rispetto alle premesse di inizio estate la squadra pare più solida rispetto a “qualche raccattato messo accanto a due americani”. Poi sarà il campo a dirci la verità

ALEX RANUZZI

Ranuzzi

Nicola: Beh, è il capitano della Mens Sana, è biondo, ha gli occhi azzurri, ha scritto un romanzo e d’estate si diletta con la tavola da surf. Lo odio, in pratica…

Francesco: Mi pare giusto. Lo ammetto, sono una vedova di Pignatti. Per me come capitano quest’anno avrebbe fatto molto comodo, però sulle situazioni personali c’è poco da fare. Capitan Ranuzzi raccoglie il testimone partendo dal fatto che è stato uno dei migliori della passata stagione. Torna nel campionato che gli compete e io uno come lui capace di giocare in 1vs1, spalle a canestro, di andare a rimbalzo e di difendere nella mia squadra lo voglio sempre.

Nicola: Scherzi a parte, la natura di Alex è proprio quella di essere un giocatore di squadra e uno di quelli a cui sul campo puoi chiedere quasi tutto. Un ideale collante per una squadra in cui non deve essere un primo violino. Poi ha le palle e ho sempre negli occhi le sue bombe nella serie contro Livorno. Come capitano è da testare: ce lo vedo, anche se è uno a cui ogni tanto in partita capita di “scapocciare”.

Francesco: Quest’ultimo aspetto è quello che mi fa un po’ più paura, alla fine deve fare da balia a cinque ragazzi e un americano che mette per la prima volta piede in Italia. Se gli piglia bene li rivolta…

Nicola: Però il gruppo quest’anno pare comunque di più semplice gestione rispetto all’anno scorso. Lì le dinamiche erano oggettivamente particolari. Quest’anno alla fine le gerarchie sono più chiare, quindi vedo un po’ meno confusione…

Francesco: Si via, a ora paiono tutti bravi ragazzi con tanta voglia di fare bene e giocarsi al meglio questa possibilità (che è una grande possibilità per tutti a prescindere dagli obiettivi). Alex indicaci la via.

DANE DILIEGRO

Diliegro

Francesco: Diciamo che Diliegro è l'”operazione Parente” del 2015-2016. Giocatore da recuperare e che sta continuando la riabilitazione, in questa pre season ha già fatto vedere sprazzi interessanti ma è da testare il suo ritorno sul parquet in una partita che conta. Credo che lo staff continuerà il suo graduale reinserimento senza forzare troppo. Però è grosso, ha mestiere e pare sappia fare il suo; se recupererà al 100% sarà una discreta ancora di salvezza per quando Marini e Cucci non riusciranno a reggere l’impatto sotto i tabelloni (e a questo livello di momenti del genere temo ce ne saranno tanti)

Nicola: A questi livelli è una specie rara: il pivottone puro. La speranza è che possa rimanere sano, ma la sua potrà essere una presenza condizionante. Non sono molti i lunghi in categoria che possano vantare il suo impatto fisico. È la nostra risposta a Crosariol. Nello scampolo di amichevole con Pistoia onestamente ha fatto fare diverse figurette a Kirk (che ho definito un Tim Kempton, ma gollo…). Ovviamente dovrà adattarsi contro altri tipi di lunghi: penso ad esempio al Mosley di Latina, prossimo avversario. Però, parliamoci chiaro: passeresti volentieri su un suo blocco?

Francesco: E io che credevo che la risposta più giusta a Crosariol fosse l’eroina… Ah, Naturalmente quando si parla di blocchi si parla di cose del genere

Nicola: almeno…

STEFANO BORSATO

Borsato

Francesco: Le volte che l’ho visto mi ha fatto una buona impressione: ottimo tiratore, capace di giocare in più ruoli, può dare fiato a Truck come portatore di palla, esce bene dai blocchi per tirare e un bel po’ di esperienza alle spalle che in un gruppo del genere non fa mai male. Potrebbe essere quel tiratore che lo scorso anno ci sarebbe servito più del pane. Non sarà il giocatore su cui gireranno le nostre fortune, ma potrebbe rivelarsi il classico tuttofare per ogni situazione.

Nicola: Completamente d’accordo, la sua conoscenza del campionato e la sua capacità di sdoppiarsi nei ruoli degli esterni ne fanno un equilibratore fondamentale. Ammetto che ho commesso l’errore madornale di guardare il video del suo allenamento su Youtube prima che arrivasse a Siena. Quel video in cui ne mette circa 600 in fila dalla lunga. Da allora mi aspetto che affronti ogni errore al tiro come un samurai di fronte al fallimento della propria missione

Francesco: Mi aspetto anche che qualcuno si alzi dagli spalti urlando: “OH! MA SU YOUTUBE LI METTEVI TUTTI!”

LORENZO BUCARELLI

Bucarelli

Francesco: Ecco, non è che su Bucarelli ho aspettative alte. È che su di lui ho le stesse aspettative di quando il mondo ha saputo che usciva uno Star Wars 7. Lo so, è giovane (classe ’98 dio quanto sono vecchio), ha ancora tanta strada da fare eccetera. Ma può davvero essere una delle note positive di questa stagione, il talento c’è, il fisico c’è, l’atletismo per reggere a questi livelli c’è in abbondanza. Curioso di vedere il lavoro che Ramagli porterà avanti con lui

Nicola: Parliamo dell’amichevole contro Pistoia. Parliamo di una partita in cui Lorenzo non ha praticamente mai guardato il canestro. Eppure per brevi tratti secondo me ha dominato, confrontandosi quasi sempre contro gli americani di Esposito. Freniamo subito gli entusiasmi: è un giocatore tutto da costruire, per carità. Però anche quando fa qualche cazzata (lo posso dire?), si vede che ha una fluidità istintiva nel fare le cose sul campo di basket che hanno solo quelli che possono diventare grandi. Ho detto “grandi”, non “buoni”. Ma ho detto anche “che possono diventare”, non “che diventeranno”. Sinceramente sullo staff costruito quest’anno dal punto di vista dello sviluppo dei giovani ho grandi aspettative.

Francesco: Tra le mani qui abbiamo un 17enne che ha tutte le carte in regola per giocare in A2. Detta così sembra follia però è la verità, poi uno dice che non deve avere aspettative…

MATTIA UDOM

Udom

Francesco: Secondo te sbaglio se dico che Udom potrebbe essere una delle chiavi di volta della stagione della Mens Sana?

Nicola: Assolutamente no. Anche perché il Mattia Udom che vedremo a partire da domenica è la versione Super Saiyan di quello che conoscevamo. L’anno sotto coach Crespi, con il campo assaggiato anche in Europa e gli allenamenti contro grandi giocatori hanno posto le basi per il lavoro svolto lo scorso anno da Franco Ciani (altro grandissimo coach). Il risultato è che un giocatore fondamentalmente senza ruolo sta iniziando solo ora a grattare la superficie del proprio potenziale. Non diventerà Mirotic, però ha tiro ed atletismo superiore per la categoria. In palleggio in queste partite gli ho visto fare cose che un paio di anni fa avrebbe faticato a replicare con la playstation. Probabilmente gli manca un po’ di cattiveria, ma se arriva anche quella, allora sono veramente cazzi per tutti. Avrà pause e black out, non se ne discute, però ha le carte in regola per farsele perdonare.

Francesco: Mi pare che lui per primo sappia quanta strada ha fatto in questi anni e quanta ancora ne abbia da fare. I miglioramenti sono evidenti, come le lacune che ancora lo accompagnano. Hai fatto bene a parlare della cattiveria, come del resto deve migliorare nelle conclusioni nel traffico o nel farsi valere sotto canestro visto che le capacità per farlo ce le ha. Sul ball handling miglioramenti pazzeschi in due anni che possono tornare utili, un lungo che apre il contropiede dal palleggio e non col passaggio ce l’hanno in pochi, ed è una di quelle cose in grado di creare il panico nelle difese avversarie (Spencer Nelson do you hear me?)

ALBERTO CACACE

Cacace

Francesco: Quando l’ho visto la prima cosa che mi è venuta in mente è stata “colonnino di Piazza”. Fisico imponente rispetto all’età, sulla carta può marcare più ruoli, la mia domanda è: li può marcare bene? Devo ancora inquadrarlo ma per il ruolo che ricoprirà non gli vengono chieste grandi cose. Solo di farsi trovare pronto (cosa non facilissima a quell’età) e di tenere botta nella nostra metà campo. Vedremo, per me uno dei punti interrogativi di questo roster su cui sospendo ogni valutazione per aspettare qualche mese.

Nicola: Tra tutti i giocatori era quello che conoscevo di meno onestamente. È giovane, ma non gioca esattamente come un giovane, per quello che ho visto. Non si tira indietro quando c’è da combattere e mi pare che abbia la mentalità per andare a cercare nelle pieghe della partita quello che non arriva dalla porta principale. Sono doti fondamentali per il ruolo che avrà, così come la difesa. Ramagli credo che gli riserverà più di un bercio, ma ha l’aria di poter essere una solida parte della rotazione.

Francesco: Anche perchè credo entro fine anno avranno tutti una pettinatura diversa a causa dei berci di Ramagli…

LEONARDO MARINI

Marini

Francesco: Anche qui, per quanto abbiamo visto non ci possiamo lamentare. Ma si parla sempre di basket estivo e quindi lascia il tempo che trova. Come reagirà quando cominceranno a volare i gomiti? Considerando i problemi di Diliegro sarà fondamentale soprattutto nella prima parte di stagione. Ma cosa possiamo aspettarci e quanto? Non saprei, “lo scopriremo solo vivendo” (stracit).

Nicola: Forse tra tutti è il punto interrogativo più grande. In primis perché il suo titolare Diliegro ha la grande incognita degli infortuni. La seconda perplessità l’hai citata te e riguarda l’impatto fisico. Il suo tiro è veramente notevole per meccanica, rapidità d’esecuzione e, pare, anche precisione; sarà un’arma tattica importante, ma dovrà aggiungere altro se vuole salvarsi dall’ira funesta di Ramagli (sotto un suo sguardo dopo un extra possesso concesso)

VALERIO CUCCI

Cucci

Nicola: Per essere un futuro economista ha già un discreto impatto in campo. Anche lui rientra nella tipologia di giocatori che serve per uscire dalla panchina: ha energia e voglia di sbattersi. Probabilmente avrà un discreto minutaggio, per cui sarà importante che riesca a mantenere un certo standard di rendimento. Tecnicamente ha i suoi limiti, ma anche su di lui si può lavorare e la testa a mio parere fa ben sperare.

Francesco: Buone le ultime uscite (contro Ferrara 11 punti e 8 rimbalzi giusto per dire) e aveva fatto bene anche contro Varese, cioè contro lunghi di categoria superiore. Altro giovane che per fare davvero bene dovrà crescere durante la stagione, credo che lo attenderanno tempi duri nei primi mesi ma il potenziale per sorprendere c’è.

DARRYL BRYANT

Bryant

Nicola: È arrivato come “Truck” ed è già stato ribattezzato “Tir”. A me piace chiamarlo “Robustino”, per via dellla sua corporatura gracile e slanciata. Ha segnato il canestro della vittoria nelle prime due amichevoli, facendo intendere che non gli manca certo la personalità. Non è un playmaker classico, ovviamente, ma sembra poter avere carisma e mentalità da “floor general” come dicono dove hanno inventato il giochino. In penetrazione non teme alcun contatto grazie alla blindatura e il tiro, soprattutto se si mette in ritmo col palleggio, è terrificante da vedere ma tutto sommato da rispettare. Ho qualche perplessità sulla difesa, ma per il resto secondo me ci siamo, nessun dubbio. Potrebbe finire la stagione con più soprannomi di Apollo Creed, cosa che potrebbe complicare la vita al Marchini…

Francesco: Come si fa a volere male a uno che si fa chiamare “Truck” e pubblica su Instagram gli screenshot dei suoi tweet? Uno che nel giro di due partite piazza due buzzer beater nei primi scampoli di partita giocata. Che giochi a un altro sport rispetto agli altri pare abbastanza evidente, come il fatto che non appena comincerà il campionato la realtà lo colpirà in piena faccia. Qui non siamo in Repubblica Ceca e mi sento abbastanza sicuro di dire che questa A2 sia la seconda lega nazionale più competitiva d’Europa. Ma è comunque una PG veloce, che regge i contatti sotto canestro e che è in grado di chiudere nel traffico. Proprio per questo spero non sia troppo innamorato del suo jumper, che mi pare un tantino ondivago. Ah dimenticavo la visione di gioco, ha pure quella e direi di una qualità elevata.

CHRIS ROBERTS

Roberts

Francesco: Credo che Roberts sia il giocatore in grado di far fare a questa squadra il salto di qualità. Uno abituato a ben altri scenari che viene da una brutta annata e con tanta voglia di rivalsa. Qui la visibilità non gli mancherà e la storia del pagamento in diamanti della Dpi in questo lo aiuterà ulteriormente. Se tornerà quello visto a Caserta sarà l’affare dell’anno e un crack in grado di cambiare i destini della Mens Sana, se si confermerà quello visto in Francia saranno dolori. Sono curioso di vedere se oltre alle qualità tecniche avrà anche la capacità di prendersi la squadra per mano quando conterà.

Nicola: Di lui si è parlato quasi solo per via dei diamanti (testimonianza della validità dell’operazione di marketing) e questo non va bene per niente… Tifosi senesi, sveglia! È finita la carestia delle schiacciate! Non dobbiamo più pregare in ginocchio che Ranuzzi o Paci si involassero in contropiede. Questo la schiacciata la può piazzare in ogni momento e contro chiunque. Sinceramente fatico a trovare in questa A2 allargata giocatori (a parte Daniel della Effe) con il suo pedigree. Ok, viene da un’annata no e da un’infortunio, ma vi ricordate le due gare giocate con la maglia di Caserta contro la Mens Sana di Crespi? Ecco, io sì. E bene. È chiaramente un giocatore fuori categoria: per classe ed atletismo vale le prime 10/20 posizioni nella lega in ogni settore statistico. Ciò nonostante, vedo più Bryant di lui con le chiavi della squadra in mano…

E questo è quanto, in attesa della palla a due di Mens Sana-Latina diamo quindi un in bocca al lupo ai giocatori e ai tifosi biancoverdi per questa nuova stagione.

Alla prossima.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
10428553_684774994908992_5720347992458530104_n

Quale futuro per il pubblico della Mens Sana?

È stata avviata da pochi giorni la campagna abbonamenti della Mens Sana. C’è una certa curiosità per vedere che sostegno avrà questa nuova avventura in Viale Sclavo, soprattutto visto che sarà dichiaratamente un’annata di “lacrime e sangue” (definizione di coach Ramagli). Nessuna ambizione di grandi vittorie, di promozione immediata o di grandi imprese, semplicemente la volontà di stabilizzare la società e gettare le fondamenta per la crescita. Proprio per questo scopo il sostegno dei tifosi sarà importante, soprattutto visti i problemi nel trovare risorse e sponsor che siano interessati a investire nella Mens Sana.

L’anno scorso con la ripartenza la città si strinse attorno alla Robur e alla Mens Sana. 4000 abbonamenti per la prima, più di 2000 per la seconda e un entusiasmo che crebbe esponenzialmente. Lasciando da parte il discorso della Robur, per quanto riguarda la Mens Sana fu un dato impressionante per due motivi: perchè si trattava pur sempre della quarta categoria nazionale e perchè ogni singolo abbonamento è stato pagato. Quest’ultimo argomento è particolarmente delicato; non è un mistero che negli ultimi dieci anni in Viale Sclavo siano entrati in molti tramite biglietti e abbonamenti omaggio. In quel periodo Siena è sempre stata stabilmente nelle zone alte della classifica di affluenza del pubblico, ma queste classifiche quanto sono state gonfiate dalle regalie?

La Mens Sana di Ramagli ai nastri di partenza
La Mens Sana di Ramagli ai nastri di partenza

In questi casi i numeri vengono in aiuto, pur essendo difficili da trovare per quello che riguarda il passato. Per la scorsa stagione ci ha pensato Giuseppe Nigro nel suo blog a raccogliere i dati: le presenze medie a palazzo sono state 2262, numeri che per la Serie B sono stati incredibili e giustamente glorificati. Sono cifre che dimostrano l’esistenza di quello zoccolo duro di tifosi che è rimasto ancorato al palazzetto, ma guardando più indietro dimostra anche come nonostante tutti i trionfi la Mens Sana degli ultimi dieci anni non sia mai riuscita ad allargare la base dei tifosi.

Facciamo un passo indietro: annata 2012/2013, secondo la LegaBasket la media degli spettatori in Viale Sclavo fu di 4674 persone, più del doppio di quella dello scorso anno. Com’è possibile? Molto semplicemente basta guardare il dato degli abbonamenti dello stesso anno: 4578 tessere staccate. Un dato enorme, mostruoso e, a questo punto possiamo dirlo, totalmente falsato. È l’ennesima dimostrazione di come si cercasse di portare gente a palazzo tramite regali e omaggi a un livello tale da risultare gigantesco soprattutto se comparato con dei dati reali come quelli dello scorso anno. Riscontrando il tutto con l’incasso medio a partita sempre della stagione 2012/2013 (31.740 Euro) risulta che l’incasso medio per spettatore non arrivasse ai 6.80 Euro. Brutta detta così eh? Soprattutto se all’epoca spendevate 17 Euro a botta per il biglietto o qualche centinaia per gli abbonamenti. L’annata 2012/2013 non fu neanche la peggiore da questo punto di vista. In quella 2010/2011 furono toccati i 5.70 Euro di incasso a spettatore, nel 2006/2007 addirittura 5.20.

11667454_646977415445796_1003047351017500900_n

Tenendo sempre in considerazione che la pratica degli omaggi era più o meno diffusa in tutte le società (spoiler: quasi mai a questi livelli) è arrivato il momento di porci delle domande: come mai in una città con profonda tradizione cestistica e che al tempo aveva una squadra tra i top team d’Europa si doveva ricorrere a certi mezzucci per tentare di portare più pubblico a palazzo? Come mai non si è generato un interesse tale da evitare che dal 2005 al 2013 gli spettatori a palazzo fossero in costante diminuzione? Nella stagione 2005/2006 le presenze si attestavano su una media di 5443 persone a partita, in seguito a un calo costante anno per anno nella stagione 2013/2014 arrivammo a 4285. Possiamo inserire varie attenuanti, come il fatto che la capacità ufficiale del palazzetto sia cambiata, che nel mezzo ci sia stata l’esplosione di una gravissima crisi economica e che comunque siano sempre numeri gonfiati dalle regalie di cui sopra, ma restano comunque significativi.

Continuo a credere il giusto alla storiella che le persone non si divertissero a vincere sempre, penso semmai che lo sport senese si sia progressivamente rinchiuso in una teca di cristallo, da cui tutti potessero ammirarlo senza però avvicinarsi troppo. Il contatto umano tra squadra e pubblico si è sempre più assottigliato fino all’improvviso capovolgimento dell’ultima annata della MSB, quando è riespoloso per motivi indipendenti, e i risultati si sono visti. Se questo distacco dal mondo esterno è stato spesso celebrato come uno dei fattori cardine delle vittorie forse ne abbiamo sottovalutato l’impatto a lungo termine in termini di presa sul pubblico. Se un tempo a Siena si riuscivano a organizzare eventi incredibili come la Coppa Affogasanti con 4000 spettatori adesso speriamo intensamente di riuscire a portarne 2000 a palazzo, per annate che saranno sì di sofferenza, ma non una sofferenza maggiore di quelle che la Mens Sana ha già attraversato durante la sua storia. Il discorso potrebbe e dovrebbe essere approfondito anche andando ad analizzare quanto e come è cambiata a livello sociale Siena negli ultimi decenni, ma è un terreno in cui non ho i mezzi né le capacità per addentrarmi.

Alla neonata Mens Sana 1871 spetta il fardello di provare a invertire il trend degli ultimi anni. È un’impresa complicata anche se la stagione che abbiamo alle spalle ha fatto ben sperare. Da qui in avanti si costruisce non soltanto il futuro della società, ma anche quello del suo pubblico, che può e deve tornare a crescere.

Alla prossima.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

11214230_650049161805288_1678502636032642728_n

Ramagli, l’uomo che attese

 Si dice che, ai tempi della Mens Sana di Banchi, Ramagli fosse la richiesta dell’ex coach dell’Olimpia per sedergli accanto in panchina. In seguito Viale Sclavo girò su Crespi, ma la storia tra Ramagli e la Mens Sana fu solo rimandata.

Quest’estate il coach livornese ha aspettato. Ci sono state società che si sono fatte avanti, hanno offerto soldi, tanti soldi. Lui ha aspettato. Voleva una squadra. Voleva una piazza. La voleva da anni ormai e sapeva che questo era il momento in cui gli astri si potevano allineare. Da una parte lui, coach con esperienza trentennale e tra i migliori in Italia. Dall’altra una società ripartita dalle ceneri di sé stessa. Un’araba fenice che però necessitava di una guida, in grado di portarla attraverso le insidie di un’A2 più agguerrita che mai.

Alla fine gli astri si sono allineati per davvero. Ramagli è diventato il capo allenatore della Mens Sana, realizzando quel “piccolo sogno” che si portava dietro da tanto tempo.

Quando è stato il momento in cui ha capito che c’era la possibilità concreta di allenare la Mens Sana?

“In realtà il primo incontro che abbiamo fatto è stato il 3. Prima abbiamo avuto solo un mezzo pour parler con Lorenzo, ma molto informale. Più che altro l’incontro significativo è stato quello con Piero Ricci lunedì”.

In conferenza stampa infatti aveva detto che è stato dopo aver parlato con Ricci che si è definitivamente convinto.

“Perché lui rappresenta la Polisportiva e quindi è il garante di tutte le operazioni. Considerata la situazione di risorse limitate era importante sentire dalla viva voce di chi ha queste responsabilità le garanzie per la bontà di questo programma”.

L’assenza di un budget ancora non definito non l’ha fatta tentennare?

“È normale avere dei dubbi, perché anche se decidi di pancia poi devi fare i conti con la realtà. E questo significa entrare in un mercato difficile, che quest’anno abbraccia trentadue squadre, e farlo con delle risorse che al momento non sono stabilite con precisione. Però alla fine ha prevalso l’aspetto emozionale, sono convinto che quando ti fai guidare dall’istinto spesso e volentieri fai la cosa giusta”.

La scorsa stagione a Verona si è conclusa in modo amaro, questo avrà dei riflessi sulla prossima?

“Secondo me si, dovunque fossi andato credo che il modo in cui la scorsa stagione è finita avrebbe rappresentato un plus per la mia destinazione. C’è tanta rabbia repressa per una stagione incredibile in cui abbiamo vinto venticinque partite su ventinove, più le due di Coppa Italia, una stagione da incorniciare finita in modo inaspettato e troppo presto. Questo ha fatto maturare tanta rabbia e tanto desiderio di rivalsa, che mi porterò dietro nella prossima stagione”.

Cosa rappresenta Siena per Ramagli in questo momento?

“Rappresenta un programma/scommessa. Perché è vero che è una scommessa, vista la situazione molto particolare, ma è anche vero che dietro c’è un programma che vuole rilanciare la Mens Sana verso palcoscenici più importanti. Un programma che vuole percorrere tutte le tappe necessarie facendo il passo secondo la gamba. Se è vero che c’è l’incertezza della scommessa allo stesso tempo c’è la garanzia di un programma, e delle persone che lo stanno portando avanti, che ha rappresentato un elemento importante per la mia decisione”.

Ha lavorato accanto a Banchi e Crespi, due allenatori diversi che però hanno entrambi lasciato un segno importante a Siena, cosa si porta dietro di quelle esperienze?

“Li considero sicuramente due tappe fondamentali della mia crescita come allenatore. Con Luca sono stato dieci anni al Don Bosco, lo considero un fratello minore perché è di un anno più piccolo di me, ma di fatto dal punto di vista cestistico è un fratello maggiore che mi ha insegnato tante cose. Marco è sicuramente uno dei pochi geni della pallacanestro italiana, aver condiviso con lui delle tappe importanti della mia carriera la considero una fortuna”.

Che idea si è fatto di Siena, e di come viene vissuto il basket qui, vedendola per tanti anni da avversario?

“Ero un avversario, ma un avversario particolare perché toscano. Della città avevo un po’ di conoscenza indiretta, tra l’altro anche dal punto di vista familiare ci sono state delle connessioni. La cosa che avvertivi era questa passione viscerale che la gente aveva per questo sport. C’era una sorta di invidia bonaria verso chi aveva la fortuna di lavorarci. Esserci arrivato per me rappresenta un piccolo sogno realizzato”.

Se per Ramagli Siena rappresenta un sogno realizzato cosa rappresenta Ramagli per Siena in questo momento?

“Significa avere una persona con un forte carico emozionale, per due motivi: il modo in cui si è chiusa la mia stagione a Verona, che mi dà una spinta significativa, e poi il fatto di essere arrivato a Siena. E poi significa avere un allenatore che ne ha viste diverse, alleno da vent’anni quindi questo significa continuare il programma di crescita con un coach che ha un po’ di esperienza da mettere sul tavolo”.

11738028_650049285138609_3139969681010616329_n

Come sono stati i primi confronti con Mecacci?

“Non nascondo che c’eravamo sfiorati diverse volte a livello professionale. Non per lavorare insieme, ma perché ci siamo conosciuti un bel po’ di anni fa, e tutte le volte che l’ho incontrato ho avuto l’impressione di una persona molto in gamba, molto professionale e molto preparata. Non sarei mai venuto qua se non ci fosse stata una totale concordia sul mio nome, e lui poteva senza alcun dubbio rivendicare qualcosa dopo la stagione passata. Però dal primo incontro c’è stata subito questa sensazione di trovarmi davanti a una persona di grande spessore, e sono convinto che il nostro futuro confermerà questa impressione”.

È una situazione inedita quella di un capo allenatore vittorioso che fa un passo indietro accettando di diventare assistente. Può generare tensioni?

“È un aspetto di cui abbiamo parlato esplicitamente. Quando ci siamo incontrati venerdì scorso gli ho detto chiaramente che  solo avessi avuto il dubbio che questa situazione potesse avere uno strascico avrei rifiutato l’offerta. Ma la verità è che ho trovato l’esatto contrario. Ho trovato una persona che mi ha detto che la sua scelta era si di umiltà, ma anche di strategia personale. Mi ha detto che in questo momento rimanere nello staff della Mens Sana come un assistente di particolare significato – perché è chiaro che Matteo non è un assistente normale - con una persona di cui ha grande stima e che può venire qua a trasferire un po’ della sua conoscenza, rappresenta un grande stimolo. Quando ho avvertito queste parole qualunque dubbio è stato subito fugato”.

Quali sono quelle caratteristiche che cerca nei giocatori delle sue squadre?

“Devono avere voglia di giocare insieme, perché se non si gioca insieme non si raggiunge nessun obiettivo e quindi mentalmente c’è bisogno di grande disponibilità. L’altro elemento che cerco sempre è l’energia. Perché la pallacanestro è un gioco in cui gli errori ci sono, ma l’energia permette di rimediare ad alcuni e di nascondere altri. Se giochi senza energia qualunque errore ti punisce e non sei in grado di nasconderli. Quindi credo che l’altruismo e l’energia siano due elementi che a ogni giocatore della Mens Sana non dovranno mancare”.

11737827_650049818471889_5146325221939931765_n

Cosa ci dobbiamo aspettare dalla Mens Sana di Ramagli?

“Ci dobbiamo aspettare una squadra che deve combattere in questo campionato. Quest’anno saremo una squadra ‘rookie’, anche se molto particolari perché è un concetto che se associato alla Mens Sana sembra quasi un ossimoro. Siamo una squadra neopromossa che in questo momento può contare su un livello di risorse non altissimo e quindi dovremo combattere. Non possiamo assolutamente guardarci allo specchio o peccare di narcisismo, dobbiamo essere molto duri, molto cattivi e molto concreti”.

Quali sono le più grandi soddisfazioni e le più grandi delusioni che ha vissuto su un campo da basket?

“Aver riportato Pesaro in Serie A è stata una soddisfazione molto significativa. L’altra soddisfazione è stata quella di rivestire il ruolo di capo allenatore della Nazionale Under 18 per due europei. Quando porti in giro il nome dell’Italia non può che essere così. La più grande delusione senza dubbio l’ultima, perché per come la squadra si era espressa nella stagione, per quello che avevamo fatto e dimostrato non mi aspettavo di uscire dai playoff in questo modo”.

Ha sempre parlato di ‘Cacco’ Benvenuti come una delle figure a cui s’ispira, in che modo l’ha influenzata?

“Devo dire in molti aspetti. Intanto mi rivedo in lui dal punto di vista caratteriale e personale. E poi ‘Cacco’ è stato quello che ha tenuto in vita la scuola degli allenatori livornesi quando forse rischiava di cadere nel dimenticatoio. Ha dato a me, Banchi, De Raffaele e Dell’Agnello qualcosa che ognuno di noi conserva nel più profondo della nostra anima. Era una persona che davvero riusciva a trasferirti l’entusiasmo di essere un protagonista in questo sport. Lui è stato un maestro per tutti noi, una figura indimenticabile”.

Cosa l’ha spinta a diventare allenatore e cosa la motiva ancora oggi dopo tanti anni?

“Ho cominciato ad allenare nell’85, sono trent’anni. È stato un caso, giocavo a livello molto basso e il mio capo allenatore dell’epoca, quando smisi, mi chiese di dargli una mano. La passione per questo sport c’è stata da quando avevo dieci anni, è stato un colpo di fulmine, ma allenare invece è stata una casualità come il fatto che allenare sia diventata la mia professione”.

Ha già avuto i primi contatti coi tifosi nel giorno della presentazione, quali sono state le impressioni della piazza?

“Le impressioni sono quelle di un posto in cui non passi inosservato. Di un posto in cui questo sport non passa inosservato. Dove si vuole essere vicini, si vuole sapere, si vuole capire, si vuole che chi ti rappresenta porti il nome della città in alto con orgoglio e con le armi degli umili. Parlando coi tifosi ho visto che sono molto consapevoli che ci aspetta una stagione molto difficile, nessuno di loro pretende qualcosa di particolare a livello di risultato perché siamo la Mens Sana. Ma com’è giusto che sia pretendono che l’impegno e l’atteggiamento sia da giocatori della Mens Sana. Questa è la cosa che si avverte di più, il senso di appartenenza che è fortemente radicato in ognuno di loro, indipendentemente dal fatto che un anno si possa vincere lo scudetto o che si lotti per la salvezza”.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
copertina

Bar Sport Panem Et Circenses: Il Ritorno

Nello scorso marzo la redazione di P&C si era imbattuta in quattro omini che in un angolo di un bar discutevano di Robur, Mens Sana, programmazione e obiettivi a lungo termine dello sport senese. Avevamo preso l’impegno di tornare a sentirli a fine stagione e tra un grappino e un amarone abbiamo nuovamente registrato il loro bilancio di fine stagione.

omini panem 1

Amarone Robur

Gino: “È finita la stagione”

Pilade:“ALLA GRANDE! SERIE C! SERIE C! SERIE A2! SERIE A2! S’è dominato, come si fa a essere tristi? Facciamo una festa no? Godiamo! È tutto bello!”

Ampelio: “Guarda… fino a qualche giorno fa ero contento, ora un po’ meno…”

Pilade: “Si ma tanto la prossima settimana è quella decisiva no? La cosa più bella che ha detto Ponte in un anno è «la prossima settimana sarà quella decisiva». La cosa più bella che ha detto e che ha fatto”

Gino: “Tra l’altro indovinate qual è l’ultima cosa che ha detto? Esatto! «La prossima settimana sarà quella decisiva»”

Pilade: “Solo che adesso ha questo suonino un po’ più….”

Ampelio: “… Preoccupante…”

Gino: “Succede quando si avvicina la fine del mondo”

Ampelio: “Io l’avevo detto che non era la fine, ma l’inizio della fine…”

Pilade: “Ma quando?”

Ampelio: “Tempo addietro”

Gino: “Però anche te con queste profezie oscure…”

Pilade: “Te Ampelio sei la Melisandre del Bar Panem

Gino: “Comunque sportivamente alle società non c’è nulla da dire, chapeu per una grande stagione”

Pilade: “Se un alieno sbarcasse ora ci direbbe che siamo dei pazzi a lamentarci e che siamo quelli messi meglio al mondo.”

Gino: “Oggettivamente fermiamoci un attimo a riflettere su quante società sia calcistiche che cestistiche siano ripartite vincendo un campionato l’anno dopo un fallimento

Pilade: “Il Padova, la Fiorentina, altri non me ne vengono in mente. Il Napoli non c’è riuscito”

Gino: “Nel basket penso proprio non sia mai successo

Ampelio: “Per me è stato fondamentale il fatto che siamo riusciti a concentrare tutte le forze che c’erano rimaste”

Gino: “Forse si sono concentrate un pochino troppo…”

Ampelio: “Però se non fosse stato così non avremmo raggiunto questi risultati”

Pilade: “Io però cosa dissi l’ultima volta? Del risultato sportivo non me ne frega un ca**o rispetto a tutto il resto. Sarei rimasto volentieri anche un anno in Serie D in più, però sarebbe stato necessario costruire qualcosa. Poi siccome ero l’unico imbecille su 15.000 persone a un certo punto mi sono adeguato…”

Ampelio: “Anche perché la società aveva già deciso in altro modo”

Pilade: “Ma tutti lo avevano già deciso dopo due settimane e chi se ne fotte di tutto il resto”

Ameplio: “E poi tutti i nodi vengono al pettine…”

Gino: “Ma si, perché questi discorsi li puoi rimandare fino a un certo punto. È giusto concentrarsi sul campo, però non è possibile continuare a trascurare questi aspetti nonostante anni di disastri. Ci devi stare dietro, punto”

Pilade: “E poi che si disse l’ultima volta? Che il giorno dopo che si saliva in Lega Pro dovevamo sapere tutto!

Aldo (tornando dal bancone coi grappini): “No! Prima si disse che andavamo a sventolare le bandiere a Poggibonsi!”

Pilade: “E quello non s’è fatto vedi…”

Aldo: “Poi il giorno dopo Ponte doveva avere già tutto in mano”

Pilade: “Ci sono questi soci di cui parlava a febbraio? «Oh i soci! Ci sono i soci!» me li presenti e sono cinque soci che non contano nulla. Mi presenta i farmacisti, il Conte Guido Visconti Mazzanti Viendalmare… questi sono i soci attuali. E siamo qui…”

Ampelio: “E siamo questi…”

Pilade: “Non me lo far dire che mi piglia male… Fatto sta che niente di quello che avevamo auspicato si è avverato. A parte la promozione, che non va dimenticata”

Gino: “L’aver raggiunto la promozione, senza avere una società minimamente solida o stabile alle spalle, ha un senso?”

Aldo: “A parte che adesso sembrerebbe il momento giusto”

Gino: “Eh ho capito, mancano due settimane all’iscrizione e la tiri su adesso la società?”

Pilade: “Ma la società solida c’è… C’è Ponte…”

Gino: “E siamo a cavallo quindi…”

ponte morgia

Pilade: “Vedrai non vuole nessuno, vuole comandare solo lui. È convinto di andare in Serie B il prossimo anno… L’avete letto no? Per lui «l’obiettivo primario è la salvezza», facendo capire di puntare anche più in alto.

Aldo: “Si e chi ti ci viene ad allenare senza manco vitto e alloggio?”

Pilade: “E con uno staff tecnico dimezzato rispetto all’anno scorso”

Gino: “Perché è normale che sali di categoria e dimezzi lo staff tecnico…”

Pilade: “Normalissimo proprio… Immagino lo facciano da tutte le parti”

Gino: “Immagino le squadre che vanno in Champions League e che licenziano mezzo staff perché tanto che vuoi che sia”

Ampelio: “Però mi sorge un dubbio. Siamo sicuri che se rimanevamo in Serie D sarebbe stato fatto qualcosa in più a livello societario? Il rischio era di ritrovarci in Serie D nelle stesse condizioni in cui siamo ora. Alla luce di un anno di conoscenza di Ponte soprattutto”

Gino: “È una buona domanda”

Pilade: “Visto che abbiamo sempre Ponte meno male siamo andati in Serie C, pensa se s’era pure rimasti di sotto. Alla luce del fatto che una società solida non la costruirai mai, con uno come Ponte, a questo punto ben venga la promozione”

Gino: “Tutto giusto, ma nel momento in cui a settembre ti potresti ritrovare senza un soldo che succede?”

Pilade: “Boh, che se ne sa? Si sa qualcosa? C’è chiarezza? Non ci si capisce nulla. A ora sembra così, ma allora qual è l’idea di Ponte?”

Gino: “Un’altra grande domanda. Mi pare stia navigando totalmente a vista seguendo l’idea «prima o poi troverò uno che mi darà un milione di euro per fare il socio di minoranza»”

Pilade: “E lui è convinto

Gino: “Evidentemente si”

Pilade: “Ma deve avere in mano qualcosa!”

Ampelio: “Qualcosa ci deve pure essere, non si può arrivare a certi livelli, non ci posso credere”

(Il sorriso sarcastico di Gino mentre fissa Ampelio è di notevole fattura)

Aldo: “E quindi insomma?”

Gino: “E quindi è un casino. Siamo nella situazione in cui dobbiamo sperare che arrivi uno pronto a investire una fraccata di soldi nella Robur per essere socio di minoranza

Pilade: “E che non potrà aprire bocca, perché c’è un padre padrone che vuole comandare. Chiunque prova a dare un consiglio non viene considerato”.

Ampelio: “Le prospettive seguendo questa strada?”

Gino: “Esiste una strada?

Pilade: “Per me è molto semplice, visto che ci si riempie tanto la bocca sul fatto di dover essere vigili. Forse ora è il momento di convincere quest’uomo a vendere la società

Gino: “A chi la vendi però?”

Pilade: “A persone interessate a comprarla, non per due milioni e mezzo, ma per una cifra equa”

Gino: “E Ponte sarebbe disposto a vendere per quella cifra?”

Pilade: “Se i tifosi spingono per questa soluzione si. Considera che ora è isolato, l’errore di mandare via Morgia è anche un errore strategico. In questo modo si è fatto nemico anche chi gli dava ancora fiducia. Queste sono scelte sbagliate anche di fronte all’opinione pubblica, ma soprattutto, nelle ultime settimane, ti sei messo contro anche l’amministrazione comunale. Quindi a questo punto può avere la soddisfazione di far fallire il Siena o fare come Lotito, senza averne minimamente il potere, cioè di metterseli contro tutti e andare avanti. Per me uno così va contestato a mezzo stampa

Ampelio: “Su Morgia hanno fatto una figura che non si può commentare”

Gino: “Se quello che ha scritto Morgia su Facebook è tutto vero la società ne esce malissimo”

morgia

Pilade: “Ponte! Non la società. La società nei suoi elementi la puoi criticare quanto si vuole ma alla fine le decisioni le prende sempre uno solo. E le prende in modo sbagliato o non le prende affatto. Siamo a questi livelli. Per me la via è una sola: Ponte non è il mio presidente! Ma non da oggi, da sempre, a maggior ragione ora”

Ampelio: “Ma la tifoseria è già in grado di portare avanti una protesta?”

Pilade: “Potenzialmente è in grado, bisogna vedere se c’è l’intenzione di farlo.”

Ampelio: “Perché dovrebbe essere fatta in tempi brevi, non abbiamo il tempo di aspettare”

Pilade: “Purtroppo entro due settimane è impossibile farla, però secondo me poi, sarà necessario cominciare a stargli col fiato sul collo. Ognuno faccia il suo ruolo. Giornalisti, bloggers e tifosi. Martelliamolo: articoli, comunicati, contestazioni pacifiche, tifosi che prendono posizione dicendo le cose come stanno e pretendendo chiarezza”

Gino: “In tutto questo c’è il paradosso che è stato scelto dai tifosi

Pilade: “E che comunque sia rimane ancora la scelta migliore rispetto alle alternative di quest’estate”

Ampelio: “Ma quanto ha investito Ponte quest’anno?”

Pilade: “Boh! Te lo sai? Io so che per l’iscrizione i soldi gli sono arrivati dalle banche, un fido. In più gli sono arrivati soldi dagli abbonamenti, qualcosa dagli sponsor. Quindi per ora non so se ci ha messo soldi di tasca sua. Ma ripeto, quando l’estate scorsa c’era da scegliere tra lui e Caiata, Ponte era la scelta obbligata. Quindi comunque vada la colpa non è da trovare in agosto, solo che visto che quest’uomo tratta da padrone assoluto la società, infischiandosene di tutto e di tutti, comandando solo lui, adesso non va fatto respirare. Punto”

Ampelio: “Strategia del terrore

Pilade: “Se trovate un’altra strategia bene”

Gino: “Tanto le possibilità sono A) vende poco prima dell’iscrizione B) Si iscrive e vende C) Si iscrive, trova dei soldi improbabili e giù di Lega Pro D) Si iscrive, non ha soldi, a settembre sono cazzi”

Pilade: “Poi ci sta che inserendosi in determinati sistemi nel mondo del calcio tu possa affrontare la Lega Pro anche senza metterci un soldo”

Ampelio: “Quindi se ci va bene si può andare in Serie B, come fallire

Pilade: “Solo che il sistema calcio rispetto a un anno fa è molto peggio. Ora costa molto più rispetto a vent’anni fa e hai molti meno soldi”

Aldo (ritornando dal bancone con altri grappini): “Quindi la soluzione è contestare

Pilade: “Secondo me la soluzione non c’è, quindi a questo punto… Ora un socio di minoranza probabilmente lo annuncerà, uno col 20% che si dovrebbe occupare del settore giovanile”.

anziano

Aldo: “In tutto questo ci dobbiamo iscrivere entro?”

Pilade: “Entro fine mese

Aldo: “E intanto serve anche trovare allenatore, staff tecnico, fare la squadra e il settore giovanile”

Gino: “Che alla fine quella con Morgia è parsa più una pantomima per dire “c’ho provato, è colpa sua che non accetta le riduzioni di stipendio”

Aldo: “Nemmeno a dire che Materazzi voleva un altro allenatore, a quanto s’è capito. Quindi si naviga a vista ed è esattamente quello che non volevamo, dopo aver parlato per mesi dell’importanza della programmazione”

Gino: “L’unica cosa che non andava fatta era ritrovarsi di nuovo a metà giugno senza sapere di che morte si morirà”

Ampelio: “Com’è successo l’anno scorso, quello prima, quello prima ecc. Ma attualmente l’ipotesi più probabile sul futuro della Robur?”

Gino: “A ora che finisci i soldi. Penso che iscriversi s’iscriva, bisogna vedere dopo”

Aldo: “Io penso che due spicci li trova e si fa un campionato così”

Pilade: “Sperando di salvarsi, considerando che tanto in Serie C regna solo l’improvvisazione e sperando che ci siano le solite due o tre squadre che falliscano. Se non siamo noi, magari ci va bene”

Ampelio: “Mors tua vita mea

Gino: “In tutto questo ci sarebbe anche il discorso delle strutture e dei campi d’allenamento…”

Pilade: “Il problema è che in questo discorso un ruolo importante lo gioca anche l’amministrazione. Ma se già sei in rotta con loro come pensi di fare? Già di suo, l’ amministrazione non ha alcun interesse nel Siena, a parte quando c’è da salire su un palco. Basta vedere che gli sforzi fatti da Pizzarotti a Parma per salvare la squadra sono stati cento volte superiori a quelli che ha intrapreso il Valentini l’anno scorso. Un’amministrazione comunale può fare molte cose per la società sportiva della città”

Gino: “Si ma per trovare certe strutture toccherà a Ponte, più che al sindaco, attivarsi per tempo”

Pilade: “Ma non sarà mai solo una questione solo della società. Un’amministrazione dovrebbe mediare queste situazioni, come succede in ogni parte d’Italia. Tranne che qui

Gino: “Non è possibile continuare a dipendere dalla politica nel 2015 per fare sport”

Pilade: “Sono d’accordo, ma non ti può neanche mettere i paletti. Negli ultimi trent’anni non è stato fatto niente per dotare la Robur dei campi d’allenamento”

Gino: “Però si torna sempre lì, con tutti i soldi che c’erano potevi comprare un Tudor di meno e fare un campo allenamenti in più”

Pilade: “Ma perché non davano i permessi per costruire i campi all’Acqua Calda quando è stato chiesto? Perché si preferiva che il Siena si allenasse a Colle e non avesse un campo d’allenamento. Questa è politica. Quando dici no a tutto dovresti perlomeno impegnarti nel proporre delle alternative. Valentini disse che Ponte si doveva impegnare a costruire i campi a Taverne, Ponte ha detto che metà impegno finanziario poteva prenderlo. L’Asta gli ha detto di no, però era anche difficile che l’attuale società, che non ha nessuna colpa su quello che è successo prima, potesse impegnarsi al 100% nel costruire quei campi. Anche lì le colpe se le dovrebbe assumere il Pd, per aver permesso quello scempio

omini panem 2

Mens Sana e Campari

Gino: “La Mens Sana intanto ha altri pensieri”

Aldo: “Ho guardato le Doa, le normative per il campionato di A2. Direi stupisce che subito nel primo capitolo ci sia una normativa per le polisportive

Gino: “Semmai non è fatta apposta”

Aldo: “Niente di grave, praticamente dice che se la polisportiva vuole creare una sezione distaccata basta che ci sia una dichiarazione intenti di chiusura della sezione ordinaria, con dei paletti. Per esempio che per almeno cinque stagioni non puoi trasferirti di sede. I punti chiave sono la trasformazione in società di capitali e la fideiussione. Entro il primo di luglio devono comunicare alla Fip che hai costituito la società di capitali, nel dettaglio deve essere una ‘società dilettantesca a responsabilità limitata’ con capitale sociale di almeno 45.000 euro. Contestualmente devono versare entro il 9 luglio 70.000 di fideiussione come garanzia

Gino: “Messa lì apposta perché ormai ne saltano tre o quattro ogni anno”

Aldo: “Quindi prima di cominciare devi tirare subito fuori i quattrini per un minimo di 115.000 euro

Pilade: “E chi li mette questi soldi?”

Aldo: “Eh. La Polisportiva ce l’ha? Non lo so”

Gino: “Ricci a margine della vittoria di Forlì disse che erano in ballo accordi con gli sponsor. Ma che erano ancora alle chiacchiere iniziali perché tutti volevano aspettare di vedere se la Mens Sana fosse riuscita ad andare di sopra”

Aldo: “Ah, e in più ci sono le spese per l’obbligo della ripresa televisiva. Pochi soldi eh, ma è obbligatorio cablare il palazzetto con un servizio che ti viene a costare 15.000 euro in un anno divisi in tre rate. Spicci, ma che devi comunque mettere in previsione di spendere. Non so se la Polisportiva si può permettere di essere al 100% proprietaria delle quote di una nuova società”

Gino: “Anche perché le uniche voci che girano sono sugli sponsor, non su eventuali soci. Quindi anche lì boh, forse hanno davvero intenzione di tenere tutte le quote”

Aldo: “Ah e poi c’è il fatto che va ricostruito il settore giovanile, perché la Mens Sana deve prendere parte a quattro campionati diversi. E c’è l’obbligo di avere tre under 22 a roster. Però ecco, entro il primo luglio devi avere in mano una società, con consiglio d’amministrazione e tutte le cariche. Quindi va bene parlare dell’allenatore e di chi prendiamo, però c’è bisogno di fare una società prima”.

Ampelio: “Si spera ci sia qualcuno che guarda l’aspetto tecnico e qualcuno che guarda quello societario”

Aldo: “Ma io spero l’abbiano già fatto. Però qui siamo più freschi rispetto al Siena, sono passati pochi giorni dall’ultima partita”

mecacci marrugo

Ampelio: “Il doppio salto di categoria in una volta è un bene o un male? Considerando che ci vogliono ancora più soldi”

Aldo: “Ma meno male c’è stato

Pilade: “Sarebbe stato drammatico altrimenti”

Aldo: “Almeno così c’è la possibilità di non stare nella palude della pallacanestro. Il punto è semmai che non si può pensare di vincere il prossimo anno, devi programmare”

Gino: “Anche perché dovresti prima riuscire a reggerti su qualcosa di più stabile per tentare l’ultimo grande salto. La concorrenza nelle zone alte dell’A2 è spietata”

Aldo: “Servono programmi triennali e sponsor triennali

Gino: “In tutto questo però nelle Doa non hai trovato tracce del discorso che l’organigramma della nuova sezione distaccata debba ricalcare quello della Polisportiva? Quindi con Ricci presidente anche lì

Aldo: “No. Non c’è scritto”

Gino: “Però nell’incontro coi tifosi di qualche mese fa Ricci ci calcò molto la mano, dicendo che non c’erano alternative e che l’imponeva la Fip. Per il resto la sezione distaccata dovrebbe essere già a buono punto. Diciamo che da quest’estate capiremo cosa possiamo fare da grande, in base a quanti soldi riusciamo a racimolare da sponsor e affini. Certo non dover ricostruire daccapo un settore giovanile intero che già avevi sarebbe stato meglio

Aldo: “Ah, bentornato Catalani! Questa è già un’ottima notizia, anche perché se viene non penso sia per fare le cose a caso”

Gino: “Eh no, deve riaprire una foresteria per esempio, anche lì sono soldi. Però già col fatto che chiami lui vuol dire che hai discrete intenzioni”

Aldo: “Ripeto, per me la Mens Sana deve trovare uno sponsor di tre anni, devo sapere da qui a tre anni quanti soldi posso spendere

Gino: “Mi pare un ambiente più tranquillo rispetto a quello del Siena attualmente. Ci saremmo risparmiati volentieri la storia tragicomica dell’asta dei trofei semmai

Aldo: “Tanto ormai ne hanno parlato già tutti, evidentemente non interessa stare dietro al passato, nemmeno per dieci euro”

Gino: “Diciamo che i Goliardi che ti regalano le coppa non è la migliore delle figure”

Gino: “Vabbè quindi un sunto finale?”

Ampelio: “Semplicemente tutto quello che abbiamo detto, che stiamo dicendo e che diremo nei prossimi mesi, puntualmente non è stato e non sarà la strada che verrà scelta

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

E quindi uscimmo a riveder le stelle

“Il rammarico è di aver dominato il nostro campionato, fatto le finali di Coppa Italia, per poi rimanere a mani vuote”.

Questo pezzo lo voglio cominciare con le parole di coach Paternoster, l’allenatore della squadra che ritorna a casa senza aver staccato il biglietto per l’A2, vittima di questa formula insensata della Final Four di Serie B. Voglio cominciare così perchè poteva esserci la Mens Sana su quella sponda e perchè come prima cosa vanno riconosciuti i meriti agli sconfitti. Per ricordare che probabilmente mai come in questo caso la distanza tra il trionfo e la sconfitta sia minima. Penso sia ingiusto giudicare una stagione, un’annata intera fatta di sudore e fatica, da una singola partita; ma è anche vero che ad agosto siamo partiti con un obiettivo in testa, dichiarato e annunciato a gran voce. L’unica cosa che contava davvero: la promozione.

E questo obiettivo è arrivato.

L'abbraccio di Marruganti e Mecacci a fine partita
L’abbraccio di Marruganti e Mecacci a fine partita

L’invasione dopo il fischio finale racconta meglio di tante parole la sensazione di liberazione dopo mesi drammatici. C’era la voglia di festeggiare, di lasciarsi alle spalle il periodo più nero della storia della Mens Sana, di urlare la propria gioia. C’erano le lacrime e c’erano gli abbracci agli eroi di questa stagione, un gruppo formatosi dal nulla quest’estate, che non aveva (quasi) nessun trascorso assieme e che al primo tentativo è riuscito a centrare il bersaglio grosso. Essendo partiti con le luci puntate addosso fin dal primo giorno forse anche noi stessi abbiamo sottovalutato la difficoltà di vincere un campionato al primo tentativo. La Mens Sana ha potuto dispiegare risorse che molte società di Serie B non possono neanche sognarsi ma vincere subito è più facile a dirsi che a farsi. Come ho detto sopra, il lavoro di questo gruppo verrà, ingiustamente, giudicato solo per l’ultima vittoria ma questa vittoria ha radici lontane.

Questa vittoria è frutto della sconfitta in Coppa Italia, quando i quaranta minuti di zona di Cento hanno esposto tutti i limiti della squadra nell’attaccarla. Dopo l’eliminazione il lavoro fatto in palestra per limare questo punto debole ha permesso ai biancoverdi di attaccare la zona di Agropoli alla perfezione. Questa vittoria è frutto degli inizi shock che hanno contraddistinto la Mens Sana dei primi mesi, un altro aspetto su cui si è lavorato a lungo per permettere ai giocatori di scendere in campo domenica con la faccia giusta e con la concentrazione al massimo, nonostante gli spettri della partita contro la Fortitudo. Questa vittoria è frutto delle insicurezze che Ondo Mengue, Paci e Sergio mostravano appena arrivati in Viale Sclavo; insicurezze su cui Mecacci ha lavorato dal primo giorno, permettendo a Paci di guadagnarsi il quintetto, a Ondo Mengue di diventare il sesto uomo nella partita più importante dell’anno e a Sergio di risultare l’ago della bilancia nella stessa partita.

È ingiusto giudicare una stagione da una singola partita, perchè alle spalle c’è un trascorso e un vissuto pesante che alla fine ha fatto la differenza ed è risultato decisivo proprio in quella partita.

Adesso godiamoci la festa, consapevoli del fatto che questa sarà un’altra lunga estate, di cui ancora sappiamo poco e niente ma in cui ci dovremo muovere velocemente. Un’estate in cui trovare nuove risorse e in cui gli avversari hanno già cominciato a far intendere le proprie intenzioni (la Fortitudo ha appena annunciato un budget da un milione e seicentomila euro). Sarà un’estate di decisioni importanti e in cui pianificare un futuro che quest’anno è stato sacrificato dall’immediatezza dell’obiettivo da raggiungere.

Ci ritorneremo su tutto questo, adesso però godiamoci un altro grande successo dello sport senese in questa stagione, assieme alla promozione della Robur.

Alla prossima.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather