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L’uomo giusto al posto giusto

Era metà Luglio quando con Alessandro Ramagli avemmo la prima lunga chiacchierata. Nelle sue parole si trovavano già quelli che sarebbero stati elementi della stagione che ancora doveva iniziare, soprattutto quando parlava di un programma/scommessa. Una scommessa che sapeva essere rischiosa ma che abbracciò per la volontà di venire a Siena, per quello che questa società rappresentava. A distanza di mesi da quelle parole ne sono successe di tutti i colori; con una società a un passo dal baratro sarebbe stato comprensibile trovare una persona che perlomeno rimpiangesse la scelta ‘di pancia‘ fatta in estate (come lui stesso la definì).

Invece ho trovato un coach forse ancora più motivato a fare bene, nonostante la valanga di notizie terrificanti ricevute negli ultimi tempi e la quantità di pressioni con cui ha dovuto fare i conti. Vedendola dall’esterno ho passato settimane a chiedermi come avesse fatto a tenere sotto controllo la squadra: nonostante voci, rumors, mercato in fibrillazione, stipendi in ritardo la Mens Sana ha vacillato ma non è mai crollata, come ci si poteva umanamente aspettare. È questo che mi ha spinto nel suo ufficio per una lunga intervista che alla fine ruota su un solo grande punto interrogativo: come diavolo ci è riuscito?

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Sono passati otto mesi da quella prima conferenza stampa in cui confessASTI di aver voluto fortemente venire a Siena. In questi otto mesi è successo di tutto, qual è il Tuo bilancio fino ad ora?

“Il mio bilancio è sintetizzato dalla nostra situazione attuale, non tanto sportiva quanto generale. Di fatto sono arrivate al capezzale di questa istituzione talmente tante persone, che non necessariamente hanno un nome e un cognome altisonante, da far capire come la Mens Sana sia nel cuore della città. Non mi ricordo un altro moto spontaneo di queste dimensioni da altre parti che abbia portato al salvataggio di un club. Questo secondo me è la giusta sintesi di quello che al tempo mi dette una spinta in più per accettare di entrare a far parte della Mens Sana”.

Nel soccorso dato alla società haI rivisto i motivi che TI hanno spintO qui?

“Assolutamente si. Finché la vedi dal di fuori ti dicono ‘la Mens Sana è una fede, una passione, la diciottesima contrada’ eccetera. Ci credi, magari lo vedi anche da avversario, ma quando ci sei personalmente avverti un’altra storia. Il modo in cui la gente si è stretta intorno a noi, anche mettendosi le mani in tasca, è stato qualcosa che altrove non sarebbe mai successo”.

A fronte di una stagione che sta andando oggettivamente molto bene c’è stato un singolo momento in cui haI pensato ‘Ok, siamo sulla buona strada, possiamo toglierci delle soddisfazioni’?

“Siamo talmente pazzi che non c’è mai stato un momento in cui abbiamo potuto programmare la nostra stagione. In realtà abbiamo sempre vissuto alla giornata e questa è stata la nostra forza. Certo se dovessi tornare indietro di qualche settimana credo che le tre vittorie consecutive all’inizio del girone di ritorno, anche per il modo in cui sono arrivate, a Latina a Casale e a Reggio Calabria abbiano un po’ svoltato la stagione. Ci hanno proiettato in una zona di classifica che onestamente non pensavamo ci potesse appartenere”.

Fin da inizio stagione avevI detto ‘Se arriviamo in fondo come siamo adesso sarà un fallimento’. Adesso i miglioramenti di giocatori come Bryant, Cucci e Bucarelli, solo per citarne alcuni, sono sotto gli occhi di tutti. Come haI fatto col suo staff tecnico a concretizzare simili passi avanti nel gioco dei singoli giocatori?

“Sia Mecacci che Monciatti mi hanno sempre detto che se noi avessimo puntato l’attenzione sul loro miglioramento, invece che sul raggiungimento di un risultato sportivo, probabilmente avremmo messo nelle loro mani qualcosa di tangibile e fruibile immediatamente. Poi secondo me è più cresciuta la squadra di quanto non siano cresciuti i singoli, credo infatti che ci sarà anche lavoro per il futuro. Secondo me ci sono margini significativi per alcuni giocatori, che poi si rifletteranno sulla crescita della squadra”.

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A questo riguardo qual è il giocatore col maggior potenziale inespresso?

“Secondo me tutti hanno del potenziale, ma è chiaro che più sei giovane e più hai cose da imparare e fieno da mettere in cascina. In questo momento abbiamo nel roster due giocatori del ’98, è chiaro che sono due giocatori diversamente interessanti, uno per la sua solidità, l’altro per il suo talento. Sono due giocatori sui quali è stato fatto un investimento significativo da tutta la Mens Sana e quindi mi riferisco soprattutto a loro due. Bucarelli e Masciarelli sono due ragazzi talmente giovani che hanno davvero tanto futuro davanti a loro, hanno le potenzialità per fare una crescita significativa. Poi a scendere tutti gli altri, parlando di chi ha una carta d’identità meno verde”.

Siamo vicini al termine della regular season e tra le squadre passate per Viale Sclavo non ce ne sono molte che giochino un basket più bello di quello della Mens Sana. Come si arriva a questo livello partendo da una base di talento che non è certo eccelsa?

“Non so se siamo una squadra che gioca bene. È vero però che abbiamo cercato di trasformare i disequilibri che c’erano all’interno del nostro roster, legati al modo in cui i giocatori potevano stare insieme sul campo, e abbiamo cercato di farli diventare equilibri. Lo abbiamo fatto anche cambiando in modo particolare la struttura della squadra. Penso ad esempio a Borsato che parte playmaker o Bryant che viene usato da point scorer e da killer, tutte una serie di cose che hanno cambiato la fisionomia della squadra. Credo infatti che una squadra giochi bene a pallacanestro quando al suo interno si stabiliscono degli equilibri. Noi pezzo per pezzo abbiamo chiesto ai giocatori di fare delle cose che erano molto inclini alle loro caratteristiche, ma che messi assieme nello stesso momento avremmo fatto fatica a chiedergli. Far diventare Roberts un creatore di gioco, far diventare Borsato un equilibratore, far diventare Bryant un finalizzatore in modo quasi strutturale ha dato alla squadra degli equilibri”.

Negli ultimi due mesi ha dovuto avere a che fare con una situazione extra parquet molto complicata. Qual è stato il Tuo primo pensiero quando le notizie al riguardo sono iniziate a filtrare?

“Il primo pensiero è stato ‘speriamo che tutto questo possa non avere un’influenza diretta su quello che accade in campo’. Perché poi noi viviamo quotidianamente il campo e nel momento in cui questo viene inficiato da quello che accade attorno diventa molto frustrante. La speranza era che nonostante tutto la squadra non ricevesse un effetto troppo negativo. Direi che fortunatamente fino ad oggi tutti abbiano contribuito affinché questo accadesse il meno possibile e direi che l’andamento del girone di ritorno lo dimostra”.

Come si gestisce una squadra in una situazione simile? È facile a quel punto perdere il controllo, come haI fatto a tenere insieme i pezzi?

“Perché abbiamo tirato la rete che avevamo buttato in acqua il 20 di Agosto. Se da quel giorno fino all’inizio di Febbraio, quando la situazione ha preso quella piega, avessimo seminato male probabilmente al momento di tirare su la rete non avremmo trovato niente. Invece abbiamo seminato bene, in termini tecnici, in termini di rapporti umani, in termini di serietà e onestà e questo fa si che quando la situazione diventa difficile è più probabile che tutti facciano un passo avanti, invece di uno indietro. Ma questa cosa è figlia di quello che è accaduto dall’inizio della stagione fino a quando sono iniziati i problemi”.

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21 Febbraio, partita a Tortona, brutta sconfitta seguita a un periodo di profonde incertezze. RientrI in spogliatoio e cosa dicI alla squadra?

“Gli ho detto che noi in quel periodo eravamo i migliori sponsor di noi stessi. In una situazione come quella era molto facile dare un’immagine di arrendevolezza e rinuncia, molto meno facile darne una di solidità e voglia di stare insieme. Ma la prima cosa sarebbe stata una pessima pubblicità per noi stessi, invece coesione e stare insieme avrebbe fatto un altro effetto. Quindi anche di fronte a delle oggettive difficoltà, perché in quel periodo lottavamo anche con gli infortuni, alla fine hanno trovato la forza per fare la partita con Agrigento, che è stata un po’ la chiave di volta decisiva per mettere la parola fine al discorso salvezza”.

È stato il momento più complicato DELLA STAGIONE?

“Si, perché quando abbiamo perso due partite di fila all’andata a Omegna e con Tortona era molto difficile, ma non ce ne siamo nemmeno resi troppo conto. Eravamo nuovi di zecca e stavamo pensando alle nostre cose, a come stare in campo, questo ci ha tolto i pensieri di quello che poteva diventare un periodo negativo. Invece le due sconfitte a Tortona e con Omegna sono state più complicate perché si inserivano in un momento particolare della società e della squadra, era la prima volta che eravamo davvero alle corde. Avevamo bisogno di metterci i guantoni davanti alla faccia, prendere due botte, cercando di farci meno male possibile”.

HaI avuto dei contatti finora con la nuova proprietà?

“Molto marginali. Anche la nuova proprietà è espressione di tutte le persone che si sono messe le mani in tasca, immagino quindi quanto sia complicato anche per loro avere a che fare con la gestione ordinaria di una società come questa. Mi sembrano talmente assorbiti dal compito che, al di là dell’ovvia conoscenza, non abbiamo avuto molte occasioni per avere rapporti più dettagliati. Li vediamo assorbiti da queste carte, ma rappresentano una novità con cui ancora non abbiamo preso un contatto diretto e profondo”.

La stagione era partita puntando ufficialmente a una salvezza tranquilla, salvo ritrovarsi ora nelle zone alte della classifica. Te lo aspettavi?

“Secondo me abbiamo offerto alla piazza un obiettivo reale, cioè la salvezza non era un modo di proporre un obiettivo sottodimensionato facilmente raggiungibile. C’erano motivi: una squadra nuova, uno staff nuovo e un campionato completamente nuovo, quindi capirne i picchi in positivo e in negativo era molto difficile. Però di fatto in quella zona di classifica non ci siamo mai stati, questo mi fa pensare che la bontà dei giocatori, quello che abbiamo fatto, il modo in cui siamo cresciuti ci hanno permesso di stare in una dimensione leggermente superiore. Com’è giusto che sia in una programmazione seria cambi obiettivo una volta raggiunto il precedente, noi abbiamo fatto così. Dopo la vittoria ad Agropoli, quando si è aperta la prospettiva di entrare nei playoff abbiamo giustamente alzato l’asticella, individuando un obiettivo difficile ma raggiungibile”.

Cosa ti aspetti da questo rush finale?

“Mi aspetto difficoltà perché questa è una squadra dove ci sono tanti giocatori che una stagione così lunga da protagonisti non l’hanno mai giocata. Mi aspetto le difficoltà del caso, quando fai una cosa nuova hai l’entusiasmo di farla ma ti misuri con qualcosa che richiede uno sforzo fisico e mentale, stare sul pezzo per nove mesi non è come fare una stagione di cinque mesi. Questa è una cosa che dovremo sperimentare tutti insieme, cercando noi più vecchi di far capire quali sono le cose giuste, di proporre dei carichi che siano adatti a una squadra con pochi effettivi e quindi con alle spalle una richiesta fisica importante, provando a usare l’arma dell’entusiasmo per divertirci il più possibile nella parte finale della stagione”.

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E se fosse la svolta?

La partita contro Scafati è stata senza troppi dubbi la migliore giocata dalla Mens Sana fino ad ora. Il che è particolarmente curioso, visto che la squadra di Ramagli è arrivata alla fine con un drammatico 1/17 da tre punti. Eppure anche per questo la creatura dell’allenatore livornese sembra sempre più vicina a quelli che erano i piani originali dello staff tecnico in estate: una squadra che in attacco fa quel che può ma in difesa frantuma sogni e speranze degli avversari.

Voce del verbo "frantumare"
Voce del verbo “frantumare”

Cambiamenti

Dall’ultima volta che ne avevamo parlato sono cambiate un po’ di cose: per primo il cambio di quintetto, che ha funzionato un po’ a fasi alterne ma in definitiva sembra aver dato una parvenza di equilibrio ai biancoverdi. Soprattutto sembra aver sistemato i problemi di approccio alla partita, se è vero che anche contro la Givova abbiamo visto una squadra che aggrediva l’avversario fin dalla palla a due.

Il cambiamento più importante però è senza dubbio la crescita dei giocatori rispetto a quelli arrivati a inizio anno. Non si parla certo di miracoli ma è evidente che ogni biancoverde sembra più a suo agio nel proprio ruolo: Cucci ha trovato una sua dimensione difensiva che lo rende imprescindibile, Bryant pare più sotto controllo e perlomeno prova a cercare le soluzioni migliori, Roberts ha aggiunto una dimensione di costruttore di gioco inaspettata, Bucarelli si sta guadagnando ogni singolo minuto in campo.

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Da qui a dire che la strada è in discesa e che il più è fatto che ne vuole. Sicuramente ci sono bei segnali che fanno pensare che il cammino intrapreso sia quello giusto. Tra questo il graduale recupero di DiLiegro, che continua per sua stessa ammissione a giocare sul dolore (“ci sono giorni buoni e giorni meno buoni, ma il dolore c’è sempre“) ma che nelle ultime sei partite sta viaggiando in doppia doppia di media (14+10). Anche difensivamente il suo rendimento sta salendo, se a inizio anno era un problema serio adesso tra gli aggiustamenti operati da Ramagli e il suo recupero la musica è cambiata.

Mani addosso

Anche Perdichizzi nel post partita ha sottolineato la difficoltà nell’esprimere un gioco fluido contro una difesa come quella della Mens Sana, che ti costringe continuamente ad adattarti alla sua fisicità e ti porta fuori dai tuoi binari.

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A proposito di deragliamenti

Il modo in cui la Mens Sana ha chiuso ogni singola penetrazione degli avversari fa pensare che sia passata una vita dalla partita d’andata, quando Mayo fece praticamente tutto quello che voleva. Sabato invece ha sempre trovato mani, braccia e corpi tra sé e il canestro che l’hanno frenato, rallentato e confuso.

Guardate da dove parte Cucci per portare l'aiuto sulla penetrazione di Mayo
Guardate da dove parte Cucci per portare l’aiuto sulla penetrazione di Mayo

È questo l’atteggiamento con cui deve giocare la Mens Sana: provando a dar fastidio in ogni singola azione, rallentando gli ingranaggi dell’avversario fino a farlo andare fuori giri. Al resto ci ha pensato una prova maiuscola sotto i tabelloni, dove con 22 punti realizzati su seconde possibilità i biancoverdi hanno scavato un solco.

Non è la prima volta che vediamo una simile intensità o aggressività, è però la prima volta che la vediamo così ben spalmata sui 40 minuti. Ancora lontani da una costanza di rendimento certo, ma sicuramente in crescita rispetto agli scorsi mesi.

E quindi?

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E quindi predichiamo pazienza. La partita contro Scafati ha lanciato ottimi segnali ma è giusto anche tenere i piedi per terra; per esempio ricordando le tante possibilità sprecata anche dalla Givova su tiri puliti, o come il secondo fallo di Mayo nel secondo quarto abbia permesso alla Mens Sana di piazzare un break importante. Piccoli dettagli che hanno comunque pesato nel computo finale.

La Mens Sana è ancora lontana dall’aver trovato un equilibrio stabile e duraturo, però nelle ultime uscite sta facendo intravedere il potenziale perlomeno per far divertire il proprio pubblico. In un campionato così equilibrato e in cui basta così poco per ritrovarsi all’inferno o in paradiso è sempre meglio tenere la guardia alta.

P.S.

L’ultima settimana è stata un vero e proprio delirio di commenti riguardanti le indiscrezioni sulla possibile revoca degli scudetti. Chiunque ha sentito la necessità di dire la sua al riguardo (Rudolph t’ho voluto bene per quel coast to coast ai tempi, ma a volte respirare prima di scrivere è meglio) e alla fine ne è venuto fuori un quadro di una tristezza desolante. Tra attacchi, difese, comunicati l’unica cosa sicura è che la percezione degli ultimi dieci anni rimarrà per sempre quella di una squadra che ha vinto soltanto grazie a un sistema criminale, a prescindere da come tutta questa storia andrà a finire. Perché si sa come funzionano queste cose: una volta che il fango è stato lanciato non c’è più verso di toglierselo di dosso.

Forse è la giusta punizione per aver permesso che certe cose accadessero senza mai porsi domande, per non aver avuto il minimo sussulto finché non è stato troppo tardi. Questo accanimento però probabilmente è troppo, soprattutto per un movimento che attacca a testa bassa senza però porsi la minima domanda su come si fosse giunti a quel punto. Per il Bonicciolli di turno è probabilmente più facile uscirsene con un “ci ho rimesso una Coppa Italia” che con domande come “Ma quelli che dovevano controllare dov’erano?“.

Sarebbe anche simpatico se la politica locale battesse un colpo, soprattutto dopo anni in cui si è fatta grande con lo sport senese senza effettivamente fare alcunché per esso. Perché ai tempi delle foto e delle dichiarazioni post vittorie i virgolettati si trovavano sempre facilmente, ora è un po’ più difficile.

Sempre più amaramente, alla prossima.

I tempi andati
I tempi andati
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Tre indizi

120 minuti giocati nella stagione della Mens Sana.

Pochi per avere un’idea chiara e definita di cosa ci aspetta in questo campionato, abbastanza però per poter intravedere quali sono i punti di forza e quelli su cui lavorare. Tre partite o indizi che non fanno ancora una prova ma che ci hanno consegnato alcuni spunti di riflessione:

  • Roberts sta recuperando fisicamente, ma già ora pare fuori categoria. Resta il dubbio su quanto riuscirà a essere costante nell’arco della stagione.
  • Diliegro ha mani e movimenti che pochi pivot in questa categoria possono sfoggiare, la mobilità post infortunio però lo limita molto, soprattutto in difesa.
  • Borsato è essenziale per le tante piccole cose che fa nella partita, oltre a segnare quei tiri spesso fondamentali.
  • Bryant deve capire qual è il giusto equilibrio tra il guidare l’attacco e sfondare un muro difensivo a craniate.
  • Tra i giovani nel roster Cucci è quello che si è fatto trovare più pronto, vuoi per i problemi di Diliegro, vuoi perché difensivamente è un fattore.

Sono pochi spunti raccolti alla rinfusa, a cui si potrebbero aggiungere molti altri, e che possono essere messi in discussione già dalla prossima partita, dato il campione ridotto di gare su cui si basano. Soprattutto sono aspetti che andranno messi alla prova quando arriveranno quelle inevitabili difficoltà che durante una stagione si presentano sempre.

L’ATTACCO

Entrando più nel dettaglio possiamo dire che in questo primo scorcio di stagione la Mens Sana ha fatto vedere lampi di ottimo basket in attacco. Esempi di buona circolazione di palla, di solito in corrispondenza di momenti in cui erano presenti in campo molti elementi della panchina; non perché la presenza degli americani o il quintetto di partenza impediscano un corretto movimento del pallone, ma perché in assenza dei suddetti è ancora più importante ridurre al minimo i palleggi affinché si creino dei vantaggi da sfruttare.

Il concetto dell'importanza di Borsato di cui sopra
Il concetto dell’importanza di Borsato di cui sopra

In questo caso per esempio con un semplice blocco i biancoverdi sono riusciti a liberare spazio per la tripla di Borsato, complice anche una disattenzione del difensore che si aspettava il taglio.

Passaggi, non palleggi. Passaggi, non palleggi.
Passaggi, non palleggi. Passaggi, non palleggi.

Ancora nella partita contro Scafati e ancora con in campo il trio Borsato-Cacace-Bucarelli abbiamo visto probabilmente una delle migliori azioni offensive di queste tre partite. Tre palleggi e sei passaggi tra Cacace, Diliegro e Bucarelli hanno formato un triangolo quasi perfetto, il tutto per liberare il tiro da tre di quest’ultimo, costruito con metri di spazio.

Qualche esempio di buoni attacchi costruiti con pazienza e facendo girare la palla, ribaltando il lato e sfruttando i vantaggi che venivano costruiti. Fondamenta su cui provare a costruire qualcosa di solido, soprattutto quando verranno messe a dura prova da difese che si adegueranno sempre di più alle caratteristiche dei biancoverdi.

TRANSIZIONE DIFENSIVA

Se poi voltiamo lo sguardo dall’altra parte del campo vediamo altre buone notizie: attualmente la Mens Sana è la sesta difesa del suo girone con 71.3 punti subiti di media a riprova di quello che diceva Ramagli in pre-stagione, ovvero che questa è una squadra che dovrà fare la differenza nella propria metà campo. Certo che la condizione fisica ancora non eccellente di alcuni giocatori non permette di poter difendere al meglio in ogni circostanza. Per esempio in queste prime partite abbiamo visto come la transizione difensiva possa essere un problema. Un problema che per esempio non emerge contro squadre come Casale che giocano a ritmi non elevati e che corrono poco, ma che contro Scafati è emerso di frequente.

Ouch
Ouch

Qui sopra vediamo una situazione di transizione di Scafati che parte da rimbalzo difensivo, cioè quando dovrebbe essere più controllabile rispetto a una palla persa. Eppure con un semplice blocco e cambiando lato al pallone la Givova è riuscita a costruire un tiro da tre pulito e piedi per terra.

Correre: bene. Correre senza riflettere: meno bene.
Correre: bene. Correre senza riflettere: meno bene.

In questo caso invece la Mens Sana era riuscita a scatenare un contropiede avversario da una propria transizione offensiva. Dopo aver preso un tiro fuori equilibrio e con l’uomo in faccia infatti Roberts si attarda sulla linea di fondo, mentre il suo marcatore sprinta in attacco, causando un 2vs2 che si trasforma in un 1vs0 quando passa alle spalle di Bryant. Inutile dire che contro squadre che corrono così tanto e così bene è essenziale che ciascun giocatore recuperi la posizione difensiva il più velocemente possibile.

Mayo nella sua miglior interpretazione di "Prova a prendermi"
Mayo nella sua miglior interpretazione di “Prova a prendermi”

Qui sopra invece quello che sembrava un tranquillo rientro difensivo si trasforma improvvisamente in una situazione d’emergenza grazie a un’accelerazione di Mayo. Il risultato finale è un fallo e canestro provocato ancora una volta da una disattenzione del singolo, in questo caso Bryant non solo non riesce a contenere la penetrazione di Mayo (non facilissimo a onor del vero), ma ancor più grave rimane fermo a guardare sotto canestro dopo che Mayo ha passato la palla. Il recupero successivo è troppo tardivo per poter essere efficace, nel frattempo Udom era uscito in marcatura su Mayo liberando il suo uomo sotto canestro e creando un altro vantaggio per Scafati. Sono tutte piccole situazioni che nel computo finale della partita hanno avuto un peso specifico importante, soprattutto perché provengono da errori evitabili e di superficialità. È anche vero però che la transizione difensiva è uno degli aspetti più complicati da allenare, visto che si tratta quasi sempre di una situazione d’emergenza in cui l’attacco può sfruttare un vantaggio marcato.

LA DIFESA DEL PICK AND ROLL

Più complicata al momento pare la gestione difensiva del pick and roll degli avversari, che ha spesso provocato grattacapi ingenti a partire da disattenzioni. Come per esempio nell’ultima partita contro Casale, squadra quadrata che sa benissimo come attaccare al meglio per provocare il maggior numero di danni agli avversari.

Grossi no
Grossi no

Qua sopra vediamo un pick and roll con Ranuzzi che difende sul palleggiatore. L’errore è del capitano biancoverde, che sul blocco passa dietro al palleggiatore, di fatto mettendosi alla sua mercé. Da quella posizione infatti non può né prevenirne la penetrazione né impedire l’eventuale passaggio per il bloccante, che infatti arriva puntuale generando un tiro dalla media completamente smarcato.

Bene su un blocco, malino sul secondo
Bene su un blocco, malino sul secondo

Anche a Scafati c’erano state situazioni al limite. Per esempio in questo caso Borsato passa sopra il primo blocco di Simmons, che riblocca, questa volta generando il vantaggio che Mayo è bravo (molto bravo, va detto) a sfruttare. Marini è costretto a chiudere la penetrazione del numero 16, ma l’aiuto dal lato debole di Cucci sul taglio di Simmons arriva con quel secondo di ritardo che è fatale. Pochi dettagli, ancora una volta decisivi tra una buona difesa e un canestro subito.

In tre su Mayo, troppa grazia
In tre su Mayo, troppa grazia

In quest’altro frangente invece il blocco di Baldassarre apre la strada alla penetrazione di Mayo, su cui vanno a chiudere tre biancoverdi. A questo punto Mayo ha fin troppo vita facile nel riaprire per la tripla dall’angolo del compagno. Anche qui è questione di dettagli: Cucci fa un mezzo passo di troppo verso Baldassarre e ciò spalanca la strada verso il canestro per Mayo; a questo punto Marini è costretto ad aiutare, lasciando libero il suo uomo, e la tripla è servita.

Un errore non fa una prova, anche perché Cucci si è dimostrato uno dei migliori interpreti difensivi a disposizione di Ramagli. In certi frangenti meglio di Diliegro, i cui problemi fisici ancora ne limitano la mobilità laterale quando si tratta di difendere certe situazioni. È apparso evidente contro Casale, quando le sue condizioni erano particolarmente critiche, a detta dello stesso coach.

Bene lo show, meno bene il recupero
1) Bene lo show, meno bene il recupero

Contro la squadra di Ramondino in almeno due occasioni il recupero troppo lento di Diliegro sul proprio uomo dopo il blocco ha causato tiri puliti degli avversari.

2) Bene lo show, meno bene il recupero
2) Bene lo show, meno bene il recupero

Qui sopra Ranuzzi è costretto ad aiutare in area sul recupero di Fall, liberando la tripla in angolo. Praticamente la stessa identica situazione dell’azione precedente. Ancora, piccoli dettagli che costano tre punti, piccoli dettagli essenziali.

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“L’avrò chiuso il gas? … Oh ma che fa tira??!

Anche Latina ci ha dimostrato come basti una frazione di secondo di distrazione per fare la differenza tra una bella difesa e una tripla in faccia. Si ritorna al punto dell’intensità e della concentrazione, che per questa squadra devono sempre essere al massimo.

Siamo a malapena nel primo mese di campionato e quello che ho scritto qui sopra potrebbe venire stravolto e diventare inutile già nel prossimo. Certo è che per una squadra che ha un così breve vissuto assieme quello che sta facendo questa Mens Sana fa ben sperare per il futuro, anche perché sembra sempre più una squadra costruita con lucidità e logica.

Ora finiamola con questi discorsi e passiamo al vero highlight di questa prima parte di stagione, ovvero Cagnazzo che si lamenta in panchina dopo essere stato ufficialmente richiamato dagli arbitri.

Come si fa a non amarlo?
Come si fa a non amarlo?

Alla prossima.

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