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Chi l’ha visto?

Alzi la mano chi non si è mai chiesto che fine avesse fatto questo o quel calciatore dopo essere passato da Siena. Ecco io volevo proprio sapere cosa era capitato ad alcuni di questi giocatori che hanno militato con alterne fortune nella Robur. Stavolta parleremo di Nanni bomber mancato, uscito fuori dai racconti di Osvaldo Soriano, Raja Jordà puntero di scorta, giunto a Siena nell’anno della penalizzazione in Serie B e di Codrea mediano bianconero per tre stagioni.

NANNI – 25 ottobre 2005, sono già passati più di 10 anni da quando esordiva in serie A “El Pistolero” Antonio Roberto Nanni. Sembra ieri, quando il buon vecchi Gigi De Canio decise di far esordire il centravanti argentino. Nato ad Azul il 20 agosto del 1981, muove i suoi primi passi nella società dilettantistica dell’Alumni Azuleno. A 16 anni viene chiamato dal Velez Sarsfield di Buenos Aires. Dopo 4 anni nel loro settore giovanile, a 20 anni il 26 agosto 2001 debutta in prima squadra.Il suo primo goal arriva il 3 ottobre 2001 contro il Lanus. L’anno successivo riesce a ritagliarsi un posto da titolare in prima squadra e con 22 centri arriva secondo nella classifica marcatori della Primera Division. E’ proprio in quell’anno che viene soprannominato “El Pistolero”.

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Dopo il suo exploit in patria, sbarca in Europa alla Dinamo Kiev che lo acquista per 5 milioni di euro. Il debutto con la nuova squadra avviene addirittura in Champions League il 5 novembre 2003 in un match contro l’Arsenal. Ad ottobre del 2004 viene girato agli spagnoli dell’Almeria, che milita nella serie B spagnola. A fine prestito ritorna nella società ucraina. Ecco che nell’estate del 2005 le strade del centravanti argentino e quella della Robur si incontrano. Nanni arriva alla corte di De Canio in prestito durante il mercato estivo. Presentato il 14 luglio 2005, debutta con la maglia bianconera in Coppa Italia il 7 agosto 2005 nella vittoria per 2 a 1 contro la Juve Stabia. Dopo alcuni spezzoni di gara con Atalanta e Avellino, De Canio decide che è giunto il momento di farlo esordire in campionato. Il Mister lo vede bene in coppia con Enrico Chiesa (povero De Canio che abbaglio aveva preso). Debutta nella serie A italiana il 25 ottobre 2015 come titolare, nella partita contro la Fiorentina. Finirà 2 a 1 per i violacei. La domenica successiva contro il Chievo Verona entra al 19′ della ripresa, per poi essere sostituito dopo appena 5 minuti in favore di Rey Volpato. Ormai ai margini della squadra, Nanni deve fare i conti anche con la concorrenza. Infatti Bogdani sta attraversando un ottimo momento di forma riuscendo ad andare a segno con continuità. Questo per il “bomber” argentino è tutto con la maglia bianconera.

Nella sessione del mercato invernale viene spedito al Messina, dopo aver fatto ritorno a Kiev. I peloritani dopo aver ceduto Zampagna, vecchia conoscenza del Rastrello e Iliev stanno tentando di salvarsi. La situazione è però complicata e alla fine la squadra allenata da Bortolo Mutti retrocede (sarà poi riammessa in serie A dopo lo scandalo di Calciopoli). Nanni dal canto suo riesce a segnare soltanto un solo misero goal al Lecce. La stagione 2006/2007 Nanni viene parcheggiato di nuovo al Sud. Questa volta è il Crotone a credere nel calciatore. L’annata parte male e a gennaio il passaggio di testimone tra Elio Gustinetti e Guido Carboni non porta i risultati sperati. Alla fine il Crotone retrocede.

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A gennaio 2008 Nanni, dopo la deludente parentesi europea, ritorna in Argentina al Velez. Qui sembra tornare ai vecchi tempi e riesce a vincere il torneo di Clausura 2009. Nell’estate del 2009 si accasa al Cerro Porteno, squadra paraguaiana con la quale raggiungerà la semifinale di Copa Sudamericana 2009. Nel 2010 è il miglior marcatore del torneo di Clausura (Paraguay). Nel 2011 addirittura arriverà alla semifinale di Copa Libertadores. Ancora vittoria del torneo apertura 2012. Alla fine nel 2013 dopo alcuni contrasti con la società, Nanni lascia il Cerro Porteno con 59 goal in tutte le competizioni e 5° miglior marcatore della storia del club. Dopo una breve parentesi all’Atlanta nel 2013, c’è di nuovo ritorno al Velez. Nel 2016 dopo 112 presenze e 38 reti si trasferisce al Cucuta Deportivo, squadra colombiana che milita nella Primera A. Ad oggi “El pistolero” continua ancora a gonfiare le reti in colombia, senza troppi rimpianti per quello che poteva essere e non è stato.

RAFA JORDA’ – Rafael Giorda da Ruiz Assin nasce a Santa perpetua de Mogoda, vicino a Barcellona, il 1° gennaio 1984. Fin da piccolo si nota subito la sua indole di zingaro del pallone. In tre anni, a partire dalla stagione 2001/2002 gioca nelle giovanili del Damm, del Valencia nel 2002/2003 e del Numancia 2003/2004. Nel 2003/2004 esordisce tra i professionisti nel Numancia B che gioca nella 3° serie spagnola. Grazie al suo fisico imponente 1,92 cm per 80kg, si dimostra un valido attaccante per questa categoria. Dal 2005 al 2008, con alcune brevi parentesi al Club Peralta e al Benidorm, colleziona col Numancia 47 presenze e 7 reti.

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Nella stagione 2008/2009 si accasa all’Alicante. Anche qui però la sua esperienza dura poco e nell’estate del 2009 si trasferisce ai cugini dell’Hercules. Qui però le cose vanno ancora peggio e non riesce a scendere in campo nemmeno una volta. Dopo appena un anno decide di cambiare aria e questa volta si fa avanti il Levante, che disputa la Liga Spagnola. Partendo come riserva riesce comunque a racimolare 37 presenze condite da 7 reti. Al suo debutto, sabato 30 gennaio 2010, addirittura mette a segno la rete della vittoria contro il Villareal. Dopo 3 anni a Valencia, sponda Levante, il nostro Rafa viene sedotto dalle sirene dell’estremo oriente. Nella stagione 2012/2013 sbarca nel campionato cinese, la Chinese Super League, acquistato dal F.C. Guizhou Renhe di Pechino. Con 17 reti in 35 presenze diviene il miglior marcatore della squadra che riesce a portare fino al 4° posto in campionato.

BARCELONA - LEVANTE

 

Nel febbraio 2014 Rafa Jordà decide di fare ritorno verso casa e durante la strada decide di accasarsi al Siena. Dopo una buona prima parte di stagione i bianconeri perdono nel mercato di gennaio i 2/3 della prima linea. Le partenze di Giannetti e Paolucci sono vuoti difficili da colmare sopratutto per una squadra come il Siena sempre costretta ad inseguire. La Robur si mette allora alla ricerca di un centravanti a buon mercato per rimpiazzare le perdite, almeno dal punto di vista numerico. Insieme a Rafa Jorda arriva alla corte di Beretta Fabbrini dal Watford e vengono aggregati in pianta stabile alla prima squadra due giovani, Rosseti e Cappelluzzo. Rafa Jordà riuscirà ascendere in campo per 10 volte mettendo a segno 2 goal, di cui uno nell’importante pareggio in casa con l’Empoli di Sarri.

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Al termine della stagione Rafa riparte di nuovo, stavolta verso il Mar caspio, e più precisamente in direzione di Tbilisi, Georgia, patria della Dinamo. Squadra di lunga tradizione nel panorama calcistico russo, la Dinamo è la prima squadra del proprio paese. Purtroppo anche in questa esperienza Rafa raccoglie poche soddisfazioni, non riuscendo mai ad andare a segno. Voglio pensare che forse un giorno preso dalla nostalgia, Rafa senta il bisogno di ritornare alla sua Santa Perpetua raccontando la sua vita di pellegrino del pallone.

PAUL CODREA – Codrea nasce a Timisoara, cittadina rumena vicino al confine con l’Ungheria, il 4 aprile 1981. Dal 1992 fino al 1996 gioca nelle giovanili del Politehnica di Timisoara. Dopo essere andato in prestito alla Dinamo Bucarest nel 1996, esordisce tra i professioni nel 1997 nella seconda divisione rumena, sempre con il Politehnica Timisoara. Nel 1999 arriva all’ Arges Dacia Pitesti con il quale esordisce nella massima serie rumena.

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Nel 2001 viene acquistato dal Genoa che disputa la serie B. Con i grifoni gioca una stagione intera e due mezze. Nel gennaio 2003 va al Palermo, ma con i rosanero ha poche opportunità di scendere in campo. Inizia così il suo girovagare per tutto lo stivale. A gennaio 2004 va al Perugia, poi l’anno successivo è a Torino, sponda granata. Nella stagione 2005/06 ritorna al Palermo ma di nuovo trova poco spazio. Nell’estate del 2006 arriva al Siena, qui riesce a ritagliarsi un posto come mediano davanti alla difesa. Dopo 108 presenze, 2 goal e tre salvezze, nel mercato di gennaio del 2011 Codrea va in prestito al Bari. Con i biancorossi mette insieme solo 6 apparizioni. Finito il prestito, ritorna al Siena che lo mette fuori rosa. Reintegrato, sarà artefice di alcune belle prestazioni che porteranno i bianconeri fino alle semifinali della coppa Italia 2012. Il suo secondo debutto in maglia bianconera coincide con la vittoria in trasferta contro il Cagliari, il 24 novembre 2011, valevole per l’ottavo turno di coppa Italia. Scende in campo anche per il quarto turno contro il Palermo (vittoria del Siena per 6 a 4 dopo i calci di rigore). In campionato gioca la 17° giornata contro la Lazio. Anche qui vittoria, stavolta per 4 a 0. Dopo queste 3 presenze al termine della stagione rimane svincolato.

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A questo punto Paul decide di fare ritorno a casa dopo 11 anni trascorsi nel nostro paese. Il 21 luglio 2012 viene ingaggiato dal Rapid Bucarest con il quale mette insieme 11 presenze. L’ultima stagione da giocatore e quella del 2012/13 con il Timisoara, con il quale colleziona solo 2 presenze. Il 13 marzo dello stesso anno appesi gli scarpini al chiodo, viene nominato allenatore del Timisoara che guiderà dalla 5° alla 4° divisione rumena, fino al 29 novembre 20014 quando rassegna le sue dimissioni. Nel frattempo dopo un’onorata carriera in nazionale con 44 presenze e 1 rete (28 febbraio 2001 contro la Lituania) e la partecipazione ad Euro 2008, Paul il 3 marzo 2010 gioca la sua ultima partita contro Israele.

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Gira il mondo gira

Gira, il mondo gira­
Nello spazio senza fine­
Con gli amori appena nati­
Con gli amori già finiti­
Con la gioia e col dolore­
Della gente come me­

Neanche il tempo di celebrare una squadr­a che viaggia saldamente nelle zone alte­ della classifica che il mondo ci è già ­crollato nuovamente addosso. Un film già­ visto, uno di quelli che preferiresti n­on rivedere finché non te lo ritrovi dav­anti all’improvviso. La Mens Sana dopo d­ue anni è di nuovo sull’orlo del baratro­ (mi sarei anche stufato di dover usare ­queste frasi fatte).

Dopo la ripartenza dalla Serie B, dopo u­n’annata travagliata e le difficoltà di ­questa stagione nel trovare uno sponsor ­credevamo di esserci abituati ai tempi d­ifficili, non si pensava però che avremm­o dovuto rivivere tutto daccapo. E in e­ffetti questi giorni assomigliano sinist­ramente a quelli di due anni fa, compres­a la deadline ravvicinata entro la quale­ è necessario trovare nuove risorse:

18 Febbraio­

È quella la data per la quale deve essere convocata per legge l’assemblea dei so­ci, come spiega bene Nigro sul suo blog,­ un’assemblea che dovrà decidere il dest­ino di una società che non ha ancora compiuto un anno e che già sembra sul punto­ di non ritorno. Se nel frattempo non si­ troveranno soldi la strada sembra già scritta e ricalca da vicino quella che abbiamo già vissuto. Tristemente e biecame­nte è già partita la corsa allo scaricab­arile: il Cda dà la colpa alle istituzio­ni, le istituzioni la danno alla società­ e a chi non è stato in grado di trovare­ risorse in questi mesi, la lettera di d­imissioni del Ricci pare essere più lung­a della Convenzione di Ginevra, manca so­lo qualcuno che invochi le cavallette o ­la peste del 1300.  Tutti s­ono però concordi sul fatto che la spave­ntosa CRISI ECONOMICA GLOBALE (con parol­e sinistramente simili a quelle del comu­nicato della fu MSB) sia stata un proble­ma, la stessa con cui deve fare i conti ­da anni qualsiasi società sportiva itali­ana, ma i problemi a quanto pare ci sono­ sempre e soltanto sul fronte Mens Sana.

­

Un mondo­
Soltanto adesso, io ti guardo­

 ­

Che la Serie B affrontata in quel modo f­osse un rischio lo sapevamo tutti, la sp­eranza era che una rapida promozione non­ disperdesse troppo la tifoseria e sopra­ttutto rendesse appetibile la piazza agl­i sponsor. Adesso possiamo dire con cogn­izione di causa che tutto ciò non è succ­esso e che ripartire dopo anni di conti ballerini puntando a costruire una nuova­ solidità su conti ballerini non sia sta­ta l’idea del millennio. Facile dirlo co­l senno di poi? Probabilmente. Certo è c­he a Ricci è scoppiata in mano per la se­conda volta in due anni la situazione, e­ a questo giro senza neppure potersi app­ellare al ‘Io non sapevo nulla, con l’in­ganno mi prese’ perché la Polisportiva a­veva un controllo quasi totale sulla sezione basket, forse anche troppo.

Comitato e tifosi si stanno già muovendo­ per capirci di più, ma sarebbe anche be­llo che la situazione venisse sbrogliata­ da chi aveva la responsabilità di pensa­rci. Perché è onestamente sfiancante che­ ai tifosi venga cucito addosso un ruolo­ che non gli dovrebbe appartenere: hanno­ pagato abbonamenti e biglietti per sost­enere la squadra e la società, il loro a­ttaccamento lo hanno già dimostrato, il ­loro ‘compito’ dovrebbe esaurirsi qui. I­n un mondo sano non dovrebbe spettare a ­loro dover trovare soluzioni o seguire l­a vicenda, ma a chi è stato incaricato d­i farlo fin da inizio stagione. Anche pe­rché nessun Comitato e nessun tifoso può­ risolvere una situazione del genere, co­me non poteva farlo due anni fa.

È anche difficile pensare che il basket ­di medio (non alto eh) livello non sia sostenibile a Siena, perché basta guardar­si attorno nel campionato di A2 per trov­are decine di squadre che vanno avanti a­ fatica in territori certo non prosperos­i. Eppur si muovono.

Quindi per favore almeno per una volta s­i parli chiaro, non con le mezze verità o gli “stiamo lavorando per una soluzion­e”. Forse i miei saranno ragionamenti semplicistici di chi non ha e  non può avere il quadro generale ma il senso di sfinimento è tant­o, come la frustrazione del vedere croll­are tutto come a Jenga mentre si fa a ga­ra a chi alza prima le mani per dire “no­n sono stato io”.

Il mondo­
Non si é fermato mai un momento­
La notte insegue sempre il giorno­
Ed il giorno verrà­

Alla prossima.

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CHI SIAMO

CHI SIAMO (pt.1)

 

A poco più di un anno della rinascita della più grande società calcistica di Siena, il tifoso della Robur vive attanagliato dal più grande dei dubbi esistenziali della sua vita da tifoso. Cosa è il Siena, dove va il Siena, perché il Siena?               

Finito l’ entusiasmo della ripartenza , la sbornia di un’annata fuori dall’ ordinario, vissuta d’un fiato, in un mix di irrazionalità, istinto e passione, che hanno fatto dimenticare per 9 mesi l’ uragano che si era abbattuto sull’ A.C Siena, ci troviamo a far fronte ad una realtà, di fronte alla quale ci troviamo del tutto impreparati.

Di fronte ad un trauma che colpisce tutti, l’ essere umano, per sua natura, è portato a reagire collettivamente. Ad affrontare con grande compostezza, forza d’animo e una buona dose di irrazionale entusiasmo, la rinascita. E’ il momento dell’ emergenza, quello in cui tutti ci sentiamo coinvolti e uniti reciprocamente. E’ il motivo per cui un anno fa, 3800 persone, si abbonavano ad un campionato di serie D con l’ idea che era la cosa giusta da fare.
E’ lo stesso motivo per cui calciatori come Vergassola o Portanova rinunciavano alle categorie più nobili e a piazze altrettanto prestigiose per dare una mano alla LORO squadra, della loro città adottiva.

Tifo da serie A, trasferte oceaniche, della rinascita del Siena ne parla la Rai, la Gazzetta dello Sport, ne parlano anche all’ estero. “Noi non c’entriamo nulla con la serie D” “Noi siamo il Siena”

Eccolo il mantra collettivo, che ogni domenica in casa e in trasferta, in ogni campetto di periferia risuonava nelle teste di migliaia di persone, unite da un solo obiettivo: dimostrare a loro stesse e al calcio italiano che il tifo di Siena non era retrocesso e che, anzi, era più forte, compatto e unito che mai.
Il numero dei tifosi “portati” in trasferta, complessivamente nella stagione 2014/2015 sfiora le 13000 unità. Numeri che a Siena mancavano dal 2004/2005! Ok le trasferte vicine, l’ assenza di tessere, restrizioni ecc. Ma quella era un’ altra storia. Era il secondo anno di serie A, una serie A ancora old style, con meno regole e senza assurdi divieti. Il dato finale tra l’altro risulta “drogato” dai 4000 presenti a Firenze nel primo derby della storia, nella massima categoria.

Ad alimentare gli entusiasmi non si possono dimenticare gli sforzi della società nell’ allestire, da subito, una rosa competitiva. Anche in questo caso la spinta della tifoseria, il potere dell’ opinione pubblica, fu decisivo. Ma i meriti di Antonio Ponte e Pietro Mele furono indiscutibili e notevole anche lo sforzo economico.

Massimo Morgia fu il condottiero di cui avevamo bisogno. L’ uomo forte che riempiva i buchi di una società nata in “quattroequattrotto” e che non era pronta e in grado di darsi immediatamente un’organizzazione. Allenatore, direttore sportivo, osservatore, comunicatore, psicologo. Il punto di riferimento attorno al quale gravitava l’ attenzione di media, tifosi, giocatori. E’ indiscutibile la bontà del suo lavoro. E’ stato rimproverato dal lato tecnico, di aver trovato tardi la giusta soluzione, per dare equilibrio e resa alla squadra. Ci poteva stare. Fuori dal campo qualcuno lo ha definito persino un ruffiano, mister Facebook. Capita quando sei primo, crei grosse aspettative, ma non vinci da diverse giornate. Ognuno la pensa come vuole. Schiettezza disponibilità, voglia di partecipare e capacità di coinvolgere. Ha dato tantissimo, tutto se stesso, convinto di aver trovato a 60 anni compiuti la sua giusta dimensione. Una città in cui poteva esprimere nel migliore dei modi il suo modo di essere e di vivere il calcio.
Tutto finito. In una sera di metà giugno, Morgia non può accettare le condizioni imposte da Antonio Ponte. Si sceglie un’altra strategia, un altro modo di fare calcio. Il Siena come è già risuccesso in passato, torna a legarsi alle procure e ad alcune società di serie B e di A, che hanno bisogno di valorizzare i loro giovani, mandandoli in prestito in Lega Pro. Era la scelta più facile, la meno dispendiosa per il presidente Ponte, che in un colpo solo si libera di una figura ingombrante, affidandosi totalmente ai Materazzi per allestire una rosa all’ altezza.

Un presente avvolto nella nebbia

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Inutile rimpiangere il passato. Se la strada intrapresa è stata quella giusta ancora non si può sapere. Forse era l’ unica possibile per una società finanziaramente debole, strutturalmente ancora di più, ma dotata ancora di grande appeal pubblico. Sbagliato mettere a paragone chi c’è adesso(Atzori) con chi c’era prima. Atzori fa l’ allenatore e va giudicato in base a ciò che dice il campo. Non può essere un nuovo Morgia. Del resto a coinvolgere tifoseria e città non può e non deve essere un allenatore, se si ha la pretesa di definirsi “società professionistica”.
E’ bello avere un allenatore coinvolgente e legato ai suoi tifosi, ma questo spesso è sinonimo di una mancanza nei vertici societari.

Una società che non è in grado di comunicare e che non sa dire ai suoi tifosi cosa è il Siena oggi, che non ha creato un racconto nuovo e convincente, attraverso il quale infondere entusiasmo nell’ ambiente. Distante, lunatica, incomprensibile. E si sa, che Siena ha bisogno continuamente di essere scossa dall’ esterno, e a quel punto, in cambio, può darti tanto. L’ aveva capito Paolo de Luca, lo hanno capito pochi altri dopo, due allenatori Beretta e Morgia,
La domanda che il tifoso intelligente deve porsi è: è solo un problema di comunicazione o forse si preferisce non dire ciò che è meglio non dire?
Non c’è al momento alcuna programmazione pluriennale né nell’ ambito del settore giovanile(diremo due parole sull’ argomento nella seconda parte di Chi Siamo), né in ambito strutturale. A detta di tutti(non solo i “soliti lamentosi”, lo sostiene anche Pietro Mele) senza strutture il Siena non ha futuro. E le strutture sono le solite di cui si parla da decenni ormai. Centro sportivo e stadio. Senza tutto ciò cosa è il Siena oggi, ma soprattutto quanto vale oggi? Il Siena oggi è di nuovo e solamente i suoi tifosi. Meno entusiasti di un anno, fa ma sempre presenti in casa e in trasferta. Il Siena sono, nel bene e nel male sono quegli 11 ragazzi che scendono in campo ogni domenica(o sabato), guidati da un capitano, Portanova che rappresenta ormai l’ unico filo che ci tiene legati a un recente passato di gloria. Spezzato quel filo, mi chiedo, cosa ne sarà del Siena? Quali saranno i nostri obiettivi? A cosa dovremmo aspirare?

Nella parte 2 di CHI SIAMO, cercheremo di capire quanto vale economicamente il Siena oggi. Confronteremo gli investimenti fatti dalla Robur, con quelli attuati da altre società appena ricostruite(Padova, Venezia, Parma). Proveremo, costruttivamente, a capire quali strade andrebbero percorse per garantire un futuro solido e ambizioso al calcio senese.

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TORE ANDRE’ FLO

TORE ANDRE’ FLO

IL VICHINGO CHE SEMBRAVA NATO A RIO

Flo in maglia blues. Stagione 1999/2000
Flo in maglia blues. Stagione 1999/2000

Marsiglia, Francia, 23 giugno 1998 ore 17.00, Stadio Velodrome. Coppa del Mondo, ultima giornata del gruppo A. La Norvegia reduce da 2 pareggi con Marocco e Scozia, deve assolutamente battere il Brasile, capolista del girone e grande favorito per la vittoria finale. L’impresa di per sé difficilissima diviene impossibile al 78′, quando Bebeto trafigge il portiere norvegese Grodas e porta in vantaggio i verdeoro. A questo punto la partita sembra indirizzarsi verso i binari che tutti avevano previsto, ovvero la vittoria del Brasile campione in carica. L’unico fra tutti presenti allo stadio che ancora sembra credere in qualcosa di più di un onorevole sconfitta, ha le classiche fattezze del vichingo, alto e biondo. Di lavoro fa il centravanti, e da poco più di un anno lo fa per il Chelsea. Ora però dobbiamo tornare all’inizio di questa storia.

GLI INIZI IN NORVEGIA

1973 in giugno in Grecia. Il colonnello Papadopoulos, al potere dopo il golpe del 1967, si fa nominare presidente. Nello stesso mese e precisamente il 15 giugno, a più di mille km di distanza da Atene, a Stryn, importante nodo di collegamento tra Oslo, Bergen e Trondheim, i coniugi Flo festeggiano la nascita del loro terzogenito Tore Andrè. Fin da piccolo in casa Tore vive di pane e calcio. Dopo la trafila nelle giovanili del club locale, A 20 anni esordisce in prima squadra nel Sogndal, dove con 16 reti in 22 apparizioni si dimostra subito un bomber implacabile, tanto da guadagnarsi la chiamata nell’Under 21. Il 17 aprile del 1994 fa il suo esordio nel massimo campionato Norvegese. Purtroppo nonostante le sue 5 reti il Sogndal dopo appena un anno in Eliteserien, retrocede. Flo allora si accasa al Tromso. Esordisce con la nuova maglia il 22 aprile del 1995 e a fine stagione diviene addirittura capocannoniere della squadra. Per la stagione 1996/1997 Flo cambia di nuovo casacca ed approda al Brann. Conclude la stagione con 19 reti più due nella Coppa delle Coppe 1996/1997, arrivando terzo nella classifica marcatori generale.

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Come abbiamo visto, Flo viene schierato da centravanti, per sfruttarne le doti fisiche. Nonostante l’altezza Tore si dimostra anche in possesso di una buona tecnica, anzi è più a suo agio a giocare la palla con i piedi, piuttosto che con la testa. Gianfranco Zola, suo ex-compagno ai tempi del Chelsea, ne elogiava la tecnica e il suo movimento continuo. Intanto i goal non tardano ad arrivare sia nei club che in nazionale, questa volta quella maggiore. In particolare sono due le partite da ricordare: Norvegia vs Trinidad e Tobago nella quale il nostro sbriciola i centroamericani con una tripletta, e poi la doppietta nella storica vittoria del maggio 1997 per 4 a 2 contro il Brasile, dopo la quale viene soprannominato “Flonaldo”, in onore del “Fenomeno”.

L’ARRIVO A STAMFORD BRIDGE

Altro momento decisivo nel percorso del norvegese è il 1997. A settembre nasce Google e sempre nello stesso mese si scrive un pezzo importante della vita calcistica di Flo. Infatti, in Inghilterra, questo ragazzone con il vizio del goal non passa certo inosservato. Nell’estate del 1997, Flo viene acquistato dal Chelsea per 300.000 sterline. Il 9 agosto esordisce in Premier League, subentrando a Mark Hughes, nella sconfitta esterna per 3-2 contro il Coventry City e segnando su colpo di testa. Inizialmente, avendo davanti a lui i titolari Hughes e Zola, non trova molto spazio.Viene però favorito dal turnover applicato dal manager Ruud Gullit e, approfittando di un turno di riposo concesso a Hughes, si rende protagonista nel successo per 6-1 sul campo del Tottenham, realizzando una tripletta. A fine stagione i Blues raggiungono il quarto posto in campionato e vincono le edizioni stagionali di Football League Cup e Coppa delle Coppe.

Intanto come abbiamo visto, Flo insieme alla sua nazionale si guadagna la possibilità di giocare al Mondiale del 1998 in Francia.

Ritorniamo allora ai minuti finali della partita Brasile vs Norvegia. All’83’ il biondo attaccante, stanco di aspettare, segna ai brasiliani, portando la propria squadra al pareggio. Poco dopo si ripete conquistando un rigore, poi trasformato da Redkal, che permette ai vichinghi rossi di battere il Brasile di Ronaldo. Nota particolare, l’impresa di battere in un mondiale i carioca, era riuscita alla nazionale norvegese solo un’altra volta, 70 anni prima, guarda caso proprio ai mondiali del 1938, sempre in Francia.

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L’anno successivo con l’arrivo al Chelsea di Vialli in panchina e di Casiraghi in attacco, Flo viene relegato in panchina. Nonostante tutto, il norvegese rimane una risorsa per la squadra, diventando spesso decisivo, anche entrando a partita in corso. Come succede il 21 settembre ad Ewood Park, tana del Blackburn, dove mette a segno una doppietta che ribalta il risultato e consente agli uomini di Vialli di imporsi per 4 a 3. Nonostante queste prove più che convincenti, Vialli continua a preferirgli Casiraghi. A metà novembre però, il centravanti italiano si infortuna e Flo riesce a trovare più spazio. Alla fine, grazie anche ai goal del norvegese, a Stamford Bridge si festeggia la prima storica apparizione in Champions League. Nella stagione seguente Flo è protagonista in Europa, andando in rete per 8 volte nella Champions League 1999-2000. Tre di queste reti sono messe a segno contro il Barcellona nei quarti di finale, purtroppo però non sono sufficienti agli inglesi per superare il turno. A fine stagione il suo bottino complessivo è di 19 reti, che gli permettono di diventare miglior marcatore del club. Tutto questo però non è sufficiente per essere scelto come titolare nell’annata seguente e i nuovi arrivi di Guodjohnsen e Hasselbaink lo costringono a sedersi nuovamente in panchina.

L’AVVENTURA IN SCOZIA E IL RITORNO IN INGHILTERRA

Il 23 novembre 2000 viene ufficializzato il trasferimento di Flo ai Rangers. Il prezzo del cartellino del giocatore, 12 milioni di sterline, segna un record di trasferimento per il calcio scozzese. Il norvegese firma un contratto della durata di quattro anni e mezzo. Debutta il 26 novembre nella vittoria per 5-1 nell’Old Firm contro il Celtic, siglando una delle marcature per i Gers. Flo, nelle intenzioni della dirigenza, doveva essere la risposta dei Rangers a Henrik Larsson, stella del Celtic. Invece, nonostante segni con regolarità ( 29 reti in 53 incontri), non riesce mai a diventare un idolo ad Ibrox Stadium.

Stagione al  Sunderland

L’ultimo giorno di calciomercato estivo del 2002 segna il passaggio di Flo al Sunderland, per 8.2 milioni di sterline. In campionato esordisce il 31 agosto contro il Manchester United e ancora una volta segna al debutto, fissando il risultato sul definitivo 1-1. Inizialmente Flo ricopre la posizione di centravanti, precedentemente occupata da Quinn – ritiratosi a novembre -, diventando l’obiettivo dei lanci lunghi da parte dei difensori. Il norvegese però non si trova a proprio agio in questo ruolo e l’allenatore Reid decide di affiancargli Kevin Phillips. Ad ottobre, però, il manager viene licenziato e al suo posto viene chiamato Howard Wilkinson. Il cambiamento di guida tecnica coincide con l’inizio di un brutto periodo per Flo, il quale non riesce a guadagnarsi neanche la panchina e addirittura viene criticato dall’allenatore. Successivamente riesce a scendere in campo da titolare, finché a marzo del 2003 Wilkinson rassegna le dimissioni. Con il suo successore, Mick McCarthy, gioca solo due partite per intero. Il Sunderland a fine stagione non riesce ovviamente a raggiungere la salvezza in Premier League. Con la retrocessione e i crescenti debiti, il club deve liberarsi dei calciatori con un alto ingaggio, tra cui Flo, al quale viene concesso di trovarsi un nuovo club a parametro zero.

LA SUA SECONDA VITA IN ITALIA

A questo punto la carriera del norvegese sembra avviarsi verso una mesta conclusione, quand’ecco che spunta il Siena di De Luca e di mister Papadopulo, che lo acquista a parametro zero, in seguito alle difficoltà economiche del club inglese. Nella città toscana va a comporre un duo da sogno con Enrico Chiesa. La mossa di Papadopulo è quella di non farlo più giocare prima punta, ma rifinitore, spesso arretrato ed esterno rispetto all’ex bomber di Parma e Fiorentina. Il primo goal in bianconero arriva nel derby contro l’Empoli vinto per 4 a 0. Altra grande prestazione Flo la gioca contro il Perugia. A dieci minuti dalla fine la Robur sta perdendo, in casa, una partita fondamentale per la corsa alla salvezza. Poi Flo suona la carica e segna il goal del pareggio. E’ il colpo decisivo, dopo nemmeno tre minuti il Siena riesce addirittura a passare in vantaggio. Alla fine la vittoria è dei bianconeri. La stagione si conclude con la prima storica salvezza del Siena. Per il norvegese, un buon bottino di 8 reti, tenendo conto della posizione più defilata.

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L’anno seguente però le cose peggiorano: prima un incidente stradale, fortunatamente non grave, poi l’arrivo in panchina di Gigi Simoni, che gli preferisce Graffiedi e Carparelli, sembra riportare il norvegese ai tempi del Sunderland. A gennaio i Bianconeri sono penultimi in classifica e sembrano destinati a retrocedere. La dirigenza del Siena chiama Luigi De Cani per dare una scossa alla squadra e all’ambiente e tentare l’impresa. Con lui nel mercato di riparazione vengono presi Tudor e Pasquale per rafforzare la difesa, Alberto e Taddei a centrocampo e in attacco Maccarone e Cozza. Il nuovo allenatore decide di puntare anche su Flo che diviene un titolare inamovibile. Il norvegese ripaga subito la fiducia datagli dal mister una doppietta a domicilio, che stende il Chievo. Il momento però più bello della sua avventura in maglia bianconera deve ancora arrivare. E’ il 20 febbraio 2005 e si disputa il derby tra Siena e Fiorentina, per la prima volta nel massimo campionato. E’ la partita dell’anno, che tutti i tifosi aspettano, in più è anche un ottima occasione per inguaiare i viola, che con una sconfitta sarebbero risucchiati nella bagarre per la salvezza. Al Franchi c’è il pubblico delle grandi occasioni. Il terreno reso pesante, dalla pioggia che ha colpito la città per tutto il giorno, sembra quello di un campo inglesi. La partita non si schioda dallo 0 a 0 e le squadre pensano più a non prenderle. A venti minuti dalla fine c’è un calcio d’angolo per il Siena. Sulla bandierina si porta Alberto, il suo cross è forte e tagliato verso il centro. La palla sembra attraversare l’area dei viola, senza che nessuno la tocchi. Ad un tratto una maglia a scacchi bianconeri si alza sopra le teste dei difensori, colpisce la palla sfiorandola appena e la mette alle spalle dell’estremo difensore della Fiorentina. 1 a 0 per il Siena.

La partita e quasi agli sgoccioli, ma c’è tempo ancora per un’espulsione nei confronti di Pasquale, prima del triplice fischio che sancisce la vittoria del derby. Poi verranno le vittorie altrettanto decisive in casa con il Milan, in trasferta con la Roma e la vittoria all’ultima giornata con l’Atalanta. Ma quella rimarrà per sempre la partita di Tore Andrè Flo. A fine stagione il norvegese fa registrare un bottino di 5 reti, che garantiscono la seconda salvezza consecutiva dei bianconeri.

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IL RITORNO A CASA

Dopo il ritorno in patria per motivi familiari, al Valerenga, nel 2007 l’ex compagno di squadra Dennis Wise lo chiama al Leeds dove però, per via di una serie di infortuni, non riesce quasi mai ad esprimersi al massimo del potenziale. Passano poco più di nove mesi e firma per il Milton Keynes Dons, terza serie inglese, allenato dall’ex compagno nel Chelsea Roberto Di Matteo: tanta panchina e la delusione del rigore decisivo per la promozione nella finale playoff contro lo Scunthorpe, fallito clamorosamente. Il dolore è forte: Flo smette per due anni, prima di tornare a giocare nella squadra nel Sogndal, il club nel quale aveva esordito: regala ai tifosi una doppietta contro il Molde e sostituisce il nipote Ulrik Flo, di quindici anni più giovane, nel pareggio contro il Rosenborg. Il 14 agosto del 2012, Flo annuncia il suo definitivo addio al calcio giocato. In carriera ha giocato in 10 club per un totale di 449 partite (63 in bianconero), segnando 157 reti (13 per la Robur). Con la nazionale ha disputato 105 incontri con 38 goal. Dopo una partecipazione da discreto ballerino all’edizione norvegese di “Ballando sotto le stelle”, programma televisivo dove si classifica secondo, oggi il norvegese è ritornato su un altro dei terreni che lo hanno visto protagonista. Mourinho lo ha voluto nello staff del suo Chelsea, con il ruolo di aiuto allo sviluppo dei talenti delle squadre giovanili.

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Ah quasi dimenticavo, la Norvegia riuscirà a passare il turno qualificandosi per gli ottavi di finale, dove incontrerà l’Italia. Qui gli uomini di Maldini fermeranno i norvegesi e Flo, pur disputando una buona gara, non riuscirà a segnare.

(Foto sono tratte da Internet)

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Guida alla Robur 2015/2016

Dopo una lunghissima pausa, torniamo a parlare di Robur. E lo facciamo con quel poco che abbiamo visto, i 90° minuti contro la Carrarese, la partita di coppa con la Lupa Roma(dal 35° del primo tempo, con sentiti ringraziamenti all’ organizzazione delle biglietterie), qualche spezzone del match col Prato. Fatta questa premessa, ci siamo chiesti dove può arrivare il Siena quest’ anno, con questo Mister, con questi giocatori, non dimenticandoci altre variabili, avversarie in primis.

Aldilà delle frasi di circostanza e degli obiettivi dichiarati: “Intanto puntiamo alla salvezza, poi vedremo”, la squadra allestita dal duo Ponte-Materazzi, sembra già pronta per recitare un ruolo di prim’ordine nel girone B di questa Serie C.

Difesa. L’ esperienza di Portanova e la freschezza dei giovani.

Partiamo dal reparto arretrato. In porta, parte titolare il giovanissimo Montipò, scuola Novara. Giovane da valorizzare e che ha ben figurato nelle prime uscite stagionali. Se arrivasse un momento no, per il classe ’96, la società si è tutelata tesserando Bindi, portiere di categoria, di sicura affidabilità(133 presenze tra serie B e C). Mister Atzori predilige il 3-5-2, modulo con cui portò una Reggina non certo da lotta al vertice, ai play off di B nel 2010/2011. Il mister, tuttavia, non è un integralista, da questo punto di vista. Nel corso della sua carriera ha dimostrato di sapersi adattare alle caratteristiche dei suoi giocatori, cambiando più volte schema tattico anche a stagione in corso, utilizzando sia la difesa a 4 che quella a 3. Il Siena di quest’ anno sembra poter reggere a tre dietro. Portanova appare decisamente più tonico, finalmente sui suoi standard. Giocherà di anticipo, mordendo le caviglie al centravanti avversario e facendo valere la sua stazza nei calci piazzati, lasciando il compito ai vari Silvestri, Celiento, D’Ambrosio e Paramatti di chiudere sulle sortite offensive degli attaccanti più rapidi e dei centrocampisti che si inseriscono. Rispetto all’ anno scorso i difensori esterni sono sulla carta più adatti alla difesa a tre, avendo caratteristiche di rapidità e velocità nell’ uno contro uno. Celiento su tutti che ha la personalità e le capacità per giocare anche il pallone. Ficagna, infine, è pronto a recitare il ruolo di vice-Portanova oltre a mettere al servizio dei più giovani la sua esperienza. Motivatissimo a tornare a Siena, lavorerà sodo per farsi trovare sempre pronto, anche se dovesse giocare poco.
E’ il reparto più delicato, perché la mentalità del Siena è decisamente offensiva e prevede il pressing già sulla trequarti avversaria. La difesa dovrà stare alta, accompagnando le azioni di attacco per tenere la squadra corta.

Centrocampo. Tanta corsa e piedi buoni.


Bastoni, Opiela, Burrai e Sacilotto
sono quattro centrocampisti centrali di indiscusso valore tecnico. Il Siena può far girare la palla ma può cercare soluzioni anche più rapide con aperture e cambi di gioco lunghi, sulle fasce, dove i titolari dovrebbero essere Boron e Avogadri. Si cercherà il fondo attraverso le triangolazioni, con i trequartisti, per mettere in mezzo i cross per la testa di Bonazzoli.  La soluzione balistica, da fuori, sarà la grande arma in più della Robur, quando si affronteranno difese chiuse. E’ nelle corde sia di Bastoni(e uno….con la Carrarese) che di Burrai. Opiela sarà il jolly della Robur, giocatore molto dinamico. Ricorda un po’ un’ altro Lukas, quel Jarolim che tra il 2007 e il 2010 collezionò una sessantina di presenze in serie A, grazie alla sua duttilità. Opiela nasce come mediano, si può adattare sulla fascia, potrebbe essere una soluzione anche in un ipotetico centrocampo a tre. Un peccato, infine, l’ infortunio di Eros Pellegrini, l’ esterno più attrezzato che abbiamo per la categoria. Sarà il primo rinforzo del mercato di gennaio e ne avremo bisogno come il pane, perché proprio sulle fasce siamo più scoperti. Il rientro di Sacilotto darà maggiore equilibrio alla squadra e concederà più libertà a Bastoni e Burrai.

Attacco. Potenzialità tutte da scoprire.

L’ attacco della Robur è il reparto che più ci intriga. Tolto Mendicino, gli altri giocatori sono tutte scommesse, per motivi diversi. Bonazzoli, diciamoci la verità, viene da due stagioni di “vacanza” a Miami e Budapest e qualche partita di serie D. Si è messo a lavorare, da gran professionista e si è fatto trovare già pronto per la prima di campionato. Il suo repertorio lo conosciamo tutti. Fisico statuario, forte nel far salire la squadra, nelle sponde e nel gioco aereo. Ma Bonazzoli ha anche dei piedi buonissimi. In pochi hanno segnato un gol come questo in serie A. Bonazzoli si. Non ha più quell’ atletismo, ok, ma quando sta bene, è inamovibile. Mendicino è uno degli artefici della promozione della Salernitana in serie B. Gran talento, che non ha avuto la carriera che gli prospettavano da giovanissimo. Giovane, ancora lo è, 25 anni. Se supera la delusione della mancata conferma in granata, può diventare il giocatore più importante del Siena. Piredda, De Feo, Libertazzi e Yamga sono le scommesse della Robur di quest’anno. Giocatori giovani che vengono a Siena per emergere e giocarsi le loro carte nel calcio professionistico. Libertazzi è il più “vecchio” dei quattro, classe ’92. Fortissimo nella primavera Juve(debuttò in Europa League), è stato frenato dagli infortuni. Siena può essere la sua grande occasione per lanciarsi definitivamente. Rispetto a Bonazzoli, può cercare di più la profondità, dando soluzioni alternative all’ attacco. Piredda e De Feo, classe ’94, hanno già dimostrato nelle prime uscite stagionali di avere le carte in regola per fare una stagione da protagonisti in maglia bianconera. Sono due mezzepunte rapide ed estrose che possono spaccare la partita. Il primo si è già ritagliato un posto da titolare in coppa, sfoderando buone prestazioni, il secondo ha dimostrato grande incisività entrando in corso di gara. Yamga, classe ’96 è il più giovane di tutti. Bomber del Chievo primavera, fisicamente devastante, tecnicamente acerbo. Qualche difficoltà nella giocata di prima e sullo stretto. La sua prestazione con la Carrarese ha fatto emergere questi difetti, tenendo conto che è stato impiegato più arretrato, anche rispetto a Mendicino. Quando parte fa paura, l’ idea è che il suo ruolo naturale sia quello di centravanti(in gol con la Lupa Roma). Può apprendere molto da Bonazzoli.

In conclusione, dove può arrivare questa Robur? Spal e Pisa sembrano al momento le “corazzate” della categoria, dietro vediamo un folto gruppo di squadre ben assortite, tra cui anche il Siena che proveranno a sorprendere e ad emergere.  La rosa allestita dal presidente Antonio Ponte risulta decisamente all’ altezza, sulla carta. Utilizzando una metafora automobilistica, abbiamo la cilindrata e i cavalli per tenere il passo delle migliori, sarà la mano del pilota a fare la differenza, a rendere affidabile la macchina, sfruttandone tutte le potenzialità. Proprio Spal e Pisa, sembrano avere dalla loro la spinta di due grandi città, che hanno fame di calcio che conta. Ci confronteremo con realtà di nostro livello, come storia e “numeri”. L’ ambiente dovrà trasmettere entusiasmo alla squadra e al Mister. Un entusiasmo che sembra al momento non essere sui livelli di un anno fa, per diversi motivi. La rivoluzione tecnica operata dalla società doveva essere gestita diversamente, soprattutto dal lato comunicativo. Il modo con cui sono stati liquidati i protagonisti dell’ impresa sportiva della stagione scorsa e la confusione con la quale viene portata avanti la programmazione sulle strutture e sul settore giovanile, non aiutano a creare un clima di perfetta collaborazione fra la società e la città. Meno elusività, più chiarezza. Sono mancanze che denunciamo da un anno e mezzo, ci saremmo anche stufati.

Detto questo, ci sarà da divertirsi. Si torna nel calcio che conta e la Robur si presenta al galà con l’ abito bello. Buona serie C a tutti.

Marco Biagioli e Martin Maffei

La foto copertina è tratta da www.sienaclubfedelissimi.it

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PRO&CONTRO: Maceratese vs Siena

Seconda gara della Robur in questa poule scudetto. Domenica i bianconeri, ancora a domicilio, sono stati impegnati nella tana dell’imbattuta Maceratese. Anche contro i marchigiani la robur ha sciorinato un’altra bella prestazione, nella quale sono mancati solo i goals. Le novità in campo sono Giovanelli terzino e Mileto spostato a centrocampo, come a Bastia; Rascaroli riproposto nel ruolo di ala. La squadra, libera mentalmente dalle pressioni, è partita subito all’attacco chiudendo i locali nella propria metà campo. buone trame di gioco veloci e precise hanno più volte messo i brividi ai tifosi di casa. In più di un’occasione l’estremo difensore della maceratese si è dovuto superare. A turno i vari Titone (al 18′ traversa piena) Zane e Mileto hanno tentato di trovare la rete, ma senza troppa fortuna. Nella ripresa il ritmo è calato ma è sempre la Robur a fare la gara. Al 21′ la Maceratese in una delle sue poche uscite, prende il palo. Al 26′ il Siena risponde a sua volta con un altro legno da parte di Zane. Nel frattempo entrano in campo Crocetti per Russo e poi Nocentini per Varutti. La gara dopo questi due ultimi sussulti si avvia verso il pareggio. Entrambe le squadre infatti con questo risultato sarebbero qualificate per la le semifinali scudetto, e allora si decide che è meglio non farsi del male. Al triplice fischio sia i bianconeri che i biancorossi accedono alle semifinali con Castiglione e Akragas.

slalom con palla incollata al piede per Rascaroli,  che si libera di due avversari. Fonte: Nicola Natili
slalom con palla incollata al piede per Rascaroli, che si libera di due avversari.
Fonte: Nicola Natili
PRO
Cosa dire, i ragazzi ora che sono liberi mentalmente stanno esprimendo tutto quello che hanno appreso sotto la guida di Morgia e del suo staff. L’assenza di Minicleri non si è fatta mai sentire e la squadra sta giocando a memoria, ormai. La difesa sembra aver blindato la porta, difesa da Fontanelli,  che anche domenica quando è stato chiamato in causa, ha risposto presente. Zane e Riva, coppia ormai collaudata, sono i padroni del centrocampo bianconero, e chi gli gioca a fianco non può che trarne giovamento. In attacco, Titone, dopo tutta la stagione, ha ancora energie da spendere, ed è diventato il vero trascinatore del Siena in questa poule scudetto. Un plauso poi va ai 150 supporters bianconeri calati in quel di Macerata, per sostenere la squadra, nonostante un tempo inclemente.
bordata di Titone che passa tra un nugolo di avversari. Fonte: Nicola Natili
bordata di Titone che passa tra un nugolo di avversari.
Fonte: Nicola Natili
CONTRO
Ormai la squadra ha acquisito sicurezza gli errori, quando ci sono, sono frutto della troppa sicurezza. Nei contri allora possiamo inserire semmai, la scarsa mira dei bianconeri che anche domenica scorsa come in altre occasioni potevano portare a casa i tre punti. Ci auguriamo per le prossime volte di non dover proprio scrivere niente nei Contro.
Tempo infame, tempo da battaglia, ovviamente uno come Portanova non può che rispondere presente. Il capitano stacca di testa per cacciare il pallone lontano dalla zona di pericolo. Fonte: Nicola Natili
Tempo infame, tempo da battaglia, ovviamente uno come Portanova non può che rispondere presente. Il capitano stacca di testa per cacciare il pallone lontano dalla zona di pericolo.
Fonte: Nicola Natili
Con il pareggio ottenuto sul difficile campo della maceratese, la squadra di Morgia è avanzata alle final four della puole scudetto. Le altre tre squadre arrivate in semifinale sono la maceratese, l‘Akragas I e  il Castiglione . Nonostante il titolo di campione d’Italia della LND sia puramente formale; come ha detto Morgia, la squadra ha sempre giocato per vincere e lo farà fino al termine di questo mini torneo. Nel frattempo sul lato societario non ci sono ancora buone nuove e le scelte per il prossimo futuro sembrano rimandate alla fine della puole scudetto.
Alla prossima.
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siena

Robur. Aspettando Godot

“Rivendico una settimana di pausa nella quale assaporeremo tutti insieme il significato di questa nostra grande vittoria. Il nostro futuro parte dalla settimana successiva. Ci sarà un consiglio di amministrazione che prenderà delle scelte sulle figure strategiche della nuova Società che a loro volta dovranno compiere delle scelte parte in autonomia e parte in responsabilità”

Con queste parole,  domenica 10 maggio, il presidente della Robur Siena, Antonio Ponte, liquidò le domande sul futuro societario.
Due settimane sono passate, ma “non accade nulla, nessuno arriva, nessuno se ne va”, come dicevano Vladimiro ed Estragone.

Il “nuovo” assetto societario.

Al momento il Siena “vanta” ancora un Patron, Antonio Ponte, che detiene la maggioranza, quasi totale delle quote societarie. Segue poi una folta, ma esigua in termini di quote, minoranza, rappresentata da Pietro Mele e dai nuovi soci presentati domenica 17 in conferenza stampa dal Presidente. Beatrice Righi Parenti, Federico Lanna, Lorenzo Turillazzi, Luigi Fumi Cambi Gado. (Per ogni approfondimento, rimando all’ ottimo articolo di Filippo Tozzi: http://www.ilcittadinoonline.it/sport/calcio-sport/robur-istantanea-sugli-assetti-societari/.)  I primi due, si scopre, erano già soci da Marzo. Inevitabile, che qualcuno abbia storto il naso. Tempi e modi di annuncio di questi nuovi soci “minors” danno molto la sensazione di essere una di quelle “mosse scacchistiche” che serva a prendere tempo. In attesa di cosa, però?

Si parla da tempo, di diversi soggetti, interessati a rilevare una percentuale più sostanziosa di quote societarie. Uno di questi è rappresentato dal gruppo Manfredini/Boninsegna. Si parla poi, di altre forze imprenditoriale, attratte dal progetto di rifacimento dello stadio. Resta infine il mistero, sulle altre ipotesi, come quella rappresentata dal tedesco Hellmich, con il quale Ponte ha avuto un colloquio alcuni giorni fa, in occasione del passaggio delle Mille Miglia. Il nome, come noto è alla ribalta già dai tempi della Riqualificazione mezzaromiana, superfluo aggiungere che anch’esso sia legato al progetto stadio. “Rimango in continuo contatto con Walter, sono trattative delicate. Non posso dirvi nulla fino a che non c’è un contratto. Sto ancora lavorando allo studio di fattibilità e alla manifestazione di interesse. Da parte sua, lui vuole capire se l’ idea stadio è concreta”.
In parole povere Walterone sta aspettando di capire a che gioco gioca Ponte e attende l’ evolversi della situazione. La sensazione, a pelle, è che Hellmich non sia affatto convinto di legare il suo nome a quello della Robur Siena. Impensabile credere quindi che arrivino novità a breve termine da questa strada.
E di Jay Silverstein, ricordate? Il magnate americano, tra i leader nel settore dei Servizi sanitari a stelle strisce. Sicuramente l’ ipotesi più affascinante per tutti i tifosi della Robur. Cosa ci è dato sapere? Probabilmente non si è andati oltre a quello scambio di mail datato marzo 2015.

Riflessioni conclusive

Aldilà delle tante chiacchiere, delle voci e di qualche doppio o triplo cognome, l’ assetto societario non muta di molto rispetto a prima. Fanno il loro ingresso in società personaggi fidati del Presidente che, ne siamo sicuri, daranno la loro mano alla Robur da un punto di vista finanziario. Questi fedelissimi, rendono inoltre più forte, la posizione di Ponte all’ interno del CDA, qualora, in seguito, arrivassero soci di minoranza più rilevanti(vedi sopra Manfredini o imprenditori edili(romani?).

Sembra al momento allontanata ogni ipotesi di “cambio al vertice”. La sensazione è che Ponte non abbia alcuna intenzione di cedere il Siena. Si richiede a gran voce l’ ingresso di piccoli azionisti, una partecipazione attiva della città. Un tentativo di azionariato popolare molto sui generis? L’ annuncio pubblico del 17 è da leggere in quest’ ottica. “Entrate anche voi nella Robur Siena, che è tanto bello e ci si diverte abbestia”. L’ intento è lodevole, ma senza la necessaria chiarezza sui progetti del futuro, come si fa ad attrarre investitori più o meno importanti? Vista così, da fuori, sembra che si ricerchi, semplicemente ed ossessivamente, di “gonfiare” (passatemi il termine) il valore patrimoniale/finanziario di un Siena che, a parte il nome, il blasone e migliaia di tifosi, di patrimonio reale non ha nulla.  Un giochino che sta diventando più stucchevole dello zucchero filato del Luna Park. Che non fa altro che alimentare voci, polemiche, chiacchiere. Non appartengo a quella schiera di persone, che ritiene impossibile l’ esistenza di soggetti imprenditoriali seri e facoltosi, potenzialmente interessati al Siena. Ma per rendere concreta una potenzialità occorre chiarezza, prima di tutto, da parte di chi già c’è.

 

P.S 1. Segnalo questo articolo uscito su wiatutti su Matteo Betti: http://wiatutti.blogspot.it/2015/05/forza-matteo.html.
Lui si, vero patrimonio della città. “Forza Matteo” lo urla a gran voce, tutta la redazione di Panem Et Circenses. Facciamoci sentire e non lasciamolo solo!

P.S. 2. Rastrello in sintetico? Questa l’ idea della società per dotare la Robur di un campo di allenamento. Commento mio: per la Robur servono strutture all’ altezza non proposte scioccanti, fuori luogo e frutto dell’ improvvisazione. E’ da Agosto che si parla del centro sportivo come priorità assoluta. In gennaio si parlava di sistemare i campi del Pontaccio a Rosia. Soluzione abbandonata? Totalmente inaccettabile questo gioco al risparmio su una questione così essenziale per il futuro della Robur. Ne parleremo nel prossimo articolo, perché questo argomento merita un approfondimento importante e, soprattutto, il coinvolgimento di tutta la città.

P.S. 3. Molti chiedono a gran voce che Morgia rimanga al Siena. Concordo pienamente. Per i valori etici che il mister sbandiera. Perchè “squadra(e allenatore) che vince non si cambia”, direbbe chi è meno velleitario. Ieri altra gigantesca prestazione a Macerata. Ripartire da diversi elementi di questo gruppo e dal loro timoniere appare la scelta più logica, indipendentemente dal futuro societario.

L’ immagine in evidenza è tratta da www.sienasport.it

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PRO&CONTRO: Siena vs Rimini

Prima uscita del Siena nella Poule scudetto. I padroni di casa, stavolta con maglia che ricorda la balzana,  hanno ricevuto al Rastrello il Rimini, vincitore del girone D. La Robur scende in campo più decisa degli ospiti ed il primo tempo è tutto di marca senese. Titone , Russo e poi Zane scaldano le mani all’estremo difensore avversario. Varutti solito cursore sulla fascia sinistra prova a innescare i compagni. Il Rimini agisce in contro piede con i suoi uomini più pericolosi, Pera e Ricchiuti. Il primo tempo si chiude a reti inviolate, nonostante la Robur si divori diverse occasioni da rete. Nella ripresa, dopo una bella occasione capitata sui piedi di Pera, il Siena colpisce. Al 6′ Crocetti mette in movimento Rascaroli. che dal fondo mette un cross basso. Il primo difensore non riesce a spazzare la palla che finisce sui piedi di Titone. Il n°7 bianconero da due passi, non può che depositare la palla in rete. Il Rimini accenna ad una reazione ma Fontanelli fa buona guardia. Nel secondo tempo solita girandola di cambi da entrambe le parti. Santoni, Giovanelli e Diomandé, per Crocetti, Russo e Rascaroli. Il risultato però non si schioda dall’1 a 0 per in nostri. Nel finale il ritmo cala e la Robur riesce a portare in fondo il risultato. Dopo 3′ di recupero, il Siena si prende i primi 3 punti di questo mini torneo, che assegna il titolo di campione d’Italia della LND.

La squadra scesa in campo domenica scorsa contro il Rimini. Maglie che richiamano la Balzana, novità nella centenaria storia della Robur.
La squadra scesa in campo domenica scorsa contro il Rimini. Maglie che richiamano la Balzana, novità nella centenaria storia della Robur.                                                                                                                                                               Fonte: Nicola Natili
PRO
Domenica la squadra ha messo in mostra il suo solito gioco, mettendo in difficoltà anche il Rimini, reduce da un grande campionato. I ritmi magari non sono stati esagerati da entrambe le parti, che hanno giocato comunque la loro onesta partita. Il reparto difensivo ha concesso poco, e il giovane Fontanelli è sempre stato preciso negli interventi. A centrocampo nonostante la mancanza di Minincleri, Zane e Riva hanno fatto il solito lavoro di contrasto e di ripartenza della manovra bianconera. Sulle fasce Varutti e Rascaroli sono i soliti corridori. E’ da settembre che hanno iniziato a galoppare sulla fascia e sembra che ancora non vogliano smettere. In attacco Titone è stato il solito trascinatore, arrivando a quota 13 reti e raggiungendo Minincleri e Crocetti nella classifica dei cannonieri bianconeri. A tratti in attacco siamo stati molto pericolosi collezionando diverse palle goal soprattutto, nel primo tempo. Il risultato è stato giusto per quello visto e messo in mostra in campo dalle due squadre.
Titone non perdona e da due  passi, mette a segna la sua rete n°13 e porta in vantaggio la Robur
Titone non perdona e da due passi, mette a segna la sua rete n°13 e porta in vantaggio la Robur                                                                                                                                                                                                                                        Fonte: Nicola Natili

 

CONTRO
Domenica l’unica osservazione che si poteva fare ai ragazzi di mister Morgia, era, come al solito, quella di non riuscire a chiudere prima la gara. Domenica complice la fine del campionato e la bella giornata estiva , al Franchi, erano presenti “solamente” 1600 spettatori. Comunque di più della media della serie D. In effetti ci eravamo abituati e bene, ma penso che molti tifosi avessero deciso di prendersi una meritata pausa, dopo aver sostenuto questa squadra fin dall’esordio a Foligno.
Giro di campo e festeggiamenti sotto la curva per la strana coppia Morgia-Ponte.
Giro di campo e festeggiamenti sotto la curva per la strana coppia Morgia-Ponte.                                                                                                                                                                                                                                                                  Fonte: Nicola Natili
La prossima gara vedrà la Robur a domicilio della temibile Maceratese. Squadra ancora imbattuta e che a rifilato un sonante 5 a 0 al Rimini. Al Siena basterà anche un pareggio per avanzare nel torneo, ma la squadra senza avere le pressioni del campionato e la giusta voglia, potrebbe anche fare risultato pieno.
Per quanto riguarda l’assetto societario ci sono stati dei nuovi innesti, speriamo solo che non siano finiti qui. Noi aspetteremo con impazienza altre buone nuove dalla società ,che speriamo in tempi celeri, sappia prender le decisioni giuste per il bene del Siena.
Alla prossima.
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Il riscatto di una città

Domenica 10 Maggio. Ore 16.50. All’ unisono, un solo grido accomuna migliaia di persone di tutte le età. Da Massa a Siena. “Stiamo tornando!”

Non me ne vogliano i meravigliosi artefici, sul campo, di questa promozione. Una squadra che ha dato tutto, un gruppo che ha dimostrato attaccamento alla maglia, sin dai primissimi giorni a Rosia. Non me ne voglia mister Massimo Morgia, maestro artigiano nel forgiare la squadra, ultras in panchina, che si è calato perfettamente nella mentalità di questa città così particolare, creando con essa, una complicità unica. Non me ne voglia lo staff tecnico, composto da ottimi professionisti, dallo spessore umano notevole. Non me ne voglia il presidente Ponte e la società tutta, che hanno avuto il coraggio di far rinascere il calcio a Siena, la bravura di costruire, da subito, una rosa competitiva per centrare un obiettivo tutt’ altro che scontato.

Non me ne voglia nessuno quindi, ma questa promozione, questa vittoria, è dedicata alla nostra città. A Siena. E alla sua gente.

Derisi, umiliati, messi alla gogna mediatica da tutta Italia. Per colpa di alcuni predoni.
Abbiamo avuto anche noi le nostre colpe. Non siamo stati in grado di impedire, che ci derubassero di tutto, sotto il nostro naso. Chi elargiva favori, denaro a pioggia, sorrisi e pacche sulle spalle, ci ha fatto credere che lo facesse nel nostro interesse. Ci ha fatto credere di essere “uno di noi”. Sventolando le nostre bandiere, indossando i nostri colori, parafrasando un motto “tifosistico”. In molti, in troppi, abbiamo creduto a loro fino alla fine. Del resto, il frutto si presentava bello all’ esterno. La buccia veniva costantemente pulita e rilavata più e più volte, mentre la polpa al suo interno era nera, marcia e putrescente.

Soltanto otto mesi fa, non c’era più nulla. Avevamo perso. Era tutto finito.

Ma abbiamo avuto la forza di rialzarsi, da subito. Ieri abbiamo sconfitto definitivamente la rassegnazione, il disfattismo. Ha trionfato invece la fame di riscatto e di rivalsa, la voglia di dimostrare a tutti che noi possiamo ancora vincere, nonostante tutto.
E’ la vittoria dei 4000 abbonati, dei 7-800(in media) in trasferta. E’ la vittoria di chi segue il Siena dagli anni ’70-’80-’90. Ma è anche la vittoria di chi, ancora cittino, o al più “bordello”, in quel triennio magico(2000-2003) si appassionò per la prima volta ai colori della Robur e ne rimase “folgorato”. E’ la vittoria di chi non tifa per gli squadroni ma tifa TE, cara vecchia Robur. Di quelli che ogni maledetta domenica invece di essere comodi in poltrona, davanti a Sky ad ammirare le gesta di Tevez, Icardi, Destro e Totti, erano in qualche sperduto pollaio, sotto la pioggia o sotto il sole cocente a guardare i nostri lottare contro Mitra, Idromela e Sciamanna, su campacci spelacchiati.

Perchè lo abbiamo fatto? Non per l’ importanza dei matches, non perchè ci piacesse di più che andare a San Siro o all’ Olimpico. Ma per sentirsi VIVI, dopo che ci avevano colpito a morte. Per percepire di nuovo il cuore battere forte, per qualcosa che sentiamo nostra e solo nostra. Oggi la Robur rinasce, alla faccia di chi la voleva uccidere per sempre. Rinasce un pezzetto(importante) della nostra comunità cittadina.
Questa promozione è nostra, prima di tutto. “Come forse nessun’ altra vittoria in ambito sportivo lo era stata” Così dissero sul “Muro”(copyright Frigidaire). E’ merito nostro. Del nostro attaccamento, della nostra partecipazione, della forza dei nostri numeri, del senso di aggregazione e di comunità creati attorno alla Robur. E aggiungerei, non solo della tifoseria, ma anche dei media senesi, dalla carta stampata alla tv, che hanno raccontato questa bellissima storia, con ancora più professionalità, dedizione e amore di quando eravamo in serie A.

Abbiamo “costretto” società, mister e squadra a puntare al massimo obiettivo, dando vita, di fatto, al famoso obbligo morale di cui tanto si è parlato, quando nelle intenzioni iniziali forse, questo obiettivo(la promozione) non era neanche contemplato.

A chi dice che è solo una partita di calcio, rispondo, è vero. Ma oggi il vecchio gioco  del pallone ci insegna un’ altra volta che, se come comunità di individui, riuscissimo in tutti gli ambiti a pretendere onestà, competenza, efficienza e risultati, da chi ci amministra e ci rappresenta, forse, vivremmo in un mondo migliore. O forse no, ma provarci non costerebbe nulla. Intanto godiamoci questa vittoria. Tanto bella, quanto pulita.

 

Viva la Robur e viva la nostra Siena, sempre.

 

La foto in evidenza è stata presa dal sito del Siena Club Fedelissimi, www.sienaclubfedelissimi.it ed è di di N.Natili/ F. Di Pietro

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Pro&Contro: Siena vs Gavorrano

Ho aspettato a pubblicare quest’ultima puntata casalinga dei Pro&Contro, per sbollire la rabbia e cercare a mente fredda, di scrivere qualche cosa di sensato. E’ tutto vero il Siena domenica, ha buttato via il matchball in casa con il Gavorrano, dovendo giocarsi tutto contro la Massese. Alle 14:00 di Domenica scorsa si respirava in città l’aria della festa. Un bel sole faceva da cornice ad un rastrello gremito e pronto a festeggiare. Alle 17:00 la situazione si era completamente capovolta. La delusione per una grande occasione buttata al vento, era leggibili negli occhi di tutti quelli che avevano assistito alla partita. Il tabellone luminoso recitava Siena 3 – Gavorrano 3.

La partita si era messa subito bene, quando dopo 3′ di gioco il capitano Portanova portava in vantaggio i padroni di casa. Sembrava un segno del destino. Era chiaro a tutti che la Robur quella domenica avrebbe vinto il campionato conquistando la promozione in lega Pro. Gli unici a cui nessuno aveva detto niente, erano però i giocatori del Gavorrano. Infatti dopo un solo minuto di gioco i minerari rispondevano ai bianconeri, grazie anche alla dormita della difesa, pareggiando. La Robur non si perdeva d’animo e rispondeva buttandosi in attacco. Prima Zane e poi Crocetti tentavano di marcare ma fallendo il bersaglio. Il Gavorrano come quasi tutte le squadre viste al rastrello, si rintanava nella propria tre quarti e tentava di ripartire in contropiede. Alla fine al all’ennesima azione, la Robur riusciva a passare. Appoggio di Titone per Minincleri che immediatamente crossava in area. Dall’altro lato del campo sbucava Rascaroli (oggi di nuovo titolare al posto dell’influenzato Redi) che con un bellissimo tiro  al volo deposita la sfera nell’angolino basso alla destra del portiere, immobile. Una volta rimesse le cose al suo posto gli uomini di Morgia hanno continuato ad attaccare. Al 30′ della prima frazione bello scambio tra Titotone, Crocetti e Minicleri che ha scartato l’estremo difensore dei minerari, il quale non può far altro che stenderlo. Calcio di rigore. Dal dischetto si presenta Minincleri che però manda la palla a sbattere sul palo e il successivo tapin viene per regolamento annullato. Dal possibile 3 a 1, che di fatto avrebbe chiuso l’incontro, si rimane con la Robur in vantaggio seppur di una sola rete. Nella ripresa succede l’impensabile. Nel giro di pochi minuti dal 9′ al 17′,gli ospiti riescono a pareggiare e poi perfino a passare in vantaggio. Il pareggio avviene su punizione grazie anche alla complicità di un Biagiotti non certo eccezionale nell’occasione. Il vantaggio invece, è frutto di un’azione in bribbling insistita, con la quale  il n°9 Tarantino salta Portanova e Varutti e deposita la sfera in fondo al sacco. La squadra accusa la botta. Morgia effettua i cambi gettando nella mischia Diomandè, Santoni e poi Bigoni. La Robur cerca di gettare il cuore oltre l’ostacolo, sostenuta da un pubblico meraviglioso. La porta dell’estremo difensore del Gavorrano è sottoposta ad un bombardamento senza sosta.  In più di un’occasione la palla danza davanti alla porta, ma non ne vuole sapere di entrare. I difensori del Gavorrano si battono alla morte rischiando anche il rigore. Portanova si posta nel ruolo di centravanti. Ormai la Robur porta 9 uomini nella tre quarti avversaria. I minuti passano e intanto il Poggibonsi vincendo contro il gualdo è ad un solo punto. Alla fine la difesa del Gavorrano crolla. Il centrale tocca la palla con la mano e l’arbitro non può che accordare il rigore. Di nuovo Minincleri dagli 11m. Tiro seco e preciso che si insacca alla sinistra del portiere. Siena 3 Gavorrano 3. I bianconeri provano l’impensabile, tentando di completare la rimonta ma ormai il tempo rimasto è veramente poco e alla fine il triplice fischi pone fine ad una partita combattuta e ricca di colpi di scena, che però non ha avuto l’epilogo sperato da tutti.
I due fari del gruppo, Morgia e Portanova si abbracciano dopo che quest'ultimo ha aperto le marcature. Fonte: Nicola Natili
I due fari del gruppo, Morgia e Portanova si abbracciano dopo che quest’ultimo ha aperto le marcature.
Fonte: Nicola Natili
PRO
Domenica se mai ce ne fosse stato bisogno è stato dimostrato il cuore della squadra che nonostante gli errori non ha mai smesso di attaccare. La nostra forza è il centrocampo, vero motore della squadra. Supporta la difesa ed è fonte di invenzione per gli attaccanti di Morgia. Nota di merito per Rascaroli che dopo alcune partite nelle quali non visto il campo, è rientrato offrendo una buona prestazione, condita da un bellissimo goal. Pubblico numerosissimo è accorso per partecipare alla festa, speriamo solo rinviata.
CONTRO
Peccato per gli errori commessi con il Gavorrano, che Domenica è riuscito a bloccare gli uomini di Morgia.
In difesa la Robur ha palesato problemi sembra soprattutto per quanto riguarda la tenuta mentale. Il primo goal è stato frutto del solo errore di incomprensione, come a Sansepolcro, tra difesa e portiere. Il secondo goal ha mostrato che Biagiotti è ancora acerbo. Ma dobbiamo sempre tenere a mente che senza la sua parata a Sansepolcro, anche una possibile vittoria domenica scorsa con il Gavorrano avrebbe lasciato la Robur ad un solo punto dal Poggibonsi. Nel terzo abbiamo lasciato fare a Tarantini quello che gli pareva, presentandosi tutto solo davanti al nostro portiere. In attacco come al solito per segnare 3 reti abbiamo dovute sbagliarne almeno il triplo. Davanti porta non mettiamo quella cattiveria e convinzione per fale male agli avversari, nonostante anche la scora volta siamo stati nell’area avversaria per quasi tutto il tempo. Domenica contro la massese dovremmo essere decisi e senza paura e magari sotto porta se necessario buttare oltre alla palla anche il portiere.
Rascaroli goal. Bel tiro dell'esterno bianconero che riporta in vantaggio la Robur. Fonte: Nicola Natili
Rascaroli goal. Bel tiro dell’esterno bianconero che riporta in vantaggio la Robur.
Fonte: Nicola Natili
 Altra nota negativa di cui avremmo fatto a meno di parlare e che non riguarda il campo, è stata una notizia uscita nelle ore successive alla gara.
Nelle ore successive al pareggio per 3 a 3 della Robur contro il Gavorrano, sono scoppiate polemiche che hanno riguardato i tifosi bianconeri. Il “fatto”. Dopo la gara disputata dai bianconeri, sembrava che alcuni supporters senesi avessero preso a lanciare oggetti e ad inveire contro il pullman della squadra ospite. A quanto dichiarato da alcuni “dirigenti” e “calciatori” si era sfiorata la tragedia, mettendo a rischio l’incolumità di chi era a bordo dell’autobus. La “notizia” per nostra sfortuna e’ stata( chissà perché), ripresa da pseudo giornali e giornalisti che si sono buttati, come avvolti, sulla Robur. Il resto è stato poi fatto dai social che hanno ricondiviso la notizia. Alla fine però è emersa la verità ovvero, che si alcuni tifosi avevano rivolto qualche bercio al pullman dei minerari, ma sempre rimanendo nei limiti della legalità e sicuramente non lanciando bottiglie o roba simile. Il presunto assalto non è stato confermato da alcuni giocatori del Gavorrano che hanno anzi smentito i loro compagni.
Ora fatto tutto questo preambolo vorrei fare alcune considerazioni.
1)Perché il Gavorrano ha alzato questo polverone in modo gratuito, dopo aver disputato una bella partita, inventandosi di sana pianta una aggressione in piena regola? Che razza di giocatori e persone sono quelle che si inventano roba simile. Sicuramente da serie D e nient’altro.
2)Ma che razza di giornalisti ci sono a giro? Magari informarsi sulle notizie prima di pubblicarle no? E questo discorso vale anche per chi li condivide sui social media. E poi chi sono questi pseudo intenditori di calcio che chiacchierano senza collegare il cervello alla bocca?
3)La cosa che però mi fa veramente più schifo e’ che questi tizi godono quando si verificano questo tipo di notizie (come quelle successe a Torino per il derby) e non vedono l’ora che se ne verifichino altre solo per vendere qualche copia in più dei loro giornalucoli. Questi signori sono il male del calcio, come lo sono i violenti. Fanno tanto i bacchettoni ma sotto sotto sono contenti. Ipocriti. Queste persone non vogliono il bene del calcio e non dovrebbe essere prese sul serio.
L'attacco del Siena le trova tutte per segnare. Stavolta è Crocetti che prova a beffare l'estremo difensore dei minerari. Fonte: Nicola Natili
L’attacco del Siena le trova tutte per segnare. Stavolta è Crocetti che prova a beffare l’estremo difensore dei minerari.
Fonte: Nicola Natili
Domenica l’atto finale di questo campionato combattutissimo vedrà di scena la Robur, in quel di Massa Carrara, contro la Massese. I bianconeri avranno ipoteticamente 3 risultati su 3 per vincere il campionato. Ma  crediamo che nei pensieri dei nostri ci siano solamente quei benedetti 3 punti che ancora ci mancano per sancire  il ritorno ufficiale della Robur tra i professionistiA Massa saremo padroni del nostro destino come non accadeva da tempo. Dovremo buttare la palla nella rete avversaria con le buone o con le cattive.
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