Tagged tifosi

Il riscatto di una città

Domenica 10 Maggio. Ore 16.50. All’ unisono, un solo grido accomuna migliaia di persone di tutte le età. Da Massa a Siena. “Stiamo tornando!”

Non me ne vogliano i meravigliosi artefici, sul campo, di questa promozione. Una squadra che ha dato tutto, un gruppo che ha dimostrato attaccamento alla maglia, sin dai primissimi giorni a Rosia. Non me ne voglia mister Massimo Morgia, maestro artigiano nel forgiare la squadra, ultras in panchina, che si è calato perfettamente nella mentalità di questa città così particolare, creando con essa, una complicità unica. Non me ne voglia lo staff tecnico, composto da ottimi professionisti, dallo spessore umano notevole. Non me ne voglia il presidente Ponte e la società tutta, che hanno avuto il coraggio di far rinascere il calcio a Siena, la bravura di costruire, da subito, una rosa competitiva per centrare un obiettivo tutt’ altro che scontato.

Non me ne voglia nessuno quindi, ma questa promozione, questa vittoria, è dedicata alla nostra città. A Siena. E alla sua gente.

Derisi, umiliati, messi alla gogna mediatica da tutta Italia. Per colpa di alcuni predoni.
Abbiamo avuto anche noi le nostre colpe. Non siamo stati in grado di impedire, che ci derubassero di tutto, sotto il nostro naso. Chi elargiva favori, denaro a pioggia, sorrisi e pacche sulle spalle, ci ha fatto credere che lo facesse nel nostro interesse. Ci ha fatto credere di essere “uno di noi”. Sventolando le nostre bandiere, indossando i nostri colori, parafrasando un motto “tifosistico”. In molti, in troppi, abbiamo creduto a loro fino alla fine. Del resto, il frutto si presentava bello all’ esterno. La buccia veniva costantemente pulita e rilavata più e più volte, mentre la polpa al suo interno era nera, marcia e putrescente.

Soltanto otto mesi fa, non c’era più nulla. Avevamo perso. Era tutto finito.

Ma abbiamo avuto la forza di rialzarsi, da subito. Ieri abbiamo sconfitto definitivamente la rassegnazione, il disfattismo. Ha trionfato invece la fame di riscatto e di rivalsa, la voglia di dimostrare a tutti che noi possiamo ancora vincere, nonostante tutto.
E’ la vittoria dei 4000 abbonati, dei 7-800(in media) in trasferta. E’ la vittoria di chi segue il Siena dagli anni ’70-’80-’90. Ma è anche la vittoria di chi, ancora cittino, o al più “bordello”, in quel triennio magico(2000-2003) si appassionò per la prima volta ai colori della Robur e ne rimase “folgorato”. E’ la vittoria di chi non tifa per gli squadroni ma tifa TE, cara vecchia Robur. Di quelli che ogni maledetta domenica invece di essere comodi in poltrona, davanti a Sky ad ammirare le gesta di Tevez, Icardi, Destro e Totti, erano in qualche sperduto pollaio, sotto la pioggia o sotto il sole cocente a guardare i nostri lottare contro Mitra, Idromela e Sciamanna, su campacci spelacchiati.

Perchè lo abbiamo fatto? Non per l’ importanza dei matches, non perchè ci piacesse di più che andare a San Siro o all’ Olimpico. Ma per sentirsi VIVI, dopo che ci avevano colpito a morte. Per percepire di nuovo il cuore battere forte, per qualcosa che sentiamo nostra e solo nostra. Oggi la Robur rinasce, alla faccia di chi la voleva uccidere per sempre. Rinasce un pezzetto(importante) della nostra comunità cittadina.
Questa promozione è nostra, prima di tutto. “Come forse nessun’ altra vittoria in ambito sportivo lo era stata” Così dissero sul “Muro”(copyright Frigidaire). E’ merito nostro. Del nostro attaccamento, della nostra partecipazione, della forza dei nostri numeri, del senso di aggregazione e di comunità creati attorno alla Robur. E aggiungerei, non solo della tifoseria, ma anche dei media senesi, dalla carta stampata alla tv, che hanno raccontato questa bellissima storia, con ancora più professionalità, dedizione e amore di quando eravamo in serie A.

Abbiamo “costretto” società, mister e squadra a puntare al massimo obiettivo, dando vita, di fatto, al famoso obbligo morale di cui tanto si è parlato, quando nelle intenzioni iniziali forse, questo obiettivo(la promozione) non era neanche contemplato.

A chi dice che è solo una partita di calcio, rispondo, è vero. Ma oggi il vecchio gioco  del pallone ci insegna un’ altra volta che, se come comunità di individui, riuscissimo in tutti gli ambiti a pretendere onestà, competenza, efficienza e risultati, da chi ci amministra e ci rappresenta, forse, vivremmo in un mondo migliore. O forse no, ma provarci non costerebbe nulla. Intanto godiamoci questa vittoria. Tanto bella, quanto pulita.

 

Viva la Robur e viva la nostra Siena, sempre.

 

La foto in evidenza è stata presa dal sito del Siena Club Fedelissimi, www.sienaclubfedelissimi.it ed è di di N.Natili/ F. Di Pietro

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
1010769_512452345564971_788723121982255479_n

Un’analisi dei 2661 del PalaEstra

I tempi stretti hanno finora lasciato indietro quello che probabilmente era il vero tema da affrontare per la partita di domenica scorsa contro Empoli.

I 2661 spettatori presenti al PalaEstra.

E’ un dato che non si può ignorare e che si inserisce facilmente nel discorso che ha aperto proprio su questo sito Martin con il suo articolo. Questa riflessione parte proprio dalla lettura di quel testo, perchè la situazione della tifoseria mensanina è incredibilmente simile a quella della Robur, ma allo stesso tempo totalmente differente. Non potrebbe essere altrimenti visto che le avversità affrontate dalle due realtà nell’ultimo anno sono diverse, anche se hanno portato alla stessa conclusione. Il fatto è che laddove il “popolo Robur” ha quasi urlato al cielo la sua liberazione dopo la “caduta” di Mezzaroma, quello biancoverde ha attraversato mesi di discussioni pesanti, litigi, metaforiche porte in faccia e risentimenti. Un clima che è spesso diventato da caccia alle streghe e che solo nelle ultime settimane (alla vista finalmente di un pò di pallacanestro) sembra essersi allentato.

Gli argomenti di discussione sono noti: Minucci in primo luogo, il ruolo di Ricci negli eventi che hanno colpito la sezione Basket, il sospetto mai del tutto sopito che non si sia fatto tutto il possibile per salvare la Mens Sana Basket e via dicendo. Non sono qui per prendere posizione su questi argomenti anche perchè:

1) Non si potrà trattare l’argomento Minucci con cognizione di causa fino al termine del processo.

2) Si può discutere per ore sul ruolo di Ricci negli eventi restando saldamente alle posizioni di partenza, troppi pochi elementi in mano e un discorso che dovrebbe riguardare la natura stessa di Siena.

3) Senza prove concrete, oltre al “mi è stato detto” riguardo a fantomatici investitori, è un fatto che l’aver ottenuto la Serie B è un lusso (soprattutto pensando a cosa hanno attraversato Treviso e Fortitudo).

Tutto questo è stato evidentemente pensato anche da quei 2661 spettatori presenti al PalaEstra che hanno deciso di continuare a seguire la Mens Sana 1871. In mezzo a loro non c’era chi invece non se la sente. Quello che ci terrei a far capire è che entrambe le decisioni vanno rispettate, quando si parla di tifo si parla di una cosa estremamente seria, anche se in tanti ci vorrebbero far pensare il contrario. Perdere la propria squadra è un lutto tremendo e ogni reazione a questo evento è il riflesso di un profondo processo interiore, nient’affatto facile o scontato.

10409782_512346345575571_6532416366631238425_n

Personalmente posso dire che non vedere presenti a palazzo amici che hanno accompagnato la Mens Sana da molto prima che io nascessi mi ha provocato una stretta al cuore non indifferente. Ma so anche che hanno fatto una scelta e come tale la rispetto. Allo stesso modo i 2661 presenti sono un dato incredibile e che spesso non si era visto neanche in tempi di vacche grassissime, questo secondo me si può spiegare in tanti modi:

1) Sembra strano a dirsi ma la Serie B ha il suo fascino. Prima di tutto in molti la stanno vivendo come un ricollegarsi a un basket più semplice e lontano dalla politica malata della LegaBasket, in secondo luogo permette molta più libertà al tifoso senza contare le trasferte a distanza ravvicinata.

2) L’ultima stagione era stata oggettivamente un lento e dolorisissimo stillicidio, reso sopportabile solo dall’incredibile lavoro di Crespi. Poter finalmente tornare a pensare solo al basket è una liberazione dopo mesi di agonia.

3) Proprio come diceva Martin nel suo articolo, la prospettiva di vincere aiuta.

Si potrebbe sottovalutare questo dato numerico andando a pescare nelle medie spettatori dei tempi migliori, ma sarebbe palesemente falsato per un semplice motivo: i 2661 sono spettatori hanno pagato un prezzo intero o un abbonamento intero. Non è un mistero infatti che negli anni passati per attirare più spettatori a palazzo si praticassero politiche di forti sconti e biglietti omaggio, Matteo Refini sul suo blog aveva trattato l’argomento in maniera approfondita producendo anche dati e grafici al riguardo.

Gli incassi medi di sei squadre per ogni stagione dal 2004
Gli incassi medi di sei squadre per ogni stagione dal 2004

L’incasso medio per partita della Mens Sana dal 2004 al 2014 è stato di poco superiore ai sei Euro. Un dato incredibile ma che rende a pieno l’importanza di quei 2661, tutti entrati senza alcun sconto. Senza contare la campagna abbonamenti, anche quella “drogata” in passato da regalie varie e quest’anno in grado di staccare 1800 tessere in poco più di un mese.

Per questo siamo di fronte a qualcosa di estremamente importante, che non deve essere sottovalutato e che forse non è stato compreso fino in fondo sul momento; non so come evolveranno nei prossimi mesi le presenze a palazzo (anche se sarà difficile mantenere certi numeri) e sarà senza dubbio uno dei temi da seguire con attenzione, ma l’inizio è stato di quelli che non passano inosservati.

Alla prossima.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather